Diari e memorie

Il diario è una forma narrativa sviluppata cronologicamente a giorni o a intervalli regolari, per un breve o lungo periodo. Solitamente all’inizio di una pagina è segnata la data in cui si scrive e il destinatario può essere il diario stesso o un amico immaginario e sono annotati avvenimenti o fatti importanti per chi scrive. Il linguaggio è molto semplice e confidenziale. Chi narra racconta la parte più intima di sé. Invece le memorie sono raccolte di ricordi o di avvenimenti che hanno segnato l’esistenza di una persona o di un popolo. Un memoriale può essere espresso in prosa o in poesia.

Di seguito sono proposti in ordine alfabetico per autore diari e memorie, la cui scelta si è basata sulla disponibilità nel catalogo della Biblioteca comunale di Imola e sulla data di pubblicazione privilegiando le più recenti, e sull’interesse suscitato nel pubblico.

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Alice: i giorni della droga, Milano, Feltrinelli, 1982

PONTI 920.72 ALIIGD

“Alice: i giorni della droga” è un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 1971. Si presenta in forma di diario scritto da un’anonima adolescente divenuta dipendente dalla droga. Le vicende narrate si svolgono tra il 1968 e il 1970. Considerato il periodo di pubblicazione e visti i temi trattati in modo esplicito come l'instabilità, la droga, il sesso e la violenza, fu bandito per molto tempo dalle biblioteche scolastiche statunitensi. Alice inizialmente si presenta come una ragazza tranquilla ma l’invito di un’amica, molto popolare tra i giovani, a una festa sarà per lei fatale. Qui, involontariamente, proverà per la prima volta l’Lsd, sciolta in una bibita durante un gioco. La festa sarà divertente ma anche l’inizio di un viaggio sconvolgente tra sesso, droghe, carcere fino alla fine dei suoi giorni, avvenuta per cause ancora oggi sconosciute.

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Antonio Barolini, Diario di clandestinità e altri scritti in tempo di guerra (1943-1945), Vicenza, Pozza, 2019

BIM 945.0916 BAROA
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Antonio Barolini, scrittore, poeta e giornalista, quando il 25 luglio 1943 cade il regime fascista è una delle figure di rilievo tra gli antifascisti vicentini. Ha già pubblicato tre raccolte di poesie, le prime avventure editoriali dell'amico ed editore Neri Pozza, quando la “Vedetta fascista”, il quotidiano locale, diventa “Il Giornale di Vicenza” e Barolini è chiamato a dirigerlo. La sua direzione dura quarantacinque giorni, gli stessi del governo Badoglio. Con la neonata Repubblica di Salò, “Il Giornale di Vicenza” si trasforma nel “Popolo vicentino” e Antonio Barolini, finito sotto processo per gli articoli scritti, è condannato a quindici anni di reclusione dal Tribunale speciale fascista. Le pagine qui raccolte e curate dalle figlie, costituiscono il diario di quegli anni; un diario di clandestinità, poiché, per sfuggire alla cattura, Barolini si rifugia a Venezia, dove vive segregato dai partigiani in otto diverse case fino al 28 aprile 1945, giorno della liberazione della città. A distanza di tanti anni dagli eventi narrati, sorprende l'attualità del conflitto morale che le alimenta: il conflitto di un uomo che si scopre pacifista in tempo di guerra e cerca incessantemente la via giusta per opporsi al male e alla barbarie.

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Sonja Borus, Diario di Sonja, fuga e aliyah di un'adolescente berlinese (1941-1946), Bologna, Il mulino, 2018

BIM 940.5318 BORUS

Sonja Borus, nata e cresciuta a Berlino, appartiene a un gruppo di 73 ragazze e ragazzi ebrei che, nel corso della loro fuga dalle persecuzioni naziste durata più di quattro anni, trovarono rifugio presso Villa Emma a Nonantola, nella campagna modenese, dove arrivarono nell’estate del 1942. Qui furono accolti dalla popolazione locale e poi, a seguito dell'invasione tedesca dell’Italia, soccorsi fino alla salvezza. Il diario, punteggiato dalle impressioni di Sonja, narra il dolore per la separazione dai luoghi d’origine e la perdita della famiglia, e segue le tappe di un lungo viaggio, attraverso Slovenia, Italia e Svizzera, fino all'approdo in Palestina. Settant’anni dopo l’autrice ha deciso che era giunto il momento di consegnare i suoi ricordi a chi vuole leggerli.

