Cibo da leggere

Testi antichi e moderni nei fondi della Biblioteca comunale di Imola. Percorso espositivo virtuale.

A seguito del Dpcm 14 gennaio riapre al pubblico il percorso espositivo, realizzato nell'ambito della rassegna "Tesori della Biblioteca" nell'anno 2020, che propone una selezione di testi antichi e moderni, ricettari e manuali di cucina, ma anche testi di altra natura e rappresentazioni iconografiche che
possono contribuire a documentare alcuni dei numerosi aspetti della storia del cibo, alimenti, luoghi e azioni ad esso legate.
Allestimento della tavola letteraria a cura di Quadrilumi.

 

La rassegna è sostenuta dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola.

 

 


Ricettari

I ricettari non sono una scoperta moderna.
La raccolta di ricette più famosa dell’antichità romana è il De re coquinaria, il cui presunto autore si identifica in Celio Apicio.
I manuali iniziano a fiorire nel Medioevo, prima in latino e poi in volgare, ma è soprattutto dal Rinascimento che conoscono una particolare fortuna, con ricettari come quello di Bartolomeo Scappi, di Cristoforo Messisbugo, di Domenico Romoli.
I libri di cucina dei secoli successivi sono influenzati dalla cultura gastronomica francese, anche nella terminologia.
Alla fine del ‘700 spicca l’Apicio Moderno di Francesco Leonardi.
Una svolta arriva con Pellegrino Artusi, nato a Forlimpopoli 200 anni fa: la Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (pubblicata nel 1891 e poi ampliata in quattordici edizioni successive) ha una straordinaria fortuna e costituisce un modello di cucina “nazionale” basato sulla condivisione delle tradizioni locali italiane.
Sempre un romagnolo, Olindo Guerrini, in arte Lorenzo Stecchetti, è autore di un ricettario, L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa (1918), dedicato al riutilizzo dei cibi.

 

Opere esposte:

Celio Apicio, De Re Culinaria libri X
Basilea, 1541

Il gastronomo Celio Apicio (I sec. d. C.) è il presunto autore latino dell’unica grande collezione di ricette sopravvissuta dal mondo antico. Il suo De Re Culinaria fu utilizzato per gran parte del Medioevo e rilanciato in età umanistica, nell’ambito della riscoperta dei classici. L’edizione riunisce l’opera con quella di Bartolomeo Sacchi, umanista, conosciuto come Platina, che, nel suo De honesta voluptate, gettò le basi della moderna letteratura gastronomica.

 

Cristoforo da Messisbugo, Libro nuouo nel qual s'insegna il modo d'ordinar banchetti, apparecchiar tauole, fornir palazzi, & ornar camere per ogni gran Princip. Et far d'ogni sorte di viuanda secondo la diuersita de i tempi, cosi di carne, come di pesce. Aggiuntoui di nuouo, il modo di saper tagliare ogni sorte di carne, & vccellami
In Venetia, appresso Marc'Antonio Bonibelli, 1596

Uno dei maggiori ricettari di età rinascimentale, famoso non solo sul piano gastronomico ma anche come documento degli usi conviviali nelle corti dell’epoca. Messisbugo, che era intendente generale di cucina alla corte degli Este a Ferrara, si sofferma anche a descrivere il contesto artistico, teatrale e musicale in cui si svolgevano i banchetti signorili.

 

Domenico Romoli, La singolar dottrina di M. Domenico Romoli detto il Panonto nel qual si tratta dell’officio del scalco, del condimento di ogni vivanda, delle stagioni di ogni animale
In Venetia, presso Daniel Zanetti, 1598

Domenico Romoli, detto Panunto, nobile fiorentino, servì come “Scalco” presso la corte di papa Leone X e presso famiglie cardinalizie romane. La singolar dottrina contiene la descrizione delle mansioni e qualità dello scalco, ricette, menù e prescrizioni di carattere medico e nutrizionale sugli alimenti.

