Su Primo Levi

I titoli, presenti nel catalogo della Biblioteca comunale di Imola, seguono l'ordine cronologico di pubblicazione dalla data più recente.

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Pier Vincenzo Mengaldo, Per Primo Levi, Torino, Einaudi, 2019

Dal saggio precedente “Ciò che dobbiamo a Primo Levi” del 1989; al recente “Il canto di Ulisse” del 2018, sono trascorsi esattamente trent'anni in cui Pier Vincenzo Mengaldo, studia i testi di Primo Levi, ne analizza la scrittura, ne individua il senso profondo. Questa lunga fedeltà, sfocia ora, in occasione del centenario della nascita di Levi, in questo volume che raccoglie tutti quegli studi dalle sedi diverse dove sono stati originariamente pubblicati, dando loro una veste organica. La lingua di Primo Levi è classica e chiara ma solo apparentemente semplice: in realtà procede per contrasti, con un lessico ricco di ossimori e di termini tecnici. Mengaldo, alternando momenti più analitici ad altri di grande sintesi, la scompone e la ricompone per scoprirne i più riposti meccanismi, sempre in relazione con la necessità espressiva di cui è di volta in volta strumento. Ovviamente "Se questo è un uomo" è al centro delle indagini ma molto spazio è dato alla "Tregua". Non manca poi l'analisi linguistica dei testi più letterari e meno testimoniali di Levi, in particolare gli splendidi racconti del "Sistema periodico".

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Maria Anna Mariani, Primo Levi e Anna Frank, tra testimonianza e letteratura, Roma, Carocci, 2018

Il libro affianca Primo Levi e Anna Frank, sostando sui punti critici delle rispettive testimonianze e confrontando la vita postuma dei due autori. A collegare per la prima volta le due figure e a illuminarle a vicenda è il peccato della finzione. Per Levi, il testimone per eccellenza della Shoah, la scrittura di finzione era una forma di fuga dalla realtà, che dovette contrabbandare sotto pseudonimo e poi legittimare presentandola come un’obliqua testimonianza. Nel caso di Anna Frank, il peccato della finzione coincide invece con lo destoricizzare. Il diario è stato sottoposto a un processo che ha origine nell’editing approntato da Anna stessa, poi da suo padre, e culmina negli adattamenti teatrali e cinematografici. Primo Levi e Anna Frank appartengono a due diverse sfere culturali e il discorso critico li ha finora tenuti distinti nell’analisi. Eppure Levi stesso non smise di confrontarsi con la scrittura e con l’immagine della ragazza. Nel volto di Anna Frank riconobbe il peso e il pericolo di essere una personificazione della S

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Giovanni Tesio, Primo Levi: ancora qualcosa da dire, conversazioni e letture tra biografia e invenzione, Novara, Interlinea, 2018

Il volume fa il punto su Primo Levi e la Shoah lasciando parlare lo scrittore grazie a una serie d’interviste raccolte da Giovanni Tesio e a documenti d’archivio, tra cui autografi e fotografie. Un ritorno a Levi per appassionati lettori ma anche per insegnanti che vogliono approfondire, anche con i loro studenti, la figura di uno scrittore centrale per comprendere gli orrori della guerra e il Novecento, senza dimenticare che “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo”.

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Album Primo Levi, a cura di Roberta Mori e Domenico Scarpa, Torino, Einaudi, 2017

A trent'anni dalla scomparsa di Primo Levi, questo volume intende proporre un originale ritratto, per testi e immagini, di una tra le figure più complesse della letteratura e della cultura del Novecento. Né biografia né saggio monografico, “Album Primo Levi” si configura piuttosto come un film documentario steso su carta, data la rilevanza del materiale iconografico, rappresentato da oltre 400 immagini in gran parte inedite, e da una graphic novel dell’artista Yosuke Taki, ispirato al racconto «Carbonio». Il lavoro dei due curatori lega, in una documentata trama narrativa, ciascuno degli ampi quadri tematici in cui l’opera è suddivisa. Dedicate rispettivamente al mestiere di chimico, al rapporto con la montagna, all’esperienza del Lager, ai mondi della scrittura e della traduzione. (Einaudi)

