Carlo Collodi

Giornalista, libraio, traduttore, narratore, uomo del risorgimento eppure anche più avanti sul suo tempo, spirito liberale e unitario, Carlo Lorenzini (Firenze 1826-1890), in arte Collodi, fu questo e tanto altro.
Figlio di un cuoco e di una cameriera, studiò per un certo periodo presso il Seminario di Colle Val d’Elsa grazie all’aiuto della famiglia Ginori, per la quale i genitori prestavano servizio; successivamente, abbandonata la carriera ecclesiastica, col sostegno economico di uno zio frequentò il Liceo degli Scolopi a Collodi, paese di origine della madre. Racconti dello stesso Lorenzini ci trasmettono il ritratto di uno scolaro poco propenso agli studi e alla disciplina scolastica, più votato alle attività di fantasia e ricreative, agli scherzi, al gioco, al teatro e alla musica.
La vicinanza al mondo aristocratico, cui aveva accesso, anche se a latere, lo scarso rendimento scolastico e la presenza di una madre dal carattere mite e dai modi gentili saranno elementi che lo accompagneranno per tutta la vita, rientrando in qualche modo anche nei suoi scritti di fantasia.
Interrotti gli studi nel 1844, a 18 anni si impiegò presso la libreria editrice Piatti come commesso e redattore del bollettino dei nuovi libri.
Fu sicuramente un’esperienza significativa che lo avvicinò al mondo delle lettere, stimolando la sua curiosità e delineando un’attitudine che si concretò prima nella traduzione dal francese delle fiabe di Perrault, poi nella stesura di racconti di sua creazione come I racconti delle fate (1876), Giannettino (1877), Minuzzolo (1878), e ovviamente Le avventure di Pinocchio (1883), romanzo cui legò per sempre il suo nome ma che rappresenta solo una parte della sua produzione narrativa e appartiene a un’età già matura.
Per molto tempo una vulgata comune ha tramandato l’immagine di un Collodi poco interessante riducendolo a “padre di Pinocchio” (Bertacchini) ed esaurendo la sua vicenda umana e culturale in questo.
Studi più recenti restituiscono oggi una figura dell’autore maggiormente sfaccettata e complessa, impegnata su molti fronti, letterario e linguistico (nel 1868 fece parte di una commissione per la redazione di un dizionario della lingua parlata italiana), ma anche civile, politico e militare come dimostrano i contributi sulla rivista da lui stesso fondata “Il Lampione”, di stampo satirico e impostazione laica, e su “La Lente”, “Lo spettatore”, “La Vedetta”, “Lo scaramuccia” nonché la partecipazione, da volontario, alle guerre d’Indipendenza nel 1848 e nel 1859 sorretto, come tanti giovani della sua generazione, da un forte sentimento patriottico.
Il materiale raccolto e qui proposto, nel comparare ipotesi e studi attorno alla figura di Collodi, ambisce dunque a far luce sull’autore, a riposizionarlo nel giusto novero tra gli altri scrittori italiani della sua epoca.

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Piero Bargellini, Tre toscani: Collodi, Fucini, Vamba, Firenze, Vallecchi, stampa 1952

Tre grandi scrittori toscani nei ritratti di Piero Bargellini: Carlo Lorenzini (Collodi), Renato Fucini (Neri Tanfucio), Luigi Bertelli (Vamba), protagonisti di una precisa stagione letteraria e autori di classici come Pinocchio, Le veglie di Neri e Il giornalino di Gianburrasca.

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Franco Cambi, Collodi, De Amicis, Rodari: tre immagini d’infanzia,
Bari, Dedalo, 1985

Nel trittico Collodi, De Amicis, Rodari riscopriamo gli autori non solo di Pinocchio, Cuore, e tante favole e filastrocche bensì di un universo intero, quello dell’infanzia, ricostruito ed evocato con stili e toni sempre personalissimi.

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Fernando Tempesti, Collodiana, Firenze, Salani, 1988

Una ricostruzione del mondo culturale collodiano, alla ricerca dei motivi e della scaturigine dell’opera intera con un’analisi precisa dei contesti in cui Lorenzini, uomo, giornalista e scrittore visse e si mosse, protagonista in prima linea dei suoi tempi.

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Renato Bertacchini, Il padre di Pinocchio: vita e opere del Collodi, Milano, Camunia, 1993

Non lesina aneddoti e dettagli la biografia di Collodi compilata da Bertacchini, dall’infanzia in seminario alla fede politica mazziniana in gioventù, dalla passione per il gioco all’attività di censore teatrale ed altro ancora, fino a comprendere la sua attività di scrittore l’opera sua più celebre che ha fatto di lui il padre di Pinocchio.

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Daniela Marchesini, Introduzione e Cronologia in Carlo Collodi, Opere, Milano, Mondadori, 1995

Daniela Marchesini, partendo dagli scritti giornalistici e dalle opere minori di Collodi, recupera la complessità e l’ampiezza di uno scrittore noto troppo spesso solo per Pinocchio. L’introduzione all’edizione Mondadori fa luce sulla sua scrittura moderna e originale, molto distante dai canoni del tempo.

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Rossana Dedola, Pinocchio e Collodi, Milano, Mondadori, 2002

L’opera è dedicata nella prima parte alla vita di Carlo Lorenzini, con un buon approfondimento della sua vicenda umana oltre che culturale, nella seconda torna protagonista il burattino con le mille interpretazioni che ancora catturano il pubblico e impegnano la critica.

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Renato Bertacchini, Le fate e il burattino: Carlo Collodi e l’avventura dell’educazione, Bologna, EDB, 2015

Torna Bertacchini su Pinocchio, e lo fa con un’analisi puntuale della storia, della lingua e dello stile che dimostrano in Collodi, pur scevro di cultura pedagogica, una capacità spontanea e innata di fare dell’avventura un’occasione di educazione.

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