L'Italia unita nelle pagine dei giornali imolesi

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Nelle pagine dei periodici locali che hanno accompagnato la vita cittadina, e che per molto tempo sono stati tra le principali fonti di informazione a disposizione degli imolesi, si possono leggere notizie di eventi salienti della storia dell'Italia unita.
L'esposizione che prende il via con l'elezione nel 1882 di Andrea Costa primo deputato socialista al Parlamento italiano, e si conclude con il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro nel 1978, intende proporre le notizie e i relativi commenti, così come sono stati letti dagli imolesi di un tempo, di eventi che hanno cadenzato la storia nazionale: dall'assassinio di re Umberto I il 29 luglio 1900, all'affermazione definitiva del fascismo sancita dal plebiscito del 24 marzo 1929, dall'entrata in guerra il 23 maggio 1915 al Referendum e alle elezioni dell'Assemblea Costituente del 2 giugno 1946.

I documenti esposti sono stati quasi interamente ricavati dall'ampia raccolta di periodici di interesse imolese conservata nella Biblioteca comunale. Da "Il moto" a "La cronaca imolese", da "La lotta" a "La fiamma", da "Il momento" a "Il diario" poi "Il nuovo diario", da "Il comune di Imola" a "Sabato sera", i titoli individuati e le pagine proposte intendono fornire un quadro esemplificativo, ma al contempo significativo, della ricchezza e della varietà delle notizie anche di carattere nazionale che si possono trovare nei documenti delle raccolte locali conservate in Biblioteca.
È quindi un'occasione per la città di soffermarsi su temi e vicende che hanno profondamente influenzato la storia italiana dalla fine dell'ottocento ai nostri anni presentati da un punto di vista squisitamente "imolese".

 


Nel lontano 1894... da Milano a Imola

Alle Esposizioni riunite di Milano del 1894, nel settore della Mostra del giornalismo, l'imolese Angelo Negri, redattore del periodico socialista "Il moto", espone una raccolta di periodici e numeri unici imolesi, pubblicati a partire dal 1842, che suscita vivo interesse e viene presentata come modello di una vivace e ricca raccolta locale.
Nel 1901 la raccolta, ampliata con titoli usciti anche negli anni successivi, viene donata alla Biblioteca comunale da due imolesi, Luigi Zappi e Giuseppe Alessandretti. Questo dono costituisce l'inizio della collezione dei periodici locali nella Biblioteca della città.


In un ritaglio di giornale incollato su un esemplare di Mostra di giornalismo. Imola provincia di Bologna, stampata in occasione delle Esposizioni riunite di Milano per l'occasione dal tipografo Galeati di Imola, si legge: "... c'è anche chi fa raccolta dei giornali ... ed il signor Angelo Negri [ha esposto] una raccolta completa dei giornali apparsi ad Imola, con alcuni cenni illustrativi. Per poter compiere la prelodata storia del giornalismo, sarebbe proprio necessario che in ogni provincia venisse fatta una raccolta come questa del signor Negri".
La raccolta esposta a Milano viene acquistata dal conte Giuseppe Alessandretti e dal marchese Luigi Zappi e donata nel 1901 alla Biblioteca comunale.
Nell'Archivio della Biblioteca, nel Registro d'entrata in cui sono indicate le opere acquisite dalla Biblioteca dal 1900 al 1906, in data 29 maggio 1901 sono elencate numerose opere di interesse imolese con l'indicazione "Doni dei signori M.se Luigi Zappi e C.te Giuseppe Alessandretti", e tra esse periodici e numeri unici. Si tratta di un dono consistente, che viene ricordato anche sulle pagine del periodico "La cronaca imolese".


Andrea Costa primo deputato socialista

Andrea Costa (Imola, 1851-1910) fin da giovane si avvicina all'Internazione anarchica di orientamento bakuniano. La conoscenza in Svizzera e in Francia di altri ambienti e pensatori matura in lui il passaggio ai socialisti e lo porta a elaborare un pensiero "populista", cioè che la lotta per il miglioramento delle condizioni politiche ed economiche dei lavoratori sia l'unica possibile azione politica. Sostenuto dai socialisti romagnoli, il 28 ottobre 1882 viene eletto nel collegio elettorale di Ravenna primo deputato socialista al Parlamento italiano.