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Martina Mengoni, Primo Levi e i Tedeschi, Torino, Einaudi 2017

L'edizione tedesca di “Se questo è un uomo” avviò una serie di contatti epistolari tra Primo Levi e i suoi lettori in Germania. Lo studio di Martina Mengoni li ricostruisce e ne fa emergere l'importanza.
“Non posso dire di capire i tedeschi”, scrisse Primo Levi nella prefazione di “Ist das ein Mensch?”, la traduzione tedesca di “Se questo è un uomo”, pubblicata nel 1961. Durante gli anni Sessanta, e anche più tardi, Levi mise in atto ogni sua capacità analitica, comunicativa e umana per raggiungere quello scopo. Una serie di nuovi elementi concorre a dimostrarlo: letture, incontri, confronti privati e pubblici, perfino il progetto di un intero libro non realizzato, e la raccolta di tutte le lettere ricevute dai suoi lettori della Germania Ovest. Per una parte, “capire i tedeschi”, o almeno intercettarli, incontrarli, interrogarli, fu per Levi un’esigenza quotidiana e insieme un potente germe creativo.

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Mario Porro, Primo Levi, Bologna, Il mulino, 2017

Pensata come complemento alla sua "Storia della letteratura italiana", questa collana “Profili di storia letteraria” colloca, nel quadro storico e sociale della sua epoca, ogni grande autore della tradizione letteraria italiana, ne discute criticamente le opere e ne illustra la poetica, così Mario Porro analizza le opere narrative di Primo Levi .

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Ian Thomson, Primo Levi, una vita, Torino, UTET, 2017

Nel luglio 1986 Ian Thomson, un giovane giornalista inglese, già autore d’interviste a scrittori italiani come Calvino, Moravia o Natalia Ginzburg, arriva a Torino per incontrare Primo Levi. L'autore di "Se questo è un uomo" ha quasi sessantotto anni, la barba ben spuntata e gli occhiali con la montatura di metallo. Le maniche della camicia arrotolate rivelano il tatuaggio sull'avambraccio sinistro con il numero 174517 ma nonostante lo spettro di Auschwitz che aleggia per la stanza, Thomson racconta di un uomo serio e dolce allo stesso tempo, che parla con generosità di chimica e alpinismo, editoria e fantascienza, dando vita una conversazione piena di un’allegria inaspettata. Nove mesi dopo, l'11 aprile 1987, Levi si uccise gettandosi nella tromba delle scale della sua casa a Torino. Un evento tragico in cui si enuclea il più profondo dramma del Novecento. Non solo l'Italia ma il mondo intero fu sconvolto dalla perdita di un uomo con “lo spessore morale e l'equilibrio intellettuale di un titano del ventesimo secolo” come lo definisce Philip Roth. Ian Thomson ha trascorso più di cinque anni inseguendo parenti, amici o semplici testimoni: annota oltre 300 testimonianze, raccoglie immagini, consulta fonti di archivio. Da questo lungo lavoro di scavo esce un ritratto complesso di Levi, che prova a sbrogliare la matassa di una vita trascorsa fra la chimica e la letteratura, la fabbrica e la macchina per scrivere. Thomson, evitando di ripercorrere l'autobiografia costruita da Levi stesso e aggirando la sua nota riservatezza, ricostruisce il suo rapporto con la famiglia, la passione per la montagna, la storia dei rifiuti editoriali e infine formula alcune ipotesi riguardo al suicidio.

