Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia

21 marzo 2019

Il 21 marzo di ogni anno si celebra, dal 1996, La Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. L’iniziativa è nata per volontà di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e di Avviso Pubblico, la rete degli enti locali per la formazione civile contro le mafie. Ogni anno viene scelta una città italiana come centro di manifestazioni, iniziative, incontri e dibattiti per diffondere la cultura della legalità e l’impegno contro la corruzione e le mafie. Quest’anno la sede per la manifestazione nazionale è la città di Padova, che per la prima volta, non coinvolgerà una sola regione ma tre (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige). I principali obiettivi della giornata sono: la vicinanza ai familiari di vittime della violenza mafiosa e la traduzione della memoria viva in responsabilità e impegno.

Libera ha scelto Padova “per stare vicino a chi, nel Nordest, non si rassegna alla violenza mafiosa, alla corruzione e agli abusi di potere ma per valorizzare l’opera di tante realtà, laiche e cattoliche, istituzionali e associative, impegnate in quella terra difficile ma generosa per il bene comune, per la dignità e la libertà delle persone.” (http://www.libera.it)

La Biblioteca comunale di Imola intende dare il suo contributo alle celebrazioni proponendo questo  percorso di lettura con titoli sul movimento antimafia in Italia con testimonianze e contributi di protagonisti e di famigliari di vittime assassinate per mano della criminalità organizzata.


Sul movimento antimafia

marzo 2019

I testi proposti sono una parte di quanto pubblicato sul movimento antimafia dagli anni Novanta a oggi e consentono d’inquadrare la storia di Liberache, dalla fondazione nel 1995, raccoglie e mobilita decine di migliaia di giovani all’educazione alla legalità, alla cultura democratica e alla cittadinanza attiva.

L’ordine è alfabetico per autore.

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Vittorio V. Alberti, Pane sporco: combattere la corruzione e la mafia con la cultura, Milano, Rizzoli, 2018

In quest'appassionata denuncia, l’autore affronta alla radice la piaga originaria che consuma la società italiana e mina alle basi qualunque prospettiva di progresso civile. E la radice va ricercata proprio in una cultura che disprezza il merito, la riflessione, la ricerca della bellezza in nome di miopi interessi personali o di gruppo. È contro la cultura della mafia e della corruzione che è indispensabile battersi “La corruzione e la mafia sono simboli maledetti… per ricucire un futuro la strada è nel passato, nel nostro patrimonio, che è bellezza. Ecco l’idea: la potenza culturale italiana per combattere la corruzione e le mafie… ”.

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Contro la mafia, i testi classici, a cura di Nando dalla Chiesa, Torino, Einaudi, 2010

"Non è mai buon segno, la rimozione. Come l'oblio o la perdita della memoria. Sono tutti sintomi, imparentati ma diversi, di debolezza o di malessere. Negli individui come nei popoli o nelle comunità. Si associano sempre alla perdita di una parte grande o piccola della propria identità. Questo libro nasce per impedire che una piccola ma significativa perdita di identità si completi: quella della società italiana di fronte alla sua storia, alla storia di cultura accumulata per combattere un nemico che ne ha messo a dura prova la democrazia colpendola ripetutamente al cuore. Un nemico che si chiama mafia. [...] L'obiettivo di quest’antologia è restituire un'ossatura di memoria alla cultura civile nazionale e offrirla in particolare alle generazioni più giovani, affinché acquistino coscienza del cammino compiuto". (Dall'introduzione di Nando Dalla Chiesa)

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Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia, a cura di Claudio Camarca, Roma, Castelvecchi RX, 2013

Il Dizionario Enciclopedico delle Mafie in Italia è un’opera con migliaia di voci che costituiscono un punto fermo per disegnare una mappa scientifica delle varie realtà criminali. Il dizionario fornisce un completo repertorio alfabetico in cui la trattazione delle voci si estende oltre la semplice definizione del termine, fornendo quindi una più esaurente informazione su tutte le nozioni, gli accadimenti, i personaggi riguardanti il mondo correlato alla criminalità organizzata.

