Mondiali di calcio 2018

giugno 2018

In occasione della XXI edizione dei mondiali di calcio che quest’anno si disputano in Russia tra il 14 giugno e il 15 luglio, Bim segnala alcuni saggi, romanzi e film in un percorso di lettura e visione dedicato all’evento e al mondo del calcio in generale. Sport, spettacolo o mercato, atteso, seguito o trascurato che sia, anche un mondiale racconta, a modo suo, il tempo che viviamo, e si inserisce nel solco della storia, del costume e della vita sociale, coi suoi protagonisti e le sue vicende. Come di consueto, i libri e i dvd suggeriti sono presenti nel catalogo della biblioteca e disponibili per il prestito esterno. Dove indicato sono anche scaricabili gratuitamente dalla piattaforma di MLOL (Media Library on line), a seguito di regolare iscrizione al servizio.


Romanzi

Nei romanzi ospitati in questa sezione storie di calcio, passione e agonismo, rievocazioni di memorabili mondiali, ma anche racconti di riscatto che passa dallo sport e una visione più romantica di un gioco semplicemente molto amato dai bambini…

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Fernando Acitelli, La solitudine dell'ala destra, Torino, Einaudi, 1998

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Acitelli ha immortalato 160 giocatori che hanno fatto la storia del calcio e di ognuno ha eseguito il ritratto in rapidi efficacissimi versi. È la storia poetica e struggente di un manipolo di eroi che hanno trovato, accanto all'album delle figurine Panini, un altro luogo, fatto di parole per restare tra noi.

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Esmahan Aykol, Il calcio in giallo, Palerm, Sellerio, 2016

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Nel calcio sono le divisioni minori che conservano le più interessanti storie umane. Così i lampi criminali e rapidi intrecci polizieschi qui pubblicati, con protagonisti alcuni dei più convincenti investigatori del nuovo giallo italiano (è questa la decima antologia che Sellerio dedica a crimini a tema), si svolgono tutti in quel mondo. Per scoprire che forse lì di sportivo non è rimasto più niente, tranne il ricordo di quando si giocava al Campetto da bambini. Con questa, leggera, amarezza che diventa presto denuncia sociale e voglia di smascherare gli intrighi che soffocano lo sport più amato, i diversi detective si mettono alla prova, ciascuno con il carattere, con il metodo e le loro vite alle spalle, come li conoscono i lettori che li hanno seguiti nei romanzi maggiori. L'ispettrice Petra Delicado della polizia di Barcellona, protagonista della serie famosa inventata dalla spagnola Alicia Giménez-Bartlett; l'elettricista Enzo Baiamonte che il palermitano Gian Mauro Costa porta a investigare nei tinelli e nelle botteghe del suo quartiere popolare; il pensionato Consonni e gli altri della Casa di Ringhiera che stavolta l'autore Francesco Recami mette alle prese con una specie di thriller violento; il giornalista disoccupato Saverio Lamanna che spesso e volentieri il suo creatore Gaetano Savatteri strappa, per seguire i suoi misteri, dal ritiro obbligato sul mare siciliano di Màkari; i vecchietti del Bar-Lume di Marco Malvaldi e ancora racconti di Antonio Manzini e Esmahan Aykol.

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Awista Ayub, Giocando a calcio a Kabul, Milano, Piemme, 2010

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Anche se quando è fuggita con la sua famiglia non aveva che due anni, Avvista non ha mai dimenticato le sue origini. Ha studiato nel suo nuovo paese, intanto, e ha sempre praticato sport. Così il giorno in cui decide che è tempo di iniziare la sua battaglia per aiutare le donne afgane, sceglie il gioco che ama di più, il calcio, per dare vita alla sua piccola rivoluzione. Ancora sotto il regime talebano, la giovane Avvista riesce a portare in America otto ragazze per formare una squadra. Per Samira, Robina, Miriam e le altre non è solo l'occasione di praticare ciò che a casa loro a ogni donna è tenacemente proibito, lo sport, ma di conquistare sicurezza e autostima. Quelle otto ragazze, che hanno dovuto superare problemi enormi e affrontare la condanna di parenti e amici, una volta tornate in patria diffondono la loro passione. E poco dopo decine di giovanissime donne chiederanno di fare altrettanto. Se si tiene conto che ancora oggi in Afghanistan mogli, madri, figlie e sorelle sono spesso private delle più elementari libertà, a partire da quella di frequentare la scuola, si capisce di quanto coraggio siano capaci queste ragazze, che affrontano rischi inimmaginabili per conquistare ciò che altrove pare scontato. Questa è la loro storia, la storia di un sogno coltivato con incrollabile tenacia, una storia di speranza e determinazione. Perché come dice un proverbio afgano, per quanto sia alta la montagna, c'è sempre un sentiero per arrivare in cima.

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Giovanni Arpino, Azzurro tenebra, Milano, Rizzoli, 2010

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A trent'anni dalla pubblicazione per l'Einaudi ritorna finalmente Azzurro tenebra, che Giovanni Arpino dedicò alla disfatta della Nazionale italiana di calcio ai campionati mondiali del 1974. Diventato un oggetto di culto, pressoché introvabile, il libro è certamente un grande romanzo sportivo, il solo del genere della nostra letteratura, ma è allo stesso tempo un'allegoria dell'Italia disastrata di quel periodo e una meditazione amara, malinconica eppure ilare sull'uomo che per vivere, soprattutto per non perdere la sua umanità e la speranza, deve sempre sfidare se stesso. Ben accolto al suo apparire da una parte dei critici, però incompreso da tanti altri, Azzurro tenebra è un romanzo che non si dimentica facilmente. Si legge tutto d'un fiato, è caratterizzato da un linguaggio felicemente inventivo e animato da personaggi memorabili, presi dalla realtà, "coinvolti ma non stravolti": da Arpino stesso, che vi compare come Arp, al Vecio (Enzo Bearzot), Ferruccio Valcareggi, Giacinto Facchetti, Gigi Riva, Carlo Parola, giornalisti come Gianni Brera e Bruno Bernardi. La ristampa di questo libro importante non colma solamente il vuoto che avvertivano gli "arpiniani" fedeli, ma consentirà ai lettori di oggi di scoprire la maestria narrativa di Arpino.

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Fabio Caressa, Gli angeli non vanno mai in fuorigioco: la favola del calcio raccontata a mio figlio, Milano, A. Mondadori, 2012

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Cinque amici, un vecchio, un pallone. Sono questi gli elementi che contrappuntano l'estate di Diego, un ragazzo di tredici anni che vive per il calcio. Forse non diventerà mai un campione - ci mette tanto impegno, quello sì, ma tecnicamente è un po' scarso - eppure il pallone e la Roma sono la sua vita. Durante la vacanza trascorsa nel piccolo paese abruzzese di Villalago, riempie le sue giornate disputando interminabili partite a calcetto insieme a Stefano, il bello del gruppo, juventino, ai gemelli Tempesta e Uragano, uno dell'Inter e l'altro del Milan, e alla bellissima Nadia, sfegatata tifosa del Napoli. Nel tentativo di recuperare il pallone finito dentro un capannone per un tiro maldestro di Diego, i cinque amici faranno conoscenza del Vecchio, un personaggio misterioso, all'apparenza burbero e solitario che si rivelerà, invece, un affabulatore inesauribile di storie sul calcio degli anni Settanta e Ottanta. Raccontando le gesta di fuoriclasse assoluti e l'estro di goleador infallibili, condurrà i ragazzi alla scoperta avventurosa di un mondo che non hanno mai conosciuto. Ma chi è il Vecchio? Un bugiardo? Una vecchia gloria del passato? Nessuno lo sa. Con uno stratagemma che mescola fiction e saggistica, il libro ricostruisce leggende e aneddoti che riguardano squadre celebri diventate il simbolo stesso del calcio: dalla Lazio del '74 di Chinaglia e Maestrelli alla Roma di Liedholm e Falcào, dal Milan di Sacchi e Van Basten alla Juve del Trap e di Platini, dall'Italia di Bearzot all'Inter dei record.