"Avanti!..." e "Il moto" seguono con attenzione la campagna elettorale socialista delle elezioni politiche del 1882. Sostengono che il movimento socialista nel panorama politico italiano sta prendendo piede, e se la probabilità che vengano eletti candidati socialisti è scarsa - e infatti solo Costa, candidato nel collegio di Bologna e di Ravenna, uscirà eletto nel collegio di Ravenna - ciò nondimeno sarà una vittoria morale delle forze democratiche italiane; è quindi un dovere partecipare alle elezioni politiche, una delle forme della lotta sociale per il riscatto della classe lavoratrice.
In particolare nel numero de "Il moto" del 28-29 ottobre 1882 sono sostenuti i candidati del collegio elettorale bolognese: Quirico Filopanti (alias Giuseppe Barilli, 1812-1894), Aristide Venturini (1843-1924), e Andrea Costa, indicato come "il giovine senza macchia e senza paura". "Il moto" conclude: "... Tanto si può dire che la candidatura di Andrea Costa si impone a tutte le coscienze oneste, ed assume un carattere di giustizia che la pone al di sopra di ogni partito".
Nell'uscita successiva, datata 5 novembre, l'articolo Dopo le urne riporta la vittoria di Andrea Costa: "... Qui a Imola, infatti, tutta la lista radicale batteva completamente la lista monarchica, e l'ammonito, l'ozioso, il vagabondo Andrea Costa aveva una maggioranza trionfale sul Conte Commendatore Giovanni Codronchi. ... In Imola, dove si poteva vincere, vincemmo".


Il regicidio

Il 29 luglio 1900 il re d'Italia Umberto I è ucciso a Monza, ove si trova per presenziare alla cerimonia di chiusura di un concorso ginnico. Verso le 22.30, dopo aver cenato ed essersi intrattenuto con i ginnasti, mentre si accinge a lasciare il padiglione in carrozza, il re è raggiunto dall'anarchico Gaetano Bresci che, venuto appositamente dagli Stati Uniti per compiere l'attentato e approfittando della confusione, gli spara tre colpi in rapida successione. Ogni tentativo di salvare la vita ad Umberto I è vano e il re giunge morto alla Villa Reale di Monza.


"La cronaca imolese" del 4 agosto 1900 narra le fasi della diffusione della notizia a Imola, giunta nelle prime ore del mattino del 30 luglio e confermata dall'arrivo delle varie edizioni de "Il resto del carlino" subito andate a ruba. Nel settimanale imolese sono riportati i testi del manifesto del Comune di Imola di lutto cittadino, di manifesti di istituzioni e associazioni imolesi, di telegrammi di cordoglio spediti da Imola e anche di alcuni telegrammi di risposta.
Il testo del discorso tenuto dall'onorevole Andrea Costa al Consiglio provinciale di Bologna è riportato ne "La lotta", sulla cui prima pagina campeggia il titolo La morte di Umberto di Savoia: il giornale fa sue le parole del deputato di esecrazione del luttuoso evento e di ogni violenza, ma anche di rifiuto di manovre politiche settarie tendenti a non escludere una responsabilità di matrice socialista nell'attentato.
"Mente e cuore" dà notizia della morte del re sulla prima pagina con il titolo L'assassinio di re Umberto, sotto cui è descritto brevemente il fatto ed è invocata la giustizia umana che deve colpire il criminale assassino. Tra le righe si legge il dissenso del giornale dalle scelte politiche del governo, pur nell'apprezzamento delle qualità personali del monarca.


L’Italia entra in guerra

Il 23 maggio del 1915 l'Italia entra nel conflitto mondiale dichiarando guerra all'Austria-Ungheria e, poco più di un anno dopo, anche alla Germania. Il primo atto dell'Italia in guerra, le cui forze armate sono affidate al generale Luigi Cadorna, è il bombardamento delle postazioni austro-ungariche asserragliate a Cervignano del Friuli, prima città ad essere liberata già il 24 maggio. Obiettivo dell'offensiva italiana nelle Valli Isontine è quello di sfondare velocemente le linee austriache, ma lo scontro si trasforma in una lunga e logorante guerra di trincea.


