Pensa passare a Imola nel 1502

Libri e documenti in biblioteca e in archivio storico. Mostra virtuale

Pensa a passare a Imola nel 1502, più o meno in questa stagione, autunno quasi inverno.
A parte che c’erano soldati dappertutto e un casino d’inferno, per via di Cesare Borgia che si era messo in testa di intascarsi con la forza l’Emilia Romagna e forse perfino Firenze. A parte quello. Ma la cosa curiosa è che se te ne andavi a spasso ed eri veramente molto fortunato, poteva capitarti una cosa bestiale: incontrare, in un colpo solo, Leonardo da Vinci e Machiavelli. Poi magari neanche gli chiedevi l’autografo, ma intanto li avevi visti, e qualcosa da raccontare, per sempre, ce l’avevi. (Alessandro Baricco, Barnum)

In questo periodo contraddistinto da violenti e rapidi passaggi di potere, in cui Borgia consuma il suo breve sogno di governo, si svolge il viaggio di Leonardo a Imola.
La città, diventata campo militare, ospita anche ambasciatori, uomini d’arme e madonne illustri.
Celebri testimonianze del passaggio di Leonardo sono il Manoscritto L, conservato presso l’Institut de France di Parigi, e la mappa di Imola, conservata presso il Royal Collection Trust di Windsor, esposti per l’occasione in copia facsimilare. Le vicende della città, dopo la cacciata di Caterina Sforza, sono raccontate da alcuni preziosi documenti, che si conservano in biblioteca e nell’archivio storico comunale.

 

Biblioteca comunale di Imola 21 settembre 2019 - 4 gennaio 2020

Visite guidate

sabato 28 settembre, 26 ottobre, 7 dicembre 2019 ore 11

Orari lunedì e sabato 8,30 - 13,00, dal martedì al
venerdì 8.30-18.45

Percorso espositivo a cura di Francesca Bezzi, Alessio Mazzini, Silvia Mirri. Allestimenti Sabrina Borsetti, Carlo Ferri

 

Incontri

sabato 21 settembre 2019, ore 17.00 Sara Taglialagamba, Leonardo industrial designer. Bellezza, utilità e invenzione sabato

5 ottobre 2019, ore 17.00 Pino Montalti, Leonardo e la Romagna

martedì 29 ottobre 2019, ore 20.30 Franco Farinelli, La mappa di Imola

venerdì 13 dicembre 2019, ore 17.30 Miles Nerini, Duca di Romagna e Duchessa d’Este. Imola, Leonardo e i Borgia in collaborazione con Archivio di stato di Modena

 

Per le classi

mercoledì 23 ottobre 2019, ore 10,00 Matteo Proto, La città sulla mappa: trasformazioni urbane attraverso la cartografia

 

Con il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Imola


In Romagna con Leonardo

Nel 1502 Cesare Borgia, per difendere al meglio il territorio appena conquistato della Romagna e del Montefeltro, affida a Leonardo l’incarico di “Architecto et Ingegnero Generale” con il compito di rafforzarne le fortificazioni. Leonardo si mette in viaggio e fra giugno e dicembre sosta in diverse città. Il 18 agosto Borgia gli concede un personale lasciapassare.
Annotazioni, calcoli e disegni di Leonardo contenuti in un piccolo taccuino, noto come Manoscritto L, conservato a Parigi presso l’Institut de France, permettono di seguire il suo itinerario. Leonardo si reca prima a Urbino poi a Pesaro, l’8 agosto è a Rimini. In seguito si sposta a Cesena, compiendo rilievi delle mura e delle fortificazioni.
Ai primi di settembre raggiunge Cesenatico, dove traccia il rilievo del porto canale e progetta alcune migliorie.
Dopo pochi giorni è a Faenza, dove disegna un edificio, forse la cattedrale, e poi è a Imola, fino a dicembre. La nostra città, in quel momento, è un campo militare: Cesare Borgia vi raccoglie armi e uomini a migliaia, probabilmente in vista di un attacco a Bologna e ai Bentivoglio, signori della città, che non avverrà mai.
Il soggiorno in Romagna di Leonardo si conclude e nel 1503 è di nuovo a Firenze.