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Stefano Ferrio, La partita, Feltrinelli, 2011

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Fine anni settanta. Una sgangherata squadra della provincia Veneta composta da ragazzi tendenzialmente idealisti e temprati dalla sconfìtta combatte contro gli odiati avversari - una formazione di fighetti sbruffoni abituati a vincere sul campo e nella vita. I primi hanno scelto come nome quello della squadra che più ammirano, l'Inghilterra. I secondi hanno preferito Bar Fantasia. L'Inghilterra è alla ricerca della prima vittoria, ma negli ultimi minuti della partita un giocatore del Bar Fantasia scocca un tiro a campanile e il pallone finisce nei campi. Irrecuperabile. Viene sancito il pareggio, a meno che - propone il capitano dell'Inghilterra - non ci si ritrovi tutti dopo trentatré anni, e si continui quella che è stata subito battezzata la Partita Interrotta. Stessi giocatori, stesse formazioni. Trentatré anni sono una vita. Quei ragazzi che si bullavano dopo un gol con le ragazze assiepate sulle tribune di fortuna hanno preso strade diverse: alcuni si sono buttati in politica, uno è morto per droga, un altro è missionario, c'è chi fa l'avvocato dell'alta borghesia, un altro fa il medico e un altro ancora marcisce in galera. La vita li ha investiti in pieno, lasciando cicatrici e speranze spezzate, figli amati e un filo di memorie che si annoda a un "noi", antico e nuovo. Quanta vita e quante vite in questa sfida. Epica come una battaglia dell'Iliade. Quei ragazzi diventati adulti sono pronti a riprendere la Partita Interrotta di trentatré anni prima.

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Stefano Ferrio, Lo spareggio, Nutrimenti, 2015

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Riusciranno i Biancoblù a vincere la 'partita del secolo', lo spareggio che li vede opposti agli eterni rivali del Castello e che li farebbe tornare nel calcio che conta? E nello stesso giorno, rinunciando ad assistere allo storico confronto, riuscirà Angelo Cisco a far breccia dopo anni nel cuore di Beatrice Baggio, di cui è perdutamente innamorato dai tempi di gioventù? Un intimo 'spareggio' anche il suo, come per ciascuno dei personaggi di questo romanzo: Hector, giocatore argentino dei Biancoblù messo sulle tracce di chi vuole truccare la partita; Sasha, giovanissimo ultra coinvolto suo malgrado in una feroce guerra fra bande; Nicola, anziano tifoso sospeso tra la vita e la morte nel suo letto d'ospedale; Tilde, cassiera dello stadio che intravede finalmente l'amore in uno sconosciuto spettatore. Nella più classica domenica della provincia calciofila, seguendo lo scorrere dei fatidici novanta minuti, "Lo spareggio" mette in scena sfide agonistiche, sentimentali e malavitose in un unico, caleidoscopico intreccio. Una trama che trascina il lettore fino al triplice fischio, riunendo tutti i protagonisti in un finale concitato ed esaltante.

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Nick Hornby, Febbre a 90', Parma, U. Guanda, 1997

Raccontando la sua storia di tifoso, Nick Hornby ci descrive i multiformi aspetti di un'ossessione: le abitudini, i riti, i tic, i sogni, le depressioni di un assiduo frequentatore di stadi. I molti appassionati del calcio possono ritrovare in questo racconto una parte della loro stessa vita. Perché la febbre del calcio, a tutte le latitudini, sembra essere la stessa e sembra rispecchiare le venture e le sventure della vita privata.

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Marco Marsullo, Atletico minaccia football club, Torino, Einaudi, 2012

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Vanni Cascione ha un'unica fede, il calcio, e un unico dio, José Mourinho. Dopo anni da mister di squadre scalcagnate della provincia campana e con un'infinita collezione di esoneri, è incaricato dal direttore sportivo Lucio Magia, faccendiere dal viso gitano, di allenare l'Atletico Minaccia Football Club. Alla promessa di poter disporre di una rosa di calciatori eccellenti corrisponde però un reclutamento spericolato, tra patteggiamenti, prostitute nigeriane e reduci di reality show. Cascione si ritrova in squadra un attancante schiavo della colite cronica, un mediano clandestino schierabile solo in trasferta perché in casa è piantonato dalla polizia, un portiere cocainomane, uno stopper detto "Trauma" e non per caso, un ex concorrente di Sarabanda e persino un meccanico e un cuoco... Con questa improbabile formazione, vincere il torneo si prospetta complicato. Figuriamoci se ci si mette pure la camorra. Marco Marsullo dà vita a una figura poetica e maldestra di allenatore di provincia, abituato a perdere e ostinato a vincere. E si diverte a giocare con gli stereotipi del nostro Sud liberandoli, finalmente, dalla retorica del lamento consolatorio.

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David Pace, Il maledetto United, Milano, Il Saggiatore, 2009

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Nel 1974 l'eccentrico Brian Clough, ex calciatore noto per i suoi tanti successi, accetta di sostituire il leggendario Don Revie e allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, competitivi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti. Disposti a tutto pur di vincere. Clough sa che non sarà semplice far funzionare le cose, eppure non rifiuta l'incarico: spinto da un orgoglio infinito accetta, nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince senza imbrogliare. Inizia così la cronaca avvincente e disperata dei quarantaquattro giorni del più carismatico e controverso allenatore del Leeds United. Brian Clough è un uomo ambizioso, incontenibile e, nonostante gli enormi difetti, sostenuto da un fortissimo senso morale. La sua è una lotta quotidiana contro una squadra che odia (peraltro ricambiato), contro fantasmi che non smettono di perseguitarlo nelle notti insonni fra alcol e sigarette.

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Osvaldo Soriano, Fútbol: storie di calcio, Torino, Einaudi, 1998

Centravanti di buone speranze - "ricordo di aver fatto più di trenta goal in campionato" -, fino a che la carriera calcistica non gli viene stroncata da un incidente, Osvaldo Soriano diviene innanzi tutto cronista sportivo e solo in seguito, con "Triste, solitario y final", del 1973, uno dei romanzieri più amati e acclamati dell'America latina. Ma questa sua passione per lo sport, e per il fútbol in particolare, non l'ha mai lasciato. Scrive con la stessa passione e lo stesso amore di grandi campioni - uno tra tutti Diego Armando Maradona - e di oscuri portieri, di arbitri improbabili, di allenatori in pensione. Storie di calcio, di memoria, di personaggi indimenticabili, come il figlio di Butch Cassidy o il míster Peregrino Fernández, ma "imperfetti" (come diceva lui stesso), che giocano partite senza fine, contro un avversario o contro la vita. Venticinque racconti di calcio che attraversano l'intera sua produzione letteraria, con sei racconti in più rispetto all'edizione precedente.

