Festa delle donne 2018

Marzo 2018

In occasione della Festa delle donne, la Biblioteca comunale di Imola segnala alcuni film e libri di recente acquisizione che arricchiscono il catalogo in materia di questioni di genere e relazioni tra i sessi.

Suggerito dagli ultimi scandali e dalle successive inchieste che hanno travolto nomi celebri del mondo del cinema e dello spettacolo, il caso Weinstein in testa (svelato dal New York Times il 5 ottobre 2017) e la campagna #Me Too che ne è seguita (lanciata il 17 ottobre dalle attrici Alissa Milano e Rose McGowan), il percorso di lettura riflette su emancipazione femminile e parità effettiva nei rapporti uomo-donna. I testi selezionati riguardano pertanto questioni “eterne” quali il connubio sesso-potere ed altre a torto considerate spesso solo “femminili” come il rapporto col corpo, l’autodeterminazione, la maternità, l’accudimento dei figli e le cure parentali, la prostituzione, la violenza di genere, e quel fenomeno social etichettato come “hate speech”, incitamento all’odio, che si avvale di un linguaggio aggressivo e immagini distorte a fini denigratori, di cui le donne sono più frequentemente vittime. Temi che in realtà coinvolgono l’intera società nella misura in cui denunciano una palese resistenza di stereotipi e modelli di comportamento rivelatori di una visione del mondo ancora improntata a un tenace sessismo, cioè a quella permanenza di una relazione gerarchica tra i sessi che Bourdieau, ripensando il binomio maschile/femminile in termini di dominio/assoggettamento, in quanto costruzioni culturali prima che differenze naturali, chiama “violenza simbolica, dolce, insensibile, invisibile per le vittime, che si esercita essenzialmente attraverso le vie della comunicazione e della conoscenza…” (Il dominio maschile, ed. italiana Feltrinelli, 1999).


Saggi

Scelti dai campi della psicologia, della sociologia, della storia e della politica, i libri ospitati in questa sezione analizzano le condizioni delle donne oggi a più latitudini e si interrogano sul livello reale di libertà e capacità di autodeterminazione, nella sfera sociale e privata, professionale e sentimentale. Perché al netto delle conquiste dei movimenti femministi del ‘900 in più di un secolo di storia, permangono pregiudizi e schemi mentali che ostacolano preferibilmente le donne nella carriera, bloccate da una barriera sociale e culturale, un “soffitto di vetro” (Linda S. Austin) che nega loro ruoli di regia a priori.

Così Chiamamanda Ngozi Adichie (Cara Ijeawele), Rebecca Solnit (Gli uomini mi spiegano le cose), Rose McGowan (Brave: il coraggio di parlare), Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti (Libere tutte), Gillian Leigh Anderson e Jennifer Nadel (WE), contributi rcenti al dibattito sull’argomento, smontano passo dopo passo, con analisi lucide e acute, non prive di ironia, vecchi luoghi comuni e comportamenti consolidati nella prassi quotidiana di ricatto, sottomissione, emarginazione e svalutazione delle donne. E nella rivendicazione di diritti imprescindibili riaffermano l’importanza delle lotte per la libertà, quelle di ieri e quelle ancora e venire. Un nuovo manifesto femminista.

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Chimamanda Ngozi Adichie, Cara Ijeawele: quindici consigli per crescere una bambina femminista, Torino, Einaudi, 2017

Cosa significa essere femminista oggi? Per prima cosa reclamare la propria importanza, di individuo e di donna insieme; reclamare il diritto all'uguaglianza senza se e senza ma. E cosa significa essere una madre femminista? Non smettere di essere una donna, una professionista, una persona, e condividere alla pari la responsabilità con il proprio compagno. Mostrare a una figlia le trappole tese da chi la vuole ingabbiare per mezzo della violenza, fisica o psicologica, in un ruolo predefinito, e spiegarle che quel ruolo non ha nessun valore reale e che potrà scegliere di essere ciò che vorrà. Farle capire che la sua dignità non dipende dallo sguardo e dal giudizio degli altri e che la sua realizzazione non dipenderà dal compiacere quello sguardo. E significa soprattutto insegnarle che l'amore è la cosa più importante, ma che bisogna anche capire quando è il caso di battersi contro l'ingiustizia. Adichie ha scritto un intenso pamphlet sotto forma di lettera, con uno sguardo confidenziale eppure politico. La sua voce, che sa essere intima e allo stesso tempo universale, ha saputo dare vita a un manifesto necessario in un presente in cui dobbiamo imparare a vivere la differenza per poterci ancora dire umani.

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Gillian Anderson e Jennifer Nadel, WE, Harper Collins Italia, 2017

Immagina un legame che unisce le donne di ogni credo e cultura. L'impegno non scritto di tutte noi, in quanto donne, a sostenerci e incoraggiarci l'un l'altra. Perché così tante donne e le loro figlie, ancora oggi, nel XXI secolo, si lasciano soffocare dalla depressione, dalle dipendenze, da un'insana tendenza all'autocritica e all'autolesionismo? Non saremmo più incisive ed efficaci se uscissimo dai soliti schemi che ci portano a competere, criticare e scontrarci le une con le altre e imparassimo invece a sviluppare modalità diverse, basate sulla collaborazione, l'empatia, l'aiuto reciproco? Attingendo alla psicologia, alla politica e alla spiritualità, l'attrice Gillian Anderson e la giornalista Jennifer Nadel hanno stilato una road map in nove punti, un percorso a tappe per rendere la nostra esistenza ricca di significato e affrontare le sfide emotive e spirituali che la vita inevitabilmente ci pone. Perché mettere questi nove principi universali al centro della nostra esistenza è l'antidoto alla cultura dell'io prima di tutto, ci permette di essere più libere e felici, ci insegna a rimpiazzare le abitudini nocive con modalità di vita più positive, serene e gratificanti. "WE" è un manuale pratico rivolto a tutte coloro che vogliono vedere la propria vita e il mondo cambiare in meglio. Ma soprattutto è un appello a tutte le donne per unirsi e fare davvero la differenza.

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Ritanna Armeni, Una donna può tutto: 1941: volano le streghe della notte, Ponte alle grazie, 2018

Le chiamavano Streghe della notte. Nel 1941, un gruppo di ragazze sovietiche riesce a conquistare un ruolo di primo piano nella battaglia contro il Terzo Reich. Rifiutando ogni presenza maschile, su fragili ma agili biplani, mostrano l’audacia, il coraggio di una guerra che può avere anche il volto delle donne. La loro battaglia comincia ben prima di alzarsi in volo e continua dopo la vittoria. Prende avvio nei corridoi del Cremlino, prosegue nei duri mesi di addestramento, esplode nei cieli del Caucaso, si conclude con l’ostinata riproposizione di una memoria che la Storia al maschile vorrebbe cancellare. Il loro vero obiettivo è l’emancipazione, la parità a tutti i costi con gli uomini. Il loro nemico, prima ancora dei tedeschi, il pregiudizio, la diffidenza dei loro compagni, l’oblio in cui vorrebbero confinarle. Contro questo oblio scrive Ritanna Armeni, che sfida tutti i «net» della nomenclatura fino a trovare l’ultima strega ancora in vita e ricostruisce insieme a lei la loro incredibile storia. È Irina Rakobolskaja, 96 anni, la vice comandante del 588° reggimento, a raccontarci il discorso, ardito e folle, con cui l’eroina nazionale Marina Raskova convince Stalin in persona a costituire i reggimenti di sole aviatrici. È lei a descriverci il freddo e la paura, il coraggio e perfino l’amore dietro i 23.000 voli e le 1100 notti di combattimento. E a narrare la guerra come solo una donna potrebbe fare: «Ci sono i sentimenti, la sofferenza e il lutto, ma c’è anche la patria, il socialismo, la disciplina e la vittoria. C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto – e questa non è retorica – da scegliere di morire pur di ottenerla».