 

Opere e documenti esposti:

- Giovanni Antonio Magini, Romagna olim Flaminia, Bologna, Magini, 1598
stampa, bulino, 350 x 468 mm

La mappa esposta fu realizzata dal padovano Giovanni Antonio Magini, cartografo e professore di astronomia all'Università di Bologna. Compare qui per la prima volta solo la regione romagnola e sono riportati i confini amministrativi tra Romagna e Granducato di Toscana.
La carta vide la luce in una prima stesura nel 1597.
Sono evidenziate sulla carta le tappe del viaggio di Leonardo in Romagna e nel Montefeltro.
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Lettera patente rilasciata il 18 agosto 1502 da Cesare Borgia a Leonardo da Vinci
riproduzione collezione privata F.F. (copia originale conservata in Archivio Melzi d’Eril, Vaprio d’Adda)

Con questo permesso di circolazione Cesare Borgia autorizzava Leonardo a entrare in ogni castello o piazzaforte romagnola.
Si riporta di seguito, traducendo dall’italiano antico, il contenuto del lasciapassare
Noi Cesare Borgia di Francia, per grazia di Dio Duca di Romagna, principe d’Andria, signore di Piombino, etc. etc., Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa e Capitano Generale.
A tutti i luogotenenti, i castellani, i capi d’esercito, i condottieri, ufficiali, soldati e sudditi nostri ordiniamo: i1 latore della presente, nostro dilettissimo costruttore e principale architetto Leonardo da Vinci, che per incarico nostro ha da esaminare i luoghi e le fortezze dei nostri Stati, per provvedere alla loro sistemazione secondo le esigenze e secondo il suo parere, deve avere libero passo e accoglienza ovunque, esente da qualsiasi pagamento per sé e per chi lo accompagna, deve essere agevolato in ogni modo negli esami, nelle misurazioni; gli si mettano, a sua richiesta, uomini a disposizione, gli si presti qualunque assistenza, aiuto o favore richiederà. Inoltre, su qualunque opera si intraprenda nei nostri domini, tutti i costruttori sono tenuti a consultarsi con lui, attenendosi alle disposizioni ch’egli vorrà impartire. Non si presuma ad alcuno di agire in maniera contraria per non incorrere nel nostro sdegno.
Dato a Pavia, il 18 di agosto dell’anno 1502 dalla nascita di Cristo, la seconda estate della nostra sovranità sulle Romagne.

 

- Leonardo da Vinci, Manoscritto L
Edizione in facsimile realizzata sotto gli auspici della Commissione nazionale vinciana e dell'Institut de France.
Firenze, Giunti Barbera, 1987

Il manoscritto L de l’’Institut de France di Parigi è un taccuino tascabile (mm. 100x70), compilato da Leonardo negli anni 1497-1503. Nei suoi 94 fogli si trovano numerose annotazioni relative alla permanenza nelle Marche e in Romagna a servizio di Cesare Borgia.
Il manoscritto L fa parte del piccolo gruppo di dodici codici chiamati “manoscritti di Francia”, che Napoleone Bonaparte fece trasferire nel 1795 dalla Biblioteca ambrosiana di Milano alla biblioteca dell’’Institut de France di Parigi dove sono ancora conservati.
Fu l’abate Giovan Battista Venturi, alla fine del secolo XVIII, a Parigi, a provvedere alla loro segnatura con lettere dell’alfabeto dalla A alla M.

Si riportano di seguito i riferimenti a Imola che si trovano a p. 88 v.
Imola vede Bologna a 5/8 di ponente in ver maestro con ispazio di 20 miglia.
Castel san Pietro è veduto da Imola in mezzo in fra ponente e maestro con ispazio di 7 miglia.
Faenza sta con Imola tra levante e scirocco in mezzo giusto a 10 miglia di spazio.
Furli 1 sta con Faenza in fra scirocco e levante in mezzo giusto con ispazio di 2[0] 2 miglia da Imola e 10 da Faenza.
Furlimpopoli fa il simile a 25 miglia da Imola.
Bertonora sta con Imola a 5/8 in fra levante e scirocco a 27 miglia 3.