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Nando dalla Chiesa, Manifesto dell'antimafia, Torino, Einaudi, 2014

La mafia non è misteriosa né invincibile. Negli ultimi trent'anni molto è stato fatto per conoscerla e combatterla ma ancora esiste una barriera di luoghi comuni dietro cui essa si protegge. Riguardano non solo la sua struttura e le sue attività, ma anche la cultura dei suoi affiliati e il grado d’infiltrazione negli organismi economici e sociali del paese. Comprendere che la vera forza della mafia sta fuori di essa, nelle alleanze e nei servigi che le giungono da una "zona grigia" più o meno consapevole o nelle mille forme di pigrizia culturale, vuol dire anche ripensare radicalmente i modi per contrastarla. E riconoscere che il problema non è solo di forze dell'ordine, magistrati o di organi istituzionali; vuol dire sottrarsi alle suggestioni eroiche che circondano talvolta i protagonisti dell'antimafia, e promuovere movimenti di cittadini "semplici", portatori di superiori livelli di libertà e di etica pubblica.

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Nando Dalla Chiesa, La scelta Libera: giovani nel movimento antimafia, Torino, Gruppo Abele, 2014

Nando dalla Chiesa, in collaborazione con Ludovica Ioppolo, Martina Mazzeo e Martina Panzarasa, nel ventennale della nascita di Libera ha scritto un'accurata analisi storica e attuale di questa aggregazione di “associazioni, nomi e numeri contro le mafie, che raccoglie e mobilita decine di migliaia di giovani”. Una sorta di manuale preciso e accurato sul movimento antimafia in Italia, utile anche per nuove ricerche e approfondimenti; per questo indispensabile è la bibliografia ragionata finale.

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Claudio Fava, I disarmati, Milano, Sperling & Kupfer, 2009

Ripercorrere oggi la storia dell'antimafia significa parlare soprattutto dei vivi, delle occasioni perdute, di chi avrebbe dovuto e potuto fare ma ha preferito voltarsi dall'altra parte. Claudio Fava perlustra questa terra di mezzo, le infinite zone grigie della compiacenza che hanno imbavagliato l'antimafia e reso possibile, talvolta addirittura favorito, l'esistenza della mafia. Un viaggio che racconta i complici del silenzio e del consociativismo mafioso: nel giornalismo, nella politica, nella società civile. Non mancano i ritratti di chi in questi anni ha continuato a combattere, animato dal proprio senso civile.

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Fondazione Libera informazione Osservatorio nazionale sull'informazione per la legalità e contro le mafie, Mafie senza confini, noi senza paura: dossier Emilia-Romagna, Bologna, Regione Emilia-Romagna Assemblea legislativa, 2011

Anche in Emilia-Romagna si ha il dovere di contrastare il crescente fenomeno mafioso e l’avanzare di tutte le mafie in una regione ricca e dal forte tessuto imprenditoriale. In questo dossier, frutto della collaborazione tra l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna e la Fondazione Libera Informazione, ha lo scopo di tratteggiare la presenza delle cosche nelle principali città della regione. Il quadro è preoccupante ma per combattere un simile nemico è indispensabile conoscerlo e riconoscerlo.

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Pietro Grasso, Lezioni di mafia, Milano, Sperling & Kupfer, 2014

L'aula magna della Suprema Corte di Cassazione a Roma è il luogo simbolico scelto da Pietro Grasso per le sue "Lezioni di mafia", un progetto televisivo voluto per svelare i delitti e i traffici di una delle più potenti e sanguinarie organizzazioni criminali. Il suo racconto, che il libro riprende e approfondisce, si addentra nel mondo di Cosa nostra spiegando la struttura della Cupola, la creazione del consenso, gli affari, i rapporti con la politica e la Chiesa, il ruolo delle donne, le stragi, le indagini dell'antimafia.

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Pietro Grasso, Liberi tutti, lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia, Milano, Sperling & Kupfer, 2013

Muoiono di mafia non solo le vittime della delinquenza organizzata ma tutti quelli che si rassegnano a vivere nell'illegalità e nell'ingiustizia. La mafia, infatti, non è solo un fenomeno criminale ma un sistema sociale e culturale ben radicato, che sembra offrire a chi ne fa parte protezione, aiuto economico e senso di appartenenza. Per questo, l’autore rivolge un appello appassionato, soprattutto ai giovani, spiegando come solo attraverso la cultura della legalità si può sperare di trovare riscatto dalla schiavitù dei soprusi, dell'intimidazione e della violenza che domina laddove il potere delle cosche è più forte.

