Primo Levi «Da allora, a un’ora incerta, quell’angoscia ritorna»

ottobre 2019

In occasione del centenario della nascita di Primo Levi (1919-1987) la Biblioteca comunale di Imola lo ricorda martedì 8 ottobre 2019, alle ore20,30, con una conversazione e alcune letture a cura di Donatella Mungo, Orfeo Raspanti, Gianni Randi, Muriel Pavoni, Giorgio Zabibbi.

L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Viaemiliaventicinque di Imola.

Un percorso di lettura ripartito in tre sezioni: le opere, le opere postume e cosa è stato scritto su di lui, è appositamente proposto.

Per compilare il percorso è stato consultato il volume di Ian Thomson, Primo Levi, una vita, Torino, Utet, 2017. Primo Michele Levi nacque a Torino il 31 luglio 1919 nella casa, dove abiterà per tutta la vita, in un palazzo in Corso Umberto I che apparteneva alla famiglia della madre. Suo padre Cesare, ingegnere, uomo estroverso, moderno per i suoi tempi, amante del buon vivere e delle letture, poco curante delle cose di famiglia, gli trasmise l’interesse per le scienze e la lettura. Morì prematuramente nel 1942. Sua madre, Ester Luzzati, figlia di un commerciante di tessuti, molto bella, equilibrata, paziente, previdente, che metteva sempre al primo posto i suoi doveri di madre; sopravvisse al figlio morendo nel 1991.

A Torino in casa Levi vigevano usi e costumi signorili, Primo ebbe senza dubbio un’infanzia agiata, adorato dalla madre che lo seguiva premurosamente, ansiosa per la fragilità della sua salute. Divenne un ragazzino esile e educato, col viso pallido e gli occhi azzurri chiari, spesso ammalato, soffriva di laringite difterica e pertosse, molto legato alla madre e alla sorella Anna Maria, che nacque diciotto mesi dopo il 27 gennaio 1921.

Primo aveva tre anni quando, nel 1922, Benito Mussolini con la marcia su Roma, prese il controllo delle cariche pubbliche della città. Due anni dopo entrò a far parte dell’organizzazione fascista giovanile, i Figli della Lupa,  nell’autunno del 1925 ebbe accesso alla scuola elementare pubblica Felice Rignon di Torino e dopo un anno di scuola, fu inserito nei Balilla, l’organizzazione fascista per i ragazzi fino ai quattordici anni. A scuola Primo era il più bravo della classe, riusciva a farsi voler bene, condividendo le sue conoscenze con gli altri. Nel 1934 s’iscrisse al Liceo classico Massimo D’Azeglio, gli anni del liceo gli furono fondamentali per raggiungere una solida preparazione umanistica. In quel periodo strinse amicizie che dureranno per tutta la sua vita. Il suo amore per le scienze era già radicato in lui fin dall’infanzia e, nel 1937, s’iscrisse al corso di laurea in chimica presso la Facoltà di Scienze dell’Università a Torino. In quegli anni Levi divenne più consapevole del suo essere ebreo ma, se prima non sembrava essere un problema e nemmeno rappresentava una diversità culturale, le leggi razziali del 1938 fecero prendere coscienza a lui e agli ebrei italiani, di essere considerati differenti: tra le altre cose era proibito agli ebrei di iscriversi all’università; Levi fortunatamente era già iscritto e poté terminare gli studi. Discusse la sua tesi il 12 giugno 1941 e ottenne il massimo dei voti con lode. Quel periodo era dei meno propizi: le armate naziste dilagavano per l’Europa, suo padre stava morendo e lui non poteva trovare lavoro a causa delle leggi razziali.

Nel luglio del 1943 Benito Mussolini fu arrestato. Levi, che aveva stretto legami con militanti antifascisti, dopo l’8 settembre, decise di entrare nella Resistenza e si unì a un gruppo partigiano attivo in Valle d’Aosta. La mattina del 13 dicembre 1943, fu catturato dai fascisti nei pressi di Brusson e inviato al campo di raccolta di Fossoli e poi deportato ad Auschwitz.

Levi riuscì a sopravvivere fino alla liberazione del campo, nel gennaio 1945. La liberazione per lui non rappresentò una gioia, lo opprimeva la vergogna di essere uomo e di aver assistito a ciò che l’uomo può fare. Neppure gli fu facile riprendersi dalla debolezza e dalla malattia, a ogni modo dopo una lunga peregrinazione, giunse a casa il 19 ottobre 1945. Da allora Primo Levi iniziò a raccontare e non si fermò più.


Primo Levi, opere

Le opere sono in ordine di pubblicazione.

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Se questo è un uomo, Torino, G. Einaudi, 1963

Prima edizione pubblicata nel 1947

“Se questo è un uomo”, dopo il rifiuto di vari editori, fu pubblicato la prima volta nell’ottobre del 1947, da Franco Antonicelli, che allora dirigeva la casa editrice Francesco De Silva. Nel frattempo Levi ne aveva pubblicati alcuni capitoli sul settimanale della Federazione del Partito Comunista di Vercelli “L’amico del popolo” e sulla rivista “Il ponte” di Pietro Calamandrei. Antonicelli comprese subito l’importanza del libro, non solo come testimonianza ma come testo letterario di altissimo valore. Nonostante l’impegno della casa editrice nel sostenerlo, il libro non ebbe recensioni, non sfondò e non ebbe la risonanza che avrebbe meritato. Pur amareggiato per le scarse vendite del suo libro, Levi fu emozionato dalla pubblicazione e spedì copie agli amici con dediche personalizzate. Alla fine dell’anno, viste le vendite mediocri, Levi sentì di aver assolto il suo dovere civico di testimonianze abbandonò il progetto di diventare uno scrittore professionista tornando a fare il chimico.
Nel 1955, nel decennale della liberazione dei campi nazisti, Levi fu invitato a Torino a tenere il discorso di apertura, dove con sua grossa sorpresa fu accolto da un pubblico sorprendentemente giovane, talmente interessato che lo subissò di domande. Era il segnale che aspettava, le generazioni più giovani volevano sapere quanto era successo, Levi si sentì rinascere come scrittore. A questo punto Giulio Einaudi acconsentì alla ripubblicazione, Levi firmò il contratto ma, causa la grave crisi in cui versava la casa editrice, il libro uscì solo nel giugno del 1958. Fu collocato nella celebre collana “Saggi”, perché presentato come testimonianza, non come narrazione. “Se questo è un uomo” divenne un caso letterario e iniziò a essere ristampato e tradotto in varie lingue. Questa edizione, per vari aspetti, differisce della prima del 1947, dal momento che Levi operò soprattutto per brevi aggiunte e revisioni.
Levi aveva già scritto una versione radiofonica di “Se questo è un uomo”, che fu messa in onda il 24 aprile 1964, poi nel luglio 1966 trovò un regista per la versione teatrale del suo libro, Gianfranco De Bosio, che debuttò il 19 novembre a Torino. Il teatro Carignano era stracolmo di giovani e di deportati: al termine della rappresentazione, dopo un lungo silenzio, ci fu un forte applauso e tutti si alzarono in piedi. Con immensa soddisfazione di Levi “Se questo è un uomo” viaggiò in molte città a furor di popolo. Il copione fu stampato da Einaudi contemporaneamente allo spettacolo, con un testo introduttivo di Levi.