 

 

 

 

 

 


Prima di Cesare Borgia, Caterina Sforza

Donna d’azione, collocata a pieno titolo tra le eccellentissime del XV secolo e del Rinascimento, Caterina Sforza regge fino al 1500 con pugno di ferro le città di Imola e di Forlì, prima con il marito Girolamo Riario, poi, rimasta vedova, come reggente del figlio Ottaviano.
Sotto la signoria dei Riario-Sforza, Imola si rinnova dal punto di vista urbanistico e architettonico.
Le testimonianze che si conservano in biblioteca di quel travagliato periodo storico non sono molte, ma la leggenda di Caterina, alimentata quando ancora era in vita, rimane intatta nel tempo anche nella nostra città.
Tra la fine del 1499 e l’inizio del 1500 Caterina Sforza e Cesare Borgia entrano in conflitto. Caterina è costretta ad arrendersi e a cedere i suoi territori.

 

Oggetti e documenti esposti:

- Ciotola in ceramica ingobbiata, graffita ed invetriata, fine sec. XV-inizio sec. XVI

La ciotola è decorata al centro con lo stemma della famiglia Riario, una rosa a cinque petali.
Imola, Musei Civici

 

- Niccolò Fiorentino (Niccolò di Forzore Spinelli), Medaglia con l’effigie di Caterina Sforza Riario, bronzo, sec. XV (ultimo quarto)

Busto con capo scoperto e adorno di un nastro, e corsetto con scollatura quadrata. Sul retro è l'emblema della Fortuna, una figura femminile nuda in equilibrio su una sfera che regge con la mano destra un timone e con la sinistra la raffigurazione del globo terrestre. Accanto a lei l’iscrizione TIBI ET VIRTUTI
La medaglia, donata da Giovanni Codronchi nel 1843, era collocata fino al secolo scorso nella Libreria francescana, nel camerino della Collezione imolese.
Imola, Musei civici

 

- Vittore Gambello (detto Camelio), Medaglia con l’effigie di Caterina Sforza Riario, bronzo, sec. XV (ultimo quarto)

Busto con capo coperto da velo vedovile, e corsetto con scollatura quadrata. Sul retro emblema della Vittoria e Biscione, con l’iscrizione VICTORIAM FAMA SEQUETUR. La medaglia, donata da Giovanni Codronchi nel 1843, era collocata fino al secolo scorso nella Libreria francescana, nel camerino della Collezione imolese.
Imola, Musei civici

 

- Lettera di Caterina Sforza Riario al vescovo di Imola, Forlì, 24 agosto 1489

Caterina risponde da Forlì al vescovo di Imola che l’aveva interpellata relativamente alla punizione da infliggere ad alcuni imolesi trovati colpevoli e lo esorta ad essere severo.
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Cesare Borgia acquista lo stato con la fortuna del padre, e con quella la perde

Dopo la sconfitta di Caterina Sforza, Imola all’inizio del 1500 passa sotto al dominio di Cesare Borgia, detto il Valentino, figlio di papa Alessandro VI.
Una serie di documenti, emanati nell’arco di un mese, testimoniano il cambiamento di potere: è del 9 marzo 1500 la bolla che investe Cesare del vicariato d’Imola e Forlì e due giorni dopo lo stesso Valentino sottoscrive i privilegi concessi agli Imolesi. Risale invece al 17 aprile il breve del papa, in cui si invita la città a obbedire e a prestare giuramento di fedeltà a suo figlio.
La rapida ascesa di Cesare è favorita dal padre, con l’appoggio del quale tenta di costruirsi uno stato personale.
Ottiene dal re di Francia Luigi XII, a seguito del matrimonio con la cugina Charlotte d’Albert, la contea del Valentinois, da cui il nome di Valentino.
Procede poi alla conquista della Romagna, di Urbino e di Camerino, progettando progetti di espansione.
Alla morte di Alessandro VI nel 1503 il suo sogno di potere volge al termine.
Imprigionato diverse volte per ordine di papa Giulio II, fugge in Spagna dove muore in battaglia nel 1507.