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Pietro Grasso e Alberto La Volpe, Per non morire di mafia, Milano, Sperling & Kupfer, 2009

La mafia non si arrende mai. Non è la dichiarazione di chi teme la sconfitta ma il promemoria di un magistrato impegnato da trent'anni contro la criminalità organizzata. Pietro Grasso, il Procuratore Nazionale Antimafia, racconta in questo libro la difficile guerra condotta contro la cupola siciliana, affrontando questioni delicate come i legami tra mafia e politica, gli scontri all'interno della magistratura, le carenze legislative e di mezzi. E ci ricorda che Cosa Nostra non è stata sconfitta, ma solo colpita a un fianco. Perché il sistema si è riprodotto con nuove strategie, che richiedono nuove armi per fronteggiarlo.

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Antonella Mascali, Lotta civile contro le mafie e l'illegalità, Milano, Chiarelettere, 2009

Un libro che racconta della lotta civile intrapresa dai famigliari delle vittime della mafia, dopo aver perso i propri cari, l'ingresso in Libera per un impegno civile, e la difficile ricerca di una nuova vita dopo essere stati lasciati soli dallo stato. Antonella Mascali è una giornalista Siciliana in prima linea a denunciare cosa non va nella sua terra e nell'Italia, in particolare racconta la mala cultura che ci rovina, e che si può riconoscere nella vita di tutti i giorni, e non solo nella Sicilia da lei dettagliatamente raccontato, perché protagonista del libro ma in tutta l'Italia da Torino a Triste passando per Milano.

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Marzia Sabella, Nostro onore: una donna magistrato contro la mafia, Torino, Einaudi, 2014

Marzia Sabella, magistrato che per diversi anni ha fatto parte della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è stata l’unica donna che ha lavorato per la cattura di Bernardo Provenzano. In questo libro si racconta. "Nostro Onore" conduce nella realtà della mafia siciliana e, al contempo, nel quotidiano di chi lotta contro di essa dal palazzo di piazza Vittorio Emanuele Orlando. Ma, soprattutto, restituisce un ritratto antieroico dei magistrati, anche quando vivono eventi straordinari e imparano a ripararsi dalla seduzione degli "abbagli da telecamera sempre accesa". Perché, l'onore, quello vero, è dato dalla "sacralità del Codice e di chi, di quel Codice, difende le ragioni".

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Isaia Sales, I preti e i mafiosi: storia dei rapporti tra mafie e Chiesa cattolica, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2010

Sono duecento anni che esistono le mafie in Italia. Se non sono state ancora sconfitte vuol dire che i motivi del loro "successo" non sono stati completamente individuati. Il libro affronta il tema delle responsabilità della Chiesa cattolica e dei suoi esponenti nell'affermazione delle organizzazioni mafiose, esaminando l'apporto culturale che direttamente o indirettamente la dottrina della Chiesa ha fornito al loro apparato ideologico.

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Umberto Santino, Storia del movimento antimafia: dalla lotta di classe all'impegno civile, Roma, Editori riuniti, 2000

Questo libro ricostruisce in modo organico le lotte contro la mafia dai Fasci siciliani fino ai giorni nostri: lotte nate dapprima come forma specifica dello scontro di classe e divenute, negli ultimi decenni, espressione di un impegno civile esteso a tutto il territorio nazionale. Il volume ricostruisce anche il contesto delle lotte antimafia, l'evoluzione del fenomeno mafioso, il comportamento delle istituzioni, il quadro sociale e culturale ripercorrendo le analisi di studiosi e scrittori e dando spazio ai protagonisti attraverso interviste e storie di vita.

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Roberto Saviano, Gomorra: viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra, Milano, Oscar Mondadori, 2011

Un libro che racconta il potere della camorra, la sua affermazione economica e finanziaria, e la sua potenza militare, la sua metamorfosi in comitato d'affari. Una scrittura, in prima persona, fatta dal luogo degli agguati, nei negozi e nelle fabbriche dei clan, raccogliendo testimonianze e leggende. La storia parte dalla guerra di Secondigliano, dall'ascesa del gruppo Di Lauro al conflitto interno che ha generato 80 morti in poco più di un mese. Una narrazione-reportage che svela i misteri del "Sistema" (così gli affiliati parlano della camorra, termine che nessuno più usa), di un'organizzazione poco conosciuta, creduta sconfitta e che nel silenzio è diventata potentissima superando Cosa Nostra per numero di affiliati e giro d'affari. (Ibs.it)

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Vittime delle mafie

marzo 2019

Più di 900 sono i nomi conosciuti delle vittime innocenti di tutte le mafie. Di seguito si propongono alcune biografie a ricordo di Giorgio Ambrosoli, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Don Peppe Diana, Giovanni Falcone, Libero Grassi, Giuseppe Impastato, Livatino Rosario, Padre Pino Puglisi, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Angelo Vassallo.