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Osvaldo Soriano, Pensare con i piedi, Torino, Einaudi, 1995

Nei racconti di questo volume Soriano si aggira in tre mondi dall'apparenza assai distanti tra loro. Nel gruppo di racconti dedicati al calcio come arte dell'intelligenza sono in primo piano la passione dell'autore, alcuni personaggi memorabili, come il figlio di un cow-boy fuorilegge appassionato lettore di Hegel che fa da arbitro in una leggendaria partita tra socialisti e comunisti nella Terra del Fuoco. La sezione intitolata "Nel nome del padre" introduce il lettore alla realtà quotidiana dell'epoca peronista, amara ed esilarante insieme, così come la vede un bambino che, all'ombra dell'orgogliosa figura paterna, si rifugia ogni tanto nel proprio mondo fantastico

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Mondiali tra storia, cultura e società

I libri qui raccolti ripercorrono per tappe la storia dei mondiali, attraverso immagini di azioni e sequenze di partite che hanno scaldato il pubblico e sono rimaste nella memoria collettiva. Ma parlano anche di filosofia di gioco, di calcio  come semplice passione, oppure strumento di controllo e di consenso, in una dimensione che travalica i confini dello sport e assume un rilievo inaspettato e decisivo sul piano molto spesso polito e sociale.

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Daniele Biacchessi, Una generazione scomparsa: i mondiali in Argentina del 1978, Milano, Jaca Book, 2017

È il 25 giugno 1978. A Buenos Aires, Estadio Monumentai, va in scena Argentina-Olanda, finale dei mondiali di calcio. Il clima è surriscaldato, perché la nazionale Argentina vuole vincere a tutti i costi e non può sbagliare. Poi si gioca tutto davanti al suo pubblico, soprattutto davanti agli occhi vigili del dittatore e torturatore argentino generale Jorge Videla, e a quelli di tutti i membri della Junta militare, al potere dalla notte del 24 marzo 1976, seduti in tribuna d'onore. Accanto a loro, nascosto dai riflettori delle telecamere, c'è un signore italiano ancora sconosciuto ai più: è Licio Gelli, il Venerabile della loggia massonica P2, Propaganda 2, imprenditore, amico personale degli uomini del potere argentino. La partita finisce 3 a 1 per l'Argentina. A poche centinaia di metri dallo stadio di Buenos Aires, in Avenida del Libertador 8151, anche gli aguzzini dell'Escuela de Mecánica de la Armada, I'esma, uno dei centri di tortura del regime, esultano e abbracciano le loro vittime agonizzanti. Per una sera almeno, dai cieli dell'Argentina, cadono solo coriandoli e festoni, e non corpi di donne e uomini lanciati dai portelloni degli aerei verso le acque nere e minacciose dell'oceano. Il giorno dopo riprenderanno puntuali e precisi i voli della morte. Tutto tornerà normale, nell'assurda anormalità dell'Olocausto argentino. Proprio in quei giorni, il mondo conoscerà anche il coraggio delle Madri di Plaza de Mayo: la televisione olandese diffonderà le immagini della marcia di decine di donne con il fazzoletto bianco che chiedono giustizia per una generazione ormai scomparsa.

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Stefano Bizzotto, Giro del mondo in una Coppa: partite dimenticate, momenti indimenticabili dell'avventura mondiale, Milano, Il saggiatore, 2018

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Ventuno sono le edizioni della Coppa del Mondo. Quarantaquattro i passi di Maradona prima di segnare il leggendario gol contro l'Inghilterra. Tre i minuti che separano quel gol dalla piroetta diabolica della «Mano de Dios». Ancora tre sono i minuti - i più belli della storia - in cui il Brasile di Garrincha e Pelé segna e colpisce due pali contro l'Unione Sovietica. Duemilatrecentosettantanove sono le reti segnate dal 1930 al 2014. Zero le foto che immortalano la prima, segnata da Lucien Laurent il 13 luglio del 1930. Sette i secondi dell'urlo di Marco Tardelli che riempie le strade di una notte italiana. Ventitré sono i cuori che battono in campo, arbitro compreso. Ventitré uomini, ventitré storie da raccontare. Perché i Mondiali non sono solo un evento, non sono solo una sfida o una battaglia. Sono le vite di chi li gioca e li guarda. Sono corpi e ricordi. Sono le passioni di chi li ha vissuti, i volti di chi li ha animati, le voci di chi li ha raccontati. La voce di Stefano Bizzotto ha raccontato sfide memorabili. In questo "Giro del mondo in una Coppa" ci accompagna attraverso capolavori sportivi, incontri mancati con il destino, grandi e piccoli momenti di tragedia, generosità e trionfo. Saliamo con lui sull'autobus di linea che accompagna i giocatori dell'Uruguay a disputare la finale del 1930; ci accostiamo al prato di Pasadena su cui scivola Andrés Escobar; ci fermiamo al semaforo londinese che suggerisce all'arbitro Aston l'idea dei cartellini; entriamo nello stadio Monumentai mentre Daniel Passarella solleva la coppa, a poche centinaia di metri dalle celle dove i desaparecidos ascoltano la partita alla radio; scendiamo a San Siro, davanti agli occhi azzurro tenebra di Buffon, in lacrime per il Mondiale che non giocherà mai più. Nulla può compensare la perdita dell'attesa, dell'ansia e della gioia che esplode in una sera d'estate, la luce azzurrina dei televisori tra le vie deserte, i bar che risuonano delle voci metalliche delle telecronache. Nulla se non le storie. "Giro del mondo in una Coppa" fa rivivere le partite attraverso le parole di Rivera e Mazzola, Thuram e Bierhoff, Paolo Rossi e Rummenigge; dipinge immagini con il profumo della pipa di Bearzot, la grinta di Tardelli, il genio spiritato di Maradona, la malinconia di Riquelme. Sedetevi comodi: i Mondiali cominciano adesso.

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Enrico Brizzi, Il meraviglioso giuoco: pionieri ed eroi del calcio italiano, 1887-1926, Roma, Bari, Laterza, 2015

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Nel nostro Paese si gioca a calcio dai tempi in cui Federico Nietzsche baciò un cavallo a Torino. E, in quegli anni, una certa dose di follia e uno spirito anticonformista erano necessari anche per rincorrere in calzoncini una palla, sforzandosi di applicare le regole d'uno sport britannico chiamato association football. Quel gioco, per noi, è diventato nel tempo una faccenda maledettamente seria. Così, se si volesse eleggere un 'padre del calcio italiano' non ci si accorderà mai: il vogatore Bosio o il visionario Duca degli Abruzzi? Herbert Kilpin, il viscerale figlio del macellaio, o il compassato medico Spensley che, al peggio, imprecava in sanscrito? Per certo, furono tutti pionieri, e il gioioso contagio, originato a Torino e Genova, raggiunse ben presto ogni città del Paese, dando vita a squadre, competizioni e rivalità che ancor oggi infiammano i cuori. Ripercorrere l'infanzia del calcio comporta un viaggio emozionante ai confini del mito: qui si raccontano gli anni d'oro di Genoa, Pro Vercelli e Bologna, e i primi trionfi di Milan, Juventus e Inter. Si narra del caleidoscopio delle squadre attive a Roma, Firenze e Napoli all'alba del XX secolo, e degli esordi della Nazionale; di esotiche tournée, scissioni e disordini di piazza; di atti d'eroismo e burle indimenticabili e, ancora, di come il 'meraviglioso giuoco' sopravvisse all'inaudito massacro della Grande Guerra, per divenire fenomeno di massa nella prima, turbolenta, metà degli anni Venti...