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Edith Bruck, Signora Auschwitz, il dono della parola, Venezia, Marsilio, 1999

EX PONTI 853 BRUCE
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Edith Steinschreiber Bruck (Tiszabercel, 3 maggio 1932), scrittrice, poetessa, traduttrice e regista ungherese naturalizzata italiana, in questo suo libro si sente obbligata a rendere conto di un orrore che le rinnova il sentimento di una perdita irrimediabile. Lei, la “sopravvissuta” non può andare oltre e ritrovare una serena normalità, è costretta ogni volta a ricominciare da capo, al destino non si sfugge e “il dono della parola” è anche il suo eterno tormento. Il dovere di non dimenticare si capovolge nella condanna a ricordare e soffrire e il desiderio di fuga riaccende un senso di colpa, come se il silenzio sottintendesse un vergognoso tradimento. Un racconto sul dolore della memoria, la distanza che allontana dall’indifferenza degli altri, la disperazione di fronte all’incredulità, l’eroismo necessario per raccontare l’orrore che si è vissuto. “Chi ha Auschwitz come coinquilino devastatore dentro di sé, scrivendone e parlandone non lo partorirà mai”.

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Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, un documento-verità sulla droga tra i giovani, Milano, BUR, 2004

PONTI 833 CHRIF
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Il libro fu pubblicato nel 1978 dai giornalisti del settimanale Stern, K. Hermann e H. Rieck e dalla protagonista Christiane Vera Felscherinow. Nel 1981 ne fu tratto un celebre film, “Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”. Christiane descrive gli anni Settanta con particolare realismo: dal trasloco a sei anni dalla campagna di Amburgo al sobborgo berlinese di Gropiusstadt, da un’infanzia difficile con un padre violento alla separazione dei genitori e poi l’iniziazione alle droghe a dodici anni, dapprima in un oratorio protestante, poi nella discoteca berlinese Sound. Seguono i primi innamoramenti, le prime amicizie e la caduta nel tunnel della tossicodipendenza e della prostituzione. È l'inizio di una discesa nel gorgo della droga da cui risalirà faticosamente solo dopo due anni. Una testimonianza cruda con una fotografia brutale dell’epoca.

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Samantha Cristoforetti, Diario di un'apprendista astronauta, Milano, La nave di Teseo, 2018

BIM 629.450092 CRISS
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Samantha Cristiforetti, nata a Milano nel 1977, ingegnere aerospaziale, ufficiale dell’Aeronautica Militare con il grado di Capitano, nel 2009 è entrata a far parte del Corpo Astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea. Nel 2012 è stata assegnata alla Spedizione 42/43 sulla Stazione Spaziale Internazionale, una missione di lunga durata a disposizione dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il lancio con il veicolo spaziale Soyuz è avvenuto il 23 novembre 2014 dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan. Samantha ha trascorso 200 giorni nello spazio, condividendo la sua esperienza attraverso il suo “Diario di bordo” e su Twitter come @Astrosamantha. Nelle pagine di questo libro racconta l’intensa vita di bordo con gli occhi meravigliati di chi diviene, giorno dopo giorno, un essere umano spaziale, ma anche la lunga strada che l’ha portata alla rampa di lancio.