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La tregua, Torino, G. Einaudi, 1963

Prima edizione pubblicata nel 1963

Lo scarso successo della prima edizione del1947 di “Se questo è un uomo” condusse Levi a smettere quasi di scrivere. Pubblicò due racconti che sarebbero apparsi nel volume “Il sistema periodico” del 1975. Per il resto si dedicò alla famiglia e al suo mestiere di chimico. Dopo il successo della ripubblicazione di “Se questo è un uomo”, nel 1963 Levi pubblicò il suo secondo romanzo “La tregua” e dieci racconti su giornali e riviste (tra i quali “Il Mondo” di Pannunzio), molti di questi confluirono nel volume “Storie naturali” del 1966. “La tregua”, scritto tra il 1961 e il 1962 e pubblicato da Einaudi nel giugno del 1963 (in settembre vinse il Premio Campiello) è un romanzo scritto per segmenti narrativi, riuniti da un viaggio per dare continuità alla storia dell’esodo e del rimpatrio. Al termine di questo libro è stampata una cartina sulla quale è tracciato un itinerario tortuoso, che comincia da Auschwitz e finisce a Torino. “La tregua” è ricordato come il romanzo più allegro di Levi, in realtà è un libro con una doppia natura, dove non si dimentica che l’allegria è solo una tregua tra due guerre, la Seconda guerra mondiale e la guerra fredda, e dove la verità ultima non è la pace ma il Lager. Dal libro è stato tratto un film, del 1997, con la regia di Francesco Rosi.

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Storie naturali, si trova in “Opere vol. 1”, Torino, Einaudi, 1997

Prima edizione pubblicata nel 1966

Pubblicato la prima volta nel 1966 con lo pseudonimo di Damiano Malabaia, e vincitore del Premio Bagutta nel 1967, contiene dodici racconti e tre radiogrammi. Scritti nell’arco di vent’anni, i quindici testi del libro parlano di fantasticherie attinte dalla chimica, dall’astrofisica e dalla biologia molecolare. Storie giudicate frivole dai critici italiani, che ritenevano Levi più bravo come autore memorialistico che di fantascienza. I recensori non riuscirono a conciliare le due facce della produzione letteraria di Levi: quella del favolista e quella del cronista di guerra e interpretarono che in lui dovesse esserci uno sdoppiamento d’identità. Levi fece di tutto per promuovere questa doppia immagine di sé. Nella favola “Quaestio de Centauris”, inventa un centauro ultracentenario che sarà l’inizio di un tentativo prolungato e ossessivo di presentarsi come costituito di metà distinte. Un tratto interessante dei centauri è la loro doppia personalità, da una parte venerati maestri, dall’altra, dongiovanni lussuriosi. Forse Levi desiderava identificarsi con la metà del centauro che in realtà non era. “Storie naturali” ebbe una tiepida accoglienza ma Levi poteva andar fiero dell’opera, nell’Italia degli anni Sessanta, le sue fantasie minimaliste di ambito biologico o evolutivo erano tutt’altro che provinciali. Solo molto tempo dopo Italo Calvino avrebbe scritto delle favole molto simili ne “Le Cosmicomiche”.

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Vizio di forma, Torino, Einaudi, 1971

Prima edizione pubblicata nel 1971

E’ il secondo volume di racconti di fantascientifici pubblicati nel 1971 da Einaudi, in cui più netta è per Levi la preoccupazione ecologica per le sorti del pianeta. Si tratta di venti storie scritte tra il 1968 e il 1970, in un periodo per Levi di depressione e tensione domestica. Questo secondo volume, a sei anni dal debutto nella fantascienza, rappresentò un altro tentativo di Levi di svestire i panni da cronista di guerra. Nel complesso il libro trasmette un senso di grande cupezza, mescola immagini di rivolte razziali a missioni nella giungla con B-28 e mucchi di scheletri. Levi esplora l’incertezza e l’instabilità della vita novecentesca in un’allegoria di sfacelo urbano. La visione cupa di “Vizio di forma” sorprese alcuni recensori. A un quarto di secolo dalla fine del nazismo sembrava che Levi si stesse preparando a un apocalittico conto alla rovescia. Il libro ebbe una ricezione tiepida che non sorprese del tutto Levi, il quale negli anni successivi rinnegò di fatto tutti i suoi testi di fantascienza.

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Il sistema periodico, Torino, Einaudi, 1994

Prima edizione pubblicata nel 1975

All’inizio del 1973 Levi si dedicò al libro che avrebbe segnato una svolta nella sua carriera di scrittore, “Il sistema periodico”, che celebrava in ventuno racconti, i fumi, i fetori, i fracassi e i fiaschi ma anche i trionfi della vocazione di chimico. Anziché scrivere le sue memorie in forma tradizionale, compose questo libro partendo dagli elementi della tavola periodica e abbracciò trentadue anni di esperienze personali, dal 1935 al 1967. Questo rappresentò il tentativo di Levi di dare un senso e una giustificazione alla sua vita di laureato in chimica. La pubblicazione avvenne nel 1975 e segnò un momento decisivo nella sua vita, ancor prima dell’uscita in libreria apparvero una serie di recensioni favorevoli nelle quali si riconoscevano l’arguzia e la compattezza espressiva del suo stile letterario, da queste tra la primavera e l’estate scaturì una valanga di altre recensioni. Rinfrancato Levi si riempì di ottimismo e gioia di vivere. A metà degli anni Settanta era divenuto un mito letterario rigenerato e più sicuro di sé. La sua posizione nel mondo letterario nazionale era ormai consolidata. Nonostante ciò “Il sistema periodico”non vinse nessun premio letterario italiano di rilievo.

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L'osteria di Brema, si trova in “Opere complete vol. 2”, Torino, Einaudi, Milano, 2016

Prima edizione pubblicata nel 1975

Nel 1975, oltre a “Il sistema periodico”, uscito in aprile, Levi pubblicò con Scheiwiller di Milano il suo primo volume di poesie “L’osteria di Brema”, dopo averlo inutilmente proposto a Einaudi. Il nucleo di quindici componimenti saranno ripubblicate nel 1984, dall’editore Garzanti, in una raccolta più ampia intitolata “Ad ora incerta”.