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Federico Buffa, Carlo Pizzigoni, Nuove storie mondiali, Milano, Sperling & Kupfer, 2018

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Federico Buffa e Carlo Pizzigoni hanno tenuto sottomano il consiglio di José Mourinho mentre scrivevano "Storie mondiali", prima fortunata ed elogiata trasmissione su Sky e poi libro da leggere e conservare. Che oggi si arricchisce con tre capitoli totalmente inediti. La formula è però quella di sempre, perché il calcio non può essere ridotto a un pure interessante racconto di quello che è accaduto sul campo da gioco, ma deve incrociarsi con la storia, con la vita. Per meglio comprendere il calcio, e vedere sotto una luce differente la storia, inserendoci una visione nuova, diversa: i Mondiali infatti, come dicono gli autori, «hanno scandito i tempi della nostra vita». Si comincia osservando le anime differenti del Brasile nel Mineiraço del 2014 e del Maracanaço del 1950, e si finisce con la celebrazione del Mondiale che l'Italia vinse ottanta anni fa, un torneo controverso e affascinante, disputato in casa di chi questa straordinaria competizione, la Coppa del Mondo, l'ha inventata. E ha permesso a questo gioco, che però esclusivamente gioco non è, di diventare il più amato di sempre.

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Federico Buffa, Carlo Pizzigoni, Storie mondiali: un secolo di calcio in 10 avventure, Milano, Sperling & Kupfer, 2014

"Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio": Federico Buffa e Carlo Pizzigoni hanno avuto ben presente la lezione di José Mourinho nello scrivere le dieci storie della serie andata in onda su Sky, mentre i tifosi aspettavano l'inizio del Mondiale 2014. Dieci avventure che in questo libro diventano un racconto inedito ed entusiasmante della vita, dello spettacolo e delle emozioni che ruotano attorno al pallone. Si comincia con la sconfitta più amara della storia calcistica, quella del Brasile contro l'Uruguay, al Maracanà, nel 1950, e si finisce con la più bella vittoria dell'Italia, quella del mundial spagnolo del 1982, con l'indimenticabile urlo di Tardelli e l'esultanza di Pertini nella tribuna d'onore. Tra le due, ritornano le veroniche di Cruijff e i colpi di testa di Zidane; il mitico rigore in movimento con cui Rivera, nel 1970, chiude 4 a 3 la partita con la Germania e i rigori sbagliati da Baresi e da Baggio contro il Brasile nel 1994; le notti magiche di Italia '90 e, naturalmente, la Mano de Dios di Maradona, che vendica l'orgoglio della sua Argentina ferito dagli inglesi nell'assurda guerra delle Malvinas. Azioni indimenticabili viste mille volte, ma mai vissute come in queste pagine che, rievocando le musiche, le atmosfere, gli eventi politici e i fatti di cronaca legati ai mondiali, celebrano l'incanto del gioco più bello del mondo.

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Simon Critchley, A cosa pensiamo quando pensiamo al calcio, Torino , Einaudi, 2018

Sposando Gadamer e Zidane, Sartre e Mourinho, Simon Critchley ci aiuta a capire come possano ventidue ragazzi in pantaloncini che inseguono una sfera di cuoio toccare cosí a fondo il cuore di milioni di persone. Perché il calcio è cosí amato, e in maniera cosí viscerale? Cosa lo rende cosí appassionante? Forse il fatto che dietro la superficie fatta di tifo sfrenato e affari miliardari, nasconda molto altro. Se infatti applichiamo al calcio gli strumenti della filosofia contemporanea scopriamo, per esempio, che nonostante tutto il pallone è fondamentalmente socialista. O che la partita è il vero rito catartico dei nostri tempi, piú vitale e coinvolgente del teatro, che ha sostituito nella coscienza collettiva. O che Claudio Ranieri e Nietzsche hanno molte piú cose in comune di quanto pensassimo. Questo pamphlet raffinato e accessibile ci accompagna passo passo in un'affascinante disamina fenomenologica dello sport piú bello del mondo. E ci dimostra che il calcio non ha tanto a che fare con la vittoria e la sconfitta, quanto con il raggiungere – anche solo per un breve ma indimenticabile momento – uno stato di grazia.

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Maurizio De Giovanni, Storie azzurre, Villaricca, Cento Autori, 2018

Sullo sfondo di quattro partite, la magia del calcio raccontata da chi la vive con passione: Margherita, napoletana trapiantata a Torino e sposata con un tifoso bianconero, perché in un rapporto di coppia il calcio può avere la sua parte; quattro amici tifosi che partono per un avventuroso viaggio dal sud al nord dell'Italia per seguire la loro squadra del cuore; un padre che trasmette al proprio figlio la passione per il calcio, raccontandogli il primo scudetto del Napoli. Infine, il gol più bello del mondo, quello di Maradona ai Mondiali del 1986 nella partita Argentina-Inghilterra, narrato dal compagno di squadra che gli passò il pallone, per fare i 60 metri più incredibili della storia del calcio.

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Beppe Di Corrado, Tutta colpa di Paolo Rossi: il romanzo del calcio italiano da Spagna '82 a Germania 2006 e oltre, Casale Monferrato, Piemme, 2008

Sono le 23,47 del 9 luglio 2006. Berlino. Fabio Cannavaro alza la coppa del mondo. L'Italia vince con dietro un Paese affamato di calcio, che non vede la Coppa del mondo dal 1982. E dovrebbe essere una vittoria meravigliosa. Ma l'euforia collettiva dura poco, c'è nell'aria una strana sensazione, traducibile in un pensiero: "Però nel 1982 fu più bello". Eccoci qua: Paolo Rossi, Bruno Conti, Gaetano Scirea, Enzo Bearzot. La retorica degli eroi scoloriti. Il ricordo, la malinconia, la nostalgia. Il peggiore dei mali del calcio: credere che ieri sia sempre meglio di oggi, illudendosi che il passato sia senza macchia e quindi più degno di essere ricordato. Contro la tentazione di lasciarsi andare alla nostalgia, basta ricordare che il calcio è sempre lo stesso. Moggi e Calciopoli sono figli di atteggiamenti che affondano le radici negli anni 70 e che sono cresciuti nei decenni successivi. Si rincorre poi il mito del vecchio "Novantesimo minuto", fatto di personaggi esilaranti, ma certo poco competenti, quando oggi la concorrenza ha stimolato una professionalità e una varietà di offerta un tempo sconosciute.

