Le Foibe nei testi di storia

febbraio 2020

In Istria sono state registrate più di 1.700 foibe. Furono utilizzate per infoibare gli sfortunati istriani e triestini, italiani ma anche slavi, antifascisti e fascisti, colpevoli di opporsi all’espansionismo comunista slavo, propugnato d Tito. Le vittime vivevano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; gli aguzzini bloccavano loro i polsi e i piedi con filo di ferro e li legavano gli uni agli altri, i massacratori si divertivano a sparare al primo del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri. Terrorizzati e vessati oltremodo gli italiani rimasti in Istria furono costretti a scappare attraverso la città di Trieste. Gli esuli furono riuniti nei diversi centri di raccolta della penisola italiana dove cercarono di ricostruirsi una vita.

Per ricordare, la Biblioteca di Imola propone alcuni testi storici in ordine cronologico

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Dino Messina, Italiani due volte, Milano, Solferino, 2019

Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent'anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l'Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito. A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un'inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.

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Simone Cristicchi, Magazzino 18: storie di Italiani esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia, Mondadori, 2014

Lettere, fotografie, pagelle, diari, reti da pesca, letti, sedie, pianoforti muti, martelli. Questi e innumerevoli altri oggetti d'uso quotidiano riposano nel Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. Oltre sessant'anni fa tutte queste masserizie furono consegnate al Servizio Esodo dai legittimi proprietari, gli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia, un attimo prima di trasformarsi in esuli: circa trecentocinquantamila persone costrette a evacuare le loro case e abbandonare un'intera regione in seguito al Trattato di pace del 10 febbraio 1947, che consegnò alla Jugoslavia di Tito quel pezzo d'Italia da sempre conteso che abbraccia il mare da Capodistria a Pola. Di questa immensa tragedia quasi nessuno sa nulla. Eppure è storia recente, a portata di mano e documentata: basta aprire le porte del Magazzino 18. Porte che Simone Cristicchi ha spalancato. (ibs.it)

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Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata: la vera storia delle foibe, Newton Compton, 2014

Ancora oggi, nonostante l'istituzione del Giorno del Ricordo il 10 febbraio e nonostante il dibattito che da anni imperversa su questo tema, il dramma delle Foibe resta sconosciuto ai più. Eppure, si stima che vi abbiano trovato la morte migliaia di persone. Ecco perché è necessario ricordare le vicende di alcune vittime, attraverso i diari e le testimonianze di quel periodo. Storie particolarmente significative perché raccontano di una doppia rimozione: il silenzio calato per decenni sulle Foibe e, prima ancora, il naturale riserbo che si imponeva alle donne dell'epoca.

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Gianni Oliva, Esuli, dalle foibe ai campi profughi, la tragedia degli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, Mondadori, 2011

Le migliaia di giuliano-dalmati arrestati e uccisi dall'esercito nazionalcomunista di Tito nella primavera del 1945, i quasi trecentomila costretti ad abbandonare le proprie terre e a rifugiarsi nei centri raccolta profughi, sono il prezzo estremo che l'Italia ha pagato per una guerra che ha contribuito a scatenare e che ha perso. Per oltre mezzo secolo di tutto questo si è scelto di non parlare per evitare verità difficili e scomode. Attraverso una ricca documentazione fotografica questo volume ripercorre la vicenda della frontiera nordorientale nel corso del Novecento. Ne deriva un ritratto efficace ed esaustivo che accompagna il lettore alla scoperta della tragedia negata degli italiani d'Istria, di Fiume e della Dalmazia.

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Raoul Pupo, Trieste '45, GLF editori Laterza, 2010

Siamo nell'aprile del 1944 e Trieste è occupata dai nazisti. Da qui inizia la ricostruzione di Raoul Pupo delle vicende che sono note come "questione adriatica" e che culminano nel 1945, quando la città viene occupata dall'armata jugoslava e continuano a essere perpetuate le stragi note come le "foibe giuliane". Il volume affronta le questioni centrali che s’intrecciarono in quel breve arco di tempo: le relazioni internazionali rispetto alla "crisi di Trieste" fra gli accordi di Jalta e l'ascesa di Tito, i contatti fra il movimento di liberazione italiano e quello jugoslavo e i negoziati privati di Togliatti con Tito, i rapporti complessi fra i comunisti italiani e quelli jugoslavi.

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Jože Pirjevec, Foibe, una storia d'Italia, Einaudi, 2009

Il sanguinoso capitolo delle "foibe", legato alla fine della Seconda guerra mondiale, che vide "regolamenti di conti" dappertutto in Europa, dove si era manifestata una qualche Resistenza, è stato erroneamente considerato come una delle vicende minori di quella mattanza mondiale che pretese cinquanta milioni di vite umane. Dato però che si colloca in una realtà mistilingue, esso è ancor vivo nella memoria collettiva dell'area giuliana e ancora sfruttabile a fini politici interni e internazionali. Sebbene il contenzioso sulle frontiere sia stato risolto attraverso un lungo e articolato processo diplomatico [...], esso non si è ancora risolto nelle menti e nei cuori delle popolazioni interessate.