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La chiave a stella, Torino, Einaudi, 1978

Prima edizione pubblicata nel 1978

Nel 1977, Levi diede la priorità alla scrittura di una serie di storie su Faussone che avrebbero assunto la forma di un libro: “La chiave a stella”. Levi lavorò intensamente al libro per un anno e mezzo, fino all’autunno del 1978, pubblicato quell’anno da Einaudi. Alla base del libro intessuto di racconti edilizi, che hanno come personaggio principale l’operaio Tino Faussone, c’è la difesa elegante del mondo del lavoro e delle sue problematiche. Tino Faussone fece il suo debutto nel racconto “Meditato con malizia”, pubblicato su “La Stampa”, domenica 13 marzo 1977. Alto, snello e prematuramente calvo, Tino è un tipo burbero sui trentacinque anni con l’occhio malandrino dello scapolo. Parla il piemontese colorito del popolo e viaggia per il mondo come montatore di gru e impianti petroliferi. Non è molto istruito ma ha un’intelligenza vivace ed è al contempo amabile e irritabile. Anche se Einaudi etichettò “La chiave a stella” come libro di narrativa, gran parte delle storie di Faussone si basano su avventure reali raccontate a Levi da amici e colleghi di lavoro.

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La ricerca delle radici, fa parte di “Opere complete vol. 2”, Torino, Einaudi, 2016

Prima edizione pubblicata nel 1981

Nel 1980, Levi accoglie la proposta dell’Einaudi di realizzare un’antologia personale che avrà per titolo “La ricerca delle radici”, pubblicata a maggio dell’anno successivo. Per la scelta degli autori, che alla fine saranno trenta, e dei brani Levi non avrà difficoltà, lui stesso spiegherà nella prefazione di aver l’abitudine di collocare i libri preferiti su di uno scaffale della sua libreria. Nell’antologia vi sono inclusi autori antichi (Omero, Lucrezio) e moderni; scrittori della “Bibbia” (Giobbe) e scienziati (William Bragg); scrittori che hanno inventato una propria lingua letteraria come Rebail e D’Arrigo; le parole del manuale di Gattermann sui pericoli in laboratorio e altri. Queste categorie di autori e di testi disparati potevano confondere qualsiasi lettore. Levi se ne rese conto e preparò delle chiavi di lettura alle quali riuscì anche a dare la forma di visualizzazione grafica, una mappa che lui stesso definisce “un grafo”. Il libro uscì a maggio del 1981 pubblicato da Einaudi ed ebbe buone recensioni.

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Lilít e altri racconti, fa parte di “Opere complete vol. 2”, Torino, Einaudi, 2016

Prima edizione pubblicata nel 1981

“Lilìt”, terza raccolta di racconti, pubblicata nel 1981, composta di frammenti su Auschwitz e brevi scritti di fantascienza, già comparsi dal 1975, con alcune eccezioni che risalgono a molto tempo prima, sul quotidiano “La Stampa”. L’opera è suddivisa in tre sezioni: “Passato prossimo”, “Futuro anteriore” e “Presente indicativo”. La divisione serve a distinguere la materia che li articola rispettivamente, il tema del Lager, quello della fantascienza e altri temi diversi. La raccolta ebbe un’accoglienza piuttosto buona.

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Se non ora, quando?, Torino, Einaudi, 1982

Prima edizione pubblicata nel 1982

Il libro uscì nell’aprile del 1982, e ottenne un immediato successo di pubblico vincendo due premi letterari: il Premio Viareggio a giugno, e il Premio Campiello a settembre. Il libro segue le gesta di una banda di ebrei russi e polacchi, dal luglio 1943 all’agosto 1945, sullo sfondo delle vicende che condussero alla sconfitta definitiva del nazi-fascismo. Il romanzo vuole essere una risposta anche alla fastidiosa e antistorica insistenza sul tema degli ebrei che non si sono ribellati. Il titolo è chiarificatore: se non ora quando gli ebrei avrebbero potuto combattere per riacquistare la dignità perduta e calpestata? “Se non ora, quando?” è comunemente definito un romanzo, anche se Levi non inventa mai, racconta fatti, vissuti oppure ascoltati, i volti, gli atti, i pensieri sono di personaggi osservati e analizzati ma niente è totalmente di sua fantasia. Levi nello scrivere ha sempre oscillato tra testimonianza, autobiografia e saggio, concedendosi a volte su qualche diversione fantascientifica.

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Ad ora incerta, Milano, Garzanti, 1984

Prima edizione pubblicata nel 1984

Levi restò deluso quando Einaudi rifiutò di pubblicare una sua nuova raccolta di poesie. Così la consegnò a Livio Garzanti, che accettò di pubblicarla. Erano una sessantina e contenevano i versi editi nel 1975 in “L’Osteria di Brema” e un gruppo di nuove poesie uscite su “La Stampa”.

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L'altrui mestiere, fa parte di “Opere complete vol. 2”, Torino, Einaudi, 2016


Prima edizione pubblicata nel 1985

Nel 1985 Levi si recò negli Stati Uniti dove, con gran successo, tenne una serie di conferenze e interviste in sei città americane e avendo riscosso un grande successo, decise che avrebbe scritto tutte le sue future opere pensando già alla traduzione inglese. Rientrò a Torino nel maggio del 1985 riprendendo le sue vecchie abitudini. Nello stesso anno Einaudi pubblicò di Levi “L’altrui mestiere”, un volume che raccoglie una cinquantina di scritti apparsi prevalentemente su “La Stampa”, elaborati in gran parte nel decennio precedente. Si tratta di articoli che sconfinano in materie di cui non era specialista ma che attiravano la sua curiosità e per le quali diceva di non avere una preparazione sistematica: la linguistica, la zoologia, l’astronomia che sancisce la scoperta di un Levi colto e con interessi a carattere enciclopedico.