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Mahmud Darwish, Una trilogia palestinese, Milano, Feltrinelli, 2014

PONTI 892.73 DARWM
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Mahmoud Darwish, (al-Birwa, 13 marzo 1941 – Houston, 9 agosto 2008), poeta, scrittore e giornalista palestinese, fuggito dal villaggio natale in Galilea, che diventò poi parte dello stato d’Israele, fu arrestato e condannato più volte per la sua presenza senza permesso nella sua terra d’origine, per aver recitato poesie sovversive in pubblico. La sua carriera poetica fin della prima pubblicazione, mantenne legami ai propri ideali e divenne un riferimento collettivo per la causa palestinese. Nel 1970 abbandonò definitivamente la Palestina/Israele, per tornarvi solo dopo 23 anni. Nel frattempo dopo un’affermata carriera giornalistica assunse un impegno politico di maggior rilievo fino all’elezione, nel 1987, nel Comitato esecutivo dell’OLP, nel quale divenne uno dei quadri. Questa trilogia è la prima raccolta dei testi in prosa di Mahmud Darwish, “Diario di ordinaria tristezza" (1973) ripercorre il tempo che precede la scelta dell’esilio, gli arresti domiciliari, gli interrogatori degli ufficiali israeliani, il carcere, e chiude la fase più drasticamente militante del poeta. “Memoria per l'oblio” (1987) evoca l’invasione israeliana di Beirut nell’agosto del 1982. “In presenza d'assenza” (2006) è una riflessione sull'esperienza poetica e sulla lingua. Una sorta di testamento, che coincide con l'addio dello struggente poema “Il giocatore d'azzardo” (2009), che chiude il volume.

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Daniel De Foe, Diario dell'anno della peste, Roma, Elliot, 2014

PONTI 823 DEFOD
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Daniel De Foe (Stoke Newington, 1660 – Moorfields, 24 aprile 1731). Per secoli il sangue degli inglesi si è raggelato al ricordo del grido “Portate fuori i vostri morti!”, il macabro annuncio propagato lungo le vie di Londra dai raccoglitori di cadaveri che attraversavano la città ammucchiando corpi su una carretta. La grande peste colpì la capitale del regno tra il 1664 e il 1666, uccidendo oltre 100.000 tra uomini, donne e bambini, un quinto dell’intera popolazione. Il racconto di quella che fu l’ultima grande epidemia di peste bubbonica in territorio britannico fu redatto nel 1722 da Daniel Defoe che, all’epoca dei fatti, era ancora un bambino. Basandosi sui propri ricordi e su un’assoluta fedeltà a elementi storici e documentali, Defoe fece confluire nel “Diario” i suoi due grandi talenti di giornalista e di romanziere ricostruendo le sconcertanti tappe del contagio, i primi annunci di vittime, gli stratagemmi per sfuggire al focolaio, il panico e infine l'incendio che devastò gran parte della città ponendo fine alla diffusione del morbo.

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Hans Fallada, Nel mio paese straniero, diario dal carcere 1944, Palermo, Sellerio, 2012

PONTI 833 FALLH
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Hans Fallada, pseudonimo di Rudolf Wilhelm Friedrich Ditzen (Greifswald, 21 luglio 1893 – Berlino, 5 febbraio 1947), scrittore tedesco, nel settembre del 1944 fu internato nel manicomio criminale di una cittadina prussiana per un atto di violenza. Nel corso della reclusione, l'autore decise di stendere il diario della sua vita sotto il nazismo. Lo fece di nascosto, vergando fogli con una specie di crittografia compilando un fascicolo che avrebbe intitolato: “L'autore non gradito. Le mie memorie dei dodici anni sotto il terrore nazista”. L’avvento di Hitler aveva spezzato la sua carriera di grande romanziere, la sua vita e il suo stesso equilibrio con una serie ininterrotta di vessazioni e di umiliazioni ma, a differenza di tanti altri esponenti della cultura tedesca, mai aveva voluto lasciare la Germania, pur avendone avuta occasione. Con questo memoriale, intuendo la fine della guerra, Fallada ha voluto lasciare ai posteri la spiegazione del suo rifiutato esilio, o meglio: del suo esilio in patria. Fallada fa i conti con se stesso e racconta la vita nella dittatura in una miniatura quotidiana in cui balenano di continuo i grandi personaggi