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Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo, Milano, Guanda, 2015

Frutto di un lavoro ventennale, questo è un libro-universo, l’universo di Primo Levi: la sua vita tormentata, la sua vicenda di scrittore e intellettuale ma soprattutto la sua opera sfaccettata, complessa, ricchissima di temi, rimandi e suggestioni. È un libro-mosaico, in cui ogni opera di Levi dà il tema a un capitolo; ma oltre alla storia della composizione, della pubblicazione, delle influenze letterarie, l’analisi si muove in profondità nei contenuti, nell’immaginario, nelle passioni e nei molti mondi di Primo Levi: dalla chimica all’antropologia, dalla biologia all’etologia, dai voli spaziali alla linguistica. “Se questo è un uomo”, l’opera capolavoro di cui inizialmente fu rifiutata la pubblicazione, è riletta in maniera nuova. Temi come l’ebraismo, il lager e la testimonianza percorrono e innervano tutto il libro, che si arricchisce inoltre di fotografie di grande impatto e di materiale epistolare ritrovato dall’autore in archivi finora non esplorati dagli studiosi.

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Anna Bravo, Raccontare per la storia, Torino, Einaudi, 2014

“Raccontare per la storia” significò per Primo Levi due cose essenziali: dare forma all'esperienza di Auschwitz e possedere la sensibilità e il coraggio di proporre categorie nuove per rileggere la Shoah, dalla “zona grigia” alla “vergogna del sopravvissuto”. Più coraggiosa ancora la riflessione, radicata nella sua breve esperienza di partigiano, sulla violenza compiuta da chi combatte per una causa giusta. Durante quarant'anni, l'arco che va da "Se questo è un uomo" a "Il sistema periodico" a "I sommersi e i salvati", Levi ha affidato alla storia le sue narrazioni e le sue diagnosi etiche e politiche. Le raccoglie la storica Anna Bravo, che l’intervistò nel 1983 e che racconta in questo volume, perché esse restino valide oggi e in futuro.

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Ferdinando Camon, Conversazione con Primo Levi: se c'è Auschwitz, può esserci Dio?, Parma, Guanda, 2014

Il lager nazista è l’emblema più tragico del secolo appena finito; l’esperienza che più costringe a riflettere sugli aspetti bui della condizione umana, sul male e le sue radici. In questa conversazione, terminata pochi mesi prima della morte di Levi, Ferdinando Camon e l’autore di “Se questo è un uomo” affrontano l’argomento in tutta la sua vastità, ciascuno alla luce delle proprie convinzioni e della propria formazione, non sfugge l’insistenza sul concetto di “colpa” in una discussione in cui uno degli interlocutori è di matrice cattolica. La “colpa” di essere nati; la responsabilità di chi obbedisce; se la storia sia fatta dai capi o dalle popolazioni; popolo ebreo e stato di Israele; lager nazista e lager comunista; le SS e la polizia di Stalin; se Auschwitz sia la prova della non-esistenza di Dio; scienza e letteratura; se scrivere possa guarire. In questo dialogo intenso e serrato sono toccate tutte le questioni, e nel suo svolgersi non mancano i momenti di acuto e doloroso disaccordo. Ma anche qui, forse soprattutto qui, si misura la ricchezza di esiti di un confronto appassionato.

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Mario Barenghi, Perché crediamo a Primo Levi?, Torino, Einaudi, 2013

La strategia narrativa di “Se questo è un uomo” è basata su una selezione di ricordi che Primo Levi commenta e mette in discussione a ogni pagina. Mario Barenghi esamina i meccanismi di quest’organizzazione della memoria, e del testo, tesa a trasformare un trauma personale in memoria condivisa. Oscillando tra l'esigenza scientifica di comprendere e il monito solenne, di tipo sacrale, Primo Levi conferisce al suo discorso una curvatura complessa, che vieta l'approdo a ogni conclusione perentoria: nessuna semplificazione, nessuna catarsi è possibile. Il climax narrativo degli ultimi due capitoli prepara il vero finale, che è al di fuori di “Se questo è un uomo”: la morte di Hurbinek, il bambino che non sapeva parlare, al principio della “Tregua”. (Einaudi)

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Pietro Scarnera, Una stella tranquilla: ritratto sentimentale di Primo Levi, Bologna, Comma 22, 2013