I testi sono proposti in ordine alfabetico per autore.

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Umberto Ambrosoli, Qualunque cosa succeda, Milano, Sironi, 2009

“Qualunque cosa succeda” è una biografia scritta nel 2009 da Umberto Ambrosoli, avvocato e uomo politico, che narra la vicenda del padre, Giorgio Ambrosoli, scelto dalla Banca d’Italia per gestire la liquidazione del principale istituto di credito di proprietà dell'affarista siciliano Michele Sindona, incarico che aveva svolto con integrità e coraggio, e per questo ucciso da un sicario l'11 luglio 1979. Per raccontare la storia di suo padre, l'autore parte dalla gioventù di Giorgio Ambrosoli, ripercorrendone gli studi, gli affetti e la stagione della passione politica e civica dei primi anni Sessanta, in una Milano ricca di vivacità intellettuale e di ottimismo…

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Giovanni Bianconi, L'assedio, troppi nemici per Giovanni Falcone, Torino, Einaudi, 2017

A venticinque anni dall'attentato di Capaci, l’autore ricostruisce, attraverso i documenti e i ricordi dei protagonisti, l'ultimo periodo della vita di Giovanni Falcone. Un'indagine nella Storia, che rivela la condizione di accerchiamento in cui si è trovato il giudice palermitano, stretto tra mafiosi, avversari interni al mondo della magistratura e una classe politica nel migliore dei casi irresponsabile. E individua coloro che, nascosti dietro il paravento del «rispetto delle regole», lo contrastarono, tentarono di delegittimarlo e lo isolarono fino a trasformarlo nel bersaglio perfetto per i “corleonesi” di Totò Riina.

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Nando Dalla Chiesa, Delitto imperfetto: il generale, la mafia, la società italiana, Roma, Editori riuniti, 2003

"Delitto imperfetto" fu scritto per denunciare la natura nient'affatto "perfetta" dell'assassinio Dalla Chiesa. Fu accolto dalla più ferrea censura televisiva ma da uno straordinario successo di pubblico, trasformandosi in un prodotto "collettivo" del nuovo movimento antimafia e contribuendo a mettere a fuoco lo scenario nel quale si muovevano i protagonisti della vita nazionale. Ripubblicarlo e arricchito di una nuova introduzione offre a tutti, specie ai più giovani, uno strumento per capire meglio la società di ieri e di oggi, per scoprire che cosa è cambiato di quell’Italia, al di là degli anniversari e dei francobolli commemorativi.

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Nando Dalla Chiesa, Il giudice ragazzino, storia di Rosario Livatino assassinato dalla mafia sotto il regime della corruzione, Torino, Einaudi, 1992

Nando dalla Chiesa ricostruisce, in un racconto fatto di partecipazione e di testimonianza, la biografia personale e professionale di Livatino, il giudice ucciso a trentasei anni dalla mafia. Alla vicenda del magistrato s’intreccia la ricostruzione dei casi più clamorosi e delle polemiche più dirompenti che hanno contrapposto mafia, società civile e istituzioni, troppo spesso nel segno di un attacco all'attività di quei "giudici ragazzini" mandati a rappresentare lo Stato.

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Don Peppe Diana: per amore del mio popolo, a cura di Raffaele Lupoli, disegni di Riccardo Innocentim e altri, Roma, Round Robin, 2009

Proposta in forma di fumetto la vita di Don Peppino Diana. Prete di quelli rari, coraggioso e ostinato, non ha mai abbassato la testa di fronte a nulla. Peppe con il cuore scout e il vangelo in mano, nel 1991 si fa promotore di un attacco diretto contro i clan di Casal di Principe, la sua terra, sottoscrivendo un documento che resterà una traccia indelebile nella lotta contro il crimine organizzato. "Per amore del mio popolo" è il titolo di questo documento. Fu ucciso a soli 36 da un sicario della mafia il 19 marzo 1994.