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Oriana Fallaci, 1968: dal Vietnam al Messico,diario di un anno cruciale, Milano, Rizzoli, 2017

BIM 070.92 FALLO
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Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006) è stata una scrittrice, giornalista e attivista italiana. Il libro è una raccolta di articoli e interviste che l’autrice ha prodotto nell’anno 1968, che spazia fra la guerra del Vietnam e gli Stati uniti, passando per il Tibet e il Messico attraverso l’India. “Ricordo l’estate del 1968. Rientrai a New York dodici ore dopo l'assassinio di Robert Kennedy. In aprile Martin Luther King, in giugno Robert Kennedy. Le fotografie dei bambini che morivan di fame nel Biafra, i combattimenti fra gli arabi e gli israeliani, i carri armati sovietici a Praga, i vandalismi degli studenti borghesi che osano invocare Che Guevara e a scuola ci vanno con la fuoriserie di papà”. Questo è il 1968 di Oriana Fallaci, un momento cruciale della sua carriera in cui, secondo un ritratto che le dedica Time è consacrata “la più importante giornalista italiana, con un seguito anche in molti altri Paesi”.

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Zlata Filipović, Diario di Zlata, una bambina racconta Sarajevo sotto le bombe, Milano, Rizzoli, 1994

EX PONTI 891.823 FILIZ

Zlata Filipović (Sarajevo, 3 dicembre 1980). La scrittrice bosniaca ha undici anni quando esplode l'inferno di Sarajevo. Come tante sue coetanee scrive un diario dove registrava gli eventi minimi dell'esistenza quotidiana ma allo scoppio della guerra il suo semplice mondo va in pezzi, Zlata è costretta a maturare in fretta, ora vede attorno a sé l’odio cieco, la paura e la disperazione. Al diario, come a un’amica immaginaria di nome Mimmy consegna la cronaca di giornate profondamente mutate: le notti passate in cantina, l’esplodere delle granate, le raffiche dei cecchini, gli amici uccisi. Zlata scrivendo vuole dar voce “ai tremila bambini morti sotto le bombe, agli invalidi che s’incontrano per le strade privi di un braccio o di una gamba”. E la sua testimonianza diventa simbolo delle sofferenze di un popolo e invocazione di pace. (https://www.libreriauniversitaria.it)

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Anne Frank, Diario, l’alloggio segreto, 12 giugno 1942-1 agosto 1944, Torino, Einaudi, 2009

PONTI 839.318 FRANA
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Anna Frank (Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, febbraio o marzo 1945), inizia il suo diario a tredici anni raccontando gli orrori del Nazismo. Anna per questo suo diario è divenuta un simbolo della Shoah. Scritto nel periodo in cui lei e la sua famiglia si nascondevano dai nazisti in una soffitta ad Amsterdam, fino alla sua tragica morte nel campo di concentramento di Bergen-Bergen. In questa edizione integrale curata dal padre Otto e da Mirjam Pressler, sono compresi in appendice gli ultimi mesi della vita di Anna e della sorella Margot, sulla base delle testimonianze e documenti raccolti postumi.

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Guareschi, Il grande diario. Giovannino cronista del lager: 1943-1945, Milano,Rizzoli, 2008

PONTI 853 GUARG
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Giovannino Guareschi (Fontanelle di Roccabianca, 1 maggio 1908 – Cervia, 22 luglio 1968), scrittore, giornalista, umorista e caricaturista ha venduto nel mondo oltre venti milioni di copie dei suoi libri. All’indomani dell’8 settembre 1943, di stanza ad Alessandria, fu catturato dai tedeschi e, avendo rifiutato di continuare a combattere per il Grande Reich, fu spedito, insieme a migliaia di altri militari italiani, in un campo di concentramento nazista. Ritornò a casa il 4 settembre del 1945. Un autentico calvario, durante il quale annotò diligentemente tutto quello che faceva, che vedeva e che pensava. Questo testo completato dai figli Alberto e Carlotta, non solo contiene la cronaca della vita quotidiana di Giovannino ma raccoglie anche informazioni sui campi di prigionia, riunendo infine una serie di testimonianze sul martirio di quanti erano avviati ai campi di sterminio, con pagine di altissimo valore umano e letterario.