Pietro Scarnera, con “Una stella tranquilla”, ricostruisce a fumetti l’itinerario di un autore ironico e in perenne mutazione. Dal ritorno a Torino, nell’ottobre del 1945, fino alla sua ultima opera “I sommersi e i salvati”: una riflessione finale sul lager che chiude un cerchio perfetto iniziato quarant anni prima con “Se questo è un uomo”. Basandosi esclusivamente su episodi raccontati o citati dallo stesso Levi, l’autore re-immagina e re-inventa la vicenda dello scrittore torinese alla ricerca della risposta a una domanda precisa: “Perché si scrive?”. Per Primo Levi raccontare non era solo un dovere morale, ma un “bisogno fisico”, simile a quello di mangiare. Sulla copertina si vede la figura di un uccello particolare: il gufo, scelta perché Levi era solito di dire “Il gufo è il mio autoritratto”.

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Andrea Rondini, Anche il cielo brucia, Primo Levi e il giornalismo, Macerata, Quodlibet, 2012

Famoso nel mondo per “Se questo è uomo” e per le altre opere narrative, Primo Levi lo è meno per la sua attività giornalistica autonomamente considerata. Questo volume analizza gli interventi dello scrittore per i più importanti quotidiani, da “Repubblica” a “La Stampa”, e per i periodici di larga diffusione: essi riguardano fatti di risalto internazionale, come il cronico conflitto arabo-israeliano, Cernobyl o i viaggi dello Shuttle, e altri di portata nazionale, dal terrorismo degli anni Settanta ai primi esperimenti genetici; eventi che ebbero grande impatto sull’opinione pubblica e sono in molti casi ancora oggi di stretta attualità. Gli articoli di Levi si soffermano anche su personalità ben note, da Gheddafi ad Arafat, da Gorbaciov ad Aldo Moro, e tracciano una particolare storia dell’Italia e del mondo contemporaneo, visti con l’occhio di un intellettuale-scienziato che ha cercato di affrontare con gli strumenti della ragione e anche con una carica polemica, lo sviluppo della modernità.

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Intervista a Primo Levi, ex deportato, a cura di Anna Bravo e Federico Cereja, Torino, Einaudi, 2011

Testimone del vissuto. Così si presenta Primo Levi in questa importante intervista del 1983, tradotta in molti paesi tra cui Francia, Grecia, Argentina. In un intenso dialogo con Anna Bravo e Federico Cereja, Levi racconta il mondo esiguo dei gesti quotidiani ad Auschwitz, i volti e le storie dei personaggi dei suoi libri. Al centro della conversazione, aperta e variegata, è ciò che egli definisce "il galateo del Lager", i rapporti tra i prigionieri, l'ottusità che li aiuta a vivere in quel mondo spaccato in due (noi e loro) e dove la morale, quella precedente, non vale più.

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Enrico Mattioda, Levi, Roma, Salerno, 2011

Questo libro propone una lettura diacronica della vita e dell’opera di Primo Levi, a iniziare dalla sua preparazione scientifica e dalle sue successive letture. Per la prima volta in questo testo sono rintracciate le fonti di molti suoi racconti, in particolare nella rivista “Scientific American” ed è ripercorso l’evoluzione del suo pensiero, dalla crisi del determinismo all’approdo alla teoria del caos. Ma la scoperta dei buchi neri e la consapevolezza di un lato non razionale nella sua stessa persona conducono Levi a una visione del mondo pessimistica, secondo la quale l’ottusità della materia si riflette nella storia, nelle attività dell’uomo, che si scontra senza speranza con le forze dell’antimateria e dell’irrazionale.