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Rolf Wörsdörfer, Il confine orientale: Italia e Jugoslavia dal 1915 al 1955, Bologna, Il mulino, 2009

Tra occupazioni e guerre, la storia di una regione lacerata dai nazionalismi contrapposti. La fascia di confine fra Italia e Jugoslavia è stata nel corso del Novecento una zona di forte tensione, cruciale non solo nei rapporti fra i due paesi, ma anche negli equilibri internazionali. Il libro presenta una documentata narrazione, basata su fonti sia italiane, sia croate, slovene e tedesche, della travagliata vicenda di questa regione adriatica, che nel giro di nemmeno mezzo secolo ha sperimentato una dozzina di forme statali differenti, dall'impero asburgico alla monarchia italiana, dal fascismo alla repubblica, dall'occupazione tedesca alla Jugoslavia socialista, oltre a esacerbazioni nazionaliste (i cui esiti drammatici sono il fenomeno delle foibe e l'esodo degli italiani dall'Istria). (Il Mulino)

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Alessandra Kersevan, Lager italiani, pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943, Nutrimenti, 2008

Dopo l'aggressione nazifascista alla Jugoslavia, fra il 1941 e l'8 settembre del 1943, il regime fascista e l'esercito italiano misero in atto un sistema di campi di concentramento nei quali furono internati decine di migliaia di jugoslavi: donne, uomini, anziani, bambini, rastrellati nei villaggi bruciati con i lanciafiamme. Lo scopo di Mussolini era quello di eliminare qualsiasi appoggio della popolazione alla resistenza jugoslava e di eseguire una vera e propria pulizia etnica, sostituendo le popolazioni locali con italiani. Una tragedia rimossa dalla memoria nazionale e raccontata in questo libro anche grazie a un’importante documentazione fatta di foto, lettere, testimonianze dei sopravvissuti.

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Naufraghi della pace: il 1945, i profughi e le memorie divise d'Europa, a cura di Guido Crainz, Raoul Pupo e Silvia Salvatici, Roma, Donzelli, 2008

La *Slovenia tra memorie ritrovate e storie sottratte / Marta Verginella.
«Naufraghi nella tempesta della pace»: un documentario della «Settimana Incom» del 1947 evocava così la tragedia dei profughi dell’Istria. Si aggiungevano a milioni e milioni di altri «naufraghi» frutto degli sconvolgimenti della guerra e del dopoguerra: milioni di persone sradicate dalla propria terra dalle deportazioni operate dalla Germania nazista e dalla Russia staliniana, ex prigionieri, donne e uomini in disperata fuga dall’inferno della Shoah o dalle zone martoriate dagli spostamenti del fronte. E a questa marea di profughi se ne somma un’altra, alimentata da milioni di persone espulse a forza dai paesi dell’Europa centro-orientale. I saggi a più mani che compongono il volume sono volti a illuminare alcuni squarci di questa vicenda, in cui drammi personali e collettivi si intrecciano: le sue origini lontane e al tempo stesso il suo collocarsi nel difficile dopoguerra di un’Europa profondamente piagata e già avviata verso le nuove divisioni e lacerazioni della guerra fredda. Essi evocano, infine, le profondissime ferite di memoria che quel trauma ci ha lasciato, nella convinzione che elaborare collettivamente il lutto di un tragico passato è un momento necessario nella costruzione di un futuro comune.(Donzelli)

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Una storia balcanica: fascismo, comunismo e nazionalismo nella Jugoslavia del Novecento, a cura di Lorenzo Bertucelli e Mila Orlic, Ombre Corte, 2008

II volume, raccoglie contributi di storici e studiosi italiani e della ex-Jugoslavia, attraversa la tormentata storia della Jugoslavia dal primo conflitto mondiale alla sanguinosa dissoluzione negli anni Novanta, dove centrali restano le vicende che ruotano attorno alla Seconda guerra mondiale. La tesi di fondo su cui si regge il libro è che ben prima dell'esplodere del drammatico conflitto etnico che ha portato dalla divisione attuale, i particolarismi si manifestavano con una certa forza, tanto da pregiudicare resistenza di un unico popolo.

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Frediano Sessi, Foibe rosse, vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel '43, Marsilio, 2007

Norma Cossetto venne gettata ancora viva nella foiba di Villa Surani nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943. A quell'epoca, aveva ventitré anni. I suoi assassini, partigiani di Tito, non ebbero alcuna pietà della sua giovinezza e, prima di ucciderla, la violentano brutalmente. Questo libro non è solo la narrazione del dramma di una giovane ragazza e della sua famiglia, è anche un grande affresco storico sulla tragedia delle foibe, sugli orrori del nazismo e del fascismo in terra d'occupazione, e del comunismo jugoslavo, vista dalla parte delle vittime.