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Linda S. Austin, Oltre il soffitto di vetro, Casale Monferrato: Piemme, 2003

Perché, all'alba del terzo millennio, solo il 10% delle posizioni di potere sono in mano a donne? Perché le donne “leader”, nella politica come nelle scienze e nell'arte, sono ancora considerate un'eccezione? Perché le donne “producono ma non inventano, partecipano ma non comandano, sono brave ma non eccellenti”? Oltre al “soffitto di vetro” – quell'invisibile ma ostinata barriera sociale e culturale che frena l'ascesa delle donne nel mondo del lavoro – esiste un altro ordine di ostacoli, ben più insidioso, al successo al femminile: le paure, i blocchi e i condizionamenti che ognuna si porta dentro. Con intelligenza, chiarezza, senso dell'umorismo e con l'ausilio di tante storie vere, Linda Austin affronta il tema spinoso del rapporto fra donne e ambizione. E propone otto strategie utili a trovare la motivazione, le energie e il coraggio indispensabili a chiunque desideri trovare la via femminile al successo. Perché oggi più che mai, il mondo ha bisogno di donne e le donne hanno voglia di prendersi il mondo.

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Francesca Barra, Prova a dirmelo guardandomi negli occhi, Garzanti, 2018

La rete sembra esser diventata una piazza virtuale dove tutto è lecito ed è possibile esprimere le più violente ingiurie sentendosi impunibili. Quotidianamente sperimentiamo come i social network siano sempre più – soprattutto per i più giovani – i luoghi ideali per atti di bullismo, insulti, aggressività. E non si tratta, come si potrebbe pensare, di un fenomeno che colpisce solamente personaggi pubblici: a subire le conseguenze più dolorose sono spesso persone comuni che da un momento all’altro possono ritrovarsi al centro di una tempesta mediatica da cui è impossibile difendersi, e che condiziona le loro vite per sempre. La rete non dimentica, e lascia tracce impossibili da rimuovere. Francesca Barra sa cosa significa tutto questo: giornalista e conduttrice televisiva, ha subito sulla sua pelle quest’odio cieco e morboso, e quando le minacce sono arrivate persino a toccare i suoi figli ha deciso che era il momento di reagire. Aveva sopportato abbastanza. E ha denunciato, dando inizio sui giornali, in TV, online, a una campagna in difesa delle donne e contro l’odio gratuito e pericolosissimo di internet. Intervistando e coinvolgendo in questo libro personalità del mondo delle istituzioni e dello spettacolo – da Miriana Trevisan a Paola Perego, da Laura Boldrini a Maria Elena Boschi – che hanno scelto di schierarsi in prima persona in una battaglia di civiltà che riguarda tutti noi, e avanzando proposte originali per contrastare questo fenomeno, la voce di Francesca Barra diventa quella di tutti coloro che sono costretti a subire in silenzio perché impauriti, per poter insegnare ai nostri figli a dire basta alla violenza in ogni sua forma, ed educarli a crescere con onestà, coraggio e rispetto.

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Stefania Bartoloni, Donne di fronte alla guerra: pace, diritti e democrazie, Laterza, 2017

A differenza dei tanti uomini pronti a misurarsi in quella che considerarono un'eroica ed elettrizzante avventura, le donne italiane non invocarono la guerra. Ci fu poi un gruppo di utopiste, legate a una rete internazionale di militanti, che avanzò una ferma critica al sistema di potere maschile. Per quella élite di femministe e di suffragiste erano gli uomini a capo dei governi e della diplomazia, che sceglievano di dirimere i conflitti tra le nazioni attraverso lo strumento della guerra, a provocare dolore e spargimenti di sangue. Per questo motivo, negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento e nel corso del primo conflitto mondiale, chiesero più diritti e più democrazia per le donne e sollecitarono la loro partecipazione nelle decisioni sulle vicende nazionali e internazionali.

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Pierre Bourdieu, Il dominio maschile, Milano, Feltrinelli, 2009

L'ordine delle cose non è un ordine naturale contro il quale non si possa far nulla. È piuttosto una costruzione mentale, una visione del mondo con la quale l'uomo appaga la sua sete di dominio. Una visione talmente esclusiva che le stesse donne, che ne sono le vittime, l'hanno integrata nel proprio modo di pensare e nell'accettazione inconscia di inferiorità. Solo l'antropologo può restituire al principio che fonda la differenza tra maschile e femminile il suo carattere arbitrario, contingente, ma anche, contemporaneamente, la sua necessità sociologica. Bourdieu prende spunto dalle strutture androcentriche dei cabili in Algeria per dimostrare la continuità della visione fallocratica del mondo nell'inconscio di uomini e donne. Anche nelle donne che, secondo il sociologo francese, partecipano passivamente al dominio maschile. Ne risulta una denuncia, tanto più efficace politicamente in quanto scientificamente fondata, dei molti paradossi che il rapporto tra i generi finisce per alimentare, oltre a un invito a riconsiderare, accanto all'unità domestica, l'azione di quelle istanze superiori - la chiesa, la scuola, lo stato responsabili in ultima analisi del dominio maschile.

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Cecilia D’elia, Giorgia Serughetti, Libere tutte: dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio, Minimum fax, 2017

Dalla Polonia agli Stati Uniti di Trump, la libertà di scelta sull'aborto è sotto attacco. In tutto il pianeta la violenza di genere fa le sue vittime, portando le donne di nuovo nelle piazze. Su temi vivi e controversi che riguardano i corpi femminili - la prostituzione, la gestazione per altri, l'uso del velo islamico - si diffonde la tentazione di risposte repressive e punitive. Il femminismo del Novecento ha prodotto un cambiamento irreversibile, ma nel nuovo millennio le lotte delle donne non sono finite. La libertà femminile vive nel mondo, ma si scontra con resistenze e paternalismi di ogni sorta. Come riconoscere, difendere e promuovere l'autodeterminazione in un tempo in cui l'avanzata di forze conservatrici e integraliste mira a controllare la sessualità delle donne e la riproduzione, mentre il mercato cerca di trarne profitto? C'è ancora bisogno di femminismo. Questa parola, che alcuni hanno archiviato troppo presto, ritrova oggi il suo significato di battaglia per la libertà. Per tutte le donne. E per tutti gli uomini che vogliono camminare con loro.

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Paolo Ercolani, Contro le donne: storia e critica del più antico pregiudizio, Venezia, Marsilio, 2016

C'è una storia antica quanto il mondo. Ma nessuno l'ha mai raccontata. Perlomeno non in maniera sistematica e critica, ossia cercando gli strumenti concettuali e pratici per provare a superarla. Questa storia riguarda il pregiudizio contro le donne. Partendo dalle origini della civiltà occidentale (Esiodo, Omero, la Bibbia), dipanandosi poi attraverso il teatro greco e i grandi classici del secolare pensiero filosofico, religioso, politico e scientifico, il coro contro l'essere femminile è risultato assordante e compatto. Con argomentazioni sorprendentemente simili, pur provenienti da autori delle scuole più diverse - religiosi o atei, conservatori o progressisti, antichi o moderni - il consenso intorno al pregiudizio misogino ha rappresentato il più grande e atavico collante della cultura occidentale. Un gran discutere fra uomini per arrivare a stabilire l'inferiorità inemendabile dell'essere femminile, tanto da giustificare e anzi rendere scontata, opportuna e persino necessaria, la sottomissione al maschio. In questo libro Paolo Ercolani non si limita a ricostruire la storia del più antico preconcetto - tirando in ballo le responsabilità della filosofia, della religione e delle scienze in genere -, ma propone una nuova teoria della soggettività umana che possa agevolare il superamento di contrapposizioni e pregiudizi sessuali con i quali è arrivato il momento di fare i conti in maniera definitiva.