"Il diario" e "La lotta", usciti il 30 maggio 1915, danno notizia dell'entrata dell'Italia nel conflitto europeo.
"Il diario" fornisce sulla prima pagina il resoconto dei primi giorni di attività militare con l'occupazione di numerosi paesi e posizioni nelle regioni trentine, friulane e carnica. In questo momento, considerato dal Codice civile "caso di forza maggiore", il giornale avverte un severo cambiamento sotto l'aspetto del controllo della censura preventiva a cui sono sottoposti i giornali, ma dichiara la volontà di continuare a uscire "...per portare la sua parola utile e sana ... alle famiglie, ai soldati, a tutta la popolazione ...".
"La lotta" del 30 maggio subisce una pesante censura preventiva, segnalata da spazi bianchi sui quali è indicato "soppresso dalla censura": l'articolo Né discordia, né rinunzia ribadisce il totale dissenso alla guerra, e la completa neutralità dell'Italia al conflitto, la quale si traduce nel proposito "di cooperare moralmente e materialmente al miglior esito della guerra che i nostri compagni, i nostri lavoratori sono costretti a combattere".
Entrambi i giornali riducono drasticamente il formato per adeguarsi al nuovo stato di necessità.


La guerra e la vittoria

Dopo due anni durante i quali gli schieramenti italiani e austriaci non riescono ad ottenere risultati tangibili, l'Italia subisce una grave sconfitta a Caporetto (24 ottobre 1917). É un momento tragico della storia italiana che segna profondamente la nazione e che ha come conseguenza un rafforzamento della propaganda patriottica al fronte. Il successo a Vittorio Veneto, negli ultimi mesi del 1918, spiana la strada alle truppe italiane che riconquistano il Veneto e il Friuli e occupano Trento e Trieste. L'evento segna la fine della guerra sul fronte italiano.


Il numero unico "Pro patria" e "Il diario" riportano notizie della guerra e della sua conclusione.
Nel numero unico dell'aprile 1917, curato dall'Ufficio notizie militari di Imola incaricato del collegamento tra i soldati al fronte e le loro famiglie, si possono leggere i messaggi dei soldati dal fronte che ringraziano dei generi di conforto ricevuti: da essi traspare la durezza della guerra e la fiducia in una prossima vittoria italiana. Pro patria intende illustrare anche l'opera dispiegata dalla Croce Rossa sul fronte.
La fase avanzata del conflitto è illustrata su "Il diario" del 30 giugno 1918 nell'articolo Caporetto vendicato, in cui viene data notizia dell'avanzata sul fronte del Piave dell'esercito italiano, duramente provato dalla terribile disfatta di Caporetto, il consolidarsi delle posizioni conquistate e la nuova offensiva per guadagnare all'Italia le regioni trentine e friulane.
A guerra conclusa, nel numero del 10 novembre 1918, l'articolo di fondo porta il titolo trionfante Italia una, in cui si legge: "La vittoria dell'Italia è immensa ...., l'unità e la liberazione di tutta la gente nostra è liberazione di altri popoli, è l'inizio della fine di ogni violenza e dell'impero, della giusta legge della libertà e del diritto di autodecisione dei popoli".


Albori del fascismo e marcia su Roma

Tra la fine del 1920 e l'inizio del 1921 si rende evidente la crescita del movimento fascista. Benito Mussolini decide di accantonare l'originario programma radical-democratico e utilizzare le squadre d'azione come metodo migliore per attuare la lotta contro i socialisti, in modo particolare contro le organizzazioni radicate nella Valle Padana. Le elezioni politiche del 15 maggio 1921 danno una struttura definitiva a tutta l'azione fascista, mentre con la marcia su Roma (28 ottobre 1922) inizia ufficialmente il cammino di Mussolini verso il regime totalitario.


Il giornale socialista "La lotta" e "La fiamma", organo della Federazione circondariale imolese del Partito Nazionale Fascista", pubblicato dall'1 maggio 1922, seguono l'ascesa del partito fascista fino alla sua affermazione.
Ne "La lotta" dell'11 aprile e del 2 giugno 1921 è denunciato a Imola il crescente clima di violenza e le dimostrazioni di forza di gruppi fascisti, che provocano anche a un assalto al circolo socialista imolese, avvenuto la sera del 28 maggio, con il ferimento di sette simpatizzanti socialisti.
Nell'uscita del 22 ottobre 1922, il giornale socialista nell'articolo La marcia della salvezza dichiara l'apprensione e il timore per lo sviluppo fuori dal controllo dell'azione politica fascista e per contro la debolezza del governo Facta, e il 29 ottobre dà notizia della caduta del governo e l'ascesa al potere dei fascisti.
"La fiamma", con l'articolo La vittoria alata del 7 novembre, parla delle "... memorabili giornate di ottobre ..." della marcia su Roma e dell'incarico a Benito Mussolini di formare un nuovo governo, intesi come la vittoria della vita civile italiana, così come nel 1918 c'è stata la vittoria sul fronte militare, e dichiara che "... l'Italia è una grande nazione ..." dal sicuro avvenire sotto la guida del nuovo governo.


