Michela Murgia, scrivere delle donne e per le donne

aprile 2017

Nata a Cabras il 3 giugno 1972, ha frequentato l'Istituto Lorenzo Mossa di Oristano, poi si è iscritta all'Istituto di Studi religiosi della Diocesi di Oristano per studiare la teologia. Ha insegnato gli studi religiosi nelle scuole medie e scolastiche di Oristano per sei anni. La sua attività di scrittrice nasce nel 2004 quando ha ideato uno spettacolo teatrale, rappresentato nella piana di Loreto, al termine del pellegrinaggio nazionale dell'Azione Cattolica, al quale ha assistito anche Papa Giovanni Paolo II. Il suo primo libro lo scrive nel 2006, Il mondo deve sapere, concepito come un blog, dove narra satiricamente la realtà degli operatori precari all'interno del call center di un’importante multinazionale, dallo sfruttamento economico alla manipolazione psicologica a cui sono sottoposti. Il libro, nato da una personale esperienza dell’autrice, è stato portato in scena come opera teatrale da David Emmer, è stato trasformato in un gioco con lo stesso titolo e ha ispirato la sceneggiatura del film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì. Nel 2008 pubblica Viaggio in Sardegna, una guida letteraria a luoghi meno noti dell'isola. Nel 2009, pubblica il romanzo Accabadora, una storia che intreccia nella Sardegna degli anni Cinquanta i temi dell'eutanasia e dell'adozione. Con questo romanzo vince il Premio Dessì poi il SuperMondello e il Premio Campiello. La casa editrice Emons Audiolibri ne pubblica l'audiolibro, letto dall’autrice stessa.

Michela Murgia nella maggior parte della sua scrittura mostra un interesse alle questioni femminili,

la lotta contro l'oggettivazione, l'esclusione dal potere, dalla cultura e dalla politica nella società italiana. Nel 2011 affronta la maggior parte di questi argomenti in un testo non-fiction, pubblicato per Einaudi, Ave Mary. E la chiesa inventò la donna, il libro riporta un notevole successo, seppur criticato dalla stampa. L’anno successivo scrive i racconti, L'incontro, che farà parte dell’antologia Presente, e L'aragosta contenuto nella raccolta Piciocas. Storie di ex bambine dell'Isola che c'è. Nel 2013 per I tipi di Laterza pubblica il pamphlet contro il femminicidio, scritto con Loredana Lipperini, L'ho uccisa perché l'amavo: falso! Nell'ottobre del 2015 esce il romanzo Chirú. Nella primavera successiva pubblica il pamphlet Futuro interiore sui temi dell'identità, del potere e della democrazia. A più di dieci anni dalla pubblicazione, Einaudi ripropone al pubblico una nuova edizione del romanzo d’esordio dell’autrice Il mondo deve sapere, romanzo tragicomico di una telefonista precaria, “perché a più di dieci anni di distanza dalla sua prima pubblicazione tutti devono sapere che, nel tritacarne del mondo del lavoro, poco o niente è cambiato…”.

Con il contributo dell'Associazione Focus D, la Biblioteca comunale di Imola ospita Michela Murgia il prossimo 27 aprile, alle ore 20,45,  nella Sala San Francesco. Nell'incontro con la scrittrice si discuterà del potere relazionale che deve considerare la persona come fine dell'azione e non come strumento.

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Il mondo deve sapere, romanzo tragicomico di una telefonista precaria, Milano, Isbn, 2006

Nel gennaio 2006 Michela Murgia viene assunta nel call center della multinazionale americana Kirby, produttrice del "mostro", l'oggetto di culto e devozione di una squadra di centinaia di telefoniste e venditori: un aspirapolvere da tremila euro, "brevettato dalla NASA". Mentre, per trenta interminabili giorni, si specializza nelle tecniche del "telemarchètting" e della persuasione occulta della casalinga ignara, l'autrice apre un blog dove riporta quel che succede nel call center: metodi motivazionali, raggiri psicologici, castighi aziendali, dando vita alla grottesca rappresentazione di un modello lavorativo a metà tra berlusconismo e Scientology. Un racconto sul precariato in Italia, che fa riflettere, incazzare e, miracolosamente, ridere. Fino alle lacrime. Questo primo romanzo dell'autrice sarda ha ispirato il film di Paolo Virzì, "Tutta la vita davanti". (Ibs.it)