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Elisa Giomi, Sveva Magaraggia, Relazioni brutali: genere e violenza nella cultura mediale, Bologna, Il mulino, 2017

"Perché sedurla se puoi sedarla?", oppure "perché sedurla se puoi saldarla?": solo due esempi del livello di violenza e brutalità quotidianamente veicolate dai social in pagine che mescolano misoginia, omo/transfobia, razzismo, incitamenti alla pedofilia. Al centro di questa indagine, la violenza contro le donne, ma anche la violenza che dalle donne è agita, due fenomeni speculari benché di natura e portata assai diverse, che sono analizzati nella loro copertura mediale. Dalle serie tv a circolazione globale alle cronache nazionali, dalla musica alla pubblicità, muovendosi tra "factual" e "fictional", ciascuna delle due forme di violenza è esplorata attraverso molteplici raffronti tra il piano della realtà e il piano della rappresentazione, illustrando modelli, attori, dinamiche, radici, così come retoriche, estetiche, politiche.

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Ilaria Guidantoni e Maria Grazia Turri (a cura di), Il potere delle donne arabe, Milano, Udine, Mimesis, 2015

Il libro offre un panorama, in parte sconosciuto, delle relazioni private e sociali che caratterizzano la vita delle donne immerse in una cultura araba e islamica nel Nord Africa e in Medio Oriente. I diversi contributi si pongono l'obiettivo di riassumere e scalfire alcuni luoghi comuni che circondano il dibattito intorno a questo mondo femminile e intendono anche descrivere un insieme di problematiche che le donne si trovano a dover affrontare; alcune molto note, altre meno percorse dalla riflessione occidentale. Lo sguardo con il quale si è declinato il lavoro si incentra soprattutto su due paesi, la Tunisia e l'Iraq, ma si estende a tematiche che abbracciano aree territoriali fra loro molto diverse. La scelta di focalizzare l'analisi su queste due nazioni scaturisce dal fatto che le curatrici del libro hanno attinto alla loro esperienza personale nel tentativo di arricchire la riflessione con la conoscenza diretta, certe che è dall'esperienza personale che nascono molti interrogativi, pratici e teorici, anche perché il continuo flusso fra esperienze e riflessione sulle stesse ci modella e ci modifica e quindi varia i nostri comportamenti e i nostri sguardi sul mondo

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Chiara Guidi, La rivoluzione siamo noi, San Paolo, 2017

La rivoluzione siamo noi perché la rivoluzione ha coinvolto tutti, chi la determina e chi ne è spettatore più o meno consapevole, nessuna eroina in queste pagine, solo persone autentiche dalle cui esperienze positive e anche negative emergono fattori di un cambiamento profondo che tocca l'arte, la cultura, la scrittura, il pensiero politico ma anche il sentire quotidiano. Donne con l'ambizione di parlare a tutti, donne e uomini interessati a conoscere le storie di personalità che in azioni e pensiero hanno 'rivoluzionato' dal punto di vista culturale e sociale il nostro tempo. Non un libro al femminile ma un libro 'femminile', perché tante volte sono proprio le donne ad agire un cambiamento profondo nella società, con modalità e strumenti femminili ma non per questo meno incisivi. Un libro per conoscere persone speciali, per capire che il rosa non deve essere solo una 'quota' da proteggere o imporre, perché più che un colore, il rosa è un modo di essere, di sentire e di agire.

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Agnes Heller, Il lungo cammino delle donne, Roma, Castelvecchi, 2018

Gli esseri umani sono determinati dallo sguardo dell'Altro - così dice una delle tesi preferite di Sartre. Quando Simone de Beauvoir la applica alla situazione delle donne, non solo sembra funzionare, ma dischiude anche un nuovo orizzonte per la nostra autocomprensione. Le donne sono determinate dallo sguardo degli uomini. Lo sono sempre state, e continuano a esserlo, in certa misura, ancora oggi.

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Rose Mcgowan, Brave: il coraggio di parlare, HarperCollins Italia, 2018

Rose McGowan è cresciuta in una setta religiosa, e da adulta è entrata a far parte di un'altra setta, molto più visibile: Hollywood. Nata e cresciuta nel ramo italiano dei Bambini di Dio, dal quale è fuggita di notte con la famiglia attraverso i campi di grano, si è trasferita negli Stati Uniti e a tredici anni è scappata di casa. Per un periodo ha vissuto per strada come una punk, finché non è stata "scoperta" a Los Angeles e nel giro di una notte è diventata una delle attrici più desiderate di Hollywood. In quello strano mondo in cui era continuamente in mostra, esposta al giudizio del pubblico, vista come un oggetto sessuale, ben presto la fama si è trasformata in un incubo. Rose si è rifugiata allora nello spazio privato della propria mente, come era solita fare da piccola, e in relazioni di reale valore. Ogni dettaglio della sua vita personale è diventato pubblico, e la realtà di un'industria fortemente sessista è emersa in ogni copione, ruolo, apparizione pubblica e copertina. La macchina di Hollywood l'ha confezionata come un sex-symbol, si è appropriata della sua immagine e della sua identità e l'ha commercializzata per trarne profitto. Hollywood si aspettava che Rose sarebbe rimasta in silenzio, che avrebbe collaborato e avrebbe continuato sulla stessa strada di sempre. Lei invece si è ribellata, ha affermato la propria identità e fatto sentire la propria voce. Una voce spontanea, coraggiosa, vittoriosa, arrabbiata, intelligente, feroce, sfacciata, controversa e soprattutto autentica. A metà tra un memoir e un manifesto, BRAVE è un libro crudo, onesto e intenso, che racconta senza remore e senza esclusione di colpi l'ascesa di un'icona dei millennials: attivista intrepida e forza inarrestabile verso il cambiamento, Rose McGowan ha scelto di rivelare la verità sul mondo dello spettacolo, smantellare il concetto di notorietà e mettere sotto i riflettori un mondo multimilionario costruito sulla misoginia, per dare a tutte le persone in ogni parte del mondo la possibilità di aprire gli occhi ed essere coraggiose.

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Adele Nunziante Cesàro, Identità di genere e cura: generatività e genealogia del femminile, Milano, Angeli, 2017

Lo "spazio cavo" del corpo della donna e le sue vicissitudini fantasmatiche sono il punto di partenza del volume per ripercorrere un iter teorico che restituisce valore alla peculiarità dell'universo femminile. Infatti, la capacità dell'accoglienza e della separazione incarnata nel corpo femminile costituisce il sapere della cura e la competenza nel tessere e mantenere le relazioni. Il testo è un percorso attraverso gli scritti più significativi che caratterizzano il lavoro di Adele Nunziante Cesàro, l'autrice che ha approfondito quanto le differenze psicosessuali contribuiscono a formare l'identità di genere dell'uomo e della donna dalle prime fasi della vita. Nell'ambito della teoria psicoanalitica, a partire da Freud ma in un puntuale dialogo con le prospettive contemporanee, il testo si interroga infatti sugli aspetti che colorano di specificità l'essere donna. È davvero un libero desiderio quello della maternità? E di madre in figlia quali ferite iscritte nel corpo e nella mente vengono trasmesse? Ancora, nella società contemporanea in che modo si declinano le relazioni tra maschile e femminile nei fenomeni che riguardano il mondo virtuale, la violenza coniugale e la mercificazione del corpo? Nel rispondere a tali interrogativi i saggi raccolti offrono l'opportunità di seguire l'evoluzione del pensiero dell'autrice.

