Il regicidio

Il 29 luglio 1900 il re d'Italia Umberto I è ucciso a Monza, ove si trova per presenziare alla cerimonia di chiusura di un concorso ginnico. Verso le 22.30, dopo aver cenato ed essersi intrattenuto con i ginnasti, mentre si accinge a lasciare il padiglione in carrozza, il re è raggiunto dall'anarchico Gaetano Bresci che, venuto appositamente dagli Stati Uniti per compiere l'attentato e approfittando della confusione, gli spara tre colpi in rapida successione. Ogni tentativo di salvare la vita ad Umberto I è vano e il re giunge morto alla Villa Reale di Monza.


"La cronaca imolese" del 4 agosto 1900 narra le fasi della diffusione della notizia a Imola, giunta nelle prime ore del mattino del 30 luglio e confermata dall'arrivo delle varie edizioni de "Il resto del carlino" subito andate a ruba. Nel settimanale imolese sono riportati i testi del manifesto del Comune di Imola di lutto cittadino, di manifesti di istituzioni e associazioni imolesi, di telegrammi di cordoglio spediti da Imola e anche di alcuni telegrammi di risposta.
Il testo del discorso tenuto dall'onorevole Andrea Costa al Consiglio provinciale di Bologna è riportato ne "La lotta", sulla cui prima pagina campeggia il titolo La morte di Umberto di Savoia: il giornale fa sue le parole del deputato di esecrazione del luttuoso evento e di ogni violenza, ma anche di rifiuto di manovre politiche settarie tendenti a non escludere una responsabilità di matrice socialista nell'attentato.
"Mente e cuore" dà notizia della morte del re sulla prima pagina con il titolo L'assassinio di re Umberto, sotto cui è descritto brevemente il fatto ed è invocata la giustizia umana che deve colpire il criminale assassino. Tra le righe si legge il dissenso del giornale dalle scelte politiche del governo, pur nell'apprezzamento delle qualità personali del monarca.