 

L’arte di far cucina di buon gusto ove si insegna con facilità a cucinare ogni sorta di vivande sì in grasso che in magro
Torino, presso Francesco Prato, 1793

Stampato a Torino nel 1793 da autore anonimo, questo testo di pratica per il cuoco e il confetturiere è dedicato a cuochi e cucinieri ma anche a quelle “persone cittadine” che si dilettano di saper ben cucinare.

 

Francesco Leonardi, Apicio moderno
In Roma, nella stamperia del Giunchi, 1807

Quest’opera in più volumi si può considerare un classico della cucina italiana. Stampata per la prima volta a Roma nel 1790, è fortemente debitrice del modello gastronomico francese ma conferisce anche importanza alle tradizioni locali, secondo un modello che risale al Rinascimento. L’attribuzione delle ricette a singole città o regioni (“alla napolitana”, “alla genovese”, “alla siciliana” ecc...) preparano il terreno al programma di unificazione della cucina italiana di Pellegrino Artusi, che non sarà mai omologante ma sempre pensato come condivisione delle diversità.

 

Francesco Leonardi, Gianina ossia la cuciniera delle Alpi
Roma, 1817

Questo testo racconta, con gusto romantico, la singolare storia della locandiera Gianina che alla sua morte lascia al figlio un ricettario manoscritto frutto della sua pluriennale attività. L’opera si inserisce nel filone dei trattati di cucina locale, che dagli ultimi decenni del XVIII secolo costellano la produzione libraria italiana.

 

Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene. Manuale pratico per le famiglie
Firenze, Tip. Di Salvadore Landi, 1905

Si tratta dell’ottava edizione delle quindici pubblicate in vita dell’autore tutte progressivamente aggiornate. Le ricette passano dalle 475 della prima edizione alle 790 dell’ultima, pubblicata postuma. Il suo manuale è considerato la prima trattazione gastronomica dell'Italia unita.

 

Madame Seignobos, Comment on forme une cuisinière
Parigi, Librairie Hachette et cie..., 1910

 

Olindo Guerrini (i. e. Lorenzo Stecchetti), L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa
Roma, A. F. Formiggini, 1918

L’economia, il risparmio, l’attenzione alla spesa: a partire dall’800 i trattati di cucina non si rivolgono più ai cuochi professionisti a servizio delle corti nobiliari, ma alle donne di casa e alla servitù domestica delle classi medie. Niente a che vedere con la cultura aristocratica dell’ostentazione della ricchezza. Lo sciupìo è da bandire e i prodotti locali, più economici e facilmente reperibili, sono preferiti a quelli esotici e costosi.

 

Vanna Piccini, Scrigno d'oro: consigli, segreti, ricette per la donna
Milano, Ed. “Per te, donna”, 1936

 


Igiene e dietetica

A partire da Ippocrate, e successivamente nei trattati di dietetica di età medievale, sinteticamente riassunti nei Tacuina sanitatis, molte sono le riflessioni riguardo alla necessità di una sana alimentazione e alle proprietà benefiche di alcuni alimenti nella prevenzione e nella cura delle malattie.
Tra i testi a stampa conservati nei fondi antichi della Biblioteca non mancano trattati di medicina che si occupano anche di cibi e di corretta alimentazione, come ad esempio le opere di Baldassarre Pisanelli e Castore Durante, entrambe del XVI secolo.
Il concetto di mangiar sano e di “dieta” ha radici lontane, come pure le considerazioni sul vegetarianesimo e sul consumo della carne, illustrate nelle opere esposte da Antonio Cocchi (1794) e dall’imolese Domenico Alberghetti (1767).
Parallelamente l’igiene è, insieme a una corretta alimentazione, uno degli elementi fondamentali di prevenzione delle malattie, e per tale motivo nell’800 sono pubblicati con sempre maggior frequenza testi, anche di facile consultazione come quelli di Paolo Mantegazza, per diffondere i suoi principi.