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Rossella Palomba, Sognando parità: occupazione e lavoro, maternità, sesso e potere, povertà e violenza: le pari opportunità, se non ora quando?, Milano, Ponte alle Grazie, 2013

Attesa di parità delle donne italiane, spazi di occupazione e professionale, potere e ruoli decisionali nelle imprese, in politica, nella scienza. Fotografia attuale di un paese sviluppato ed evoluto dal punto di vista delle leggi e del diritto, ma dove la parità sostanziale è un traguardo lontano.

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M. Pasinati, Insegnare la libertà a scuola. Proposte educative per rendere impensabile la violenza maschile sulle donne, Carocci, 2017

Oggi da molte parti si riconosce la necessità che la scuola si faccia protagonista del cambiamento indispensabile per affrontare il grave problema della violenza maschile sulle donne, segno evidente dell'incapacità degli uomini di misurarsi con la libertà femminile. Perché le giovani generazioni possano cominciare a sperimentare forme di convivenza civile e non violenta fra i sessi è però essenziale un agire educativo non episodico, ma capace di modificare l'assetto su cui tale violenza trova il suo fondamento: una cultura centrata su un unico soggetto, il maschile. La prima mossa per il cambiamento culturale che renderà inviolabile il corpo femminile e impensabile la violenza degli uomini passa, infatti, per l'inviolabilità delle menti delle donne. Occorre allora scompaginare l'intero impianto pedagogico e le discipline insegnate; valorizzare la presenza femminile nella cultura e nella storia; cercare modi non neutri per interpretare saperi e società; trovare nuovi linguaggi per raccontare uomini e donne, al di là degli stereotipi; utilizzare un linguaggio sessuato, rispettoso dei due soggetti. […]

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Francesca Rigotti, De senectute, Torino, Einaudi 2018

Questa non è un'epoca per vecchi: nell'orgia di giovanilismo che contraddistingue i nostri giorni, donne e uomini anziani sono esposti a una sorta di rottamazione che nasce da un ingiustificato astio verso rughe e capelli bianchi, accompagnato da una ancora più ingiustificata esultanza per la giovinezza, della quale poco ci manca che si torni a cantarla "primavera di bellezza". Ma se la vecchiaia è una stagione della vita, una condizione del vivente che è lì per chiunque la raggiunga, che senso ha, ci chiediamo, parlare specificamente di vecchiaia delle donne? Non esiste una differenza delle qualità delle donne e degli uomini di tipo naturale, essenziale, oggettivo, genetico; esistono solamente pregiudizi maturati nel tempo. Sulla vecchiaia delle donne pesano però eredità di comportamenti e "vestigia di gender", tra le quali sicuramente quella della sterilità, del venir meno della capacità di procreare che colpisce le donne diversi anni e addirittura decenni prima degli uomini.

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Rebecca Solnit, Gli uomini mi spiegano le cose, Ponte alle grazie, 2017

«Gli uomini (alcuni uomini) spiegano le cose, a me come ad altre donne, indipendentemente dal fatto che sappiano o no di cosa stanno parlando. Mi riferisco all'arroganza che, a volte, mette i bastoni tra le ruote a tutte le donne, in qualsiasi settore, che le trattiene dal far sentire la propria voce e che schiaccia le più giovani nel silenzio insegnando, così come fanno le molestie per strada, che questo mondo non appartiene a loro.»
Ci sono molti modi per sottomettere una donna. Ci sono molti modi per sentirsi superiori, più forti, più bravi, più colti, più sapienti, più potenti. La sopraffazione non passa solo per la violenza fisica, l'umiliazione, la dipendenza economica, ma anche da meccanismi più semplici, da comportamenti più sottili e socialmente accettati da tutti. La violenza sulle donne comincia proprio da qui, da una conversazione dove le donne vengono messe a tacere. Cosa non funziona in queste conversazioni? Gli uomini pensano di sapere cose che le donne non sanno, e la Solnit spiega perché questo succede e sottolinea l'aspetto ridicolo dell'arroganza degli uomini. Ma il problema diventa serio quando una donna viene messa a tacere da un uomo e quello che aveva da dire è: sta cercando di uccidermi.

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Elise Thiebaut, Questo è il mio sangue, Einaudi, 2018

Perché ancora oggi le mestruazioni sono un argomento di cui ci si vergogna, che discrimina le donne? Perché per definirle usiamo perifrasi come «Ho le mie cose», «Sono indisposta», «Ho il ciclo»? Perché ci imbarazza cosí tanto il modo in cui funzionano i nostri corpi? E se fossero gli uomini ad averle? Un saggio brillante, ironico, provocatorio che affronta un tabú millenario. Perché è giunto il momento della rivoluzione mestruale. Per quasi quarant'anni, ossia per circa 2400 giorni, le mestruazioni accompagnano la vita di ogni donna. Eppure rimangono un argomento circondato da silenzio e vergogna. Perché abbiamo tanta paura di un processo naturale che ci permette di dare la vita? Come mai ci affrettiamo a nascondere nella borsa gli assorbenti quando capita di tirarli fuori per sbaglio? Perché bisbigliamo «mestruazioni» mentre siamo pronti a gridare insulti di ogni tipo? Mescolando antropologia, storia, ecologia, medicina ed esperienza personale, Élise Thiébaut affronta un argomento delicato e insospettabilmente accattivante, riuscendo con la sua prosa vivace a dimostrare quanto sia complesso il principale protagonista della vita femminile. E quanto le superstizioni, le leggende, i non detti, abbiano influito per secoli sulla discriminazione delle donne. Sorprendente, chiaro, scientificamente accurato, Questo è il mio sangue , oltre a essere un appassionante viaggio alla scoperta di un fenomeno naturale come mangiare, bere, dormire, fare l'amore, è anche un manifesto della rivoluzione mestruale in atto. Perché parlare apertamente di mestruazioni significa, per ogni donna, accedere a una nuova consapevolezza di sé, del proprio corpo e della propria identità.

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S. Vaccaro, Violenza di genere. Saperi contro, Mimesis, 2016

La violenza di genere, e soprattutto la violenza maschile sulla donna che culmina nel femminicidio, è un tratto patologico impressionante della nostra civiltà contemporanea. Difficile dare una spiegazione tutta racchiusa nelle biografie sovente contorte dei perpetratori di violenza o nelle storie difficili di convivenza tra partner ai quali risulta impossibile lasciarsi senza rancore e senza atti di inaudita violenza, soprattutto maschile. Una serie di docenti dell'Università di Palermo ha ritenuto opportuno, anche in base alle istanze provenienti dal territorio e dalla comunità studentesca, interrogarsi su questa dinamica affrontandola da diverse prospettive: antropologica, psicologica, giuridica, politica, filosofica, sociologica, mediatica, proprio per offrire una molteplicità di apporti utili per concatenare diverse "ragioni" di comprensione della violenza. Compongono il volume, altresì, interventi di studiose affermate delle questioni di genere, quali le filosofe M. Nussbaum, J. Butler e B. Hooks, l'antropologa F. Héritier, la storica M. Perrot, la politologa M. Calloni. Il libro racchiude in appendice un utile compendio dei principali testi normativi internazionali e nazionali di contrasto alla violenza di genere.

