Antefatti alle Foibe

febbraio 2020

Gli eccidi delle foibe e il successivo esodo costituirono l'epilogo di una secolare lotta per il predominio sull'Adriatico orientale, che fu conteso da popolazioni italiane e slave (prevalentemente croate, slovene ma anche serbe). Tale lotta s’inserì all'interno di un fenomeno più ampio che fu legato all'affermarsi degli stati nazionali in territori etnicamente misti.

Di seguito, in ordine cronologico, alcuni testi che ripercorrono gli antefatti storici agli eccidi sferrati ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia.

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Eric Gobetti, Alleati del nemico: l'occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943), Roma, Bari, GLF editori Laterza, 2013

Negli anni cruciali della Seconda guerra mondiale, l'Italia fascista impiega enormi risorse militari, diplomatiche, economiche e propagandistiche per imporre il suo dominio su circa un terzo dell'intero territorio jugoslavo. È una parabola breve, dai sogni di dominio di Mussolini sui Balcani nella primavera del 1941 al senso di sconfitta nell'estate del 1943. Efficacemente osteggiati dai partigiani di Tito, gli occupanti stringono ambigue alleanze con diverse realtà collaborazioniste, contribuendo a scatenare una feroce guerra civile. Vittime e carnefici al tempo stesso, i soldati del regio esercito combattono con pochi mezzi e scarse motivazioni ideali, costretti a vivere mesi e mesi in condizioni estreme.

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Elena Aga-Rossi e Maria Teresa, Una guerra a parte: i militari italiani nei Balcani, 1940-1945, Giusti, Bologna, Il mulino, 2011

Nel 1939 l'Italia fascista invadeva l'Albania e di lì, nel 1940, tentava la conquista della Grecia, portata a termine con il soccorso decisivo della Germania. Poi fu la volta della Jugoslavia. Fra 1940 e 1943, l'Italia aveva occupato in tutto o in parte Slovenia, Croazia, Dalmazia, Erzegovina, Montenegro, le isole Ionie, la Grecia. Quando sopravvenne l'armistizio dell'8 settembre 1943, circa il 40 per cento dell'esercito italiano, quasi mezzo milione di uomini, era nei Balcani. Questo volume racconta per la prima volta nel dettaglio, regione per regione, l'intera parabola degli italiani nei Balcani: l'occupazione, la lotta ai partigiani, la crisi dell'otto settembre fra rimpatri caotici, cattura da parte dei tedeschi, collaborazionismo e resistenza.

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Camilla Poesio, Il confino fascista: l'arma silenziosa del regime, Roma, Bari, GLF editori Laterza, 2011

Camilla Poesio esamina, oltre agli aspetti tecnici della misura punitiva, anche il rapporto pubblico/privato individuato nello studio di documenti ufficiali e di testimonianze, diari e memorie. La vita di coloro che conobbero quest'esperienza fu infatti segnata dalle dure condizioni alimentari, abitative, sanitarie, dalle violenze fisiche e psicologiche commesse dalle guardie e dalla sostanziale indifferenza della popolazione locale. Essere diventati cittadini senza diritti, non potere disporre di alcuna garanzia, non potere rispondere e controbattere alle accuse era l'aspetto più duro da sostenere per i confinati. L'analisi dell'intreccio fra sfera individuale e contesto generale restituisce uno spaccato chiaro della repressione fascista e demolisce il persistente giudizio sul confino come uno strumento blando e con poche conseguenze sulla vita dei detenuti.

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Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, 1866-2006, Bologna, Il mulino, 2008

Nel corso della storia d'Italia il confine orientale ha sempre costituito una zona di frizione e scontro. A partire dalla disastrosa guerra del 1866, per arrivare alla situazione attuale, l'autrice ricostruisce con puntualità la storia di questo confine contestato e conteso: lo sviluppo dell'irredentismo, l'intervento nella Grande Guerra, la sistemazione postbellica del territorio sulle ceneri dell'impero austro-ungarico (con la clamorosa protesta dell'occupazione di Fiume), l'aggressiva politica fascista, la durissima e violenta contesa con la Jugoslavia, la spartizione del territorio nel dopoguerra sancita dal trattato di pace del febbraio 1947, il ritorno di Trieste all'Italia nel 1954.

