Primo Levi, opere

Le opere sono in ordine di pubblicazione.

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Se questo è un uomo, Torino, G. Einaudi, 1963

Prima edizione pubblicata nel 1947

“Se questo è un uomo”, dopo il rifiuto di vari editori, fu pubblicato la prima volta nell’ottobre del 1947, da Franco Antonicelli, che allora dirigeva la casa editrice Francesco De Silva. Nel frattempo Levi ne aveva pubblicati alcuni capitoli sul settimanale della Federazione del Partito Comunista di Vercelli “L’amico del popolo” e sulla rivista “Il ponte” di Pietro Calamandrei. Antonicelli comprese subito l’importanza del libro, non solo come testimonianza ma come testo letterario di altissimo valore. Nonostante l’impegno della casa editrice nel sostenerlo, il libro non ebbe recensioni, non sfondò e non ebbe la risonanza che avrebbe meritato. Pur amareggiato per le scarse vendite del suo libro, Levi fu emozionato dalla pubblicazione e spedì copie agli amici con dediche personalizzate. Alla fine dell’anno, viste le vendite mediocri, Levi sentì di aver assolto il suo dovere civico di testimonianze abbandonò il progetto di diventare uno scrittore professionista tornando a fare il chimico.
Nel 1955, nel decennale della liberazione dei campi nazisti, Levi fu invitato a Torino a tenere il discorso di apertura, dove con sua grossa sorpresa fu accolto da un pubblico sorprendentemente giovane, talmente interessato che lo subissò di domande. Era il segnale che aspettava, le generazioni più giovani volevano sapere quanto era successo, Levi si sentì rinascere come scrittore. A questo punto Giulio Einaudi acconsentì alla ripubblicazione, Levi firmò il contratto ma, causa la grave crisi in cui versava la casa editrice, il libro uscì solo nel giugno del 1958. Fu collocato nella celebre collana “Saggi”, perché presentato come testimonianza, non come narrazione. “Se questo è un uomo” divenne un caso letterario e iniziò a essere ristampato e tradotto in varie lingue. Questa edizione, per vari aspetti, differisce della prima del 1947, dal momento che Levi operò soprattutto per brevi aggiunte e revisioni.
Levi aveva già scritto una versione radiofonica di “Se questo è un uomo”, che fu messa in onda il 24 aprile 1964, poi nel luglio 1966 trovò un regista per la versione teatrale del suo libro, Gianfranco De Bosio, che debuttò il 19 novembre a Torino. Il teatro Carignano era stracolmo di giovani e di deportati: al termine della rappresentazione, dopo un lungo silenzio, ci fu un forte applauso e tutti si alzarono in piedi. Con immensa soddisfazione di Levi “Se questo è un uomo” viaggiò in molte città a furor di popolo. Il copione fu stampato da Einaudi contemporaneamente allo spettacolo, con un testo introduttivo di Levi.

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La tregua, Torino, G. Einaudi, 1963

Prima edizione pubblicata nel 1963

Lo scarso successo della prima edizione del1947 di “Se questo è un uomo” condusse Levi a smettere quasi di scrivere. Pubblicò due racconti che sarebbero apparsi nel volume “Il sistema periodico” del 1975. Per il resto si dedicò alla famiglia e al suo mestiere di chimico. Dopo il successo della ripubblicazione di “Se questo è un uomo”, nel 1963 Levi pubblicò il suo secondo romanzo “La tregua” e dieci racconti su giornali e riviste (tra i quali “Il Mondo” di Pannunzio), molti di questi confluirono nel volume “Storie naturali” del 1966. “La tregua”, scritto tra il 1961 e il 1962 e pubblicato da Einaudi nel giugno del 1963 (in settembre vinse il Premio Campiello) è un romanzo scritto per segmenti narrativi, riuniti da un viaggio per dare continuità alla storia dell’esodo e del rimpatrio. Al termine di questo libro è stampata una cartina sulla quale è tracciato un itinerario tortuoso, che comincia da Auschwitz e finisce a Torino. “La tregua” è ricordato come il romanzo più allegro di Levi, in realtà è un libro con una doppia natura, dove non si dimentica che l’allegria è solo una tregua tra due guerre, la Seconda guerra mondiale e la guerra fredda, e dove la verità ultima non è la pace ma il Lager. Dal libro è stato tratto un film, del 1997, con la regia di Francesco Rosi.