Affermazione del fascismo

Il 24 marzo 1929 si svolgono le uniche consultazioni elettorali del regime fascista. Hanno diritto al voto i cittadini maschi iscritti a un sindacato o a un'associazione di categoria, in servizio permanente nei corpi armati dello Stato, oltre ai religiosi. La votazione si svolge in forma plebiscitaria: gli elettori possono votare SÌ o NO per approvare la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio del Fascismo. L'affluenza è quasi del 90%, altissima per l'epoca: i sì sono 8.506.576 su 8.642.774 voti. Il Fascismo è ormai saldamente insediato alla guida dell'Italia.


Il bollettino elettorale "Il plebiscito" e il giornalino scolastico "E' val" registrano in ambito imolese la consultazione elettorale e il suo successo.
"Il plebiscito" documenta una campagna elettorale martellante e capillare anche nelle più piccole frazioni con comizi e discorsi, presentazioni di personalità del partito e appelli alla necessità del voto come dovere morale verso la Nazione. I testi sono arricchiti da frasi e da ritratti fotografici del Duce. Nell'ultima uscita, il 24 marzo giorno della consultazione elettorale, viene presentato un facsimile della scheda per agevolare ulteriormente gli elettori.
"E' val", nato nel 1924/1925 come giornalino scolastico della scuola elementare di Cotignola, e ben presto diventato giornale delle scuole elementari di tutta la Romagna, nell'uscita di aprile 1929 presenta i risultati del plebiscito agli scolari sotto il titolo Perché ricordiate!, nel quale è ribadita anche la ricorrenza del 21 aprile, giorno natale di Roma, una delle date cardini del regime fascista. Il giornalino inoltre pubblica una raccolta di pensierini sul Duce scritti dai bimbi, risultato di una gara indetta all'inizio del 1929 nelle scuole elementari romagnole.


Dichiarazione e primi mesi di guerra

Dopo una non belligeranza durata nove mesi, il 10 giugno 1940 l'Italia entra nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania, contro la Francia e la Gran Bretagna. L'annuncio è dato da Benito Mussolini con il famoso discorso tenuto dal balcone di palazzo Venezia. Pochi giorni dopo le forze armate italiane sferrano un'offensiva militare al confine contro la Francia. Nei mesi successivi le truppe italiane sono contemporaneamente impegnate anche in Africa e in Grecia, ove subiscono pesanti sconfitte.


"Il diario", unico notiziario imolese ad avere mantenuto continuità di pubblicazione durante il regime fascista, sulla prima pagina del numero del 15 giugno 1940 riporta il discorso di dichiarazione di guerra sotto il titolo Armi e cuori verso la meta: Conquistare la vittoria. Di seguito, nell'articolo di commento Disciplinati! si legge: "L'Italia è in guerra. I cittadini debbono essere disciplinati e fermi per cooperare col nostro Esercito alla vittoria finale. Tutti abbiamo una missione da compiere, un posto da coprire: l'opera anche la più modesta è sempre valida al grande scopo ...".
"Il piccolo risparmiatore", promosso della Federazione delle Casse di Risparmio dell'Emilia per diffondere l'abitudine al risparmio nei bambini, dedica il 31 ottobre 1940 la giornata del risparmio alla guerra con il titolo Il contributo dei fanciulli italiani alla vittoria. Nell'uscita di dicembre 1940, accanto all'immagine sacra e festosa del presepe un gruppo di bimbi circonda un salvadanaio per riempirlo di monete pensando al soldato sul fronte africano, e il titolo Per il ritorno del babbo associa nella mente degli scolari i soldati ai numerosi babbi che sono lontani da casa, impegnati nella guerra.