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Elio Gollini, Il partigiano Sole: diario e documenti (1943-1945), Imola, Bacchilega, 2019

IMOLESI 945.0916 GOLLE

Elio Gollini (Imola, 27 maggio 1924 – Imola 21 ottobre 2013): In queste pagine è riprodotto il diario che Elio tenne dal 1943 al 1945. Nato a Imola 1924, operaio alla Cogne, poi disegnatore meccanico all’Orsa e alla Dalmata, ha partecipato attivamente alla Resistenza: prima nel movimento giovanile del Pci e nel Fronte della Gioventù imolese, poi addetto alla riproduzione e diffusione della stampa clandestina, essendo redattore del periodico La Comune, di cui divenne direttore dal marzo al dicembre 1944. Organizzatore delle squadre Sap in città e in collina, fu vice-comandante di battaglione, poi di brigata nel settembre 1944. Gollini, oltre all’accurata redazione del diario, ha conservato preziosi originali della stampa clandestina prodotta e diffusa nell'imolese dal 1943 al 1945, documenti riguardanti le decisioni politiche e militari, la corrispondenza fra Imola e Bologna del Pci, i rapporti con le brigate partigiane, con il Cumer, i Gruppi di difesa della donna e i movimenti sindacali. Molti di essi sono riprodotti nell'appendice documentale del libro.

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Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Milano, Adelphi, 1985

MA.PO HILLE DIA
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Esther Hillesum, detta Etty (Middelburg, 15 gennaio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943), è stata una scrittrice olandese ebrea, vittima dell’Olocausto. All’inizio di questo diario, Etty è una giovane donna di Amsterdam, intensa e passionale. Legge Rilke, Dostoevskij e Jung. È ebrea ma non osservante. I temi religiosi la attirano, e talvolta ne parla. Poi, a poco a poco, la realtà della persecuzione comincia a infiltrarsi fra le righe del diario. Etty registra le voci su amici scomparsi nei campi di concentramento, uccisi o imprigionati. Un giorno, davanti a un gruppo di alberi, trova il cartello: “Vietato agli ebrei”. Un altro giorno, certi negozi vengono proibiti agli ebrei. Un altro giorno, gli ebrei non possono più usare la bicicletta e quanto più il cerchio si stringe, tanto più Etty sembra acquistare una straordinaria forza dell’anima. Non pensa un solo momento, anche se ne avrebbe l’occasione, a salvarsi. Pensa a come potrà essere d’aiuto ai tanti che stanno per condividere con lei il destino di massa della morte amministrata dalle autorità tedesche. Confinata a Westerbork, campo di transito da cui sarà mandata ad Auschwitz. A mano a mano che si avvicina la fine, anche nel pieno dell’orrore, riesce a respingere ogni atomo di odio, perché renderebbe il mondo ancor più “inospitale”. La disposizione che ha Etty ad amare è invincibile. (Adelphi)

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Rutka Laskier, Diario, Milano, Bompiani, 2008

PONTI 891.853 LASKR

Rutka Laskier (Cracovia, 12 giugno 1929 – Auschwitz, dicembre 1943). Rutka, giovane ebrea polacca quattordicenne, vive nel ghetto di Bedzin tra gli orrori dell’Olocausto, proprio mentre si affaccia all’età adulta, con tutte le incertezze, i sogni e gli slanci dell’adolescenza. Dal 19 gennaio al 24 aprile del 1943, all'insaputa della sua famiglia, Rutka tiene un diario su un normale quaderno di scuola scrivendo in maniera sporadica. In esso racconta delle atrocità commesse dai nazisti e alle quali aveva assistito, descrive la vita quotidiana nel ghetto e parla anche delle camere a gas nei campi di concentramento. Il diario rimase a un’amica di Rutka, che lo conservò per oltre sessant’anni prima della pubblicazione, è spesso comparato con il più noto diario di Anna Frank, che per ironia hanno la stessa data di nascita e per ognuna di loro, delle loro famiglie, sono sopravvissuti all’Olocausto solo i padri.