 

Opere e documenti esposti:

- Capitoli concessi alla città di Imola da Cesare Borgia, Roma, 11 marzo 1500

I Capitoli sanciscono il potere di Cesare Borgia, detto il Valentino, sulla città di Imola, a seguito dell’investitura ricevuta dal papa Alessandro VI, suo padre, al vicariato di Imola e di Forlì. Il diploma dei privilegi concessi agli imolesi può essere portato a sostegno del giudizio storiografico che sottolinea, come elemento di rilievo nell’azione di governo del Borgia, oltre alla tendenza alla centralizzazione, la ricerca della popolarità e l’ostentazione del giusto trattamento dei sudditi.
È presente il sigillo cartaceo di Cesare.
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Breve di Alessandro VI alla Comunità di Imola, Roma, 17 aprile 1500

Alessandro VI, nel ribadire che Cesare Borgia è stato nominato dal Concistoro vicario temporale di Imola, Forlì e Forlimpopoli, dei loro comitati, distretti, di tutti i loro diritti e pertinenze, invita gli anziani, il consiglio e il comune di Imola a prestare giuramento di fedeltà nelle mani del vescovo di Isernia Giovanni [Olivieri], procuratore del duca Valentino.
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- Sigillo di Alessandro VI

Il sigillo di piombo reca su un lato il nome del papa e sull’altro la rappresentazione dei fondatori della chiesa di Roma, gli apostoli Pietro e Paolo.
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- Cesare Borgia a Giovanni Olivieri, vescovo di Isernia, governatore di Cesena e luogotenente generale di Romagna, Roma, 6 agosto 1500

Nell’estate del 1500 Cesare è a Roma, dove si era recato a febbraio, portando con sé Caterina Sforza prigioniera, da qui rafforza la propria autorità nelle città da poco conquistate, Imola, Forlì e Cesena, attraverso la nomina di un luogotenente generale, Giovanni Olivieri, di cui si conservano stralci di carteggio.
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- Paolo Giovio, Elogia virorum bellica virtute illustrium veris imaginibus supposita, Florentiae, in officina Laurentii Torrentini, 1551

Paolo Giovio è stato uno degli intellettuali più influenti della prima metà del Cinquecento. Il progetto originario degli Elogia prevedeva tre libri dedicati rispettivamente ai letterati ai condottieri e agli artisti. Il terzo volume non vide mai la luce. Curiosamente entrambe le prime edizioni uscirono prive di illustrazioni, che compaiono invece nelle edizioni di Basilea del 1575 e 1577.
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- Giovanni Antonio Flaminio, Epistolæ familiares, Bononiæ, ex Typographia sancti Thomæ Aquinatis, 1744

Fra le numerose lettere presenti nell’epistolario di Giovanni Antonio Flaminio, letterato e insegnante di origine imolese, vi è anche quella indirizzata a Cesare Borgia nel 1499. Con toni altamente celebrativi, Flaminio paragona Borgia a personaggi storici quali Alessandro il Grande, Alcibiade, Pericle, Temistocle, Annibale e Scipione.
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Capponi e piccioni per madama duchessa

Sono numerosi i documenti conservati nell’Archivio storico comunale di Imola che raccontano dei preparativi nelle varie città romagnole per celebrare il passaggio del corteo nuziale di Lucrezia Borgia, sorella di Cesare, nel 1502.
Lucrezia è al suo terzo matrimonio, celebrato sul finire del 1501 a Roma per procura con Alfonso I d’Este, duca di Ferrara.
Ramiro de Lorca, luogotenente di Romagna, coordina i festeggiamenti per Lucrezia, in viaggio per raggiungere il marito.
Il corteo nuziale parte da Roma il 6 gennaio 1502 e attraversa Urbino, Fano, Pesaro, Cesena, Forlì, Imola e Bologna. Le cronache ricordano in particolare l’accoglienza ricevuta da Lucrezia a Cesena, mentre la sosta a Imola, inizialmente non prevista, è espressa volontà della duchessa che desidera fermarsi per riposare e “lavarsi il capo”.
Il 2 febbraio, dopo un viaggio durato 27 giorni, Lucrezia giunge finalmente alla corte di Ferrara.