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I sommersi e i salvati, Torino, Einaudi, 1986

Prima edizione pubblicata nel 1986

Il libro “I sommersi e i salvati” è stato pubblicato nell’aprile del 1986 ed è una raccolta di saggi sui campi nazisti in cui Levi assolve più a fondo i suoi doveri di testimone e di soggetto morale. In queste pagine l'autore fa i conti con il tema della memoria, della zona grigia e con l’esperienza del Lager. In una prosa sofferta e lucida, cerca di comprendere la natura della barbarie contemporanea e di spiegare ancora una volta al mondo la sua missione di testimone. Il libro amplia e approfondisce “Se questo è un uomo” e contiene un capitolo con lo stesso titolo. Nella parte più cupa e più tristemente discussa “La zona grigia”, indaga il problema dei prigionieri ebrei, e non ebrei, costretti per sopravvivere a collaborare, a vari livelli, con le autorità (Sonderkommandos) in cambio di cibo e vestiti, fino a condurre i loro compagni alle camere a gas. Il motivo principale che condusse Levi a ripensare i tormenti dei sopravvissuti, non era l’ossessione del male, ma semplicemente la necessità di conoscere e capire, inoltre voleva contrastare l’ondata di revisionismo storico e rivolgersi ai giovani. La memoria, disse Levi, è un dono ma anche un dovere. Stranamente il libro ebbe poche recensioni e quasi nessuna intervista e non vinse neppure premi letterari di spicco. La maggior parte dei recensori lo considerò come un’appendice a “Se questo è un uomo” e non riuscì a comprenderne la terribile importanza.

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Primo Levi, pubblicazioni postume

Opere postume di presentate in ordine cronologico e presenti nel catalogo della Biblioteca comunale di Imola.

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Il fabbricante di specchi, racconti e saggi, La Stampa, 1997

Questa raccolta pubblicata postuma nel 1997, documenta circa vent’anni di collaborazione con “La Stampa” e offre un ventaglio dei molteplici interessi di Primo Levi. Molti racconti sono animati dalla passione dell’uomo di scienza, mentre insospettate proiezioni metafisiche e ipotesi evoluzionistiche creano, su un piano più propriamente fantastico, storie avvincenti, come il racconto dal quale la raccolta trae il titolo, dove si narra di un giovane che perfeziona a tal punto la sua arte sino a costruire specchi dotati di poteri inconsueti, segreti e inquietanti. I saggi rivelano un’ampia rassegna di caratteri, di eventi, di annotazioni sull’arte dello scrivere, pervasi tutti dall’intelligenza acuta, dalla splendida umanità e dal senso dell’umorismo di questo grande scrittore. (La Stampa). La raccolta contiene illustrazioni di Emanuele Luzzati.

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Opere, Torino, Einaudi, 1997

Pubblicati nel 1997 a cura di Marco Belpoliti, i due volumi raccolgono in ordine cronologico l’intera opera edita dallo scrittore torinese morto nel 1987. Offrono, oltre alla sua opera narrativa e di poesia, ai suoi scritti testimoniali, anche un’ampia scelta degli scritti sparsi (saggi, articoli, recensioni, interventi, risposte a questionari) usciti in giornali, riviste e libri di difficile reperimento e con un’ampia introduzione di Daniele Del Giudice. (Einaudi)

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Primo Levi: conversazioni e interviste, 1963-1987, a cura di Marco Belpoliti, Torino, Einaudi, 1997

Pubblicato nel 1997 e a cura di Marco Belpoliti, contiene una serie d’interviste e conversazioni con giornalisti, critici, ricercatori, rilasciate dal 1963 (anno di pubblicazione de “La tregua”) al 1987. Sono interventi che costituiscono un significativo commento dell’autore alla propria opera, che non è soltanto quella di un testimone dall’altissima coscienza morale e civile ma anche quella di un grande scrittore. Levi non si sottrae alle domande: spiega, precisa, discute, prolungando nelle interviste l’arte del racconto e della memoria e affrontando le questioni politiche e morali del nostro secolo con dolorosa lucidità e forte tensione civile. Marco Belpoliti ha ordinato e annotato le conversazioni più significative in cui l’uomo, il testimone, il chimico e lo scrittore si saldano mirabilmente componendo una preziosa autobiografia. (Einaudi)

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L'ultimo Natale di guerra, a cura di Marco Belpoliti, Torino, Einaudi, 2000

Pubblicata nel 2000, “L'ultimo Natale di guerra” è una raccolta di 26 storie scritte da Primo Levi in cui riaffiorano le memorie del Lager, i ricordi da bambino e animali di fantasia. Quando morì Primo Levi lasciò dispersi in varie sedi (giornali, riviste, libri) oltre una ventina di racconti che coprivano l'arco di un decennio. Sono stati riuniti in quest'opera postuma, che comprende anche storie autobiografiche ambientate nel Lager di Auschwitz. Scorrono in queste pagine non solo gabbiani, formiche, giraffe, canguri, marziani, fanciulle alate ma anche riflessioni sulla società (L'intervista), memorie del Lager (Auschwitz, città tranquilla, Un giallo nel lager), osservazioni sulla morale (Le due bandiere), ricordi d'infanzia (Meccano d'amore, Ranocchi sulla luna). Storie dolorose che raccontano, in una straordinaria varietà di stili, gli infiniti chiaroscuri della vita in un doppio registro narrativo che attraversa tutti gli aspetti dell'animo umano. L'autore non prospetta solo il dolore di vivere ma anche i giochi combinatori della natura, sempre osservati con la distanziata ironia di uno scrittore capace di cogliere l'orrore e lo splendore dell'uomo.

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L'asimmetria e la vita: articoli e saggi 1955-1987, a cura di Marco Belpoliti, Torino, Einaudi, 2002

Nel 2002 per la cura di Marco Belpoliti, Einaudi pubblica “L’assimmetria e la vita”. Dal 1955 al 1987, anno della sua scomparsa, Primo Levi pubblicò su giornali e riviste una serie di articoli di varia natura e occasione, che sono stati raccolti per la prima volta integralmente nell’edizione “Opere” (Einaudi, 1997). Questo volume ne ripropone un’ampia scelta, che rende ragione al Levi testimone, scrittore e chimico. La prima parte riunisce i testi dell’esperienza del Lager. La seconda parte raccoglie un’autobiografia letteraria, la storia degli Ebrei italiani ed europei e scritti di esemplare rigore scientifico e morale. Nella vastità degli argomenti, nella coerenza delle riflessioni, nella chiarezza dello stile, queste pagine riconsegnano il Levi appassionato e antieroico che da tempo riconosciamo come classico delle lettere italiane. (Einaudi)

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Ranocchi sulla luna e altri animali, Torino, Einaudi, 2014

Pubblicato nel 2014 a cura di Ernesto Ferrero, in questa raccolta sono proposti racconti, articoli, interviste immaginarie e poesie sugli animali date alla stampa sin dalla fine degli anni Cinquanta. Per Levi gli animali non rappresentano una curiosità marginale o un divertimento accessorio, ma sono parte integrante del suo immaginario e della sua moralità: rappresentano un diverso modo di parlare delle scelte che ogni uomo deve affrontare. Levi è affascinato dalle capacità con cui ogni essere d’ogni specie, compresi i parassiti, hanno risposto alle difficoltà dell’ambiente elaborando soluzioni ingegnose, quasi altrettante filosofie di vita. L’insuperabile analista del Lager si rivela anche un brillante zoologo ed etologo, capace di aprire ai lettori orizzonti inconsueti. (Einaudi)