 

Opere esposte:

Marsilio Ficino, De vita libri tres
Parigi, apud Thomam Richardum, 1550

 

Jean Baptiste Bruyerin, De re cibaria libri XXII
Lione, apud Sebast. Honoratum, 1560

 

Baldassarre Pisanelli, Trattato della natura de’ cibi et del bere del sig. Baldassare Pisanelli, medico bolognese, nel quale non solo tutte le virtù & i vitij di quelli minutamente si palesano; ma anco i rimedij per correggere i loro difetti
Venezia, appresso Giovanni Battista Porta, 1584
Il genere del Tacuinum sanitatis (così venne tradotta in Occidente l’opera di un medico arabo dell’XI secolo, che ebbe numerose volgarizzazioni e imitazioni) prende in considerazione i vari alimenti mostrandone le caratteristiche e le proprietà nella cura e nella prevenzione delle malattie. Lo stesso avviene nei trattati di dietetica, come quello del bolognese Pisanelli, che ebbe numerosissime edizioni e conferma la diffusione di questo filone culturale durante i secoli.

 

Castore Durante, Il tesoro della sanità … nel quale s’insegna il modo di conseruar la sanità & prolungar la vita, et si tratta della natura de’ cibi, & de’ rimedji de’ nocumenti loro
In Venetia, appresso Andrea Muschio, 1586

Quest’opera di Castore Durante, poeta e medico, fornisce ammaestramenti su tutto ciò che riguarda l’alimentazione in relazione alla salute: come scegliere i cibi e le loro proprietà, se deve essere più copioso il pranzo o la cena, i cibi convenienti alle diverse età della vita.

 

Joseph Duchesne, Diaeteticon polyhistoricon
Lipsia, impensis Thomae Schureri & Bartholomaei Voigtij, 1607

 

Luis Nuñez, Ludovici Nonni medici antverpiensis Diaeteticon sive De re cibaria libri IV. Secunda editio
Anversa, ex officina Petri Belleri, 1645

Trattato sull'alimentazione e la dietetica che compendia le principali conoscenze in materia di cui si disponeva al tempo.

 

Christian Franz Paullini, Sacra herba, seu nobilis salvia
Augusta, Laur. Kronigeri, & Theoph. Goebelii Haeredum. Typis Caspari Brechenmacheri, 1688

Il trattato, abbastanza curioso, verte interamente sulla salvia, disquisendo in maniera dotta sulle sue proprietà nella prevenzione e cura delle malattie oltre che sugli usi culinari.

Domenico Alberghetti, Della salubrità ed insalubrità delle carni commestibili a' nobilissimi ed eruditissimi Accademici del Vatreno il sozio loro Domenico Alberghetti imolese dottore di filosofia, e medicina, professore di chirurgia
In Faenza, presso Gioseffantonio Archi impressor camerale, e del Sant'Ufficio, 1767

 

Georg August Richter, Praecepta diaetetica
Pavia, ex tipographia monasterii S. Salvatoris, 1789

 

Antonio Cocchi, Del vitto pitagorico
Torino, presso Francesco Prato, 1794

L’astinenza dalla carne e la pratica di nutrirsi di soli vegetali ha origini molto antiche, trovando nella dottrina pitagorica una dignità filosofica. Questo sistema alimentare fu oggetto di rinnovata attenzione presso varie epoche e culture, tra cui l’età illuministica.

 

Paolo, Mantegazza – Neera, Dizionario d’igiene per le famiglie
Milano, Brignola, 1881

Paolo Mantegazza (1831-1910), antropologo, medico, fisiologo, igienista si occupa, nelle molte e fortunatissime sue opere, di diffondere presso le famiglie i principi dell’igiene, sia della persona sia della casa. Si propongono alcune edizioni economiche, il cui pubblico sono soprattutto le donne.