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Françoise Carasso, Primo Levi, la scelta della chiarezza, Torino, Einaudi, 2009

La produzione letteraria di Primo Levi non si è limitata alla testimonianza, sia pur d'eccezione. L'autore di "Se questo è un uomo" ha dato prova di un'ampia vocazione narrativa attraverso testi autobiografici, novelle, racconti di fantascienza e filosofici, romanzi e poesie. Scrittore e chimico, Primo Levi rifiuta ogni cesura artificiale tra cultura scientifica e letteraria. Dare forma all'informe, sostituire l'ordine al caos, la chiarezza all'oscurità, sono doveri che lo scrittore condivide con lo scienziato. L'uomo che visse “l'eclissi della parola”, il testimone che sentì l'obbligo di trasmettere la propria tragica esperienza, il chimico che preferì una scrittura precisa e compatta, seppe imporsi la regola della trasparenza del linguaggio e fece della scelta della chiarezza un'esigenza al tempo stesso estetica, etica e politica.

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Carole Angier, Il doppio legame: vita di Primo Levi, Milano, Mondadori, 2004

Dalla pubblicazione di “Se questo è un uomo”, assurto nel tempo a simbolo tragico della Shoah, e in seguito con “La tregua” e con “I sommersi e i salvati”, i libri di Primo Levi si sono universalmente imposti come opere cardinali del Novecento letterario. Sull’uomo Primo Levi, invece, l'attenzione dei biografi si è concentrata soprattutto dopo il clamore suscitato dalla sua morte nel 1987. Non desta dunque eccessivo stupore che la prima grande biografia di Primo Levi arrivi dal mondo anglosassone, e che a incaricarsi della ricostruzione puntigliosa della sua vita sia stata una scrittrice che vive nell’Oxfordshire, per qualche anno torinese d'adozione. Proprio nella città di Levi la passione di Carole Angier ha saputo aprire varchi inattesi, le testimonianze di tanti fra i suoi amici d'infanzia, colleghi d'università, compagni di Lager o semplici conoscenti sono al centro della sua biografia, dove finalmente si dà voce alla comunità ebraica torinese e ripercorre una pagina delicatissima della propria memoria. (Mondadori)

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Milvia Spadi, Le parole di un uomo, incontro con Primo Levi, Roma, Di Renzo, 2003

Primo Levi è uno dei massimi testimoni dello sterminio nazista degli ebrei. Lo ha raccontato nei suoi libri, divenuti una preziosa opportunità per cercare di comprendere l’enormità di quell’evento. Ma quanto il tempo trascorso fra noi e quegli avvenimenti, fra noi e il racconto, muta la percezione della storia? In una sorta di dialogo con Levi, stimolato da una intervista raccolta pochi mesi prima della sua scomparsa, un gruppo di persone diverse tra loro, ragazzi di scuola, giovani di estrema destra, il figlio di un SS, una reduce da Auschwitz, propongono la loro visione di quell’evento e aggiungono al racconto di Levi la propria riflessione e la propria storia. Quasi fosse un dialogo collettivo dove l’argomento procede oltre il lager o il nazismo. Le derivazioni sul tema portano a discutere anche di terrorismo, razzismo o immigrazione. Presente e centrale per tutti il rapporto con la storia e le sue conseguenze.

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Edoardo Bianchini, Invito alla lettura di Primo Levi, Milano, Mursia, 2000

La collana “Invito alla lettura” propone, a quanti si accostano alla letteratura contemporanea, un punto di vista sulla lettura critica dei testi, fornendo strumenti necessari per penetrare nel mondo espressivo degli scrittori e coglierne i rapporti con la cultura italiana del Novecento. Edoardo Bianchini propone in questo volume lo scrittore Primo Levi con una cronologia parallela tra la biografia dello scrittore e i fatti della storia politica culturale italiana. Inoltre si dedica alla personalità artistica e intellettuale dello scrittore, alle opere e ai temi più significati ricorrenti in esse,agli orientamenti della critica con in ultimo una bibliografia essenziale e ragionata.