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Così fu Auschwitz. Testimonianze 1945-1986, con Leonardo De Benedetti, Torino, Einaudi, 2015

Il testo curato da Fabio Levi e Domenico Scarpa, si apre con il testo “Rapporto sull’organizzazione igienico-sanitaria” del Lager Di Monowitz (Auschwitz III), che Primo Levi, quale dottore in chimica e il medico-chirugo Leonardo De Benedetti, suo compagno di prigionia, stesero a Katowice, in Polonia, nella primavera del 1945, su richiesta del Comando russo di quel campo per ex prigionieri. Il risultato fu una straordinaria testimonianza, uno dei primi resoconti sui campi di sterminio mai elaborati. Fu pubblicata nel 1946 sulla rivista scientifica “Minerva Medica”. A questa precoce testimonianza seguono in ordine cronologico, un gruppo di testi di genere e di provenienze diverse che coprono l’arco degli anni dal 1945 al 1986: articoli sparsi in giornali e riviste, interventi pronunciati in pubblico, deposizioni rese in vista dei processi contro criminali nazisti. “Così fu Auschwitz” è un mosaico di memorie e riflessioni critiche d’inestimabile valore storico e umano. Una raccolta di testimonianze, indagini e approfondimenti che restituiscono il Primo Levi conosciuto come un autore classico della letteratura italiana. (Einaudi)

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Opere complete, Torino, Einaudi, 2016

I due volumi curati da Marco Belpoliti, oltre all’introduzione di Daniele Del Giudice e del curatore stesso, propongono una cronologia della vita e delle opere di Primo Levi. A circa vent’anni della prima edizione di “Opere” (1997), Levi emerge come uno scrittore a tutto tondo, cosa non così certa e assodata allora. A contribuire a questo cambiamento di considerazione è servito il lavoro di un’intera generazione di critici e scrittori, giovani all’epoca, che ha studiato i suoi scritti con doppia attenzione alla testimonianza e alla letteratura. In questo senso l’introduzione alla prima edizione delle “Opere” di Daniele Del Giudice, che in questa si ripubblica, ha avuto un ruolo di primo piano nel cambio di paradigma interpretativo. Ora Levi è considerato finalmente uno scrittore anche a livello internazionale, liberato dalla sola definizione di testimone. Questa nuova edizione propone un corpus accresciuto di opere, dalla sua tesi di laurea alle versioni radiofoniche di “Se questo è un uomo” e “La tregua”, da nuovi scritti dispersi (oltre venti) alle note scritte da Levi per le edizioni scolastiche dei suoi volumi, a cuisi aggiunge “Se questo è un uomo”, mai ristampato dal 1947, a nuove note ai testi. (Einaudi)

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Su Primo Levi

I titoli, presenti nel catalogo della Biblioteca comunale di Imola, seguono l'ordine cronologico di pubblicazione dalla data più recente.

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Pier Vincenzo Mengaldo, Per Primo Levi, Torino, Einaudi, 2019

Dal saggio precedente “Ciò che dobbiamo a Primo Levi” del 1989; al recente “Il canto di Ulisse” del 2018, sono trascorsi esattamente trent'anni in cui Pier Vincenzo Mengaldo, studia i testi di Primo Levi, ne analizza la scrittura, ne individua il senso profondo. Questa lunga fedeltà, sfocia ora, in occasione del centenario della nascita di Levi, in questo volume che raccoglie tutti quegli studi dalle sedi diverse dove sono stati originariamente pubblicati, dando loro una veste organica. La lingua di Primo Levi è classica e chiara ma solo apparentemente semplice: in realtà procede per contrasti, con un lessico ricco di ossimori e di termini tecnici. Mengaldo, alternando momenti più analitici ad altri di grande sintesi, la scompone e la ricompone per scoprirne i più riposti meccanismi, sempre in relazione con la necessità espressiva di cui è di volta in volta strumento. Ovviamente "Se questo è un uomo" è al centro delle indagini ma molto spazio è dato alla "Tregua". Non manca poi l'analisi linguistica dei testi più letterari e meno testimoniali di Levi, in particolare gli splendidi racconti del "Sistema periodico".

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Maria Anna Mariani, Primo Levi e Anna Frank, tra testimonianza e letteratura, Roma, Carocci, 2018

Il libro affianca Primo Levi e Anna Frank, sostando sui punti critici delle rispettive testimonianze e confrontando la vita postuma dei due autori. A collegare per la prima volta le due figure e a illuminarle a vicenda è il peccato della finzione. Per Levi, il testimone per eccellenza della Shoah, la scrittura di finzione era una forma di fuga dalla realtà, che dovette contrabbandare sotto pseudonimo e poi legittimare presentandola come un’obliqua testimonianza. Nel caso di Anna Frank, il peccato della finzione coincide invece con lo destoricizzare. Il diario è stato sottoposto a un processo che ha origine nell’editing approntato da Anna stessa, poi da suo padre, e culmina negli adattamenti teatrali e cinematografici. Primo Levi e Anna Frank appartengono a due diverse sfere culturali e il discorso critico li ha finora tenuti distinti nell’analisi. Eppure Levi stesso non smise di confrontarsi con la scrittura e con l’immagine della ragazza. Nel volto di Anna Frank riconobbe il peso e il pericolo di essere una personificazione della S

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Giovanni Tesio, Primo Levi: ancora qualcosa da dire, conversazioni e letture tra biografia e invenzione, Novara, Interlinea, 2018

Il volume fa il punto su Primo Levi e la Shoah lasciando parlare lo scrittore grazie a una serie d’interviste raccolte da Giovanni Tesio e a documenti d’archivio, tra cui autografi e fotografie. Un ritorno a Levi per appassionati lettori ma anche per insegnanti che vogliono approfondire, anche con i loro studenti, la figura di uno scrittore centrale per comprendere gli orrori della guerra e il Novecento, senza dimenticare che “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo”.