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Adriana Valerio, Il potere delle donne nella Chiesa: Giuditta, Chiara e le altre, Bari, Roma, Laterza, 2016

Con la proposta di papa Francesco di istituire una commissione di studio sul diaconato femminile, servizio antico ma desueto, si intravede per la prima volta in questo millennio una prospettiva nuova e importantissima che potrebbe aprire all'ingresso delle donne al sacerdozio. Ma quale è stata fino a oggi la presenza della donna nella Chiesa? Quali il ruolo e la missione attribuiti alle donne all'interno dei testi sacri? Quali gli effettivi spazi di potere e di governo consentiti? Adriana Valerio risponde a queste domande in pagine suggestive, dense di storia e di riflessione. Ci presenta le straordinarie figure di donne che si ribellano al potere maschile nell'Antico Testamento; ci mostra la rivoluzione del Vangelo, che intende capovolgere letteralmente tutte le vecchie logiche di dominio; ricostruisce le vicende storiche di figure femminili che hanno esercitato il potere, o nella modalità carismatica dell'esempio di vita o nell'effettiva gestione del governo delle cose di questo mondo: profetesse, sante, badesse, mistiche. Sullo sfondo, una domanda radicale: è giusto che le donne aspirino al potere così come gli uomini l'hanno configurato? O una Chiesa che si ispiri al Vangelo e che riconosca con pari dignità il contributo delle donne e degli uomini non dovrebbe al contrario ridimensionare per tutti l'esercizio del potere riportandolo nei termini del servizio?

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Nicla Vassallo [a cura di], La donna non esiste: e l'uomo? Sesso, genere e identità, Torino, Codice, 2017

Negli ultimi anni il dibattito sul rapporto tra sesso, identità e genere si è intensificato. In pochi però se ne interessano, e molti purtroppo parlano a sproposito. I contributi raccolti in questo volume gettano su questi temi uno sguardo innovativo, multidisciplinare e spesso ribelle. Gli stereotipi oggi dominanti (e limitanti) di sesso e gender vengono superati, per concedere a ogni essere umano la propria individualità. Inoltre vengono affrontate alcune questioni cruciali. Quanti sono i sessi? come si pone la biologia di fronte alla classificazione della appartenenza al sessi e alla multidimensionalità dell'identità di genere? Come la bioetica ripensa l"'umano" dopo il superamento del binarismo sessuale? Le nostre città marginalizzano gli individui la cui vita sociale e privata non può essere ingabbiata in spazi specializzati? Che tipo di medicina è la medicina di genere? In quali modi il neurosessismo continua a manifestarsi nel rapporto comunicativo tra scienza e società civile?

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Romanzi

Pur da generi diversi, i romanzi selezioni esprimono un’attenzione particolare ai rapporti di forza nelle relazioni uomo-donna. Si muovono sul piano della biografia, con storie di violenza subita e affreschi di donne esemplari per forza e coraggio; della ricostruzione storica di epoche passate; della fantascienza, attraverso racconti di mondi immaginati e società distopiche soggiogate da totalitarismi, puritanesimo, o in mano alle donne, secondo dinamiche e eschemi che sovvertono usanze antiche.

Rileggiamo così Alice Sebold con Lucky (ora ripubblicato, dopo quasi 20’anni dalla prima uscita, con una nuova introduzione dell’autrice), accanto a Marie Benedict de La donna di Einstein, o Helena Janeczek, La ragazza con la Leica.

Ma anche la Le Guin, da poco scomparsa, in La mano sinistra delle tenebre o Margaret Atwood ne Il racconto dell’ancella, come pure scopriamo il recente Ragazze elettriche di Naomi Alderman. E per un viaggio nel passato: Le assaggiatrici di Rosella Postorino, L'eredità delle dee: una misteriosa storia dai Carpazi Bianchi di Kateřina Tučková, o Chimate la levatrice di Jennifer Worth...

 

 

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Naomi Alderman, Ragazze elettriche, Milano, Nottetempo, 2017

In questo romanzo visionario dai toni fantascientifici, Naomi Alderman costruisce una perturbante distopia che è anche una parabola sul potere e sulle sue perversioni. In un tempo imprecisato ma molto vicino al nostro presente, nel mondo comincia all'improvviso a verificarsi uno strano fenomeno: prima le ragazze, e poi le donne in generale, sviluppano la capacità di infliggere dolore e morte tramite scariche elettriche emanate dalle loro mani e attivate da una misteriosa "matassa" collocata sulle clavicole. Si innesca cosi un'inedita gerarchia di potere - in cui gli uomini sono ridotti in schiavitù, seviziati e uccisi - che è anche un'imprevista evoluzione dei rapporti tra i sessi e l'impulso a un nuovo ordine globale, con esiti inarrestabili e catastrofici. "Ragazze elettriche" scompagina il racconto del futuro prossimo e penetra nelle vene della crudeltà che abita ineludibilmente, come uno stigma, la conquista e l'esercizio del potere.

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Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella, Milano, Ponte alle grazie, 2004

Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell'anarchia, c'era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da».
«Il racconto dell'ancella, narrato da una donna di nome Difred, è ambientato in un regime totalitario e teocratico che priva le donne di qualsiasi potere. Molti sostengono che sia una lettura di vitale importanza nell'era di Trump, forse anche più preveggente e forte di 1984» - Vanity Fair
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c'è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull'intreccio tra sessualità e politica. Quello che l'ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

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Marie Benedict, La donna di Einstein, Milano, Piemme, 2017

C'è un personaggio nella vita di Albert Einstein senza il quale la sua storia - e la nostra - non sarebbero quello che sono. Fu il suo più grande amore, ma anche qualcosa di più: la donna che lo ispirò, lo incoraggiò e lo aiutò a concepire quella formula che avrebbe cambiato il mondo. Mitza Maric era sempre stata diversa dalle altre ragazzine. Appassionata di numeri, fu la prima donna a iscriversi a fisica all'università di Zurigo, più interessata a quello che non a sposarsi come la maggior parte delle sue coetanee. E quando a lezione incontrerà un giovane studente di nome Albert Einstein, la vita di entrambi prenderà la strada che era fin dall'inizio scritta nel destino. La loro sarà un'incredibile unione di anime e menti, un amore romanzesco e tormentato, destinato a finire e, allo stesso tempo, a restare nella storia. Marie Benedict firma un romanzo potente, intenso e romantico, che è un ritratto di due figure straordinarie, un incredibile affresco storico, e al tempo stesso la grande storia di un amore.

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Isabella Della Spina, L’amante alchimista, Milano, Piemme, 2017

1527. Alla vigilia del sacco di Roma, Isabella d'Este apre le porte del suo palazzo ad aristocratici e notabili per dare loro riparo, ma consegna alle truppe pontificie una delle sue ospiti: la magista Margherida de' Tolomei, sacrificata in cambio della berretta cardinalizia per il figlio minore. Papa Clemente VII ha posto quell'unica condizione, e Isabella non ha avuto scampo, anche se Margherida è stata per lei in passato più che un'amica. Così la donna, avanti negli anni, viene condotta in ceppi a Castel Sant'Angelo e rinchiusa in una cella angusta con due giovani, sospettate di stregoneria, in attesa di conferire con il Papa in persona. Mentre le truppe imperiali e i lanzichenecchi, seguaci di Lutero, mettono a ferro e fuoco la città, Margherida ripercorre con nuovo sguardo la sua esistenza. Figlia del dotto Cornelio, profonda conoscitrice del potere delle erbe, degli influssi astrali, grande alchimista, ha sempre cercato il segreto della Pietra Filosofale; forse è questo che il Papa, nipote di Lorenzo il Magnifico, vuole ottenere da lei? Ricordi, dubbi, inquietudini si affollano nella sua mente: l'amicizia con Caterina Sforza e con le donne più affascinanti e potenti del suo tempo, le corti italiane raffinate e corrotte, il sangue delle congiure, la violenza della ragion di stato, il tormentato amore per il giovane conte Pico della Mirandola, il piacere dei sensi, le aspirazioni dell'intelletto, il dolore che piega il corpo. Una vita piena, la sua; una vita che ora deve difendere con tutta sé stessa senza svelarne i segreti.