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Altre madri, contenuto in “Questo terribile intricato mondo: racconti politici”, Torino, Einaudi, 2008

Michela Murgia insieme a Walter Siti, Ascanio Celestini, Antonio Pascale, Sebastiano Vassalli, Rosetta Loy, Paolo Di Stefano, Eraldo Affinati, Alberto Asor Rosa, Marcello Fois, Stefano Bartezzaghi e Diego De Silva partecipa a quest'antologia di racconti inediti, che riflettono sulla politica come a un luogo che riguarda tutti. "Di politica parlano tutti, in parlamento come nei bar, e viceversa. Ma lo spazio che riempiono le parole, immenso, è direttamente proporzionale al vuoto di senso che lasciano dietro di sé. Tanto che oggi è frequente vivere la politica come un territorio da cui tenersi lontani. Eppure non è sempre stato e non è sempre così...". Michela Murgia presenta il racconto dal titolo “Altre madri”: “…E un giorno forse, quando ogni cordone ombelicale sarà creduto reciso, lei ritornerà a me sul filo di una storia. Quel giorno diremo a voce alta il nostro nome per intero, e raccontare non sarà mai più un gioco da bambini”.

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Accabadora, Torino, Einaudi, 2009

Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia ma la loro intesa ha il valore speciale. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio e ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l’aspettano, come imparare l’umiltà di accogliere sia la vita sia la morte. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell’accabadora, l'ultima madre.

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Viaggio in Sardegna: undici percorsi nell'isola che non si vede, Torino, Einaudi, 2011

«Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose si strusciano nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C'è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto piú parlato, le parole sono luoghi piú dei luoghi stessi, e generano mondi. Questo è un viaggio in compagnia di dieci parole, dieci percorsi alla ricerca di altrettanti luoghi, piú uno. Undici mete, perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente. Non è così la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate».

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Ave Mary, e la Chiesa inventò la donna, Torino, Einaudi, 2011

“Dovevo fare i conti con Maria, anche se questo non è un libro sulla Madonna. È un libro su di me, su mia madre, sulle mie amiche e le loro figlie, sulla mia panettiera, la mia maestra e la mia postina. Su tutte le donne che conosco e riconosco. Dentro ci sono le storie di cui siamo figlie e di cui sono figli anche i nostri uomini: quelli che ci vorrebbero belle e silenti, ma soprattutto gli altri. Questo libro è anche per loro, e l'ho scritto con la consapevolezza che da questa storia falsa non esce nessuno se non ci decidiamo a uscirne insieme.” Michela Murgia

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L'incontro, Torino, Einaudi, 2012

Maurizio ha dieci anni e non vede l'ora che comincino le vacanze. Per lui l'estate significa stare dai nonni a Crabas: lí ogni anno ritrova Franco e Giulio, fratelli di biglie, di ginocchia sbucciate e caccia alle libellule, e domina con loro un piccolo universo retto da legami che sembrano destinati a durare per sempre. Ma nell'estate del 1986 qualcosa d’imprevedibile incrinerà la loro infanzia e mostrerà a tutti, adulti e ragazzi, quanto possa essere fragile il granito delle identità collettive. Basta un prete venuto da fuori a fondare una nuova parrocchia per portare una scintilla di fanatico antagonismo dove prima c'erano solo fratellanze. In quella crepa della comunità l'estraneo può assumere qualunque volto, persino i capelli rossi di un inseparabile compagno di giochi...

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Michela Murgia legge L'incontro, regia Flavia Gentili, Roma, Emons Italia, 2012

Versione integrale del libro “L’incontro” letto dall’autrice stessa.

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Michela Murgia legge Accabadora, Roma, Emons Italia, 2012

Versione integrale del libro “L’incontro” letto dall’autrice stessa.