 

Opere e documenti esposti:

- Galeotto Gualdi, luogotenente ducale in Forlì, a Ramiro de Lorca, governatore generale di Romagna, Forlì, 6 gennaio 1502

Gualdi ha convocato il consiglio degli Anziani e quello dei Quaranta di Forlì per esortarli a festeggiare nel miglior modo possibile la duchessa. Dalle cronache del tempo sappiamo che Lucrezia Borgia fu a Forlì il 25 gennaio e due giorni dopo passò anche per Imola.
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- Giulio Albici a Ramiro de Lorca, governatore generale di Romagna, Imola, 14 gennaio 1502

Fervono i preparativi per il passaggio del corteo nuziale di Lucrezia: si provveda all’acquisto dei panni di colore rosso e giallo, i colori di Cesare, oppure giallo e pavonazzo, i colori di Lucrezia, per realizzare cento vestiti lunghi a mezza coscia, cento paia di calze, cento berrette e cento scarpe.
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- Vettovaglie necessarie per li bisogni de madonna e de sua comitiva e quella della signora duchessa de Urbino, Elisabetta Gonzaga

L’elenco comprende capponi, starne, salumi, piccioni, salsicce, marzapani e fiaschi di malvasia, ma anche torce, candele e biade per i cavalli.
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- Cesare Vecellio, Habiti antichi, et moderni di tutto il mondo, Venezia, presso i Sessa, 1598

Cesare Vecellio (1521 circa - 1601), pittore e incisore, realizza un ampio trattato illustrato sul costume che in questa edizione comprende quasi 500 incisioni xilografiche di abiti di Europa, Asia, Africa e America.
L’immagine mostra una nobile sposa romana che indossa una lunga sottana di ermellino e raso e una veste di broccato d’oro e seta.
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Ogni motivo è buono per uccisioni e grandissimi rapine

L’imolese Giambattista Pascoli è al servizio come segretario del Valentino in diverse città e il suo carteggio è ricco di notizie sugli avvenimenti in corso. Gli uomini di fiducia di Cesare scrivono a Pascoli per richiedere documenti ufficiali che solo lui può redigere.
Ma accanto al notaio e segretario c’è l’uomo che scrive ai familiari, alla madre e alla moglie Ippolita.
Pascoli invia a Ippolita accorate lettere, accennando alle turbolenti vicende di cui è testimone ma, soprattutto, le rivolge consigli e raccomandazioni, si rammarica di non potersi recare da lei a causa della pericolosità delle strade, le fornisce indicazioni per la gestione della casa e delle proprietà, si tormenta per la sua sicurezza e le raccomanda di non rimanere mai sola. Questa originale testimonianza, che intreccia il pubblico con il privato, apre una finestra su Imola, sulle difficoltà, la precarietà, le emergenze e i pericoli della vita quotidiana.

 

Documenti esposti:

- Giovanni Olivieri, vescovo di Isernia, governatore di Cesena e luogotenente generale di Romagna a Gianbattista Pascoli, Forlì, 21 dicembre 1500

Olivieri scrive da Forli, dove è procuratore del Valentino, e commissiona all’imolese Pascoli, impiegato nella segreteria del Borgia a Cesena, considerata la capitale del ducato, la redazione delle lettere di incarico per gli ufficiali delle comunità di San Giovanni in Marignano, Gemmano e Verucchio.
Quando Borgia abbandona Imola, Pascoli diventa segretario della Comunità e primo estensore dei Campioni comunali e degli atti ufficiali nel nuovo governo.
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- Gianbattista Pascoli a Ippolita da Gaggio, moglie amatissima, Cesena, 1501