Paolo Mantegazza, Enciclopedia igienica popolare
XVII: Piccolo dizionario della cucina
XVIII: Pozzo e cantina
XXII: Dell’arte di conservare gli alimenti e le bevande
Milano, Brigola, 1882-1887


Usi conviviali e buone maniere

Già nella società etrusca, greca e romana, l’uomo riservava ai momenti conviviali rituali specifici e un sistema di “buone maniere”, anche se molto diverse dalle nostre.
Trattati di buone maniere si diffondono in Italia e in tutta Europa nei secoli centrali del Medioevo, a uso della nobiltà.
La tradizione continua nel ‘500, con l’esigenza di regolare anche in forma scritta i comportamenti che dovevano essere assunti a tavola, elaborati nella società di corte.
In quel periodo si pubblicano celebri volumi sulle buone maniere, da tenersi a tavola e in ogni occasione, fra cui, nel 1558, il fortunato Galateo di monsignor Giovanni della Casa, più volte ristampato, che divenne famoso a tal punto che il nome galateo è poi divenuto sinonimo dell’insieme delle regole della buona educazione.
Nel frattempo si consolida la gerarchia tra gli addetti alla mensa: si va dal “maestro di casa”, che sovrintende all’andamento generale, allo “scalco” regista del banchetto, al cuoco, al “trinciante” addetto al taglio delle carni, come illustra nel suo manuale Cesare Evitascandalo, cortigiano e officiale presso varie corti italiane.

 

Opere esposte:

Athenaeus Naucratites, Athenaei Dipnosophistarum sive Coena sapientum libri XV
Venezia, apud Andream Arriuabenum ad signum Putei, 1556

Questa opera è considerata un classico di grande importanza per la conoscenza degli usi ed i costumi del mondo greco. L’edizione del 1556 è la prima in lingua latina.

 

Cesare Evitascandalo, Dialogo del maestro di casa nel quale si contiene di quanto il maestro di casa deue essere istrutto
Roma, appresso Giovanni Martinelli, 1598

Cesare Evitascandalo, cortigiano e officiale presso varie corti italiane, visse soprattutto a Roma, alla corte di alcuni cardinali. Pubblicò volumi differenti sui principali servitori della tavola: il Maestro di Casa (capo di tutti gli officiali di corte, fossero essi gentiluomini o servitori, e amministratore economico), lo Scalco (coordinatore delle cerimonie conviviali) e il Trinciante (colui che tagliava ad arte le vivande davanti ai commensali).

 

Garzoni, Tommaso, La piazza universale di tutte le professioni del mondo
Venezia, appresso Roberto Meietti, 1601
Garzoni (1549-1589), canonico e letterato, scrisse questa famosa opera sulle professioni in cui compaiono anche i cuochi, i “credenzieri”, gli “scalchi”, i “trincianti”, ossia coloro che tagliavano le vivande (soprattutto carne) nella sala stessa del banchetto, di fronte alla tavola imbandita. Dal ’600 questa pratica assunse spesso aspetti spettacolari e l’arte del trinciante cominciò ad essere praticata “al volo”, tenendo le carni a mezz’aria, sollevate con un apposito forchettone. L’esemplare esposto porta l’ex-libris del vescovo imolese Alessandro Musotti a cui appartenne.

 

Giovanni Della Casa, Il Galateo ovvero de’ costumi
Imola, dai tipi Benacci, 1831
Giovanni della Casa (1503-1556) è autore del fortunatissimo Galateo che, edito per la prima volta nel 1558, si propone di educare i giovani cortigiani al rispetto delle buone maniere, requisito indispensabile per intraprendere una qualsiasi carriera. In particolar modo sono importanti gli ammaestramenti riguardanti il comportamento da tenere nel mangiare e nel bere. Quella proposta è una tarda edizione imolese.

 

Matilde Serao (pseudonimo Gibus), Saper vivere: norme di buone creanza
Napoli, tipografia A. Tocco, 1900

 


Dalla terra alla tavola

È soprattutto dal Cinquecento in poi che i trattati di agricoltura e di agronomia conoscono una certa fortuna in ambito editoriale, grazie anche alla riscoperta di testi classici come quelli di Catone, Varrone e soprattutto Columella, il più grande agronomo di età romana.
Autori quali Gabriel Alonso de Herrera, Agostino Gallo, i cui insegnamenti ebbero grande importanza per lo sviluppo della frutticultura, e dopo di loro Vincenzo Tanara, non fanno mistero sui loro modelli, collocando la loro opera nel segno della continuità con gli antichi.
Facile è identificare attraverso i secoli il protagonista e principale destinatario di questa letteratura: il proprietario della terra, la prosperità della quale era garantita dalla cultura tecnica, dal comportamento prudente e dall’assidua presenza nella sua tenuta.