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Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, Milano, Guanda, 2017

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l'amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l'irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt'altro motivo, a dare l'avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l'ascesa del nazismo, l'ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l'ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

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Ursula K. Le Guin, La mano sinistra delle tenebre, Milano, Nord, 1984

Il romanzo racconta la storia di un solitario messaggero, Genly Ai, e della sua missione su Inverno, un pianeta sconosciuto e ghiacciato, i cui abitanti possono scegliere - e cambiare - il proprio sesso. Scopo della missione è accelerare l'ingresso di Inverno nell'Ecumene, la lega dei mondi civilizzati, e per far ciò Ai dovrà farsi strada nelle sottili trame dei governanti, si troverà a combattere per la sua stessa sopravvivenza ma, soprattutto, dovrà essere pronto ad aprirsi a un mondo nuovo e diverso e a confrontarsi con una sfida più alta: che cosa è "alieno" e che cosa è "umano"?

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Caitlin Moran, Ci vogliono le palle per essere una donna, Milano, Sperling & Kupfer, 2012

A tredici anni, Caitlin Moran è una ragazzina cicciottella, senza amici, perennemente presa in giro dai maschi. E il giorno del suo compleanno, tra una torta/baguette con il Philadelphia e una "lista delle cose da fare prima dei diciotto anni", ecco che la assale il dubbio da un milione di sterline: ma come si fa a diventare una donna? Oltre vent'anni dopo, ripercorrendo le esperienze che l'hanno aiutata a crescere, Caitlin prova a rispondere a quell'interrogativo. Partendo da un dato di fatto: non c'è mai stato un momento migliore nella storia per essere una donna. C'è il diritto di voto, la pillola anticoncezionale, e bruciare le streghe sul rogo è ormai decisamente poco glamour. Ma allora: abbiamo ancora bisogno del femminismo, oggi? Sì, se il femminismo non è quello delle accademie e dei talk-show in seconda serata. Sì, se il femminismo si occupa non solo di cose (importanti, per carità) come la disparità di retribuzione, la circoncisione femminile nel Terzo Mondo, la violenza domestica, ma anche di questioni più banali e quotidiane come la masturbazione, la depilazione, le micro-mutandine, l'irresistibile attrazione per il cioccolato, le borsette da mille euro e le tette rifatte. Sì, perché ogni donna non può che essere femminista, e perché il femminismo secondo Caitlin è decisamente divertente. Come questo libro.

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Caitlin Moran, Come diventare una ragazza, Milano, Bompiani, 2015

Cosa fa un'adolescente quando scopre che gli insegnamenti dei genitori sono insufficienti per affrontare la vita? È il 1990. Johanna Morrigan ha 14 anni, un padre strampalato, eterno aspirante star del rock, una madre paziente e remissiva, un fratello maggiore e un fratellino, Lupin, dagli occhi grandi "come due pianeti blu che ruotano nella galassia del suo cranio". Un giorno, dopo l'ennesima delusione suscitata da una promessa di futuro che entra dalla porta ed esce con disinvoltura dalla finestra, Johanna Morrigan dice basta! Decide di cambiare tutto e trasformarsi in Dolly Wilde, di lasciare Wolverhampton e intraprendere una nuova vita, fatta di avventura, sesso, letture erotiche, musica. Dolly Wilde è un'eroina gotica, con la parlantina sciolta, senza alcuna inibizione, alla conquista del piacere, degli uomini, di Londra. Sarà lei, Dolly, a salvare la sua famiglia sempre più in affanno economico, come Jo in Piccole donne, o come le sorelle Bronté (senza pensare minimamente di morire giovane). Ma cosa succede quando Johanna realizza che Dolly, il personaggio che lei stessa ha costruito pezzo per pezzo, ha un enorme difetto? Dopotutto, una scatola di dischi, molto sesso, e una testa piena di libri possono bastare per diventare una ragazza?

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Rosella Postorino, Le assaggiatrici, Milano, Feltrinelli, 2018

La prima volta in cui Rosa Sauer entra nella stanza in cui dovrà consumare i suoi prossimi pasti è affamata. «Da anni avevamo fame e paura», dice. Siamo nell'autunno del 1943, a Gross-Partsch, un villaggio molto vicino alla Tana del Lupo, il nascondiglio di Hitler. Ha ventisei anni, Rosa, ed è arrivata da Berlino una settimana prima, ospite dei genitori di suo marito Gregor, che combatte sul fronte russo. Le SS posano sotto ai suoi occhi un piatto squisito: «mangiate» dicono, e la fame ha la meglio sulla paura, la paura stessa diventa fame. Dopo aver terminato il pasto, però, lei e le altre assaggiatrici devono restare per un'ora sotto osservazione in caserma, cavie di cui le SS studiano le reazioni per accertarsi che il cibo da servire a Hitler non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso di quella mensa forzata, sotto lo sguardo vigile dei loro carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano, con lo scorrere dei mesi, alleanze, patti segreti e amicizie. Nel gruppo Rosa è subito la straniera, la "berlinese": è difficile ottenere benevolenza, tuttavia lei si sorprende a cercarla, ad averne bisogno. Soprattutto con Elfriede, la ragazza più misteriosa e ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva un nuovo comandante, Albert Ziegler. Severo e ingiusto, instaura sin dal primo giorno un clima di terrore, eppure - mentre su tutti, come una sorta di divinità che non compare mai, incombe il Führer - fra lui e Rosa si crea un legame speciale, inaudito.

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Karen Rinaldi, A cosa servono gli uomini: il piano di Maggie, Roma, Rizzoli, 2016

New York. Anna, Isabel, Beth e Maggie sono amiche e donne in carriera. Insieme lavorano alla Red Hot Mama, una startup di successo che produce e vende biancheria sexy per signore incinte e neo mamme. Anna è sempre di corsa, ha un marito disoccupato e due figli a cui dedica troppo poco tempo. Sua sorella Isabel è incinta e in preda a una tempesta ormonale che la porta a tradire Sam, marito amorevole ma spesso in viaggio, con Christopher, una vecchia fiamma che le aveva spezzato il cuore. Beth invece, con forza, dedizione e un pizzico di leggerezza ha deciso di dedicarsi a Paul, il suo ex marito affetto da AIDS. Poi c'è Maggie, che vive con John, professore associato di storia del cinema avvolto da un'aura intellettuale; nel passaggio da amante a marito John però è diventato noioso e pigro, e a Maggie basta lo sguardo ammiccante di uno sconosciuto per capire che ha bisogno di un piano. Tutte con segreti e battaglie quotidiane da combattere e vincere, le quattro protagoniste di "A cosa servono gli uomini" si ritrovano a dover compiere scelte importanti che mettono in gioco il loro ruolo di donne, madri e mogli. La domanda che le terrà unite e le sosterrà è semplice e brutale: ma gli uomini servono ancora?

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Alice Sebold, Lucky, E/O, 2018

Il romanzo di Alice Sebold era uscito per la prima volta negli USA nel 1999 e in Italia nel 2003
«Sono passati trentasei anni da quando sono stata violentata, diciotto dalla prima edizione di Lucky, e solo due mesi da quando un molestatore seriale nonché orgoglioso palpeggiatore di figa è stato eletto quarantacinquesimo presidente di questi Stati Uniti. (...) Questa edizione di Lucky è dedicata a tutti coloro che hanno subìto una qualunque forma di abuso sessuale. Quando agiamo in gruppo siamo più forti che mai» - (Dalla nuova introduzione scritta da Alice Sebold nel 2017.)
«Sei fortunata» si sentì dire Alice dal poliziotto che raccolse la deposizione dopo lo stupro da lei subìto quando aveva 19 anni. «Una ragazza fu stuprata e smembrata in quel luogo tempo fa». Il senso di questa controversa fortuna è il tema sul quale l’autrice torna sistematicamente nel corso del suo libro che è a un tempo drammatica testimonianza, lucida e spregiudicata indagine sulla violenza e le sue conseguenze e sconcertante ritratto autobiografico, denso di candore e acutezza psicologica, anticonformista e ironico, pieno di dolore e legittima ribellione. Alice, condannata dalla violenza alla solitudine e alla discriminazione, costretta a vivere in un mondo che ha solo due colori, ciò che è sicuro e ciò che non lo è, “rovinata” agli occhi di familiari, amici e fidanzati, riuscirà con coraggio a superare prove durissime per vivere in un mondo dove orrore e amore convivono. Lucky è anche un resoconto illuminante sulla tortuosa e insolita genesi di un talento letterario tra i più innovativi della scena letteraria internazionale.