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Maria Falcone, Giovanni Falcone un eroe solo: il tuo lavoro, il nostro presente: i tuoi sogni, il nostro futuro, Milano, Rizzoli, 2012

23 maggio 1992: la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca e tre uomini della scorta, scosse l'Italia come un terremoto immane. Da vent'anni Maria Falcone si dedica a mantener viva la memoria di suo fratello con un'attività intensa che serva a tutti, ma specialmente ai giovani, come educazione alla legalità. È un'opera meritoria perché fu proprio grazie al lavoro di Giovanni che lo Stato trovò finalmente il modo per combattere con efficacia il fenomeno mafioso. Eppure, come traspare nelle pagine di questo libro in cui Maria, affiancata dalla giovane giornalista esperta di mafia Francesca Barra, rievoca la vita di suo fratello, Giovanni Falcone si trovò molto spesso solo nel suo cammino…

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Antonio Franchini, L'abusivo, Venezia, Marsilio, 2001

Giancarlo Siani era un giovane cronista "abusivo" che sperava di essere presto assunto. La sera del 23 settembre 1985, i killer della camorra lo uccisero dopo averlo aspettato sotto casa per ore. Che cosa aveva scoperto di così pericoloso da essere punito con la morte? Il "caso Siani" non è solo una storia giudiziaria tormentata, è "il contesto", come lo chiamò Sciascia, sul quale non si farà mai luce. È il marchio su una città intera e una generazione, raccontate dall’autore attraverso storie personali e familiari che disegnano lo sfondo di un luogo sempre sospeso tra il dramma sceneggiato e la tragedia reale, tra la violenza inscenata per burla e la spietatezza vera, assoluta.

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Giovanni Impastato, Oltre i cento passi, Milano, Piemme, 2017

È la primavera del 1977 quando Peppino Impastato, insieme a un gruppo di amici, inaugura la radio libera “Radio Aut”. Dalla sua voce partono denunce di reati di mafia e dell'omertà dei suoi compaesani, una voce talmente potente che dopo poco più di un anno, Peppino è assassinato. Ma questo è stato uno degli errori della mafia, perché, anche se non era scontato, la voce di Peppino da allora non ha mai smesso di parlare, di lottare per la dignità delle persone, di illuminare la strada, una strada percorsa ormai da migliaia di persone. Per la prima volta, Giovanni, fratello di Peppino, che ne ha raccolto il testimone, fa il punto della situazione delle mafie e delle antimafie in Italia, dall'osservatorio di Casa Memoria e del Centro Impastato, da quarant’ anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.

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Mario Lancisi, Don Puglisi: il Vangelo contro la mafia, Milano, Piemme, 2013

"Lascia perdere chi ti porta a mala strada!". Era questa l'esortazione che don Puglisi ripeteva senza stancarsi ai ragazzi del quartiere Brancaccio di Palermo, persuaso che solo a partire dalle giovani generazioni si sarebbe potuta estirpare la gramigna della mafia. Il libro di Mario Lancisi ricostruisce il cammino esistenziale e spirituale di don Puglisi fino a quel tragico 15 settembre 1993, giorno in cui venne ucciso nel giorno del suo 56° compleanno. Il percorso è quasi un diario, toccante e documentato, arricchito dalle testimonianze di chi ha conosciuto e voluto bene a questo prete, beatificato dalla Chiesa come martire del Vangelo.

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Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, L'agenda rossa di Paolo Borsellino, Milano, Chiarelettere, 2007

Molto poco si sa degli ultimi 56 giorni della sua vita, dalla strage di Capaci all'esplosione di via D'Amelio. Gli autori ricostruiscono quei giorni drammatici con l'aiuto delle carte giudiziarie, le testimonianze di pentiti e di ex colleghi magistrati, le confidenze di amici e familiari. E restituiscono le pagine dell'agenda scomparsa nell'inferno di via D'Amelio, in cui Borsellino annotava le riflessioni e i fatti più segreti. Qualcuno si affrettò a requisirla, troppo scottante. "Ho capito tutto... mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia... Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri".

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Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, Peppino Impastato: un giullare contro la mafia, Padova, BeccoGiallo, 2009

Dai microfoni di Radio Aut, con l'arma tagliente della satira, poche settimane prima del suo assassinio Peppino Impastato attacca ancora una volta i mafiosi di Cinisi, e in particolare il terribile boss Tano Badalamenti. Questa volta a fumetti, ecco il ritratto del giovane Peppino: amico sincero in prima linea nella lotta alla mafia, fonte di ispirazione continua ed esempio di impegno civile per i più giovani, figlio coraggioso che ha rinunciato al retaggio mafioso della famiglia, seccatura da levare di mezzo il prima possibile, nell'interesse dei mafiosi e dei politici locali.