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Gigi Garanzini, E continuano a chiamarlo calcio: storie e personaggi di un gioco geneticamente modificato, Milano, Mondadori, 2007

La scandalo di "Moggiopoli" verrà di certo ricordato come una delle più grandi macchie sulla storia del nostro calcio. Ma quello che soprattutto ne resta, una volta chiusi i processi e inflitte le pene sportive, è l'amara sensazione che il nostro calcio sia giunto a un punto di compromissione con le logiche dello spettacolo e soprattutto del potere e del denaro da non lasciare più spazio a nessun ideale e valore sportivo. eppure anche all'interno del panorama di corruzione emerso dalle inchieste di questa estate sopravvivono, qua e là, le storie di chi ha saputo "dire di no". Gigi Garanzini, commentatore sportivo amato da molti per la sua profonda conoscenza del gioco ma anche per l'onestà di tante sue opinioni spesso controcorrente, ma anche memoria storica del calcio italiano, racconta la storia, le vicende e i personaggi di uno sport diverso, leale e a volte persino idealista, capace di emozionarci perché così lontano da quello spettacolo di degrado che tanto ha ferito gli amanti del gioco più bello del mondo.

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Gigi Graziani, Un minuto di silenzio: la storia del calcio attraverso i suoi eroi, Milano, Mondadori, 2017

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"Dove sono Mumo, Lev, Helenio, George e Omar, l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso? Tutti, tutti, dormono sulla collina. I cinque aggettivi sono quelli del secondo verso di Edgar Lee Masters. I personaggi, tolto Jascin che ci sta dentro in pieno, sono invece adattati con un pizzico di disinvoltura perché l'abulìa di Mumo Orsi era saltuaria assai, la buffonaggine del mago Herrera una componente studiata e coltivata del suo carisma. Mentre i vizi di Best e il caratteraccio di Sivori non ne hanno impedito l'ingresso nella galleria dei più grandi. La collina su cui dormono è una Superga dell'anima. Il rimando a Spoon River, deferente e inevitabile, spero non spudorato, si ferma qui. Questa è una semplice passeggiata della memoria, coltivata negli anni e immaginata con un centinaio di garofani rossi. La storia del calcio l'hanno scritta davvero in tanti. Un fiore e un minuto di silenzio per ciascuno. Ma silenzio-silenzio, senza che a funestarlo arrivi il bell'applauso di cui la società dello spettacolo non sa più fare a meno. Un minuto. Due-tre nel caso dei personaggi più straripanti: è quanto serve alla lettura di ciascuno dei ritratti. Per ricambiare le emozioni che hanno regalato a generazioni di appassionati. E insieme per riviverle, per continuare a tramandare le loro gesta, le imprese, e perché no, le umane debolezze. Tutti, tutti, dormono dunque sulla collina del football. Ragazzi come Meroni e Scirea, vecchie glorie come Di Stéfano e Matthews, cantori come Brera e Galeano. Se il calcio è rimasto di gran lunga il gioco più bello del mondo lo deve innanzitutto a loro: e ai tanti altri che è stato emozionante scoprire o riscoprire. Quand'eran giovani e forti ci hanno fatto battere il cuore."

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Simon Kuper, Calcio e potere, Milano, Isbn, 2008

Questa è la storia politica e sociale dello sport più popolare del mondo. La prospettiva mondiale di Kuper diventa un racconto sul campo che tiene insieme il consenso a Mussolini e l'ascesa di Berlusconi, l'indipendentismo basco e catalano, lo scontro religioso in Irlanda tra Celtic e Rangers, i traumi della Seconda guerra mondiale tra Germania e Olanda, la contrapposizione tra squadre borghesi e popolari. Perché il calcio è molto più di un gioco: è uno spazio simbolico dove prendono forma e si sfogano l'appartenenza e l'avversione. Può essere usato da dittatori e politicanti, accendere rivoluzioni o salvare regimi. E non ha affatto finito di essere politico.

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Javier Marìas, Selvaggi e sentimentali: parole di calcio, Torino, Einaudi, 2002

La raccolta è composta dai testi probabilmente più autobiografici che l'autore abbia mai scritto: il suo modo di vivere la passione calcistica affiora sotto forma di impulso sentimentale, di un'emozione legata agli anni dell'infanzia. Ma anche il presente è ben tratteggiato, e i brevi testi permettono al lettore di scrutare, attraverso l'occhio di un esperto, le vicende del calcio spagnolo e mondiale.

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Desmond Morris, La tribù del calcio, Milano, Rizzoli, 2016

Dall'autore della "Scimmia nuda", l'atteso ritorno del libro sull'universo del calcio dentro e fuori del campo, in un reportage illustrato dedicato a chi gioca e a chi tifa, a chi allena e a chi sogna di diventare un campione. Ma soprattutto, dedicato a tutti gli altri, che credono che si possa vivere senza calcio. Prefazione di José Mourinho.

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Gigi Riva, L'ultimo rigore di Faruk: una storia di calcio e di guerra, Palermo, Sellerio, 2016

> risorsa disponibile anche su MLOL

Nella tragica e violentissima dissoluzione della Jugoslavia un calcio di rigore sembrò contrassegnare il destino di un popolo. Un "penalty" divenne nei Balcani il simbolo dell'implosione di un intero paese, e dei conflitti che sarebbero seguiti di lì a poco. Intuendo la complessità di un evento che sembrava soltanto sportivo, Gigi Riva racconta con attenzione da storico e sensibilità da narratore un tiro fatale, sbagliato il 30 giugno del 1990 a Firenze da Faruk Hadzibegic, capitano dell'ultima nazionale del paese unito. La partita contro l'Argentina di Maradona nei quarti di finale del mondiale italiano portò all'eliminazione di una squadra dotata di enorme talento ma dilaniata dai rinascenti odi etnici. Leggenda popolare vuole che una eventuale vittoria nella competizione avrebbe contribuito al ritorno di un nazionalismo jugoslavista e scongiurato il crollo che si sarebbe prodotto. Proprio per la sua popolarità il calcio è sempre servito al potere come strumento di propaganda. Basti pensare all'uso che Mussolini fece dei trionfi del 1934 e 1938, o a come i generali argentini sfruttarono il Mondiale in casa del 1978, durante la dittatura. Oppure, ai giorni nostri, a come lo Stato Islamico abbia deciso di colpire lo Stadio di Francia durante una partita per amplificare il suo messaggio di terrore. [...]

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Pierluigi Spagnolo, I ribelli degli stadi: una storia del movimento ultras italiano, Bologna, Odoya, 2017

C'è chi li etichetta come teppisti e facinorosi. E chi li dipinge come sostenitori colorati e passionali. Come i padroni violenti del calcio, oppure come gli ultimi romantici in un mondo che ha perso gran parte della sua genuinità. Nel bene e nel male, gli ultras degli stadi hanno scritto pagine importanti nella storia del calcio italiano. Rappresentano quasi mezzo secolo di aggregazione e passione, di originalità e folklore. Purtroppo anche di episodi di teppismo e violenza. Per cercare di comprendere cosa siano gli ultras, bisognerebbe innanzitutto abbandonare la zavorra dei pregiudizi e considerarli come un'aggregazione spontanea, trasversale ed eterogenea, con una forte connotazione ribelle e antagonista al sistema, che incarna le logiche di una dicotomia forte che filtra il mondo attraverso le lenti della contrapposizione amico/nemico. Un multiforme insieme di uomini e donne che amano follemente una squadra e che, insieme alla squadra, amano la città che quella squadra rappresenta, la maglia e i colori che i giocatori portano addosso. Questo volume racconta e spiega il mondo delle curve italiane, mescolando le esperienze dirette con l'analisi di saggi e studi sul movimento ultras, proponendo le autorevoli opinioni di chi ha già studiato il fenomeno e mescolandole con le voci dei protagonisti. Con rigore storico e un pizzico di passione.