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Gianni Oliva, Si ammazza troppo poco. I crimini di guerra italiani. 1940-43, Milano, Mondadori, 2006

In questo saggio Gianni Oliva prosegue la sua rivisitazione delle pagine dimenticate della storia nazionale affrontando il tema, ancora oggi poco noto, dei 1857 ufficiali e soldati di cui fu chiesta l'estradizione per crimini di guerra. Dall'analisi di queste vicende, grazie anche a molti documenti inediti, emergono le strategie di controguerriglia, le atrocità inferte e quelle patite, ma, soprattutto, affiorano le ragioni che hanno determinato più di sessant'anni di oblio creando lo stereotipo degli "italiani brava gente".

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Gianni Oliva, Profughi, dalle foibe all'esodo, la tragedia degli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia, Mondadori, 2005

Tra il 1944 e la fine degli anni Cinquanta, gran parte della comunità italiana dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia abbandonò la propria terra. A ondate successive, quasi 300.000 persone, appartenenti a ogni classe sociale, furono costrette a fuggire dal nuovo regime nazionalcomunista di Tito che confiscò le loro proprietà, arrivando a un vero e proprio tentativo di "pulizia etnica". Attraverso un'analisi attenta in cui s’intrecciano lo scenario locale e quello internazionale, l’autore ripercorre le tappe di questa vicenda.

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Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio, Rizzoli, 2005

A partire dall'8 settembre 1943, nelle terre che costituivano i confini orientali d'Italia, l'Istria e la Dalmazia, si consumò una duplice tragedia. I partigiani jugoslavi di Tito instaurarono un regime di terrore che prefigurava la "pulizia etnica" di molti decenni dopo e trucidarono migliaia d’italiani gettandoli nelle cavità carsiche chiamate foibe. Il trattato di Parigi del 1947 ratificò poi il passaggio di Istria e Dalmazia alla Jugoslavia, scatenando l'esodo del novanta per cento della popolazione italiana (circa 300.000 persone). Lo storico Raoul Pupo disegna in questo libro un quadro completo di quelle vicende.

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Gianni Oliva, Foibe: le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell'Istria, Mondadori, 2002

Dopo la fine della guerra, tra il maggio e il giugno 1945, migliaia d’italiani della Venezia Giulia, dell'Istria e della Dalmazia furono trucidati dall'esercito jugoslavo del maresciallo Tito, molti di loro furono gettati nelle "foibe", che si trasformano in grandi fosse comuni, molti altri deportati nei campi della Slovenia e della Croazia, dove morirono di stenti e di malattie. Le stragi s’inquadrano in una strategia politica mirata a colpire chi si opponeva all'annessione delle terre contese alla nuova Jugoslavia.

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Guido Rumici, Fratelli d'Istria: 1945-2000, italiani divisi, Mursia, 2001

Rumici narra in questo libro il destino di quanti rimasero ad abitare in Istria e a Fiume sotto il regime del maresciallo Tito dopo l'occupazione delle truppe jugoslave al termine del secondo conflitto mondiale. Pochi sanno che la maggior parte degli abitanti di quelle terre scelse l'esodo e abbandonò le proprie case per trasferirsi oltre confine. Chi invece rimase, assistette in breve tempo a un totale sconvolgimento del tessuto sociale, della vita politica e delle relazioni economiche e umane.

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Diego De Castro, La questione di Trieste: l'azione politica e diplomatica italiana dal 1943 al 1954, Trieste, Lint, 1981

Questo testo costituisce quanto di più completo sia mai stato scritto sull'azione politica e diplomatica italiana dal 1943 al 1954. Il problema di Trieste costituì il principale tema sia della nostra politica estera che di quella interna, dal 1943 al 1954. Infatti, non si trattò soltanto di evitare la perdita dell'estremo lembo d'Italia ma si trattò anche di cercar, invano, di salvare i quasi 300.000 italiani della Venezia Giulia che furono poi costretti a lasciare le loro terre dando luogo a una grande diaspora.

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Foibe, il peso del passato: Venezia Giulia 1943-1945, a cura di Giampaolo Valdevit, Marsilio, 1997

La tragedia delle Foibe è un capitolo del nostro passato che non ha trovato spazio nella memoria storica degli italiani. Scoppiò a Trieste e nella Venezia Giulia nel maggio del 1945, anticipata nel settembre 1943 in Istria. Di questa vicenda i curatori del volume, ripercorrono il dibattito incessante che ha aspramente diviso la società triestina e giuliana con un forte intreccio fra storia e politica. Ma essi offrono anche nuove chiavi interpretative e cercano di mettere un po’ d’ordine nella congerie d’indagini statistiche che hanno teso a dilatare o, al contrario, a ridurre la portata del fenomeno.

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