 

Opere esposte:

Opere agricole di Columella, Varrone, Catone, Palladio, con annotazioni di Filippo Beroaldi
Bologna, Benedetto Faelli, 1504

 

Lucius Iunius Moderatus Columella, De re rustica libri XII
Lione, apud Seb. Gryphium, 1548

Nel filone dei trattati agricoli si ritrovano interessanti annotazioni che riguardano, oltre alla coltivazione, le tecniche di conservazione e l’uso degli alimenti. Columella (I sec. d. C.), assieme a Catone, Varrone e Palladio, fu tra i principali agronomi latini, riscoperto e studiato in età umanistica.

 

Gabriele Alonso de Herrera, Agricoltura tratta da diuersi antichi et moderni scrittori …nella quale si contengono le regole, i modi, & l'vsanze, che si osseruano nell'arrare la terra, & piantar le vigne & gli alberi, gouernare i bestiami, & fare ottimamente, cioche all'agricoltura s'appartiene
Venezia, appresso Nicolò Polo, 1592

Celebre opera che tratta di agricoltura, lavori in genere della campagna, arboricoltura, vino e viticoltura, gli animali domestici e loro malattie, gli alimenti, le proprietà delle erbe e loro utilizzo in medicina e nella cucina.

 

Agostino Gallo, Le vinti giornate dell’Agricoltura, et de’ piaceri della villa di M. Agostino Gallo
Venezia, appresso Camillo & Rutilio Borgomieri fratelli, 1673
Agostino Gallo (1499-1570) è autore di questa opera che, pubblicata a Venezia nel 1569, rinnovò il genere tradizionale dei trattati agricoli. Vengono esposte alcune interessanti incisioni di attrezzi agricoli.

 

Vincenzo Tanara, L’economia del cittadino in villa
Venezia, per il Prodocimo, 1700

Uno dei più importanti trattati di agricoltura del XVII secolo, opera del bolognese Tanara, estremamente attento anche all’uso culinario dei prodotti.


In dispensa

Nel passato l’utilizzo degli alimenti dipende dal clima e dalla natura del terreno, capaci di condizionare le specie vegetali e animali che meglio si adattano alle caratteristiche del luogo. Disponibilità stagionale, possibilità economiche e abitudini alimentari concorrono a determinare gli usi quotidiani.
La stagionalità era in parte superata con le tecniche di conservazione, secolare strategia delle culture alimentari di un tempo, perfezionate nell’Ottocento con l’invenzione del cibo in scatola e del frigorifero.
Le scoperte geografiche di età moderna arricchiscono le tavole di cibi nuovi, come la patata e il mais, che si affermano fra le classi popolari, mentre la cioccolata e il caffè diventano di moda presso le classi agiate. A questi alimenti – ma anche al salame – vengono dedicati testi in prosa e poesie.

 

Opere esposte:

 Cristóbal Acosta, Trattato di Christoforo Acosta africano medico, & chirurgo della historia, natura, et virtu delle droghe medicinali, & altri semplici rarissimi, che vengono portati dalle Indie orientali in Europa, con le figure delle piante ritratte, & disegnate dal viuo poste à luoghi proprij
Venezia, presso à Francesco Ziletti, 1585

Nel XVI secolo le nuove rotte inaugurate da Portoghesi e Spagnoli diffondono la conoscenza di nuove specie di interesse medico e alimentare. Acosta, medico e naturalista portoghese, è considerato un pioniere dello studio delle piante orientali.

 

Giovanni Battista Ferrari, Hesperides sive de malorum aureorum cultura et uso
Romae, sumptibus H. Scheus, 1646

Questa opera sugli agrumi è notevole soprattutto per le numerosissime preziose incisioni che la corredano.