Il Referendum e le elezioni per la Costituente

Il 16 marzo 1946 il principe Umberto, figlio del re Vittorio Emanuele III, sancisce che la forma istituzionale dello Stato deve essere decisa mediante referendum da indirsi contemporaneamente alle elezioni per l'Assemblea Costituente. Nella giornata del 2 giugno e la mattina del 3 giugno 1946 ha luogo il referendum per scegliere fra monarchia o repubblica che si risolve, sia pure di misura, in favore della soluzione repubblicana: 12.717.923 contro 10.719.284. L'Italia diventa Repubblica e l'Assemblea costituente intraprende la stesura della Costituzione, che entra in vigore l'1 gennaio 1948.


I settimanali "Il nuovo diario" e "Il momento" animano a Imola la campagna elettorale che porta al referendum e alle elezioni dell'Assemblea Costituente il 2 giugno 1946. Entrambi annunciano il risultato del referendum che registra la vittoria schiacciante della Repubblica mettendola in grande evidenza sulla prima pagina. "Il momento" sottolinea con l'articolo Il popolo ha vinto, firmato da Palmiro Togliatti, la trasformazione istituzionale, "... il primo atto con il quale le forze del lavoro, e in prima linea la classe operaia, esplicano sul terreno democratico la nuova funzione dirigente, per cui spetta loro la direzione della vita del paese ...".
Le elezioni per l'Assemblea Costituente rappresentano una prova importante a livello nazionale per i partiti politici ricostituiti dopo la fine della guerra. Nel manifesto del collegio elettorale di Bologna, a cui Imola fa capo, presenta sette liste con i relativi candidati, tra cui quelli imolesi: Anselmo Marabini e Antonio Graziadei per il Partito Comunista, Vito Baroncini per il Partito Repubblicano, Silvio Alvisi per il Partito Socialista, Giacomo Casoni per la Democrazia Cristiana.
"Il nuovo diario" con l'articolo Il popolo si è pronunciato dichiara "... l'imponente affermazione della Democrazia Cristiana che ha raccolto sotto le sue insegne oltre un terzo di tutti gli elettori ...".


Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro

Aldo Moro (Maglie, 1916-Roma, 1978), politico appartenente alla Democrazia Cristiana, cinque volte Presidente del Consiglio, statista di primo piano nella storia politica italiana del dopoguerra, è rapito da un commando delle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 in via Fani a Roma. Dopo una prigionia durata 55 giorni nel covo di via Montalcini, il suo corpo senza vita è ritrovato il 9 maggio nel baule posteriore di un'automobile in via Caetani. Il rapimento e l'esecuzione suscitano enorme eco e grande esecrazione, trovando ampio spazio nelle colonne di tutti i giornali nazionali e locali.


All'indomani dell'uccisione di Aldo Moro, i giornali imolesi partecipano al dolore e alla condanna per la sua tragica conclusione del rapimento dello statista.
"Il Comune di Imola. Quindicinale di vita imolese" fornisce il resoconto della seduta straordinaria del Consiglio comunale tenuta il 10 maggio nella quale il Sindaco Bruno Solaroli ribadisce "... l'esigenza di non vanificare il sacrificio di Moro e di saperne raccogliere l'insegnamento che è quello di procedere su la strada dello sforzo solidale tra le forze politiche e sociali per salvare il Paese e per farlo uscire dalla fase di emergenza in cui versa ...".
"Il nuovo diario" dedica all'evento l'intera prima pagina del 13 maggio sotto il titolo Aldo Moro assassinato barbaramente dalla B.R., riportando il cordoglio e l'esecrazione dei cattolici imolesi e anche stralci dei messaggi ufficiali del Presidente della Repubblica Giovanni Leone e del Papa Paolo VI.
Il "Sabato sera" raccoglie sotto il titolo Forte unità democratica e popolare in risposta agli assassini di Moro, gli interventi delle forze politiche e dei sindacati di sinistra e il commento del segretario nazionale del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer che dichiara "... La sua memoria resterà non solo nei cattolici, ma nell'intero popolo italiano perché la sua opera ha lasciato un segno profondo sulla strada lungo la quale dall'Unità d'Italia ad oggi le grandi masse lavoratrici e popolari di ogni orientamento hanno lottato e lottano per rinnovare le basi e gli orientamenti dello Stato italiano".