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Vite da campioni?

Figure che sono quasi leggende. Molti protagonisti del mondo del calcio sono vissuti, per ruolo e risultati, come eroi o personaggi mitici ma nei testi qui suggeriti è possibile conoscerne la biografia e soprattutto il lato umano, recuperato dalle cronache da parte di scrittori e giornalisti attenti e appassionati.

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Johan Cruyff, La mia rivoluzione: l’autobiografia, Milano, Bompiani, 2106

Lungo tutta la sua carriera Johan Cruyff è stato sinonimo di calcio totale, profeta di una nuova religione calcistica che unisce ordine e creatività, forza fisica e cervello, tradizione e rivoluzione. Capelli lunghi modello beat generation, idee libere e temperamento ribelle, quella del Pelé bianco è una storia straordinaria che parte dalla periferia di Amsterdam e arriva dritta all’olimpo del calcio: Cruyff entra giovanissimo nell’Ajax e con la maglia della squadra olandese vincerà tre Coppe dei Campioni consecutive prima di passare al Barcellona nel 1973 per una cifra record. Grazie a lui in quella stagione i blaugrana tornano a vincere la Liga dopo quattordici anni. Tre volte Pallone d’Oro, nel 1974 guida la nazionale olandese alla finale dei mondiali contro la Germania Ovest. Dopo essersi ritirato nel 1984, porta la rivoluzione sulle panchine di Ajax e Barcellona e con la sua filosofia influenzerà generazioni di allenatori a venire. Nel 1997 ha dato vita alla Cruyff Foundation che promuove progetti sportivi per i più giovani. In La mia rivoluzione Cruyff si racconta con l’umorismo e l’onestà che l’hanno sempre contraddistinto e consegna alla sua autobiografia la storia di un’incredibile eredità.

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Paul Edgerton, William Garbutt: il padre del calcio italiano, Roma, Castelvecchi, 2012

Nel 1912, quando il calcio in Italia era ancora uno sport dilettantistico, William Garbutt, ex ala destra del Blackburn, si trasferì in Italia per diventare il primo allenatore professionista del nostro campionato. L'ambizioso Genoa Cricket and Football Club lo aveva ingaggiato aggirando la legge che proibiva il professionismo e, guidato da quello che i tifosi chiamavano "Mister Pipetta", vinse tre scudetti. Nel 1927 Garbutt passò alla neonata A.S. Roma, con la quale vinse subito una Coppa Coni, e al Napoli la stagione successiva. Pozzo lo volle al suo fianco per preparare la Nazionale italiana ai Mondiali del 1934, alle Olimpiadi del 1936 e ai Mondiali del 1938. Con la sua vicenda umana e sportiva - l'avventura di un inglese in Italia negli anni difficili del fascismo e poi della guerra - nasce nel nostro Paese il calcio moderno.

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Alex Ferguson, La mia vita, Milano, Bompiani, 2014

> risorsa disponibile anche su MLOL

Il più grande allenatore nella storia del calcio inglese si racconta per la prima volta. La storia di Sir Alex Ferguson comincia a Govan, il quartiere dei cantieri navali di Glasgow, continua con il successo senza precedenti dell'Aberdeen in Europa e diventa leggendaria grazie ai ventisette anni di vittorie con il Manchester United, la più grande potenza sportiva mondiale dell'ultimo quarto di secolo. Grazie alla sua capacità manageriale, alla sua energia e abilità, unite a una visione strategica fuori dal comune, Sir Alex è stato capace di costruire la squadra in ogni minimo particolare, dentro e fuori dal campo. Ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Ruud van Nistelrooy, Cristiano Ronaldo e David Beckham. Ha rivaleggiato con il Liverpool, l'Arsenal, il Chelsea e il Manchester City. Ha sbaragliato il campo, rivoltato come un guanto le logiche, le tattiche, gli aspetti psicologici dell'allenamento di una squadra. Leggere le sue parole, i suoi aneddoti, i suoi giudizi, significa essere proiettati sul terreno di gioco, attori e non più solo spettatori dello sport da sempre radicato nel cuore di tutti. Edizione aggiornata con due capitoli inediti.

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Roy Keane, Roddy Doyle, Il secondo tempo, Milano, Guanda, 2015

In diciotto anni di carriera, dal Cobh Ramblers al Nottingham Forest, ma soprattutto dal Manchester United (con il mitico sir Alex Ferguson in panchina) al Celtic, Roy Keane si è guadagnato la fama di dominatore del centrocampo. Grintoso e competitivo, è stato un indimenticabile capitano del Manchester United dal 1997 fino al suo ritiro nel 2005. Oltre a una carriera giocata ai massimi livelli internazionali con il suo club, Keane è stato il leader della nazionale irlandese per quasi quattordici anni. Da quando ha appeso gli scarpini al chiodo, è stato allenatore e autorevole commentatore sportivo per la Tv nazionale. Una vita straordinaria, dentro e fuori dal campo. Ma quali sfide ha dovuto affrontare nel privato? Come è riuscito a sfilarsi la maglia del Manchester e della nazionale e a reinventarsi allenatore e opinionista?

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Matteo Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz: vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo, Roma, Reggio Emilia, Aliberti, 2007

Non lo sapeva nemmeno Enzo Biagi, bolognese e tifoso del Bologna. "Mi sembra si chiamasse Weisz, era molto bravo ma anche ebreo e chi sa come è finito" ha scritto in "Novant'anni di emozioni". È finito ad Auschwitz, è morto la mattina del 31 gennaio 1944. Il 5 ottobre 1942 erano entrati nella camera a gas sua moglie Elena e i suoi figli Roberto e Clara, dodici e otto anni. Questa è la risposta, documentata, di Matteo Marani, bolognese, giornalista e storico appassionato. Tre anni di ricerca scrupolosa e insieme ossessiva, perché gli pareva di inseguire un fantasma. Dallo scudetto ad Auschwitz ricostruisce in modo pertinente la storia di Arpad Weisz, vincitore di quattro scudetti tra il 1930 e 1938.

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Luca Pagliari, Zona Cesarini: il calcio, la vita, Milano, Tascabili Bompiani, 2006

L'11 aprile 2006 ricorre il centenario della nascita di Remo Cesarini, padre del calcio "fantasista". La vita di Cesarini affascina e rapisce perché dietro il grande sportivo si cela un uomo affamato d'amore e di straordinaria umanità, che non ha mai smesso di dire: "La mia università è stata la strada e la vita di ogni giorno mi ha insegnato qualcosa. Basta saper guardare". Un omaggio a un fuoriclasse di cui si sa poco e che in questo libro rivive nella voce di alcuni campioni di oggi, che si sentono un po' figli suoi: Francesco Totti, Gabriel Batistuta, Roberto Baggio e Alessandro Del Piero sono qui i testimonial degli argomenti affrontati nel libro.