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L'ho uccisa perchè l'amavo (falso!), Roma, Bari, GLF Laterza, 2013

Scritto con Loredana Lipperini, è la storia di un delitto passionale. Raptus. Gelosia. Depressione. Scatto d’ira. Tragedia familiare. Perché lei lo ha lasciato, chattava su Facebook, non lo amava più, non cucinava bene, lavorava, o non lavorava. Nascondendo la vittima, le cronache finiscono con l’assolvere l’omicida: una vecchia storia, nata in tempi lontani e ancora viva fra noi. Per questo bisogna imparare a parlare di femminicidio. Tutti, non solo i media. Dobbiamo farlo noi. Dobbiamo trovare le parole.

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Chirú, Torino, Einaudi, 2015

Quando Eleonora e Chirú s'incontrano, lui ha diciotto anni e lei venti di piú. Le loro vite sembrano non avere niente in comune. Eppure è con naturalezza che lei diventa la sua guida, e ogni esperienza che condividono, dall'arte alla cucina, dai riti affettivi al gusto estetico, li rende piú complici. Eleonora non è nuova a quell'insolito tipo di istruzione. Nel suo passato ci sono tre allievi, due dei quali hanno ora vite brillanti e grandi successi. Che ne sia stato del terzo, lei non lo racconta volentieri. Eleonora offre a Chirú tutto ciò che ha imparato e che sa, cercando in cambio la meraviglia del suo sguardo nuovo, l'energia di tutte le prime volte. È cosí che salgono a galla anche i ricordi e le scorie della sua vita, dall'infanzia all'ombra di un padre violento. Chirú, detentore di una giovinezza senza piú innocenza, farà suo ogni insegnamento in modo spietato, regalando a Eleonora una lezione difficile da dimenticare.

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Futuro interiore, Torino, Einaudi, 2016

Figlia dei baby boomers e madre dei nativi digitali, quella degli anni Settanta è una generazione ammarata nel mezzo di due fondamentali cambiamenti paradigmatici, uno sociale e uno tecnologico, una generazione che ancora fatica a trovare una dimensione storica. Esiliati dai simboli ideologici e giunti ai linguaggi tecnologici come adulti con una lingua straniera, i quarantenni di oggi hanno mancato il tempo di ogni rivoluzione; fragili di un'instabilità che li costringe a immaginare mondi inespressi ma senza dimenticare due urgenze primarie: sopravvivere e restare visibili. Ma quale mondo avremmo costruito se avessimo avuto la percezione di poterlo fare? Quale cambiamento avremmo generato se non avessimo avuto la sensazione di essere arrivati così dopo o così prima di tutti gli altri?

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Tutta la vita davanti, un film di Paolo Virzì, film del 2008, prodotto in Italia

Soggetto e sceneggiatura di Francesco Bruni e Paolo Virzì, liberamente ispirati a “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia. Il film è una commedia agrodolce sul precariato raccontato attraverso il mondo dei call center.

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Il mondo deve sapere, romanzo tragicomico di una telefonista precaria, Torino, Einaudi, 2017

La casa editrice Einaudi ripubblica il primo libro di Michela Murgia nel quale narra la sua esperienza avvenuta nel 2006 di dipendente nel call center della multinazionale americana Kirby, produttrice del «mostro», l'oggetto di culto e devozione di una squadra di centinaia di telefoniste e venditori: un aspirapolvere da tremila euro. Mentre per trenta interminabili giorni si specializza nelle tecniche della persuasione occulta, l'autrice apre un blog, dove riporta in presa diretta l'inferno del telemarketing con le sue tecniche di condizionamento, le riunioni motivazionali, le premiazioni e i raggiri psicologici, i salari e i castighi aziendali. Divertente come una sitcom e vero come una profezia, “Il mondo deve sapere” riesce nel miracolo di indignare e far ridere. “Perché a più di dieci anni di distanza dalla sua prima pubblicazione tutti devono sapere che, nel tritacarne del mondo del lavoro, poco o niente è cambiato”.

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