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Pasquale Iuso, Esercito, guerra e nazione: i soldati italiani tra Balcani e Mediterraneo orientale, 1940-1945, Roma, Ediesse, 2008

Il volume ricostruisce le vicende dell'esercito italiano all'estero durante gli anni del secondo conflitto mondiale, prendendo in considerazione alcuni teatri bellici che ne hanno visto protagonisti i militari dal momento dell'invasione fino al periodo immediatamente successivo al crollo determinato dall'armistizio dell'8 settembre 1943. L'autore, utilizzando la documentazione originale e una vasta bibliografia, analizza in particolare il modificarsi del rapporto con la nazione e la guerra da parte dei soldati inviati a conquistare, occupare e resistere anche nei territori della penisola balcanica.

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Angelo Del Boca, Italiani, brava gente? Un mito duro a morire, Vicenza, Neri Pozza, 2005

"Italiani, brava gente"? Non la pensa così lo storico Angelo Del Boca che ripercorre la storia nazionale dall'unità a oggi e compone una sorta di "libro nero" degli italiani, denunciando gli episodi più gravi, in gran parte poco noti o volutamente e testardamente taciuti e rimossi. Si va dalle ingiustificate stragi compiute durante la cosiddetta "guerra al brigantaggio" alla costruzione in Eritrea di un odioso universo carcerario. Dai massacri compiuti in Cina alle deportazioni e agli eccidi in Libia a partire dal 1911. Dai centomila prigionieri italiani lasciati morire di fame in Austria, durante la Grande Guerra, al genocidio del popolo cirenaico fino alle bonifiche etniche sperimentate nei Balcani.

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Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce: l'internamento civile nell'Italia fascista, 1940-1943, Torino, Einaudi, 2004

Un saggio nel quale l'autore fornisce nell'Italia fascista precise indicazioni sui diversi tipi di campi e sulle pratiche di deportazione e internamento storicamente sperimentate. L'analisi tratta anche della Yugoslavia occupata, poiché la vicenda dei civili jugoslavi rappresenta, nel quadro dell'internamento civile fascista, un capitolo quasi ignorato della storia italiana del Novecento.

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Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo: le politiche di occupazione dell'Italia fascista (1940-1943), Torino, Bollati Boringhieri, 2002

La prima parte, più generale, mette in luce l'ideale fascista dell'"ordine nuovo" in un dopoguerra vittorioso. Viene delineato il profilo degli italiani conquistatori e si esplorano l'influenza dell'ideologia fascista, la percezione delle popolazioni civili, i processi d'interiorizzazione e di pratica della violenza. La seconda parte approfondisce sia l'aspetto delle relazioni tra autorità occupanti e governi dei territori occupati, sia lo sfruttamento economico. Analizza inoltre l'italianizzazione forzata delle province annesse e l'albanizzazione del Kosovo e della Macedonia occidentale.

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Fronte jugoslavo-balcanico: c'ero anch'io, a cura di Giulio Bedeschi, Milano, Mursia, 1985

Secondo la formula e l’impostazione dei volumi della serie già pubblicati si è deliberatamente dato spazio alle voci più disparate, che hanno ricostruito un particolare di vita umana individuale o collettiva. L’insieme costituisce un mosaico dalle tessere, dal quale emanano luci e ombre, e comunque stralci di vita che nel totale riflettono la condizione dell’uomo in guerra, con gli stati d’animo, i problemi e i drammi vissuti volta per volta da schiere di soldati, o dagli ufficiali subalterni o dagli ufficiali superiori e generali che erano tenuti ad affrontare la quotidiana realtà della guerra con responsabilità decisionali.

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Elio Apih, Italia, fascismo e antifascismo nella Venezia Giulia, 1918-1943: ricerche storiche, Bari, Laterza, 1966

Saggio sulla storia della Venezia Giulia tre le due guerre mondiali con una raccolta di documenti da importanti fondi di uffici statali e di enti locali delle province di Trieste e Gorizia nel periodo 1940-1945: dalla fine del dominio asburgico alla vittoria dell’antifascismo.

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