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Luigi Panella, Colonnello Ferenc, la leggenda di Puskas tra Honved, Real e Grande Ungheria, Roma, Ultra sport, 2017

Una storia di grande calcio, ma soprattutto una storia di grandi uomini. È questa la cifra della vicenda umana e sportiva di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, Ferenc Puskás. Il suo esordio avviene mentre l'Europa è incendiata dalla guerra, in un momento in cui la storia e la politica sono molto più che uno sfondo. Dopo la fine del conflitto, l'Ungheria diventa un paese del blocco comunista e la squadra di Ferenc, il Kipest, cambia il proprio nome in Honvéd ("soldato" in lingua magiara), trasformandosi nella squadra modello del Partito e fornendo il blocco portante a una Nazionale leggendaria, la "squadra d'oro" che infligge ai maestri inglesi il celebre 3-6 di Wembley. Ma ai Mondiali del 1954, che sembrano una semplice formalità, il fato si mette di traverso. Puskás si fa male, e arriva alla finale di Berna contro la Germania Ovest in condizioni precarie. La sconfitta ungherese, imprevedibile come poche, scatena tumulti a Budapest, due anni prima della ben più drammatica repressione dei carri armati sovietici. È il canto del cigno di una squadra indimenticabile, ma non del suo condottiero. Nasce il secondo Puskás: prima in Italia, quando le forme già rotonde sembrano incompatibili con una carriera agonistica, poi nel Real Madrid, in coppia con Di Stefano. Dopo il ritiro, Ferenc regala altre imprese anche da allenatore, e compie il suo capolavoro alla guida dei greci del Panathinaikos, che conduce fino alla finale in Coppa dei Campioni, ancora una volta a Wembley, dove verrà fermato dall'Ajax dell'astro nascente Johan Cruijff. Con "Colonnello Ferenc", Luigi Panella presenta una biografia documentatissima e appassionata di uno dei pochi calciatori per cui vale davvero la pena scomodare il concetto di mito.

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Andrea Pirlo, Penso quindi gioco, Milano, Mondadori, 2013

Un libro che svela l'intelligenza e l'ironia di uno dei più raffinati registi del calcio europeo. Un fuoriclasse. Un super campione iper titolato. I complimenti iperbolici non sono mai sprecati se riferiti ad Andrea Pirlo. Ha vinto tutto il possibile, grazie al suo estro e a una formidabile logica, fuori e dentro il campo. Creatività e raziocinio abitano in egual misura il suo corpo, mettendo splendidamente in connessione testa e piedi. Prefazione di Cesare Prandelli.

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Arrigo Sacchi, Calcio totale: la mia vita raccontata a Guido Conti, Milano, Mondadori, 2015

> risorsa disponibile anche su MLOL

Lo scudetto all'esordio in serie A con il grande Milan; la partita perfetta contro il Real Madrid, trafitto cinque volte; Barcellona invasa da ottantamila milanisti; la finale vinta con lo Steaua, per la sua prima Coppa dei Campioni; l'epopea del mondiale americano del '94: questi sono alcuni gloriosi momenti della vita di Arrigo Sacchi, il "profeta di Fusignano". È proprio a partire dal piccolo paese natale a una trentina di chilometri da Ravenna che si sviluppa il racconto autobiografico di Arrigo: il padre gli regala il primo pallone e lui è il bambino più felice del mondo, gioca terzino sinistro ma capisce subito di non essere tagliato per il "calcio giocato". Sarà Alfredo Belletti, bibliotecario e maestro di vita, il primo a suggerirgli un'altra via per rimanere nell'ambiente: "Se non puoi giocare, fa' l'allenatore!". In questo libro, Sacchi ci spiega che cosa ha significato per lui "fare l'allenatore": lasciare il posto sicuro in una fabbrica di scarpe e scegliere un lavoro ricco di incognite e, all'inizio, non certo remunerativo; spaccare in due il mondo del giornalismo sportivo e del tifo con l'integralismo della sua filosofia calcistica. Lo guiderà, in ogni tappa della sua incredibile carriera un ardente e appassionato amore per il calcio, per lo sport inteso anche come etica e scuola di vita, capace di formare il destino non solo di un uomo, ma anche dei giovani di un intero Paese.

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Javier Zanetti, Giocare da uomo : la mia vita raccontata a Gianni Riotta, Milano, Mondadori, 2013

La notte del 22 maggio 2010, quando l'Inter di Mourinho sale sul tetto d'Europa e conquista la sua terza Champions League, a sollevare per primo quel trofeo così a lungo inseguito non può che essere il capitano di tante battaglie, Javier Zanetti. Arrivato da giovane sconosciuto alla corte del presidente Moratti, nel lontano 1995, Zanetti ha legato in modo indissolubile la propria carriera alla maglia nerazzurra, ultima "bandiera" in un calcio dove i grandi campioni sono spesso fuoriclasse senza radici. Tutti, compagni e allenatori, tifosi e avversari, insieme alle qualità tecniche ammirano la tenacia e la costanza che mette in partita: oggi come vent'anni fa, per lui l'entusiasmo è sempre lo stesso, corsa e cuore, salire palla al piede a centrocampo e puntare l'uomo, macinare chilometri su chilometri sulla fascia. Del resto il suo soprannome è "El Tractor", il trattore. Un campione in campo e fuori dal campo, Zanetti ha creato la Fondazione Pupi per aiutare bambini e ragazzi disagiati di quei barrios di Buenos Aires dove è cresciuto e dove, per aiutare la famiglia, lavorava come muratore insieme al padre o consegnava il latte alzandosi alle tre del mattino. Nella notte del trionfo al Santiago Bernabeu di Madrid, qualcuno fatica a riconoscere in quel volto pazzo di gioia, con la coppa appena conquistata a mo' di cappello, l'autorevole capitano capace in campo di parlare con l'esempio più che con le urla, il campione tranquillo che tutti considerano erede di Giacinto Facchetti.

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Il calcio nel cinema

Conclude il percorso una piccola rassegna dedicata al calcio con film e documentari su rievocazioni di personaggi e momenti salienti della storia di uno degli sport più famosi e amati al mondo.

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L’arbitro, regia e soggetto di Paolo Zucca, Italia, Argentina, 2013

L'Atletico Pabarile disputa senza molto successo il campionato di terza categoria. Ma c'è una speranza per la squadra: il giovane emigrato Matzutzi, calciatore fuoriclasse, tornato in patria e pronto ad indossare la maglia del Pabarile. Le vicende calcistiche si mescolano alle ambizioni dell'arbitro in carriera Cruciani, la cui salita al successo verrà deviata da un'oscura vicenda di corruzione, e dalla storia d'amore che sboccia tra Matzutzi e Miranda, figlia dell'allenatore cieco Prospero...