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Nina Lugovskaja, Il diario di Nina, Milano, Frassinelli, 2004

PONTI 891.73 LUGON

Nina Lugovskaja (Mosca 25 dicembre 1918 – Vladimir, 27 dicembre 1993), pittrice e scenografa russa sopravissuta al Gulag. Il suo diario fu rinvenuto casualmente negli anni Novanta negli archivi del KGB, da una storica dell’Associazione Memorial di Mosca, Irina Osipo-va, mentre raccoglieva testimonianze sulle repressioni politiche e sui reclusi nelle prigioni staliniane. Il diario era contenuto tra le lettere e altri documenti, all’interno del dossier di Sergej Fëdorovič Rybin-Lugovskoj, padre di Nina. Rybin che era un attivista del Partito socialista rivoluzionario, condannato ed esiliato dal regime comunista come “nemico del popolo”. Si trattò di un vero e proprio “miracolo archivistico” poiché la prassi della polizia segreta imponeva che lettere e scritti di carattere personale, una volta confiscati, fossero distrutti; tuttavia, il diario era stato conservato come prova incriminante a carico della giovane Nina, accusata di una serie di presunti crimini contro lo Stato sovietico, tra cui quello di aver architettato un piano per uccidere Stalin.

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Federico Nati, L'esperienza del cielo, diario di un astrofisico, Milano, La nave di Teseo, 2019

BIM 523.01092 NATIF
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Federico Nati, astrofisico, nato a Roma nel 1975, nel novembre 2018, parte per una missione in Antartide con un team internazionale. La incarico è rischioso e ambizioso: spedire nella stratosfera un telescopio di tre tonnellate per studiare la nascita delle stelle e le origini del cosmo. Gli scienziati devono affrontare le difficoltà dell’incarico, amplificate dall’ostilità dell’ambiente polare, per arrivare a compimento dell’esperimento su cui hanno scommesso anni di lavoro e di carriera. In questo libro Federico Nati racconta una storia umana e professionale che inizia sulle vette dei vulcani nel deserto di Atacama, in Cile, passa per i più avanzati laboratori degli Stati Uniti, fino ai mesi nel grande bianco antartico.

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Sylvia Plath, Diari, Milano, Adelphi, 1998

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Sylvia Plath (Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963), è stata una poetessa statunitense, conosciuta per aver contribuito allo sviluppo della poesia confessionale. Quando si comincia a leggere questi “Diari” l’impressione è quella di seguire le febbrili annotazioni di una bella ragazza americana che scopre l’Europa. Tutto vibra, tutto sprizza energia, c’è un senso di attesa che s’impone su tutto. Presto però le cose cambiano, troppo preciso è il segno delle parole, troppo snebbiato lo sguardo, troppo inquietante lo sfondo psichico che s’intravede. Così ci s’immerge in una lettura sempre più appassionante e talvolta angosciosa: il giornale di bordo con una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica, quella di una scrittrice che, per i suoi versi e per il suo tragico destino, è presto diventata, nei nostri anni, un emblema per molti lettori. Questo volume raccoglie parte dei diari che la Plath scrisse tra il 1950 e il 1962, e che sono stati pubblicati per la prima volta nel 1982. (Adelphi)

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Sanmao, Un granello di sabbia caduto dal cielo, diario del Sahara, Milano, La nave di Teseo, 2019

PONTI 895.13 SANM
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Sanmao Ping (Chongqing, 26 marzo 1943 – Taipei, 4 gennaio 1991), scrittrice e saggista di origine cinese, ha studiato filosofia all’università di Taiwan con l’intento di trovare la soluzione ai problemi della vita. Dopo la tragica morte del futuro marito torna in patria. Scrive per vivere, senza filtri, raccontando con immediatezza ciò che le succede. Che cos’è “Diario del Sahara”? E’ il frammento più importante di vita di questa eccezionale donna. In lei letteratura e vita sono quasi la stessa cosa. Una voce da ascoltare ripercorrendo il suo cammino. Rivivendo la sua vita. “Se questo è il successo, non lo voglio. Mi sottrae la libertà. Smetterò di scrivere.” Invece non smise mai fino al momento del suicidio, a soli quarantotto anni.