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Bianca Stancanelli, A testa alta don Giuseppe Puglisi, storia di un eroe solitario, Torino, Einaudi, 2003

Tre anni prima di essere ucciso padre Pino Puglisi, che a volte si firmava 3P come un personaggio dei fumetti, accettò l'incarico di parroco nel quartiere Brancaccio di Palermo. Quella scelta gli costò la vita per mano della mafia. Una giornalista di «Panorama» studia l'omicidio (i responsabili hanno confessato), ma soprattutto la situazione tragica del quartiere, l'impegno del prete con i bambini e il suo tentativo di ottenere per Brancaccio almeno le infrastrutture fondamentali del vivere civile. (Ibs)

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Salvo Vitale e Soveria Mannelli, Peppino Impastato: una vita contro la mafia, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2008

Il 9 maggio 1978, nelle campagne di Cinisi (PA) veniva ritrovato il corpo senza vita di Peppino Impastato. La notizia non fece all'epoca molto scalpore, lo stesso giorno infatti i giornali erano impegnati nel raccontare la morte di un altro grande uomo italiano, Aldo Moro. Eppure, Peppino Impastato non è stato dimenticato, il suo sangue non è stato sparso invano ma ha dato linfa e coraggio ai giovani che lottano ogni giorno contro la mafia, come Salvo Vitale, amico fedele di Peppino, compagno di lotte in una Cinisi ammutolita dalla paura.

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Dario Vassallo, Il sindaco pescatore, Milano, Mondadori, 2011

Il 5 settembre 2010 sette colpi di pistola hanno posto fine alla vita di Angelo Vassallo, primo cittadino di Pollica, in provincia di Salerno, conosciuto da tutti come il sindaco pescatore. E’ stato ucciso, perché era il simbolo della buona politica del Sud, quella della legalità e dello sviluppo a costo zero per l'ambiente. Grazie all'amministrazione Vassallo, oggi il comune di Pollica è il motore strategico della una zona con cinque vele da “Legambiente” per la qualità del mare, con la sede dell'“Osservatorio della Dieta mediterranea” riconosciuto dell'Unesco, e "cittàslow" per le prelibatezze enogastronomiche. Angelo non c'è più ma tutto continua secondo la sua impostazione. In questo libro il fratello Dario ripercorre la tragica vicenda del sindaco assassinato.

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Testimonianze e contributi

marzo 2019

I testi proposti sono una parte delle testimonianze e dei contributi di protagonisti che hanno messo il loro impegno nell’attività di contrasto contro le mafie e la criminalità organizzata, a rischio della propria vita. L’ordine è alfabetico per autore.

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Federica Angeli, A mano disarmata: cronaca di millesettecento giorni sotto scorta, Milano, Baldini e Castoldi, 2018

Due spari nella notte, le finestre che si aprono e subito dopo un grido: «Tutti dentro, lo spettacolo è finito!». Siamo a Ostia, nel 2013, tra gli abitanti di quei palazzi c’è anche Federica Angeli, cronista di nera per le pagine romane di “la Repubblica”, che in quella periferia è nata e cresciuta. Da tempo si occupa dei clan locali e ha subìto gravi minacce. Sa quindi come è fatta la paura, ma crede che l’altra faccia della paura sia il coraggio. Se i vicini rientrano obbedienti al comando del boss, lei decide di denunciare ciò che ha visto. Dal giorno dopo la sua vita è stravolta: per la sua incolumità le è assegnata una scorta, eppure nessuna intimidazione fa vacillare la sua fede in un noi con cui condividere la lotta per la legalità.

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Paolo Borrometi, Un morto ogni tanto: la mia battaglia contro la mafia invisibile, Milano, Solferino, 2018

Nelle intercettazioni l'ordine è chiaro: Cosa Nostra chiede di uccidere il giornalista che indaga sui suoi affari. Ma questo non ferma Paolo Borrometi che sul suo sito indipendente “La Spia.it” denuncia ormai da anni gli intrecci tra mafia e politica e gli affari sporchi che fioriscono all'ombra di quelli legali. Le inchieste raccontate in questo libro compongono il quadro chiaro e allarmante di una mafia sempre sottovalutata, quella della Sicilia sud-orientale. Il tutto filtrato dallo sguardo, coraggioso e consapevole, di un giornalista in prima linea, costretto a una vita sotto scorta. Questo l primo libro di Paolo Borrometi è una denuncia senz'appello, perché il potere della mafia, come diceva Paolo Borsellino, è anche un fenomeno sociale, fatto di atteggiamenti e mentalità passive contro cui l'unico antidoto è l'esempio della resistenza e della lotta.

