Primo Levi «Da allora, a un’ora incerta, quell’angoscia ritorna»

ottobre 2019

In occasione del centenario della nascita di Primo Levi (1919-1987) la Biblioteca comunale di Imola lo ricorda martedì 8 ottobre 2019, alle ore20,30, con una conversazione e alcune letture a cura di Donatella Mungo, Orfeo Raspanti, Gianni Randi, Muriel Pavoni, Giorgio Zabibbi.

L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Viaemiliaventicinque di Imola.

Un percorso di lettura ripartito in tre sezioni: le opere, le opere postume e cosa è stato scritto su di lui, è appositamente proposto.

Per compilare il percorso è stato consultato il volume di Ian Thomson, Primo Levi, una vita, Torino, Utet, 2017. Primo Michele Levi nacque a Torino il 31 luglio 1919 nella casa, dove abiterà per tutta la vita, in un palazzo in Corso Umberto I che apparteneva alla famiglia della madre. Suo padre Cesare, ingegnere, uomo estroverso, moderno per i suoi tempi, amante del buon vivere e delle letture, poco curante delle cose di famiglia, gli trasmise l’interesse per le scienze e la lettura. Morì prematuramente nel 1942. Sua madre, Ester Luzzati, figlia di un commerciante di tessuti, molto bella, equilibrata, paziente, previdente, che metteva sempre al primo posto i suoi doveri di madre; sopravvisse al figlio morendo nel 1991.

A Torino in casa Levi vigevano usi e costumi signorili, Primo ebbe senza dubbio un’infanzia agiata, adorato dalla madre che lo seguiva premurosamente, ansiosa per la fragilità della sua salute. Divenne un ragazzino esile e educato, col viso pallido e gli occhi azzurri chiari, spesso ammalato, soffriva di laringite difterica e pertosse, molto legato alla madre e alla sorella Anna Maria, che nacque diciotto mesi dopo il 27 gennaio 1921.

Primo aveva tre anni quando, nel 1922, Benito Mussolini con la marcia su Roma, prese il controllo delle cariche pubbliche della città. Due anni dopo entrò a far parte dell’organizzazione fascista giovanile, i Figli della Lupa,  nell’autunno del 1925 ebbe accesso alla scuola elementare pubblica Felice Rignon di Torino e dopo un anno di scuola, fu inserito nei Balilla, l’organizzazione fascista per i ragazzi fino ai quattordici anni. A scuola Primo era il più bravo della classe, riusciva a farsi voler bene, condividendo le sue conoscenze con gli altri. Nel 1934 s’iscrisse al Liceo classico Massimo D’Azeglio, gli anni del liceo gli furono fondamentali per raggiungere una solida preparazione umanistica. In quel periodo strinse amicizie che dureranno per tutta la sua vita. Il suo amore per le scienze era già radicato in lui fin dall’infanzia e, nel 1937, s’iscrisse al corso di laurea in chimica presso la Facoltà di Scienze dell’Università a Torino. In quegli anni Levi divenne più consapevole del suo essere ebreo ma, se prima non sembrava essere un problema e nemmeno rappresentava una diversità culturale, le leggi razziali del 1938 fecero prendere coscienza a lui e agli ebrei italiani, di essere considerati differenti: tra le altre cose era proibito agli ebrei di iscriversi all’università; Levi fortunatamente era già iscritto e poté terminare gli studi. Discusse la sua tesi il 12 giugno 1941 e ottenne il massimo dei voti con lode. Quel periodo era dei meno propizi: le armate naziste dilagavano per l’Europa, suo padre stava morendo e lui non poteva trovare lavoro a causa delle leggi razziali.

Nel luglio del 1943 Benito Mussolini fu arrestato. Levi, che aveva stretto legami con militanti antifascisti, dopo l’8 settembre, decise di entrare nella Resistenza e si unì a un gruppo partigiano attivo in Valle d’Aosta. La mattina del 13 dicembre 1943, fu catturato dai fascisti nei pressi di Brusson e inviato al campo di raccolta di Fossoli e poi deportato ad Auschwitz.

Levi riuscì a sopravvivere fino alla liberazione del campo, nel gennaio 1945. La liberazione per lui non rappresentò una gioia, lo opprimeva la vergogna di essere uomo e di aver assistito a ciò che l’uomo può fare. Neppure gli fu facile riprendersi dalla debolezza e dalla malattia, a ogni modo dopo una lunga peregrinazione, giunse a casa il 19 ottobre 1945. Da allora Primo Levi iniziò a raccontare e non si fermò più.