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Myriam Anissimov, Primo Levi o La tragedia di un ottimista, Milano, Baldini & Castoldi, 1999

“Ad Auschwitz, Primo Levi osserva e registra. Nulla gli sfugge. Analizza gli atteggiamenti e le reazioni più insignificanti, che gli rivelano gli abissi del comportamento umano. L’uomo collocato in una situazione estrema è ancora capace di fare il bene o il male. Auschwitz è il luogo del male assoluto, un mondo senza Dio. Sebbene non nutra dubbi sulla fine che lo aspetta, Levi impiega tutta la sua energia mentale per memorizzare ogni particolare; nel caso in cui dovesse salvarsi, potrà così raccontare, testimoniare, chiedere giustizia, poiché crede ancora nell’uomo e nella giustizia […]. Pur in una situazione tanto estrema, la sua curiosità, la sua capacità di comprendere erano così vive da permettergli di dire dopo il suo ritorno, che il lager era stato la sua università...”.

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Marco Belpoliti, Primo Levi, Milano, Bruno Mondadori, 1998

La “Biblioteca degli scrittori” è una collana dedicata a che studia e chi legge, a chi è curioso e a chi vuole essere informato in modo immediato ed esauriente. Per questa ragione Marco Belpoliti ha dedicato una delle prime uscite a Primo Levi, che contiene un racconto biografico dedicato alla vita e all’opera dello scrittore, un dizionario organizzato per voci (opere, temi, problemi, luoghi, argomenti, curiosità, date, riferimenti critici) e una bibliografia ragionata.

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Primo Levi, a cura di Marco Belpoliti, Milano, Marcos y Marcos, stampa 1997

Fino alla metà degli anni Settanta, per la cultura italiana Levi è stato testimone privilegiato dell’annientamento degli ebrei d’Europa, una delle maggiori tragedie di questo secolo. Che fosse anche un grande scrittore, se ne accorsero in pochi. Questo volume è particolarmente dedicato a Levi scrittore, anche se è difficile separare il contenuto dei suoi libri dal modo in cui scrive, modo che pone problemi a chi della letteratura ha un’idea semplice e schematica: Levi infatti è un autore che imbastire narrazioni partendo da immagini, pensieri e documenti. Scrittore lo è poi anche come saggista, sia quando si cimenta nell’elzeviro, sia quando scrive “I sommersi e i salvati”, un’opera da porre sulla scia dei “Saggi” di Montaigne e dei “Pensieri” di Pascal.

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Primo Levi: un'antologia della critica, a cura di Ernesto Ferrero, Torino, Piccola biblioteca Einaudi, 1997

Da anni l’opera di Primo Levi va consolidandosi nelle valutazioni della critica e nell’affetto dei lettori come una delle maggiori del Novecento. Un’opera che è andata ben oltre l’eccezionalità di un evento mostruoso, per continuare ad affrontare lucidamente, con altissima tensione etica e conoscitiva, la domanda fondamentale: è questo l’uomo? Levi non è solo testimone insuperato, ma grande scrittore nelle pagine che attingono alla memoria come in quelle più libere e fantastiche: l’analista della “zona grigia”, il narratore della felicità del lavoro creativo e di profetiche fantasie tecnico scientifiche, il romanziere di una ritrovata identità ebraica, l’enciclopedista curioso e divertito, il linguista, lo zoologo, l’affabulatore. In quest’antologia Ernesto Ferreri ha voluto raccogliere i contributi più autorevoli e persuasivi, capaci di sollecitare nuovi approfondimenti, apparsi fino alla data di pubblicazione.

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Primo Levi, a cura di Giuseppe Grassano, Firenze, La nuova Italia, 1981

La collana “Il castoro”, dal formato distinguibile quadrato, con in copertina i disegni di Mario Mariotti, ideata alla fine degli anni ‘60 dalla casa editrice La Nuova Italia, comprende monografie critiche sui maggiori scrittori contemporanei italiani e stranieri. Il numero 171, curato da Giuseppe Grassano, fu dedicato a Primo Levi. Inizia con un’intervista rilasciata dall’autore il 17 settembre 1979 e continua con l’analisi delle sue opere, romanzi, poesie, racconti, recensioni, e si conclude con le note biografiche.

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