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Antonino Caponnetto, I miei giorni a Palermo: storie di mafia e di giustizia raccontate a Saverio Lodato, Milano, Garzanti, 1992

Antonino Caponnetto è stato il magistrato italiano che ha guidato il Pool antimafia, ideato da Rocco Chinnici, dal 1984 al 1990, dopo il suo assassinio. Capponetto accanto a sé chiamò Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. La loro attività portò all'arresto di più di 400 criminali legati a Cosa Nostra, culminando nel maxiprocesso di Palermo, a partire dal 10 febbraio 1986. È considerato uno degli eroi simbolo della lotta al crimine organizzato italiano.

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Francesco Cascini, Storia di un giudice nel far West della 'ndrangheta, Torino, Einaudi, 2010

Con “Storia di un giudice” Cascini prova a raccontare cosa significa essere un rappresentante dello Stato nella terra della 'ndrangheta, e per farlo rinuncia ai facili moralismi e alla retorica per privilegiare uno stile asciutto e diretto. E alla fine è impossibile non condividere le parole dell'autore: «La sensazione di trovarsi in mezzo a una guerra prendeva sempre più corpo. Una guerra di cui non fregava niente a nessuno».

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Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia, L'eredità scomoda: da Falcone ad Andreotti, sette anni a Palermo, Milano, Feltrinelli, 2001

Un dialogo serrato tra due magistrati che hanno vissuto a Palermo gli anni dello scontro con Cosa nostra. Dall'inedito confronto tra Gian Carlo Caselli (che è stato a capo della procura di Palermo) e Antonio Ingroia (suo sostituto, allievo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) emergono i retroscena delle grandi operazioni antimafia, dei contrasti interni ed esterni alla magistratura, dei rapporti tra politica e giustizia, dei clamorosi casi giudiziari fino al processo Andreotti. Un faccia a faccia che richiama i personaggi al centro delle più importanti inchieste di mafia, da Totò Riina a Tommaso Buscetta, da Balduccio Di Maggio a Giovanni Brusca, in un intreccio inquietante e drammatico.

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Carlo Alberto dalla Chiesa, In nome del popolo italiano, Milano, Rizzoli, 1997

Il 3 settembre 1982 la mafia spegneva la vita del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, investigatore geniale nella lotta contro la mafia e il terrorismo. Dopo quindici anni il figlio Nando ricostruì la vita del padre raccogliendo e illustrando, in un ricco saggio iniziale e in introduzione ai singoli capitoli, i documenti davvero importanti per capire la vita e la carriera del padre. “In nome del popolo italiano” fu un libro che fece discutere, ma permise agli italiani di capire un po’ meglio la loro storia recente e valutare, in tutta la sua importanza, una figura esemplare di uomo delle istituzioni.

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Pietro Grasso, Liberi tutti, lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia, Milano, Sperling & Kupfer, 2013

In questa testimonianza, che è anche un bilancio del proprio impegno contro il crimine, il procuratore nazionale antimafia dipinge il vero volto dell'organizzazione, rivelandone le origini, i metodi e le regole segrete. E spiega, in un appello appassionato rivolto soprattutto ai giovani, come attraverso la cultura della legalità e un progetto democratico di sviluppo economico si può sperare di riscattarsi dalla violenza che domina dove il potere delle cosche è più forte.

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Don Aniello Manganiello, Gesù è più forte della camorra, i miei sedici anni a Scampia fra lotta e misericordia, Milano, Rizzoli, 2011

Ci sono due modi di intendere la missione apostolica in un territorio difficile come Scampia (Napoli): uno è chinare la testa, non esporsi, parlare solo se interrogati; l'altro è quello di don Aniello Manganiello che vivendo fianco a fianco con gli abitanti del quartiere ne condivideva. Don Aniello prestava aiuto ai malati di Aids, ai tossicodipendenti, conduceva battaglie sociali a favore di famiglie malavitose, strappando alla camorra tantissimi giovani. Per questo divenne un personaggio scomodo e fu rimandato a Roma, nella parrocchia del borghese quartiere Prati. Dopo tre mesi chiese un anno di riposo per tornare al suo paese natio in provincia di Napoli, dove ha ripreso la sua battaglia in favore della legalità.