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José Saramago, Diario dell'anno del Nobel, l'ultimo quaderno di Lanzarote, Milano, Feltrinelli, 2019

PONTI 869.3 SARAJ
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Josè Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922 – Tías, 18 giugno 2010) è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998. “Diario dell'anno del Nobel” è l'ultimo dei quaderni di Lanzarote, quello riguardante il 1998. Se ne conosceva l'esistenza perché Saramago lo aveva promesso ai suoi lettori nel 2001 ma se ne erano perse le tracce. Come racconta la moglie Pilar del Río nell’introduzione, ci sono voluti vent'anni e varie casualità “saramaghiane”, perché questo testo venisse alla luce. I principali temi sono la politica, i viaggi, la dimensione sociale dello scrittore e dell’intellettuale, e ancora la sfera più personale e la letteratura. Svetta il discorso proferito in occasione della consegna del Nobel, forse il punto più alto della sua esistenza e restituisce una dimensione intima, a tratti perfino domestica, di Saramago.

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Tiziano Terzani, Buonanotte, signor Lenin, Milano, Tea, 2008

BIM 947.086 TERZT
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Tiziano Terzani (Firenze, 14 settembre 1938 – Pistoia, 28 luglio 2004) è stato un giornalista e scrittore italiano. Nell'agosto del 1991 si trovava lungo il corso del fiume Amur, in Siberia, aggregato a una spedizione sovietico-cinese, quando apprese la notizia del golpe anti-Gorbacëv a Mosca. Decise di intraprendere subito, questa volta da solo, un lungo viaggio che in due mesi lo condusse, attraverso la Siberia, l'Asia centrale e il Caucaso, fino alla capitale. Un’esperienza eccezionale, fissata negli appunti, nelle riflessioni e nelle fotografie che compongono questo libro, una testimonianza in presa diretta di un evento storico, una galleria d’individui e popoli diversi, un panorama di città leggendarie, di luoghi sconosciuti e abbandonati ai margini della storia, di vestigia del passato e di segnali del nuovo che avanza. Un viaggio, e un libro, che riprende la fotografia istantanea del tramonto definitivo dell'impero sovietico.

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Anna Vanzan, Diario persiano: viaggio sentimentale in Iran, Bologna, Il mulino, 2017

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Anna Vanzan, nata nel 1955, si dichiara iranista e islamologa, laureata in lingue orientali a Venezia, ha conseguito il Ph.D. in Near Eastern Studies presso la New York University. Si occupa soprattutto di problematiche di genere nei paesi islamici, in molti dei quali ha svolto ricerca.
Questo suo libro è il diario di viaggio di un’orientalista da anni innamorata dell’Iran e della sua cultura. Se si guarda oltre l’immagine stereotipata di un paese che vuole le donne sempre strette nel loro nero chador, l’Iran appare tutt’altro che chiuso e reazionario. La società, che nel pubblico finge sottomissione al regime, nel privato conduce una vita assai libera, tra feste, divertimenti notturni e una certa disinvoltura sessuale. Si leggono le contraddizioni quotidiane, entrando nelle case, incontrando persone, che sveleranno una realtà multiforme e straordinaria, inaspettatamente vicina ma ancora sfuggente allo sguardo occidentale.