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Album Primo Levi, a cura di Roberta Mori e Domenico Scarpa, Torino, Einaudi, 2017

A trent'anni dalla scomparsa di Primo Levi, questo volume intende proporre un originale ritratto, per testi e immagini, di una tra le figure più complesse della letteratura e della cultura del Novecento. Né biografia né saggio monografico, “Album Primo Levi” si configura piuttosto come un film documentario steso su carta, data la rilevanza del materiale iconografico, rappresentato da oltre 400 immagini in gran parte inedite, e da una graphic novel dell’artista Yosuke Taki, ispirato al racconto «Carbonio». Il lavoro dei due curatori lega, in una documentata trama narrativa, ciascuno degli ampi quadri tematici in cui l’opera è suddivisa. Dedicate rispettivamente al mestiere di chimico, al rapporto con la montagna, all’esperienza del Lager, ai mondi della scrittura e della traduzione. (Einaudi)

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Martina Mengoni, Primo Levi e i Tedeschi, Torino, Einaudi 2017

L'edizione tedesca di “Se questo è un uomo” avviò una serie di contatti epistolari tra Primo Levi e i suoi lettori in Germania. Lo studio di Martina Mengoni li ricostruisce e ne fa emergere l'importanza.
“Non posso dire di capire i tedeschi”, scrisse Primo Levi nella prefazione di “Ist das ein Mensch?”, la traduzione tedesca di “Se questo è un uomo”, pubblicata nel 1961. Durante gli anni Sessanta, e anche più tardi, Levi mise in atto ogni sua capacità analitica, comunicativa e umana per raggiungere quello scopo. Una serie di nuovi elementi concorre a dimostrarlo: letture, incontri, confronti privati e pubblici, perfino il progetto di un intero libro non realizzato, e la raccolta di tutte le lettere ricevute dai suoi lettori della Germania Ovest. Per una parte, “capire i tedeschi”, o almeno intercettarli, incontrarli, interrogarli, fu per Levi un’esigenza quotidiana e insieme un potente germe creativo.

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Mario Porro, Primo Levi, Bologna, Il mulino, 2017

Pensata come complemento alla sua "Storia della letteratura italiana", questa collana “Profili di storia letteraria” colloca, nel quadro storico e sociale della sua epoca, ogni grande autore della tradizione letteraria italiana, ne discute criticamente le opere e ne illustra la poetica, così Mario Porro analizza le opere narrative di Primo Levi .

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Ian Thomson, Primo Levi, una vita, Torino, UTET, 2017

Nel luglio 1986 Ian Thomson, un giovane giornalista inglese, già autore d’interviste a scrittori italiani come Calvino, Moravia o Natalia Ginzburg, arriva a Torino per incontrare Primo Levi. L'autore di "Se questo è un uomo" ha quasi sessantotto anni, la barba ben spuntata e gli occhiali con la montatura di metallo. Le maniche della camicia arrotolate rivelano il tatuaggio sull'avambraccio sinistro con il numero 174517 ma nonostante lo spettro di Auschwitz che aleggia per la stanza, Thomson racconta di un uomo serio e dolce allo stesso tempo, che parla con generosità di chimica e alpinismo, editoria e fantascienza, dando vita una conversazione piena di un’allegria inaspettata. Nove mesi dopo, l'11 aprile 1987, Levi si uccise gettandosi nella tromba delle scale della sua casa a Torino. Un evento tragico in cui si enuclea il più profondo dramma del Novecento. Non solo l'Italia ma il mondo intero fu sconvolto dalla perdita di un uomo con “lo spessore morale e l'equilibrio intellettuale di un titano del ventesimo secolo” come lo definisce Philip Roth. Ian Thomson ha trascorso più di cinque anni inseguendo parenti, amici o semplici testimoni: annota oltre 300 testimonianze, raccoglie immagini, consulta fonti di archivio. Da questo lungo lavoro di scavo esce un ritratto complesso di Levi, che prova a sbrogliare la matassa di una vita trascorsa fra la chimica e la letteratura, la fabbrica e la macchina per scrivere. Thomson, evitando di ripercorrere l'autobiografia costruita da Levi stesso e aggirando la sua nota riservatezza, ricostruisce il suo rapporto con la famiglia, la passione per la montagna, la storia dei rifiuti editoriali e infine formula alcune ipotesi riguardo al suicidio.

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Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo, Milano, Guanda, 2015

Frutto di un lavoro ventennale, questo è un libro-universo, l’universo di Primo Levi: la sua vita tormentata, la sua vicenda di scrittore e intellettuale ma soprattutto la sua opera sfaccettata, complessa, ricchissima di temi, rimandi e suggestioni. È un libro-mosaico, in cui ogni opera di Levi dà il tema a un capitolo; ma oltre alla storia della composizione, della pubblicazione, delle influenze letterarie, l’analisi si muove in profondità nei contenuti, nell’immaginario, nelle passioni e nei molti mondi di Primo Levi: dalla chimica all’antropologia, dalla biologia all’etologia, dai voli spaziali alla linguistica. “Se questo è un uomo”, l’opera capolavoro di cui inizialmente fu rifiutata la pubblicazione, è riletta in maniera nuova. Temi come l’ebraismo, il lager e la testimonianza percorrono e innervano tutto il libro, che si arricchisce inoltre di fotografie di grande impatto e di materiale epistolare ritrovato dall’autore in archivi finora non esplorati dagli studiosi.

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Anna Bravo, Raccontare per la storia, Torino, Einaudi, 2014

“Raccontare per la storia” significò per Primo Levi due cose essenziali: dare forma all'esperienza di Auschwitz e possedere la sensibilità e il coraggio di proporre categorie nuove per rileggere la Shoah, dalla “zona grigia” alla “vergogna del sopravvissuto”. Più coraggiosa ancora la riflessione, radicata nella sua breve esperienza di partigiano, sulla violenza compiuta da chi combatte per una causa giusta. Durante quarant'anni, l'arco che va da "Se questo è un uomo" a "Il sistema periodico" a "I sommersi e i salvati", Levi ha affidato alla storia le sue narrazioni e le sue diagnosi etiche e politiche. Le raccoglie la storica Anna Bravo, che l’intervistò nel 1983 e che racconta in questo volume, perché esse restino valide oggi e in futuro.

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Ferdinando Camon, Conversazione con Primo Levi: se c'è Auschwitz, può esserci Dio?, Parma, Guanda, 2014

Il lager nazista è l’emblema più tragico del secolo appena finito; l’esperienza che più costringe a riflettere sugli aspetti bui della condizione umana, sul male e le sue radici. In questa conversazione, terminata pochi mesi prima della morte di Levi, Ferdinando Camon e l’autore di “Se questo è un uomo” affrontano l’argomento in tutta la sua vastità, ciascuno alla luce delle proprie convinzioni e della propria formazione, non sfugge l’insistenza sul concetto di “colpa” in una discussione in cui uno degli interlocutori è di matrice cattolica. La “colpa” di essere nati; la responsabilità di chi obbedisce; se la storia sia fatta dai capi o dalle popolazioni; popolo ebreo e stato di Israele; lager nazista e lager comunista; le SS e la polizia di Stalin; se Auschwitz sia la prova della non-esistenza di Dio; scienza e letteratura; se scrivere possa guarire. In questo dialogo intenso e serrato sono toccate tutte le questioni, e nel suo svolgersi non mancano i momenti di acuto e doloroso disaccordo. Ma anche qui, forse soprattutto qui, si misura la ricchezza di esiti di un confronto appassionato.