 

Giovanni Battista Roberti, Le Fragole
Venezia, nella stamperia Remondini, 1752

 

Giovanni Della Bona, Dell’uso e dell’abuso del caffè. Dissertazione storico, fisico, medica del dottor Giovanni dalla Bona
Verona, per Pierantonio Berno stampatore e libraio, 1760

Il caffè, introdotto in Europa dagli arabi, diventa una bevanda diffusa e apprezzata. A Venezia, dove il caffè era conosciuto da tempo, nel ’600 aprirono i primi Caffè, che vennero di moda nel ’700, iniziando un costume che perdura tuttora.

 

Planches pour l'Encyclopédie ou pour le Dictionaire raisonné des sciences des arts libéraux, et des arts méchaniques avec leur explication, second edition; Plancher 5, Chocolat et Moules puor les Fromages
Lucca, Vincenzo Giuntini, t. 3, 1767

La tavola, opera dell’incisore F. Fambrini, illustra la lavorazione del cacao per la fabbricazione della cioccolata nell’interno della bottega di un confiseur (pasticcere) del ‘700.

 

Antonio Frizzi, La Salameide poemetto giocoso con le note
Venezia, appresso Guglielmo Zerletti, 1772

Un capriccio burlesco ed erudito sul salame, ma non solo: elogio del maiale, delle porchette, delle braciole, dei sanguinacci e di tutte le vivande che da questo animale hanno origine.

 


L'arte di fare il vino perfetto

La biblioteca conserva numerosi trattati di viticoltura ed enologia.
Già nel Cinquecento l’importante De naturali vinorum historia de vinis Italiae presenta una sintesi storica sull’argomento, e nei secoli successivi diventano frequenti i trattati e i manuali sulla coltivazione della vite e sulla lavorazione dell’uva.
Il vino e la vite offrono spunti anche alla poesia accademica settecentesca, come i Baccanali di Girolamo Baruffaldi e il Bacco in Toscana di Francesco Redi.
In ambito imolese due secoli fa, all’inizio dell’Ottocento, si trova traccia di un vino Gommi e del suo metodo di vinificazione.

 

Opere esposte:

Andrea Bacci, De naturali vinorum historia
Roma, ex tipographia Nicolai Mutij, 1596

Questo trattato del medico e naturalista aquilano Andrea Bacci (1524-1600) rappresenta la più importante opera pubblicata nel ’500 sul vino e mostra una sintesi delle conoscenze sull’argomento. Il De naturali vinorum historia riunisce nozioni desunte dai testi classici e coevi sul vino con una conoscenza pratica della produzione e commercio di questa bevanda. Di notevole interesse sono gli ultimi tre libri che passano in rassegna tutti i vini allora conosciuti con annotazioni preziose e spesso uniche.

 

Giovanni Battista Davini, De potu vini calidi
Modena, typis Antonii Capponi impressoris episcop., 1720

Bere a temperatura ambiente, riscaldare oppure raffreddare sono comportamenti che non riguardano solo il gusto ma anche le pratiche d’igiene. Nel ’500 si diffuse l’abitudine di raffreddare il vino con l’aggiunta di neve o ghiaccio, appositamente conservati in ghiacciaie che i signori si facevano costruire a tale scopo. L’autore di quest’opera descrive invecel’utilità del bere caldo.