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Helga Weiss, Il diario di Helga, la testimonianza di una ragazza nei campi di Terezín e Auschwitz, Torino, Einaudi, 2014

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Helga Weiss (Praga, 10 novembre 1929). Degli oltre quindicimila bambini rinchiusi nel campo di Terezín e in seguito deportati ad Auschwitz, solo un centinaio sopravvissero all’Olocausto. Helga è una di questi. Il diario che Helga non smette di tenere anche durante la prigionia racconta la forza e la lucidità di una bambina capace di trovare le parole per trasformare la memoria in storia e questa in un monito eterno. Tornata a Praga nel 1945, a poco più di quindici anni, Helga completa i suoi quaderni raccontando quello che aveva vissuto nei campi di concentramento di Auschwitz, Freiberg e Mauthausen, dove non aveva più potuto scrivere. E’ sopravvissuta con la madre, Irena Fuchsova Weiss, mentre del padre, Otto Weiss, non si è saputo più nulla. Questo diario di prigionia è insieme un documento straordinario e un colpo al cuore, perché nel tratto lieve dei disegni, nell'essenzialità delle parole, ci si accorge che neppure l’innocenza e la fantasia di una bambina possono nascondere l’orrore. Eppure, in un modo straziante e misterioso, il suo sguardo ferito non si fa piegare e riesce a illuminare la tenebra. (Einaudi)

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Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Vicenza, BEAT, 2011

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Adeline Virginia Woolf, nata Stephen (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941), è stata una scrittrice, saggista e attivista britannica impegnata nella lotta per la parità di diritti tra i sessi. Nel 1941, dopo aver dato alla letteratura del Novecento alcune delle sue opere più belle, Virginia si tolse la vita annegandosi nel fiume Ouse. Nel 1958 il marito Leonard Woolf decise di raccogliere in volume una selezione tratta dai diari della moglie, incentrata su tutto ciò che riguarda lo scrivere e la sua attività di romanziera e critica letteraria. Ne usì un testo affascinante e ricco di sfaccettature. La Woolf intreccia riflessioni legate ai testi che sta scrivendo o leggendo, appunti di carattere stilistico o strutturale, descrizioni di luoghi, amici ed eventi pubblici o privati ma anche le amare considerazioni su un mondo lacerato dalla guerra, l'alternarsi tra sfiducia e orgoglio per il proprio lavoro e gli accenni alla tortura delle crisi nervose, sempre più frequenti col passare degli anni. A metà strada fra letteratura e vita, queste pagine offrono la rappresentazione penetrante di un’autrice simbolo e della sua epoca.

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Klaartje de Zwarte-Walvisch, Tutto è in frantumi, 1943 diario di un'ebrea olandese, Parma, U. Guanda, 2012

PONTI 928 ZWARWK
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Klaartje de Zwarte-Walvisch ( Amsterdam , 6 febbraio 1911 - Sobibor , 16 luglio 1943). Il 22 marzo 1943, in una bella giornata di sole, due “cacciatori di ebrei” prelevano Klaartje e Joseph de Zwarte dalla loro casa di Amsterdam. Dopo l’arresto, marito e moglie sono internati nel campo di concentramento di Vught. Nel giro di alcuni mesi Klaartje sarà trasferita a Westerbork e, da lì, a Sobibor, dove morirà nelle camere a gas a soli trentadue anni. Joseph, separato dalla moglie a Vught e impiegato nei lavori forzati, sarà deportato in seguito ma le sue tracce si perdono comunque in un luogo imprecisato della Polonia. A dispetto dei suoi carcerieri e correndo un rischio enorme, la sartina Klaartje trova il coraggio di tenere diario preciso e dettagliato della vita nel campo di Vught e al momento di salire in treno per Sobibor lo consegna al cognato. Il diario è stato riscoperto solo di recente, dopo la donazione di una superstite della famiglia al Museo ebraico di Amsterdam. Con la sua pubblicazione non soltanto si è riportato alla luce un documento fondamentale ma, finalmente, si realizza il desiderio di Klaartje che quanto ha scritto raggiunga il mondo esterno, perché tutti conoscano le sue sofferenze e la sua rabbia.