Pascoli scrive alla moglie Ippolita, rimasta a Imola, numerose lettere cariche di premure e preoccupazioni: Io son arrivato a Cesena sano e salvo insieme cum el governatore … non sto in altro pensiero se non di venire, ma bisogna andar col piè di piombo a questi tempi, questa nocte è stata tolta una gentildonna da Urbino…lo andare intorno è pericoloso, fa che tu non stagi sola per niente …attendi a star sana sopra tutto e guarda bene ogni cosa.
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La Chiesa, spento il duca, è erede delle sue fatiche

Dopo la caduta di Cesare Borgia riprendono a Imola le lotte di parte e il nuovo pontefice Giulio II può contare sulla fazione guelfa e in particolare su Giovanni Sassatelli per conquistare la città.
Con la Bolla d’oro del 1504 si attua un rinnovamento istituzionale della comunità. A Imola, come nelle altre città di Romagna, viene stabilita una diretta dipendenza dalla Sede apostolica, tramite l’istituzione di un governatore nominato ogni anno direttamente da Roma, con la funzione di supervisore politico e amministrativo.
Il 26 dicembre 1504 si insedia il nuovo governo e si riunisce il Consiglio generale, organo fondamentale della vita politica della Comunità imolese. Il Consiglio, che delibera sulle principali questioni di interesse pubblico, è composto da 60 consiglieri, in carica a vita, rappresentanti delle famiglie più importanti della città.

 

Documenti esposti:

- La Comunità di Imola invoca la protezione di Giulio II, [1504]

Frammento di lettera con cui la Comunità imolese, impaurita e sbigottita, disarmata, con le mura rovinate, senza acqua nei fossati, priva di munizioni, artiglierie, gendarmi e qualsiasi altra cosa necessaria alla difesa, si affida a Giovanni Sassatelli, la cui venuta ha facto respirare li animi della città, e supplica il sostegno del papa promettendo fede e devozione.
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- Bolla di Giulio II alla Comunità di Imola, Roma, San Pietro, 4 novembre 1504

La bolla d’oro, così detta per il sigillo aureo, perduto, ristabilisce il governo pontificio su Imola e prevede che vengano donati alla città i beni di Cesare Borgia e sia concessa la grazia per tutti i crimini. La città deve pagare 500 ducati d’oro all’anno in segno di soggezione alla Santa Sede nella festività dei santi Pietro e Paolo e deve offrire alla cattedrale un palio di seta rossa damascata del valore di 25 ducati d’oro.
Bim, ASCI

 

- Prima seduta del Consiglio generale della Comunità di Imola, 26 dicembre 1504

Nei Campioni sono registrate le deliberazioni del Consiglio generale, del Magistrato e delle Congregazioni della Comunità di Imola dall'inizio del governo pontificio sino all'ingresso delle truppe francesi nel febbraio 1797.
Il presente Campione è redatto da Giovanni Battista Pascoli notaio e cancelliere verbalizzatore delle sedute della Comunità imolese, che prima di ricoprire questo incarico fu segretario di Cesare Borgia.
Bim, ASCI


La città in una mappa

Nel Rinascimento la tecnica del rilievo topografico esprime una nuova concezione della realtà fondata su regole geometriche e matematiche e sorge l’urgenza di rilevare e riportare sulla carta, il più fedelmente possibile, edifici, strade e luoghi di città. È in questo momento che nasce la cartografia urbana e la pianta di Imola di Leonardo, il cui originale è conservato nelle collezioni reali inglesi, ne è il primo e più celebre esempio.
A confronto con il noto documento leonardiano vengono esposte alcune vedute successive, conservate in biblioteca.
La veduta di Imola disegnata da Sforza Carradori probabilmente fra il 1580 e il 1585, è la seconda più antica rappresentazione della nostra città. La mappa di Leonardo propone una visione zenitale della città, perfettamente perpendicolare, come da una ripresa aerea, mentre la veduta di Carradori è invece assonometrica e in essa i fabbricati mantengono una loro prospettiva tridimensionale.
La mappa di Matelica del 1673 conserva una visione a volo d’uccello e permette di riconoscere un grandissimo numero di edifici religiosi e privati grazie alla loro forma e proporzione, molto vicine alle reali.