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B. Singer, Keyla la rossa, Milano, Adelphi, 2017

A Keyla la Rossa nessuno resiste: né Yarme - un seducente avanzo di galera -, né il giovane e fervido Bunem - che pure era destinato a diventare rabbino come suo padre -, né l'ambiguo Max. Se questo magnifico libro è rimasto praticamente inedito fino a oggi, è forse perché Singer esitava a mettere sotto gli occhi dei lettori goy il «lato oscuro» di quella via Krochmalna da lui resa un luogo letterariamente mitico. In Keyla la Rossa si parla infatti in modo esplicito di due argomenti tabù: la tratta, a opera di malavitosi ebrei, di ragazze giovanissime, che dagli shtetl dell'Europa orientale venivano mandate a prostituirsi in Sudamerica, e l'ignominia di un ebreo che va a letto sia con donne che con uomini. Alle turbinose vicende dei quattro protagonisti (e dei numerosi, pittoreschi comprimari) fa da sfondo, all'inizio, la vita brulicante, ardente, odorante e maleodorante del ghetto in cui era confinata, in condizioni di estrema miseria, la comunità ebraica di Varsavia, e poi quella, non meno miserabile e caotica, delle strade di New York in cui si ammassavano gli emigrati nei primi decenni del secolo scorso: affreschi possenti, che non a caso molti hanno accostato a quelli ottocenteschi di Dickens e Dostoevskij.

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Kathryn Stockett, L’aiuto, Milano, Mondadori, 2009

È l'estate del 1962 quando Eugenia "Skeeter" Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l'università lontano da casa. Per sua madre, però, il fatto che si sia laureata conta ben poco: l'unica cosa che vuole per la figlia è un buon matrimonio. Ma Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo e sogna in segreto di diventare scrittrice. L'unica persona che potrebbe comprenderla è l'amatissima Constantine, la governante che l'ha cresciuta, ma la donna sembra svanita nel nulla. Come Constantine, anche Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha un candore e una pulizia interiore che abbagliano: per un tozzo di pane ha allevato amorevolmente uno dopo l'altro diciassette bambini bianchi. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio, morto in un incidente sul lavoro tra l'indifferenza generale. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi
. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo per le sue intemperanze, fino a quando è assunta da una signora nuova del posto, che per la sua bellezza vistosa e le origini modeste è messa al bando dalla buona società bianca. Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi.

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Kateřina Tučková, L'eredità delle dee: una misteriosa storia dai Carpazi Bianchi, Rovereto, Keller, 2017

Sulle montagne dei Carpazi, nella comunità di ?ítková, vive da sempre una stirpe di donne dotate di poteri eccezionali. Guaritrici, preveggenti, tramandano la loro arte di madre in figlia e vengono chiamate "dee". Dora Idesová è l'ultima di questa discendenza, ma non ha ereditato nessuna arte. Rimasta orfana è passata alle cure di zia Surmena fino a quando anche quest'ultima scompare dietro le mura di una clinica psichiatrica. Dora finisce così in collegio, cresce, studia Etnografia e trova lavoro presso l'Accademia delle Scienze di Brno. Quando negli anni Novanta vengono resi pubblici gli archivi della polizia segreta, Dora - che nel frattempo sta scrivendo un saggio riguardante le "dee" - inizia le sue ricerche e si imbatte nel dossier sulla zia, la dea Surmena... Ben presto quella di Dora si trasforma in un vero e proprio viaggio nelle ombre e nei segreti del passato. Riesce a ricostruire il tragico destino di tutta la sua famiglia, legato a un'antica maledizione, ma anche intrecciato alle vicende che hanno segnato il Paese e hanno messo i poteri delle dee al centro degli interessi dei nazisti prima e dei comunisti poi. Un destino cui nemmeno Dora riuscirà a sfuggire...

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Ann e Jeff Vandermeer [a cura di], Le visionarie: fantascienza, fantasy e femminismo: un'antologia, Roma : NERO, 2018

Ventinove racconti scelti dalla coppia Ann e Jeff VanderMeer ("Weird Tales", "Trilogia dell'Area X") con il meglio della narrativa fantastica declinata in chiave femminista; ventinove autrici sia classiche che contemporanee per un'antologia che proietta il presente in direzione di mondi a volte avveniristici e a volte surreali, investendo di nuova luce i meccanismi che sottendono non solo la costruzione dell'identità sessuale, ma anche il potere stesso. Coordinamento per l'edizione italiana a cura di Claudia Durastanti e Veronica Raimo. Racconti di Eleanor Arnason, Kelly Barnhill, Octavia E. Butler, Leonora Carrington, Angelica Carter, L. Timmel Duchamp, Carol Emshwiller, Kelley Eskridge, Angélica Gorodischer, Hiromi Goto, Eileen Gunn, Leena Krohn, Tanith Lee, Ursula K. Le Guin, Rose Lemberg, Pat Murphy, Nnedi Okorafor, Susan Palwick, Kit Reed, Anne Richter, Joanna Russ, Pamela Sargent, Rachel Swirsky, Vandana Singh, Karin Tidbeck, James Tiptree Jr., Catherynne M. Valente, Élisabeth Vonarburg.

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Jennifer Worth, Chiamate la levatrice, Palermo, Sellerio, 2014

La cronaca, quasi un diario, delle giornate di una levatrice nell'East Side di Londra inizi anni Cinquanta. Con lei si entra nella realtà delle Docklands, vite proletarie che sembrano immagini della plebe ottocentesca più che cittadini lavoratori del democratico Novecento. Si entra in questa desolazione impensabile con una voglia di verità quotidiana raramente riscontrabile in un libro, ma anche con una rispettosa allegria, con la sicura fiducia che quel mondo stia per finire, senza rimpianti, grazie ai radicali cambiamenti apportati dal Sistema sanitario nazionale appena nato. Come poi fu, almeno fino ad oggi. La fresca verve di Jennifer Worth, nel trattare una materia così cruda, crea una formula ingegnosa (e di grande successo sia letterario che come fiction televisiva). L'eroismo quotidiano di interventi clinici spesso drammatici, si mescola alla denuncia sociale, alla fiamma inestinguibile dei sentimenti umani, e alla ricchissima quantità di storie e ritratti. Accanto a questi, la galleria, tenera, nobile e a tratti comica, delle giovani levatrici e delle suore del convento di Nonnatus House, da cui le ragazze dipendevano professionalmente e dove abitavano. Su questa testimonianza aleggia un lieve "effetto Dickens" con un tocco di innocente gaiezza, che però non nasconde un monito evidente a favore delle politiche sociali solidaristiche, a non smantellare, per la scarsa memoria del passato, gli strumenti che hanno permesso di diffondere dignità umana.

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Film

10 film, 10 storie di donne. Commesse, sarte, scienziate, medici, pioniere dei movimenti femministi, attrici, manager: diverse le estrazioni sociali, le professioni, le scelte e gli stili di vita ma comuni l’anelito di libertà e di autodeterminazione, anche contro le aspettative e le convenzioni sociali.