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Mario Barenghi, Perché crediamo a Primo Levi?, Torino, Einaudi, 2013

La strategia narrativa di “Se questo è un uomo” è basata su una selezione di ricordi che Primo Levi commenta e mette in discussione a ogni pagina. Mario Barenghi esamina i meccanismi di quest’organizzazione della memoria, e del testo, tesa a trasformare un trauma personale in memoria condivisa. Oscillando tra l'esigenza scientifica di comprendere e il monito solenne, di tipo sacrale, Primo Levi conferisce al suo discorso una curvatura complessa, che vieta l'approdo a ogni conclusione perentoria: nessuna semplificazione, nessuna catarsi è possibile. Il climax narrativo degli ultimi due capitoli prepara il vero finale, che è al di fuori di “Se questo è un uomo”: la morte di Hurbinek, il bambino che non sapeva parlare, al principio della “Tregua”. (Einaudi)

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Pietro Scarnera, Una stella tranquilla: ritratto sentimentale di Primo Levi, Bologna, Comma 22, 2013

Pietro Scarnera, con “Una stella tranquilla”, ricostruisce a fumetti l’itinerario di un autore ironico e in perenne mutazione. Dal ritorno a Torino, nell’ottobre del 1945, fino alla sua ultima opera “I sommersi e i salvati”: una riflessione finale sul lager che chiude un cerchio perfetto iniziato quarant anni prima con “Se questo è un uomo”. Basandosi esclusivamente su episodi raccontati o citati dallo stesso Levi, l’autore re-immagina e re-inventa la vicenda dello scrittore torinese alla ricerca della risposta a una domanda precisa: “Perché si scrive?”. Per Primo Levi raccontare non era solo un dovere morale, ma un “bisogno fisico”, simile a quello di mangiare. Sulla copertina si vede la figura di un uccello particolare: il gufo, scelta perché Levi era solito di dire “Il gufo è il mio autoritratto”.

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Andrea Rondini, Anche il cielo brucia, Primo Levi e il giornalismo, Macerata, Quodlibet, 2012

Famoso nel mondo per “Se questo è uomo” e per le altre opere narrative, Primo Levi lo è meno per la sua attività giornalistica autonomamente considerata. Questo volume analizza gli interventi dello scrittore per i più importanti quotidiani, da “Repubblica” a “La Stampa”, e per i periodici di larga diffusione: essi riguardano fatti di risalto internazionale, come il cronico conflitto arabo-israeliano, Cernobyl o i viaggi dello Shuttle, e altri di portata nazionale, dal terrorismo degli anni Settanta ai primi esperimenti genetici; eventi che ebbero grande impatto sull’opinione pubblica e sono in molti casi ancora oggi di stretta attualità. Gli articoli di Levi si soffermano anche su personalità ben note, da Gheddafi ad Arafat, da Gorbaciov ad Aldo Moro, e tracciano una particolare storia dell’Italia e del mondo contemporaneo, visti con l’occhio di un intellettuale-scienziato che ha cercato di affrontare con gli strumenti della ragione e anche con una carica polemica, lo sviluppo della modernità.

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Intervista a Primo Levi, ex deportato, a cura di Anna Bravo e Federico Cereja, Torino, Einaudi, 2011

Testimone del vissuto. Così si presenta Primo Levi in questa importante intervista del 1983, tradotta in molti paesi tra cui Francia, Grecia, Argentina. In un intenso dialogo con Anna Bravo e Federico Cereja, Levi racconta il mondo esiguo dei gesti quotidiani ad Auschwitz, i volti e le storie dei personaggi dei suoi libri. Al centro della conversazione, aperta e variegata, è ciò che egli definisce "il galateo del Lager", i rapporti tra i prigionieri, l'ottusità che li aiuta a vivere in quel mondo spaccato in due (noi e loro) e dove la morale, quella precedente, non vale più.

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Enrico Mattioda, Levi, Roma, Salerno, 2011

Questo libro propone una lettura diacronica della vita e dell’opera di Primo Levi, a iniziare dalla sua preparazione scientifica e dalle sue successive letture. Per la prima volta in questo testo sono rintracciate le fonti di molti suoi racconti, in particolare nella rivista “Scientific American” ed è ripercorso l’evoluzione del suo pensiero, dalla crisi del determinismo all’approdo alla teoria del caos. Ma la scoperta dei buchi neri e la consapevolezza di un lato non razionale nella sua stessa persona conducono Levi a una visione del mondo pessimistica, secondo la quale l’ottusità della materia si riflette nella storia, nelle attività dell’uomo, che si scontra senza speranza con le forze dell’antimateria e dell’irrazionale.

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Françoise Carasso, Primo Levi, la scelta della chiarezza, Torino, Einaudi, 2009

La produzione letteraria di Primo Levi non si è limitata alla testimonianza, sia pur d'eccezione. L'autore di "Se questo è un uomo" ha dato prova di un'ampia vocazione narrativa attraverso testi autobiografici, novelle, racconti di fantascienza e filosofici, romanzi e poesie. Scrittore e chimico, Primo Levi rifiuta ogni cesura artificiale tra cultura scientifica e letteraria. Dare forma all'informe, sostituire l'ordine al caos, la chiarezza all'oscurità, sono doveri che lo scrittore condivide con lo scienziato. L'uomo che visse “l'eclissi della parola”, il testimone che sentì l'obbligo di trasmettere la propria tragica esperienza, il chimico che preferì una scrittura precisa e compatta, seppe imporsi la regola della trasparenza del linguaggio e fece della scelta della chiarezza un'esigenza al tempo stesso estetica, etica e politica.