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Storie naturali, si trova in “Opere vol. 1”, Torino, Einaudi, 1997

Prima edizione pubblicata nel 1966

Pubblicato la prima volta nel 1966 con lo pseudonimo di Damiano Malabaia, e vincitore del Premio Bagutta nel 1967, contiene dodici racconti e tre radiogrammi. Scritti nell’arco di vent’anni, i quindici testi del libro parlano di fantasticherie attinte dalla chimica, dall’astrofisica e dalla biologia molecolare. Storie giudicate frivole dai critici italiani, che ritenevano Levi più bravo come autore memorialistico che di fantascienza. I recensori non riuscirono a conciliare le due facce della produzione letteraria di Levi: quella del favolista e quella del cronista di guerra e interpretarono che in lui dovesse esserci uno sdoppiamento d’identità. Levi fece di tutto per promuovere questa doppia immagine di sé. Nella favola “Quaestio de Centauris”, inventa un centauro ultracentenario che sarà l’inizio di un tentativo prolungato e ossessivo di presentarsi come costituito di metà distinte. Un tratto interessante dei centauri è la loro doppia personalità, da una parte venerati maestri, dall’altra, dongiovanni lussuriosi. Forse Levi desiderava identificarsi con la metà del centauro che in realtà non era. “Storie naturali” ebbe una tiepida accoglienza ma Levi poteva andar fiero dell’opera, nell’Italia degli anni Sessanta, le sue fantasie minimaliste di ambito biologico o evolutivo erano tutt’altro che provinciali. Solo molto tempo dopo Italo Calvino avrebbe scritto delle favole molto simili ne “Le Cosmicomiche”.

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Vizio di forma, Torino, Einaudi, 1971

Prima edizione pubblicata nel 1971

E’ il secondo volume di racconti di fantascientifici pubblicati nel 1971 da Einaudi, in cui più netta è per Levi la preoccupazione ecologica per le sorti del pianeta. Si tratta di venti storie scritte tra il 1968 e il 1970, in un periodo per Levi di depressione e tensione domestica. Questo secondo volume, a sei anni dal debutto nella fantascienza, rappresentò un altro tentativo di Levi di svestire i panni da cronista di guerra. Nel complesso il libro trasmette un senso di grande cupezza, mescola immagini di rivolte razziali a missioni nella giungla con B-28 e mucchi di scheletri. Levi esplora l’incertezza e l’instabilità della vita novecentesca in un’allegoria di sfacelo urbano. La visione cupa di “Vizio di forma” sorprese alcuni recensori. A un quarto di secolo dalla fine del nazismo sembrava che Levi si stesse preparando a un apocalittico conto alla rovescia. Il libro ebbe una ricezione tiepida che non sorprese del tutto Levi, il quale negli anni successivi rinnegò di fatto tutti i suoi testi di fantascienza.

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Il sistema periodico, Torino, Einaudi, 1994

Prima edizione pubblicata nel 1975

All’inizio del 1973 Levi si dedicò al libro che avrebbe segnato una svolta nella sua carriera di scrittore, “Il sistema periodico”, che celebrava in ventuno racconti, i fumi, i fetori, i fracassi e i fiaschi ma anche i trionfi della vocazione di chimico. Anziché scrivere le sue memorie in forma tradizionale, compose questo libro partendo dagli elementi della tavola periodica e abbracciò trentadue anni di esperienze personali, dal 1935 al 1967. Questo rappresentò il tentativo di Levi di dare un senso e una giustificazione alla sua vita di laureato in chimica. La pubblicazione avvenne nel 1975 e segnò un momento decisivo nella sua vita, ancor prima dell’uscita in libreria apparvero una serie di recensioni favorevoli nelle quali si riconoscevano l’arguzia e la compattezza espressiva del suo stile letterario, da queste tra la primavera e l’estate scaturì una valanga di altre recensioni. Rinfrancato Levi si riempì di ottimismo e gioia di vivere. A metà degli anni Settanta era divenuto un mito letterario rigenerato e più sicuro di sé. La sua posizione nel mondo letterario nazionale era ormai consolidata. Nonostante ciò “Il sistema periodico”non vinse nessun premio letterario italiano di rilievo.