Per i dvd non ancora prestabili per motivi di copyright, si ricorda che la fruizione è momentaneamente limitata alla consultazione interna, fino alla data indicata da opac.

 

 

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Amiche da morire, un film di Giorgia Farina, Italia, 2013

In una piccola isola del sud Italia, divisa tra modernità e retrogrado tradizionalismo, si snodano le vite di tre donne, che malgrado le notevoli diversità si trovano costrette a far fronte comune per salvarsi la pelle. Gilda, una bellezza verace venuta dal continente, che da anni sbarca il lunario facendo il mestiere più antico del mondo; Olivia, una giovane moglie da manuale, bella ed elegante che suscita le invidie delle donne per la sua vita idilliaca accanto a un bel marito; Crocetta il brutto anatroccolo che si mormora porti iella a qualsiasi sventurato le si avvicini e tenti di conquistarla. A complicare la loro vita arriva un fiero quanto brusco commissario di polizia, Nico Malachia. Il commissario intuisce che le tre nascondono un segreto...

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Carol, Todd Haynes, Gran Bretagna, USA, Australia, 2015

New York,1952. Therese Belivet è una ventenne che lavora come commessa in un grande magazzino a Manhattan sognando una vita piú gratificante. Un giorno incontra Carol, una donna attraente intrappolata in un matrimonio di convenienza e senza amore. Tra loro scatta immediatamente un'intesa, e l'innocenza del loro primo incontro piano piano svanisce al progressivo approfondirsi del loro legame.

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The dressmaker : il diavolo è tornato, regia di Jocelyn Moorhouse, Australia, 2015

Tilly Dunnage, affascinante e talentuosa sarta e creatrice di moda, dopo anni trascorsi in diversi atelier di moda parigini, torna in Australia per stare accanto a Molly, l'eccentrica madre. Tilly si innamora di Teddy, uomo dall'animo puro e sincero e, armata di ago, filo e grande esperienza, trasforma le donne di Dungatar, l'angusta città natale, infliggendo una sottile vendetta ai suoi detrattori.

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Francesca, un film di Bobby Pǎunescu, Romania, 2009

Francesca è una ragazza romena che "compra" un lavoro in Italia per 3.000 euro decisa ad aprire un asilo multietnico a Sant'Angelo Lodigiano, cioè proprio nel paesino lombardo da cui prese le mosse Francesca Cabrini, l'intraprendente suora che alla fine dell'Ottocento fece del sostegno agli italiani emigrati in America la missione della sua vita.

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La pazza gioia, un film di Paolo Virzì, Italia/Francia, 2016

Beatrice Morandini Valdirana ha tutti i tratti della mitomane dalla loquela inarrestabile. Donatella Morelli è una giovane madre tatuata e psicologicamente fragile a cui è stato tolto il figlio per darlo in adozione. Sono entrambe pazienti della Villa Biondi, un istituto terapeutico per donne che sono state oggetto di sentenza da parte di un tribunale e che debbono sottostare a una terapia di recupero. E qui che si incontrano e fanno amicizia nonostante l'estrema diversità die loro caratteri. Fino a quando un giorno, approfittando di una falla nell'organizzazione, decidono di prendersi una vacanza e di darsi alla pazza gioia.

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La scelta di Barbara, scritto e diretto da Christian Petzold, Germania, 2012

“Estate 1980. A causa di una richiesta di visto di uscita dalla Germania Est Barbara, una dottoressa, viene trasferita da Berlino in un ospedale di campagna. Il suo fidanzato Jörg, che vive all'Ovest sta pianificando la sua fuga. Barbara svolge con scrupolo il suo lavoro di chirurgo pediatra ma si tiene a distanza dai colleghi che pensa di dover frequentare ancora per poco tempo. Il primario Andre è però interessato a lei e non solo professionalmente. Man mano che il giorno della fuga si avvicina la situazione per Barbara, tenuta sotto stretto controllo dalla Stasi (la polizia politica) si complica….” (mymovies.it)

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Sils Maria, un film di Olivier Assayas, Francia/Svizzera/Germania, 2014

Maria Enders ha debuttato come attrice a soli diciott'anni nel ruolo di Sigrid, ragazza ambiziosa che fa innamorare di sé una donna matura, Helene. Vent'anni dopo, un regista chiede a Maria di interpretare nuovamente quella storia, però nei panni di Helene, mentre il ruolo di Sigrid viene affidato a una giovane star Jo-Ann. Convinta dalla sua assistente personale, la devota Valentine, Maria accetta, ma si trova presto di fronte alle proprie insicurezze e alla rabbia per non essere più "Sigrid".

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Still Alice, adattato per lo schermo e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland,USA/Francia, 2014

C’è una cosa su cui Alice Howland ha sempre contato: la propria mente. E infatti oggi, a quasi cinquant’anni, è una scienziata di successo, invitata a convegni in tutto il mondo, che ha studiato per anni il cervello umano in tutto il suo mistero. Per questo, quando a una importantissima conferenza, mentre parla davanti a un pubblico internazionale di studiosi come lei, Alice perde una parola – una parola semplice, di cui conosce benissimo il significato – e non riesce più a ritrovarla nel magazzino apparentemente infinito della sua memoria, sa che qualcosa non va. E che nella sua testa sta succedendo qualcosa che nemmeno lei può capire. O fermare. La diagnosi, inimmaginabile fino a un momento prima, è di Alzheimer precoce. Da allora, Alice, perderà molte altre parole. Perderà pian piano i nomi – per primi, quelli delle persone che ama, suo marito, i tre figli ormai adulti. Perderà i ricordi, ciò che ha studiato, ciò che ha fatto di lei la persona che è. In questo viaggio terribile la accompagnerà la sua famiglia: il cui compito straziante sarà di starle vicino, di gioire con lei dei rari momenti, luminosi e fugaci, in cui Alice torna a essere Alice. E, soprattutto, di imparare ad amarla in un altro modo. Still Alice è la storia straordinariamente toccante di una donna che lotta per non perdere se stessa, e ha già conquistato il cuore di milioni di lettori.

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Suffragette, diretto da Sarah Gavron, Gran Breagna, 2015

La storia delle militanti del primissimo movimento femminista, donne costrette ad agire clandestinamente per condurre un pericoloso gioco del gatto con il topo con uno Stato sempre piú brutale. In lotta per il riconoscimento del diritto di voto, sono donne che appartengono alle classi colte e benestanti e tra loro alcune lavorano, ma sono tutte costrette a constatare che la protesta pacifica non porta ad alcun risultato. Radicalizzando i loro metodi e facendo ricorso alla violenza come unica via verso il cambiamento, queste donne sono disposte a perdere tutto nella loro battaglia per l'eguaglianza: il lavoro, la famiglia, i figli e la vita. Un tempo anche Maud è stata una di queste militanti. La storia della sua lotta per la dignità è al tempo stesso struggente e di grande ispirazione.

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Viaggio sola, un film di Maria Sole Tognazzi, Itaia, 2013

“Irene è un'ispettrice alberghiera che valuta e giudica le prestazioni di hotel di lusso. Pignola e scrupolosa, soggiorna nell'albergo di turno all'insaputa di direttori e personale, infilando i guanti bianchi e spiegando il suo kit da lavoro. In volo tra una città e un'altra, Irene viaggia sola e dentro una vita a cinque stelle che le impedisce di mettere radici. A terra l'aspettano Andrea, ex fidanzato ed eterno amico, e Silvia, sorella con marito e prole, che sogna un giorno di vederla 'sistemata'. Attenta ai particolari, Irene sembra però perdere il quadro generale. Il decesso di un'antropologa conosciuta nella spa di un hotel berlinese la precipita nel caos, disorientandola come i direttori che ammonisce….” (mymovies.it)

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