 

Opere esposte:

- Sforza Carradori, Imola
Esec. 1580-1585 ca.
Penna su carta, 410x667 mmm
Provenienza: Dono Mario Giberti 2017
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- Angelo Filippo Gratia da Matelica, Dissegno della Città d'Imola
1673
stampa, bulino, 307 x 445 mm
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Studiate le matematiche, e non edificate senza fondamenti

Vengono qui esposti alcuni importanti testi scientifici conservati in biblioteca, pubblicati dal 1515 al 1551, perciò simili, anche se di qualche anno successivi, a quelli che Leonardo potè vedere e consultare.
La vita di Leonardo si colloca infatti nel momento di passaggio dal libro manoscritto a quello a stampa, invenzione che dà il via a una diffusione di libri inarrestabile.
Recenti studi dimostrano che Leonardo “omo sanza lettere”, anche se conosce male il latino, in realtà legge e studia molto, e possiede una biblioteca personale di quasi duecento volumi.
Le opere selezionate testimoniano l’interesse in epoca rinascimentale per le tecniche e gli strumenti di rilevazione e misurazione.
Come Leonardo architetti e ingegneri le utilizzano per riprodurre su carta, non più solo mura perimetrali di città e fortificazioni, ma anche edifici, strade e piazze, con dovizia di misure e particolari.
Leonardo conosce e studia i testi degli antichi maestri e degli autori moderni, di cui apprende, rielabora e raffina le tecniche cartografiche.

 

Opere esposte:

- Gregor Reisch, Margarita philosophica. Ex Argentorato veteri, Joannes Grüningerus, 1515)
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La Margarita philosophica dell’umanista tedesco Gregor Reisch (1467-1525) costituisce la prima enciclopedia a stampa, essendo un compendio delle scienze tecniche e teoriche del suo tempo.
Nel libro VI, nel trattato dedicato alla geometria pratica, sono presenti fra gli altri insegnamenti per quanto riguarda le misurazioni delle superfici e dell’altezza, con incisioni raffiguranti i metodi e gli strumenti utilizzati a tal fine.

 

- Sebastian Munster, Rudimenta mathematica. Basileae, in officina Henrichi Petri, 1551
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Prima ed unica edizione dell’opera di Sebastian Munster. La prima parte del volume riguarda la geometria pratica e la balistica, la seconda invece la gnomonica. Il primo libro, in particolare, è dedicato ai principi della geometria, con indicazioni su come misurare le altezze e le superfici piane, sia terrestri che marine, e vi sono raffigurati anche gli strumenti utili a tali misurazioni.

 

- Pietro Apiano, Cosmographicus liber. Anversa, Ioan. Grapheus typis cudebat Antuerpiae, 1533
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Il tedesco Pieter Benewitz, noto come Pietro Apiano (1495-1552), è uno dei più famosi cosmografi della prima metà del XVI secolo.
La sua opera Liber Cosmographicus è considerato il testo rinascimentale più importante di astronomia e cosmografia. Questa edizione contiene anche aggiunte del cosmografo tedesco Rainer Gemma Frisio (1508-1555), fra le quali la descrizione del metodo della triangolazione, utilizzata nel rilevamento e nella mappatura.

 

- Lucio Vitruvio Pollione, De architectura libri decem. Como, Gottardo da Ponte, 1521
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Lucio Vitruvio Pollione (80 a.C. circa - 15 a.C. circa) è considerato il più famoso teorico dell'architettura grazie al suo celebre trattato De architectura.
L’edizione del 1521, la prima in lingua italiana, contiene oltre cento illustrazioni che riproducono piante, spaccati, prospetti, particolari di edifici, studi sulla proporzione del corpo umano e macchine. Fra queste l’odometro, strumento ideato nell'antica Roma per misurare la distanza percorsa su vie terrestri descritto da Vitruvio e perfezionato da Leonardo Da Vinci, così come risulta dai suoi studi nel Codice Atlantico.
Consiste di un contagiri applicato ad una ruota trascinata a mano o collegata a un cavallo o a un veicolo. La distanza percorsa si ricava moltiplicando la circonferenza della ruota per il numero dei giri.