Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro

Aldo Moro (Maglie, 1916-Roma, 1978), politico appartenente alla Democrazia Cristiana, cinque volte Presidente del Consiglio, statista di primo piano nella storia politica italiana del dopoguerra, è rapito da un commando delle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 in via Fani a Roma. Dopo una prigionia durata 55 giorni nel covo di via Montalcini, il suo corpo senza vita è ritrovato il 9 maggio nel baule posteriore di un'automobile in via Caetani. Il rapimento e l'esecuzione suscitano enorme eco e grande esecrazione, trovando ampio spazio nelle colonne di tutti i giornali nazionali e locali.


All'indomani dell'uccisione di Aldo Moro, i giornali imolesi partecipano al dolore e alla condanna per la sua tragica conclusione del rapimento dello statista.
"Il Comune di Imola. Quindicinale di vita imolese" fornisce il resoconto della seduta straordinaria del Consiglio comunale tenuta il 10 maggio nella quale il Sindaco Bruno Solaroli ribadisce "... l'esigenza di non vanificare il sacrificio di Moro e di saperne raccogliere l'insegnamento che è quello di procedere su la strada dello sforzo solidale tra le forze politiche e sociali per salvare il Paese e per farlo uscire dalla fase di emergenza in cui versa ...".
"Il nuovo diario" dedica all'evento l'intera prima pagina del 13 maggio sotto il titolo Aldo Moro assassinato barbaramente dalla B.R., riportando il cordoglio e l'esecrazione dei cattolici imolesi e anche stralci dei messaggi ufficiali del Presidente della Repubblica Giovanni Leone e del Papa Paolo VI.
Il "Sabato sera" raccoglie sotto il titolo Forte unità democratica e popolare in risposta agli assassini di Moro, gli interventi delle forze politiche e dei sindacati di sinistra e il commento del segretario nazionale del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer che dichiara "... La sua memoria resterà non solo nei cattolici, ma nell'intero popolo italiano perché la sua opera ha lasciato un segno profondo sulla strada lungo la quale dall'Unità d'Italia ad oggi le grandi masse lavoratrici e popolari di ogni orientamento hanno lottato e lottano per rinnovare le basi e gli orientamenti dello Stato italiano".