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Febbre a 90, un film di David Evans, Gran Bretagna, 1997

Paul Ashworth è un insegnante di letteratura con l'amore per il calcio, in particolare per l'Arsenal. Una "magnifica ossessione" tale da mettere in difficoltà la sua relazione con la professoressa di storia, Sarah Hughes; soprattutto quando è in gioco la partita che decreterà la vittoria del Campionato...
Per il suo esordio nella settima arte, il regista televisivo David Evans attinge alle pagine dell'omonimo romanzo autobiografico di Nick Hornby che ha per tema una passione che accomuna migliaia di esseri umani, condizionandone il tempo libero e le scelte di vita. Sì perché il protagonista sembra non avere altro fine se non quello di seguire la stagione calcistica della sua adorata squadra e di vestirne i colori.
Rispetto al romanzo, che si svolge lungo un arco temporale piuttosto ampio dal finire degli anni Sessanta ai primi Novanta, il film sceglie di soffermarsi sul campionato del 1988/1989 e, con qualche flashback, di ricomporre per brevi accenni la biografia del protagonista e del contesto in cui si muove. [...] (mymovies.it, recensione di Luisa Ceretto)

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Fuga per la vittoria, un film di John Huston, USA, 1981

Seconda guerra mondiale. In un campo di prigionia tedesco, un gruppo di detenuti allenati da John Colby, famoso giocatore della nazionale inglese, viene sfidato da un ufficiale delle truppe naziste, il Maggiore Karl Von Steiner, a giocare una partita di calcio fra prigionieri alleati e soldati tedeschi. L'idea di una sfida sportiva fra fronti in guerra piace molto ai gerarchi nazisti, che decidono di far giocare la partita in un importante stadio della Parigi occupata e di renderla un grande evento di propaganda. Quando gli uomini interni al campo che lavorano segretamente con le forze della Resistenza francese vengono a sapere dell'evento, iniziano a pianificare, con l'aiuto della rude spia canadese Robert Hatch, un grande piano di fuga. [...] (mymovies.it, recensione di Edoardo Beccatini)

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Maradona by Kusturica, un film di Emir Kusturica, Francia, Spagna, 2006

Un documentario sulla star argentina Diego Armando Maradona, considerato da molti il più grande calciatore di tutti i tempi.

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Mezzo destro mezzo sinistro: 2 calciatori senza pallone, regia di Sergio Martino, Italia, 1985

La squadra di calcio "Marchigiana" è stata, sì, promossa nella serie A del campionato nazionale, ma è ultima in classifica per colpa soprattutto di due calciatori, Gigi e Andrea. Quest'ultimo soprattutto è un giocatore a fine carriera preso nella squadra per intercessione del suo amico. La vedova Mirtilla, proprietaria della catena "Pollo ruspante" è lo sponsor della "Marchigiana" e ha un debole per alcuni calciatori, tra cui Andrea. Quando però il nuovo allenatore, il sudamericano Fulgencio, severo e frenetico, decide di cambiare metodo e di rivoluzionare la squadra, il posto di Andrea nella rosa dei giocatori e nel cuore di Mirtilla entra in crisi. Il giovanissimo Vacca, robusto atleta (e ottimo amatore) lo sostituisce in ogni campo, così Andrea, seguito dal suo amico, viene confinato in panchina. Dopo tante vicende e fatiche, la "Marchigiana" sembra risalire la china. Ora quello che serve è vincere una partita internazionale, nientemeno che a Francoforte, per la Coppa Europea.

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Il mio amico Eric, un film di Ken Loach, Regno Unito, Francia, Italia, Belgio, Spagna, 2009

Un impiegato delle Poste britanniche vede la sua vita andare sempre peggio. Ha lasciato da trent'anni Lily, suo unico e vero amore. Ora vive con i due figliastri lasciatigli da una donna che non c'è e con uno dei quali ha un pessimo rapporto. Eric, che cerca di non ricordare il passato, ha un solo rifugio in cui cercare un po' di consolazione: il tifo per il Manchester e la venerazione per quello che nel passato è stato il suo più grande campione, Eric Cantona. Ora però Eric ha un nuovo e per lui non secondario problema: la figlia che aveva abbandonato ancora in fasce, ma che non ha mai avuto un cattivo rapporto con lui, gli chiede il favore di occuparsi per un'ora al giorno della bambina che ha avuto, in modo da poter completare in pochi mesi gli studi. Sarà però necessario che Eric si faccia consegnare la neonata da Lily che non ha voluto piu' incontrare dal lontano passato. Qualcuno giunge in suo soccorso in modo inatteso e concretamente irreale: il suo idolo: Eric Cantona. Il problema da affrontare non sarà però purtroppo solo questo. […] (mymovies.it)

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Sognando Beckham, un film di Gurinder Chadha, Gran Bretagna/Germania/USA 2002

I genitori vorrebbero che la figlia Jess fosse la classica ragazza indiana: il problema è che Jess, che ha fatto della star del Manchester United Beckham il suo eroe, vorrebbe soprattutto giocare a calcio.

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Sogni di cuoio, di Cesar Meneghetti, Elisabetta Pandimiglio, Italia, 2004

Nell’estate del 2001 una ventina di calciatori argentini e uruguayani atterrano in Italia, in provincia di Piacenza per giocare nel Fiorenzuola, squadra di serie C 2. Alessandro Aleotti, il presidente della Brera Calcio sta cercando di realizzare un grande business calcistico, quello di formare una squadra composta interamente di sudamericani, tutti di discendenza italiana, in modo da non avere problemi di passaporto o nazionalità. Sono ragazzi poveri, che fuggono da una realtà di miseria inseguendo il sogno del calcio, della notorietà, della ricchezza. Si sono lasciati alle spalle affetti e lavoro inseguendo il miraggio dei contratti miliardari europei. Ad allenarli viene chiamato Mario Kempes, il campione argentino che segnando due goal nel 1978, regalò un Mondiale alla sua terra. Il film documentario segue il dipanarsi della vicenda, le promesse, le attese estenuanti, i nodi della burocrazia, si insinua nel quotidiano dei ragazzi, nelle loro speranze, dà loro voce, ascolta i tecnici, il procuratore, i tifosi che cercano nel calcio il sogno di un mondo migliore. Ma soprattutto i registi seguono la vicenda romantica dei venti ragazzi che per inseguire i loro sogni hanno fatto a ritroso il viaggio compiuto dai loro avi, tornando nella terra da cui questi erano fuggiti cercando benessere altrove, dove non è stato trovato...

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Ultrà, un film di Ricky Tognazzi, Italia, 1991

La violenza negli stadi vista attraverso le esperienze di alcuni ragazzi che esprimono il loro disagio esistenziale attraverso il tifo e l'aggressività.

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L'uomo in più, un film di Paolo Sorrentino, Italia, 2001

Napoli, anni '80. Tony è un cantante all'apice del successo. Sprezzante e apparentemente sicuro di sé, ma cocainomane incallito e con la morte del fratello sulla coscienza. Antonio Pisapia è uno stopper integro che non si presta ai trucchi del calcio scommesse. Tony verrà messo fuori gioco da una minorenne che gli si offre e poi lo denuncia. I due cercano di risalire la china, ma se Tony sembra disilluso, Antonio è convinto di potere essere un valido allenatore. Film interessante e ispirato a due personaggi reali: il cantautore Califano e il calciatore De Bartolomei.

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