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L'osteria di Brema, si trova in “Opere complete vol. 2”, Torino, Einaudi, Milano, 2016

Prima edizione pubblicata nel 1975

Nel 1975, oltre a “Il sistema periodico”, uscito in aprile, Levi pubblicò con Scheiwiller di Milano il suo primo volume di poesie “L’osteria di Brema”, dopo averlo inutilmente proposto a Einaudi. Il nucleo di quindici componimenti saranno ripubblicate nel 1984, dall’editore Garzanti, in una raccolta più ampia intitolata “Ad ora incerta”.

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La chiave a stella, Torino, Einaudi, 1978

Prima edizione pubblicata nel 1978

Nel 1977, Levi diede la priorità alla scrittura di una serie di storie su Faussone che avrebbero assunto la forma di un libro: “La chiave a stella”. Levi lavorò intensamente al libro per un anno e mezzo, fino all’autunno del 1978, pubblicato quell’anno da Einaudi. Alla base del libro intessuto di racconti edilizi, che hanno come personaggio principale l’operaio Tino Faussone, c’è la difesa elegante del mondo del lavoro e delle sue problematiche. Tino Faussone fece il suo debutto nel racconto “Meditato con malizia”, pubblicato su “La Stampa”, domenica 13 marzo 1977. Alto, snello e prematuramente calvo, Tino è un tipo burbero sui trentacinque anni con l’occhio malandrino dello scapolo. Parla il piemontese colorito del popolo e viaggia per il mondo come montatore di gru e impianti petroliferi. Non è molto istruito ma ha un’intelligenza vivace ed è al contempo amabile e irritabile. Anche se Einaudi etichettò “La chiave a stella” come libro di narrativa, gran parte delle storie di Faussone si basano su avventure reali raccontate a Levi da amici e colleghi di lavoro.

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La ricerca delle radici, fa parte di “Opere complete vol. 2”, Torino, Einaudi, 2016

Prima edizione pubblicata nel 1981

Nel 1980, Levi accoglie la proposta dell’Einaudi di realizzare un’antologia personale che avrà per titolo “La ricerca delle radici”, pubblicata a maggio dell’anno successivo. Per la scelta degli autori, che alla fine saranno trenta, e dei brani Levi non avrà difficoltà, lui stesso spiegherà nella prefazione di aver l’abitudine di collocare i libri preferiti su di uno scaffale della sua libreria. Nell’antologia vi sono inclusi autori antichi (Omero, Lucrezio) e moderni; scrittori della “Bibbia” (Giobbe) e scienziati (William Bragg); scrittori che hanno inventato una propria lingua letteraria come Rebail e D’Arrigo; le parole del manuale di Gattermann sui pericoli in laboratorio e altri. Queste categorie di autori e di testi disparati potevano confondere qualsiasi lettore. Levi se ne rese conto e preparò delle chiavi di lettura alle quali riuscì anche a dare la forma di visualizzazione grafica, una mappa che lui stesso definisce “un grafo”. Il libro uscì a maggio del 1981 pubblicato da Einaudi ed ebbe buone recensioni.

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Lilít e altri racconti, fa parte di “Opere complete vol. 2”, Torino, Einaudi, 2016

Prima edizione pubblicata nel 1981

“Lilìt”, terza raccolta di racconti, pubblicata nel 1981, composta di frammenti su Auschwitz e brevi scritti di fantascienza, già comparsi dal 1975, con alcune eccezioni che risalgono a molto tempo prima, sul quotidiano “La Stampa”. L’opera è suddivisa in tre sezioni: “Passato prossimo”, “Futuro anteriore” e “Presente indicativo”. La divisione serve a distinguere la materia che li articola rispettivamente, il tema del Lager, quello della fantascienza e altri temi diversi. La raccolta ebbe un’accoglienza piuttosto buona.