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Giacomo Panizza, Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso: la storia del prete che ha sfidato la 'ndrangheta, Milano, Feltrinelli, 2011

Bresciano di origine, don Giacomo Panizza si trova assegnato nel quartiere più estremo di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Qui inizia a lavorare a contatto con persone disabili e accetta di utilizzare a scopi sociali un palazzo requisito ai Torcasio, la famiglia malavitosa più temuta della zona. Don Giacomo Panizza ha ricevuto molte minacce, la sede è stata più volte danneggiata, ma don Giacomo non ha mai smesso di metterci coraggio e di lottare. In questo dialogo serrato con Goffredo Fofi, non solo emerge la fibra morale di un uomo che si è dedicato ai più deboli della società, ma affiorano anche soluzioni concrete per battere la cultura della mafia.

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Marzia Sabella, Nostro onore, una donna magistrato contro la mafia, Torino, Einaudi, 2014

Marzia Sabella studiava per diventare notaio, senza però "immaginare che avrebbero sventrato autostrade e quartieri, senza prevedere - racconta - che il suo treno sarebbe stato colpito dallo stesso esplosivo per deragliare su un altro binario". Con una narrazione vibrante ma che sa cedere all'ironia, "Nostro Onore" conduce nella realtà della mafia siciliana e, al contempo, nel quotidiano di chi lotta contro di essa. Ma, soprattutto, restituisce un ritratto antieroico dei magistrati, anche quando vivono eventi straordinari e imparano a ripararsi dalla seduzione degli "abbagli da telecamera sempre accesa". Perché, l'onore, quello vero, è dato dalla "sacralità del Codice e di chi, di quel Codice, difende le ragioni".

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Maria Stefanelli, Loro mi cercano ancora: il coraggio di dire no alla 'ndrangheta e il prezzo che ho dovuto pagare, Milano, Mondadori, 2014

Vivere con una taglia sulla testa, troncando ogni legame, in fuga perenne dal proprio passato. Perché trascorrono i decenni, "ma la 'ndrangheta non ti dimentica". Con questo pensiero vive ogni giorno Maria Stefanelli, dal 1998 testimone di giustizia contro l'organizzazione criminale dentro cui è nata e cresciuta. Con matrimoni d’affari combinato dai fratelli con un boss di rango di una cosca mafiosa attiva tra il Piemonte e la Calabria, ha inizio il suo incubo: una vita al servizio degli affari criminali del marito, fra il traffico di droga e armi e la ricerca di espedienti per evitare il carcere. La spirale di brutalità, di cui sarebbe vittima anche sua figlia, la convincono a una scelta coraggiosa: denunciare quello che sa agli investigatori e iniziare il percorso della collaborazione con la giustizia.

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Giovanni Tizian, Rinnega tuo padre, Bari, Roma, Laterza, 2018

Per un boss la famiglia conta più dei soldi e del potere, perché garantisce la continuità dell’impero. La ’ndrangheta è molto più di un semplice fenomeno criminale: è una cultura intrisa di violenza e di morte che si tramanda di generazione in generazione. La’ndrangheta alleva i bambini per formare i futuri padrini. Oggi però il nuovo fronte della lotta alle cosche è quello di allontanare i minori dal nucleo familiare. Una guerra senza esclusione di colpi, che si combatte dall’ufficio di frontiera del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria. “Rinnega tuo padre” è un viaggio-inchiesta (con documenti e interviste esclusive) che narra di figli che rinnegano i padri, e di madri coraggiose che hanno scelto di abbandonare i mariti fedeli solo alla legge del clan.

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Serena Uccello e Nino Amadore, L'isola civile, le aziende siciliane contro la mafia, Torino, Einaudi, 2009

Il 1° settembre 2007 un gruppo d’imprenditori siciliani si riunisce a Caltanissetta su invito di Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. Da Palermo a Catania, la mafia ha colpito negozi e cantieri, tutte spie inequivocabili del racket. Cosa Nostra stringe la morsa al punto da innescare una reazione inaspettata e inimmaginabile: gli imprenditori dicono basta. Decidono di fare pulizia e di prendere una posizione netta. Stabiliscono soprattutto di denunciare la mafia, i mafiosi, le richieste di pizzo. Non è una dichiarazione di principio, ma una nuova regola, valida per chi vuole fare impresa in Sicilia. Chi l'accetta resta nel sistema confindustriale, altrimenti ne è fuori….

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