 

Girolamo Baruffaldi, Baccanali
Venezia, appresso Carlo Buonarrigo, 1722
Quest’opera riunisce alcuni componimenti poetici. Tra di essi si segnala per la sua singolarità quello dedicato ai “Sughi” e il “Museo volpiano”, cioè di Taddeo della Volpe, di ambientazione imolese: alcuni versi sono dedicati a “quell’indomito, Imolese, Spiritato San giovese” (p.92)

 

Francesco Redi, Il Bacco in Toscana
Bologna, Gaspare de’ Franceschi, 1748

 

Matteo Martini, Metodo con cui si fabbrica nella provincia d’Imola il vino Gommi. Lettera del sig. ingegnere Matteo Martini al compilatore
1809


Vincenzo Dandolo, Enologia, ovvero l’arte di fare, conservare e far viaggiare i vini del Regno
Milano, per Giovanni Silvestri, 1812

 

Giovanni Orlandi, L’enologista, precetti e metodi diversi di fabbricazione dei vini in Italia e fuori
Bologna, Tipografia Sassi nelle spaderie, 1852

 

Jules Guyot, Culture de la vigne et vinification
Paris, Librairie agricole de la maison rustique, 1861

 

Alfred De Vergnette De Lamotte, Le vin, ouvrage orné de 3 planches en couleur et de 29 gravures noires
Paris, Librairie agricole de la maison rustique, 1867

 

Antonio Marchesi, Il vino
Imola, Tip. d’Ignazio Galeati e figlio, 1897

 

 


A tavola con gli imolesi

Volumi, documenti e materiali iconografici delle collezioni locali offrono un’interessante testimonianza per conoscere le abitudini alimentari degli imolesi del passato: un quotidiano cucinare formatosi sul modello degli usi della campagna circostante, assimilando le tradizioni di una terra di confine nella quale si sono incrociate tante e differenti influenze e che racchiude in sé elementi tipici sia emiliani sia romagnoli.
I prodotti tipici del territorio vengono valorizzati attraverso annuali feste o sagre, alcune delle quali ancora oggi esistenti.
Si conservano in biblioteca anche testimonianze di ritrovi conviviali ai quali partecipavano personaggi famosi come Andrea Costa e delle antiche osterie presenti in città, come quella di Francesco “Chicòn” Baccarini in via Aldrovandi, ove si riuniva il famoso Club degli Audaci.

 

Opere esposte:

La festa dell'uva nell'imolese. Numero unico. Imola 28 settembre 1930
Imola, Coop. tip. Galeati, 1930

La festa dell’uva è una manifestazione istituita a carattere nazionale dal 1930, organizzata dallo stesso anno anche a Imola e documentata con una serie di numeri unici almeno fino al 1938.

 

Terza sagra del fragolone, Imola 5 giugno 1960. Programma
Imola, 1960

La storia della Sagra del Fragolone di Imola ha inizio dalla terra dei “cento orti” dove gli agricoltori imolesi coltivavano a partire dagli anni quaranta del ‘900 fragole che, per la grossezza del frutto, sono sempre state chiamate “Fragoloni”. Era l’8 giugno 1958 quando sotto l’egida del Comitato della Fiera del Santerno e della Cassa di risparmio di Imola prende il via al Parco delle Acque Minerali la prima edizione della Sagra del Fragolone, iniziativa che proseguirà almeno fino al 1985.
In biblioteca si conservano programmi e fotografie della manifestazione.

 

Sagra dell'albana di Dozza, Domenica 23 maggio 1965.
Imola, Galeati, 1965
L’albana è uno dei vini che da sempre si lega al territorio di Dozza.
La sagra risalente agli anni Sessanta inizia una tradizione che si rinnova ogni anno nel mese di maggio quando si svolge la tradizionale edizione de “Il Vino è in Festa”.

Il raviolo. 19 marzo 1971. Numero unico a cura del Comitato della sagra del raviolo di Casalfiumanese
Imola, Tipo-lito P. Galeati, 1971

La “Sagra del Raviolo” si svolge a Casalfiumanese dal 1925, dapprima in concomitanza con la “Fiera del bestiame di San Giuseppe” e poi, con la soppressione di quest’ultima, come unico evento di solito nella domenica più vicina al 19 marzo: in questa giornata vengono lanciati alla folla i “Ravioli” che sono dei dolci tipici locali ripieni di marmellata e conditi con liquore dolce e zucchero.