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Se non ora, quando?, Torino, Einaudi, 1982

Prima edizione pubblicata nel 1982

Il libro uscì nell’aprile del 1982, e ottenne un immediato successo di pubblico vincendo due premi letterari: il Premio Viareggio a giugno, e il Premio Campiello a settembre. Il libro segue le gesta di una banda di ebrei russi e polacchi, dal luglio 1943 all’agosto 1945, sullo sfondo delle vicende che condussero alla sconfitta definitiva del nazi-fascismo. Il romanzo vuole essere una risposta anche alla fastidiosa e antistorica insistenza sul tema degli ebrei che non si sono ribellati. Il titolo è chiarificatore: se non ora quando gli ebrei avrebbero potuto combattere per riacquistare la dignità perduta e calpestata? “Se non ora, quando?” è comunemente definito un romanzo, anche se Levi non inventa mai, racconta fatti, vissuti oppure ascoltati, i volti, gli atti, i pensieri sono di personaggi osservati e analizzati ma niente è totalmente di sua fantasia. Levi nello scrivere ha sempre oscillato tra testimonianza, autobiografia e saggio, concedendosi a volte su qualche diversione fantascientifica.

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Ad ora incerta, Milano, Garzanti, 1984

Prima edizione pubblicata nel 1984

Levi restò deluso quando Einaudi rifiutò di pubblicare una sua nuova raccolta di poesie. Così la consegnò a Livio Garzanti, che accettò di pubblicarla. Erano una sessantina e contenevano i versi editi nel 1975 in “L’Osteria di Brema” e un gruppo di nuove poesie uscite su “La Stampa”.

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L'altrui mestiere, fa parte di “Opere complete vol. 2”, Torino, Einaudi, 2016


Prima edizione pubblicata nel 1985

Nel 1985 Levi si recò negli Stati Uniti dove, con gran successo, tenne una serie di conferenze e interviste in sei città americane e avendo riscosso un grande successo, decise che avrebbe scritto tutte le sue future opere pensando già alla traduzione inglese. Rientrò a Torino nel maggio del 1985 riprendendo le sue vecchie abitudini. Nello stesso anno Einaudi pubblicò di Levi “L’altrui mestiere”, un volume che raccoglie una cinquantina di scritti apparsi prevalentemente su “La Stampa”, elaborati in gran parte nel decennio precedente. Si tratta di articoli che sconfinano in materie di cui non era specialista ma che attiravano la sua curiosità e per le quali diceva di non avere una preparazione sistematica: la linguistica, la zoologia, l’astronomia che sancisce la scoperta di un Levi colto e con interessi a carattere enciclopedico.

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I sommersi e i salvati, Torino, Einaudi, 1986

Prima edizione pubblicata nel 1986

Il libro “I sommersi e i salvati” è stato pubblicato nell’aprile del 1986 ed è una raccolta di saggi sui campi nazisti in cui Levi assolve più a fondo i suoi doveri di testimone e di soggetto morale. In queste pagine l'autore fa i conti con il tema della memoria, della zona grigia e con l’esperienza del Lager. In una prosa sofferta e lucida, cerca di comprendere la natura della barbarie contemporanea e di spiegare ancora una volta al mondo la sua missione di testimone. Il libro amplia e approfondisce “Se questo è un uomo” e contiene un capitolo con lo stesso titolo. Nella parte più cupa e più tristemente discussa “La zona grigia”, indaga il problema dei prigionieri ebrei, e non ebrei, costretti per sopravvivere a collaborare, a vari livelli, con le autorità (Sonderkommandos) in cambio di cibo e vestiti, fino a condurre i loro compagni alle camere a gas. Il motivo principale che condusse Levi a ripensare i tormenti dei sopravvissuti, non era l’ossessione del male, ma semplicemente la necessità di conoscere e capire, inoltre voleva contrastare l’ondata di revisionismo storico e rivolgersi ai giovani. La memoria, disse Levi, è un dono ma anche un dovere. Stranamente il libro ebbe poche recensioni e quasi nessuna intervista e non vinse neppure premi letterari di spicco. La maggior parte dei recensori lo considerò come un’appendice a “Se questo è un uomo” e non riuscì a comprenderne la terribile importanza.

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