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Carole Angier, Il doppio legame: vita di Primo Levi, Milano, Mondadori, 2004

Dalla pubblicazione di “Se questo è un uomo”, assurto nel tempo a simbolo tragico della Shoah, e in seguito con “La tregua” e con “I sommersi e i salvati”, i libri di Primo Levi si sono universalmente imposti come opere cardinali del Novecento letterario. Sull’uomo Primo Levi, invece, l'attenzione dei biografi si è concentrata soprattutto dopo il clamore suscitato dalla sua morte nel 1987. Non desta dunque eccessivo stupore che la prima grande biografia di Primo Levi arrivi dal mondo anglosassone, e che a incaricarsi della ricostruzione puntigliosa della sua vita sia stata una scrittrice che vive nell’Oxfordshire, per qualche anno torinese d'adozione. Proprio nella città di Levi la passione di Carole Angier ha saputo aprire varchi inattesi, le testimonianze di tanti fra i suoi amici d'infanzia, colleghi d'università, compagni di Lager o semplici conoscenti sono al centro della sua biografia, dove finalmente si dà voce alla comunità ebraica torinese e ripercorre una pagina delicatissima della propria memoria. (Mondadori)

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Milvia Spadi, Le parole di un uomo, incontro con Primo Levi, Roma, Di Renzo, 2003

Primo Levi è uno dei massimi testimoni dello sterminio nazista degli ebrei. Lo ha raccontato nei suoi libri, divenuti una preziosa opportunità per cercare di comprendere l’enormità di quell’evento. Ma quanto il tempo trascorso fra noi e quegli avvenimenti, fra noi e il racconto, muta la percezione della storia? In una sorta di dialogo con Levi, stimolato da una intervista raccolta pochi mesi prima della sua scomparsa, un gruppo di persone diverse tra loro, ragazzi di scuola, giovani di estrema destra, il figlio di un SS, una reduce da Auschwitz, propongono la loro visione di quell’evento e aggiungono al racconto di Levi la propria riflessione e la propria storia. Quasi fosse un dialogo collettivo dove l’argomento procede oltre il lager o il nazismo. Le derivazioni sul tema portano a discutere anche di terrorismo, razzismo o immigrazione. Presente e centrale per tutti il rapporto con la storia e le sue conseguenze.

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Edoardo Bianchini, Invito alla lettura di Primo Levi, Milano, Mursia, 2000

La collana “Invito alla lettura” propone, a quanti si accostano alla letteratura contemporanea, un punto di vista sulla lettura critica dei testi, fornendo strumenti necessari per penetrare nel mondo espressivo degli scrittori e coglierne i rapporti con la cultura italiana del Novecento. Edoardo Bianchini propone in questo volume lo scrittore Primo Levi con una cronologia parallela tra la biografia dello scrittore e i fatti della storia politica culturale italiana. Inoltre si dedica alla personalità artistica e intellettuale dello scrittore, alle opere e ai temi più significati ricorrenti in esse,agli orientamenti della critica con in ultimo una bibliografia essenziale e ragionata.

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Myriam Anissimov, Primo Levi o La tragedia di un ottimista, Milano, Baldini & Castoldi, 1999

“Ad Auschwitz, Primo Levi osserva e registra. Nulla gli sfugge. Analizza gli atteggiamenti e le reazioni più insignificanti, che gli rivelano gli abissi del comportamento umano. L’uomo collocato in una situazione estrema è ancora capace di fare il bene o il male. Auschwitz è il luogo del male assoluto, un mondo senza Dio. Sebbene non nutra dubbi sulla fine che lo aspetta, Levi impiega tutta la sua energia mentale per memorizzare ogni particolare; nel caso in cui dovesse salvarsi, potrà così raccontare, testimoniare, chiedere giustizia, poiché crede ancora nell’uomo e nella giustizia […]. Pur in una situazione tanto estrema, la sua curiosità, la sua capacità di comprendere erano così vive da permettergli di dire dopo il suo ritorno, che il lager era stato la sua università...”.

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Marco Belpoliti, Primo Levi, Milano, Bruno Mondadori, 1998

La “Biblioteca degli scrittori” è una collana dedicata a che studia e chi legge, a chi è curioso e a chi vuole essere informato in modo immediato ed esauriente. Per questa ragione Marco Belpoliti ha dedicato una delle prime uscite a Primo Levi, che contiene un racconto biografico dedicato alla vita e all’opera dello scrittore, un dizionario organizzato per voci (opere, temi, problemi, luoghi, argomenti, curiosità, date, riferimenti critici) e una bibliografia ragionata.

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Primo Levi, a cura di Marco Belpoliti, Milano, Marcos y Marcos, stampa 1997

Fino alla metà degli anni Settanta, per la cultura italiana Levi è stato testimone privilegiato dell’annientamento degli ebrei d’Europa, una delle maggiori tragedie di questo secolo. Che fosse anche un grande scrittore, se ne accorsero in pochi. Questo volume è particolarmente dedicato a Levi scrittore, anche se è difficile separare il contenuto dei suoi libri dal modo in cui scrive, modo che pone problemi a chi della letteratura ha un’idea semplice e schematica: Levi infatti è un autore che imbastire narrazioni partendo da immagini, pensieri e documenti. Scrittore lo è poi anche come saggista, sia quando si cimenta nell’elzeviro, sia quando scrive “I sommersi e i salvati”, un’opera da porre sulla scia dei “Saggi” di Montaigne e dei “Pensieri” di Pascal.

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Primo Levi: un'antologia della critica, a cura di Ernesto Ferrero, Torino, Piccola biblioteca Einaudi, 1997

Da anni l’opera di Primo Levi va consolidandosi nelle valutazioni della critica e nell’affetto dei lettori come una delle maggiori del Novecento. Un’opera che è andata ben oltre l’eccezionalità di un evento mostruoso, per continuare ad affrontare lucidamente, con altissima tensione etica e conoscitiva, la domanda fondamentale: è questo l’uomo? Levi non è solo testimone insuperato, ma grande scrittore nelle pagine che attingono alla memoria come in quelle più libere e fantastiche: l’analista della “zona grigia”, il narratore della felicità del lavoro creativo e di profetiche fantasie tecnico scientifiche, il romanziere di una ritrovata identità ebraica, l’enciclopedista curioso e divertito, il linguista, lo zoologo, l’affabulatore. In quest’antologia Ernesto Ferreri ha voluto raccogliere i contributi più autorevoli e persuasivi, capaci di sollecitare nuovi approfondimenti, apparsi fino alla data di pubblicazione.

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Primo Levi, a cura di Giuseppe Grassano, Firenze, La nuova Italia, 1981

La collana “Il castoro”, dal formato distinguibile quadrato, con in copertina i disegni di Mario Mariotti, ideata alla fine degli anni ‘60 dalla casa editrice La Nuova Italia, comprende monografie critiche sui maggiori scrittori contemporanei italiani e stranieri. Il numero 171, curato da Giuseppe Grassano, fu dedicato a Primo Levi. Inizia con un’intervista rilasciata dall’autore il 17 settembre 1979 e continua con l’analisi delle sue opere, romanzi, poesie, racconti, recensioni, e si conclude con le note biografiche.

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