 

Il Club degli Audaci, di cui facevano parte tra gli altri Giuseppe Cita Mazzini e Luigi Orsini, si riuniva spesso per serate conviviali come testimoniano le fotografie contenute nell’album familiare di Mazzini.
Sono qui esposti due menu di altrettanti incontri datati marzo e maggio 1899, il secondo dei quali manoscritto su una carta sagomata a foglia di fico per una cena vegeteriana.

 

Nei fondi iconografici e archivistici della Biblioteca si conservano fotografie di banchetti nei quali si riconoscono anche personaggi rinomati.
La fotografia in esposizione è datata 7 ottobre 1904 e ritrae un banchetto a cui ha partecipato anche Andrea Costa. Riproduzione da originale conservato in Bim

 


Cibo da guardare

Rappresentazioni del cibo, del cucinare e del mangiare si ritrovano di frequente nelle incisioni d’arte e nelle stampe popolari oppure come corredo iconografico nei libri a stampa, fin dai secoli più antichi: libri che trattano di alimentazione, ma anche testi narrativi, favole, cronache, opere religiose e storiche.
Tali rappresentazioni, sacre e profane, offrono un’affascinante testimonianza per lo studio della storia dell’alimentazione, mostrando cucine, materie prime, preparazioni dei cibi, piatti e commensali, anche in culture diverse e lontane.

 

Opere esposte:

Il banchetto del ricco epulone, stampa di traduzione da Jacopo Bassano
acquaforte, secolo XVI, seconda metà

L’incisore Jan Sadeler nel Banchetto del ricco epulone, copia di quadro del pittore Jacopo Bassano, rappresentando il racconto evangelico ci dà modo di entrare in una cucina del Cinquecento e di partecipare al banchetto del signore.

 

Fabulae centum ex antiquis auctoribus delectae et a Gabriele Faerno … explicatae
Roma, Vincenzo Luchini, 1564
La scenetta, che illustra un momento di lavorazione della selvaggina, accompagna il racconto di una favola di Esopo.

 

Olao Magno, Historia delle genti et della natura delle cose settentrionali da Olao Magno gotho arciuescouo di Vpsala nel regno di Suezia e Gozia, descritta in 22 libri
Venezia, appresso i Giunti, 1565

Studio delle regioni dell'Europa settentrionale, fino ad allora inesplorate, ad opera dell’arcivescovo svedese di Uppsala Olao Magno, in esilio a Roma. L'opera, tradotta e pubblicata in tutte le principali lingue europee, costituì a lungo il principale testo di riferimento sull'argomento dei popoli scandinavi. Nell’opera vengono presi in attento esame anche le abitudini alimentari.

Theodor De Bry, Admiranda narratio fida tamen, de commodis et incolarum ritibus Virginiæ, nuper admodum ab Anglis, qui à Dn. Richardo Grenuile ... eò in coloniam anno 1585 deducti sunt inuentæ, sumtus faciente Dn. Vualtero Raleigh
Francoforte sul Meno, apud Ioannem Wechelum, impensis Theodori de Bry, 1590

Resoconto del primo insediamento britannico nel Nuovo Mondo, illustrata da incisioni basate su acquerelli di John White, membro della spedizione, con resoconti accurati della vita dei popoli nativi americani e delle loro consuetudini.

 

Gasparo Galliari, Cucina campestre
acquatinta, inizio sec. XIX

In una grande cucina rustica, un cuoco è affaccendato ai fornelli a fianco del monumentale camino; diversi personaggi sono affaccendati attorno a un gran tavolo a mondare ortaggi o a spiumare oche e anatre. Filze di salami e cotechini sono a stagionare. Un gruppo banchetta al tavolo, mentre cani e gatti approfittano degli avanzi.

 


La tavola letteraria

La tavola letteraria qui proposta è stata realizzata per il Museo Rabelais a Chinon, in Francia. Rappresenta un excursus, tratto da sette grandi scrittori, da Petronio, I° secolo, a Marguerite Duras, 20° secolo, dello stare a tavola lungo i secoli: dagli usi e costumi, alla preparazione dei pasti, all’arte di apparecchiare.

Allestimento a cura di Quadrilumi.