Anniversario della Liberazione d’Italia

25 aprile 2019

L'anniversario della Liberazione è un giorno fondamentale per la storia d’Italia e assume un particolare significato politico e militare. E’ il simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica compiuta dalle forze partigiane durante la Seconda guerra mondiale dall’8 settembre 1943, contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l'occupazione nazista.

La Biblioteca comunale di Imola celebra questa ricorrenza proponendo alcuni testi, saggistica e letteratura, per non dimenticare.

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Alberto Cavaglion, La Resistenza spiegata a mia figlia, Napoli, L'ancora del Mediterraneo, 2005

In questo libro si affrontano alcuni problemi controversi della storia della resistenza senza cedere alla sacralità o alla strumentalizzazione politica. L'obiettivo è cercare una via d'uscita alternativa alla ricostruzione spesso rancorosa degli eventi. Non una storia di fatti sanguinosi, di efferatezze, di morti e di corpi violati, ma un tentativo di individuare le motivazioni profonde di un periodo di grandi speranze e di crescita collettiva, e di cogliere le ragioni della storia ma anche le ragioni della vita. Un libro per le giovani generazioni che cerca di dare risposte esaurienti a quesiti difficili e spesso trascurati: come si colloca tutto questo nella storia d'Italia?

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Adelmo Cervi, Io che conosco il tuo cuore: storia di un padre partigiano raccontata da un figlio, Milano, Piemme, 2014

Un ex-ragazzo di oggi, figlio di un padre strappato alla vita, racconta la vicenda di quel padre, Aldo, partigiano con i suoi sette fratelli nella banda Cervi, per rivendicare la sua storia e, al tempo stesso, per rivendicare di essere figlio di un uomo, non di un mito pietrificato dal tempo e dalle ideologie. Una vicenda racchiusa tra due fotografie. La prima, degli anni Trenta: una grande famiglia riunita, sette fratelli, tutti con il vestito buono, insieme alle sorelle e ai genitori. La seconda, dopo la fucilazione dei sette fratelli da parte dei fascisti: solo vedove e bambini, soli di fronte alle durezze del periodo, alla miseria, ai debiti, anche alle maldicenze. C'è tutto un mondo da raccontare in mezzo a quelle due foto, con la voce di un bambino che ha imparato a cullarsi da solo, perché suo padre è morto troppo presto e sua madre ora è china sui campi.

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Giuseppe Filippetta, L'estate che imparammo a sparare: storia partigiana della Costituzione, Milano, Feltrinelli, 2018

Alla fine della guerra, quando l’Assemblea costituente si insediò per lavorare alla stesura della Costituzione, dominavano le tre grandi formazioni dei rappresentanti della Democrazia cristiana, del Partito socialista e del Partito comunista. Se però si cerca di misurare l’eredità della Resistenza nella Costituzione solo attraverso le lenti dei grandi partiti, il rischio è di dimenticare l’esperienza costituente delle bande partigiane. La Resistenza, sin dai suoi inizi, è anche una guerra per la sovranità, combattuta da ciascun partigiano per evitare che il vuoto di potere lasciato dall’8 settembre sia occupato dalla Germania nazista. Con l’aiuto di un archivio straordinario di memorie e testimonianze, Giuseppe Filippetta racconta le avventure e le peripezie di chi, tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, costruì con coraggio, sofferenza e magari anche un po’ di ingenuità le fondamenta di uno stato non più fascista.

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Carlo Greppi, 25 aprile 1945, Bari, Roma, Laterza, 2018

«Pochi minuti prima, gli uomini nella stanza erano nove. Tra loro, neanche un tedesco: è una faccenda tutta tra italiani. Perché in quella stanza, a colpi di sibilate nervose, di silenzi e di svelamenti veri o presunti, si è appena consumata una trattativa. O qualcosa del genere. Si sono fronteggiate due diverse idee di Italia: una, quella fascista, che sta irrimediabilmente franando; l’altra che pare avere la vittoria in pugno. Perché, tra ordini di conferma e voci di disdetta, tutti sanno che è l’ora della resa dei conti. Siamo a Milano, alla fine della giornata che segna l’alba di una nuova Italia: sono le 19 e qualche minuto del 25 aprile 1945.» Questa è la storia di tre vite che si intrecciano indissolubilmente. La storia di tre uomini che, combattendo contro i nazifascisti, il 25 aprile 1945 provano a rifare un paese da capo. Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri e Luigi Longo. Un militare, un azionista e un comunista che il 26 agosto del 1944 s’incontrano per la prima volta, in clandestinità, e si stringono la mano. Senza sapere cosa succederà nei mesi successivi, senza sapere dove saranno e se ci saranno, alla fine di tutto, otto mesi dopo.

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Io sono l'ultimo: lettere di partigiani italiani, a cura di Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi, Torino, Einaudi, 2012

Oltre cento lettere piene di amore, amicizia, di odio e di violenza. Un indimenticabile racconto corale sul fascismo, la libertà e la democrazia. I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio. In queste lettere, raccolte con la collaborazione dell’ANPI, i testimoni viventi della Resistenza raccontano le torture, le bombe, i rastrellamenti. Ma anche la nascita di un bambino, un bacio mai dato, il piacere di mangiare o di ridere in classe del Duce. Un racconto emozionante, vivo, collettivo che arriva dal passato per parlare al presente. Il ricordo della guerra di Liberazione diventa giudizio sull’Italia di oggi.

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Giampaolo Pansa, I tre inverni della paura, Milano, Rizzoli, 2008

Giampaolo Pansa racconta in questo romanzo una storia che nasce da lunghi anni di ricerche sulla Resistenza e sulle sue tante zone d'ombra. Un affresco della borghesia agraria emiliana, nell'arco di sei anni infernali, dal giugno 1940 alla fine del 1946. Accanto a figure che appartengono alla storia, come Togliatti, De Gasperi, i capi delle bande rosse e nere, il vescovo Socche, il partigiano bianco detto "il Solitario", si muove la gente comune di quegli anni. Le donne chiamate a sopportare il peso più grande della guerra. I bambini messi di fronte al terrore politico. I giovani schierati su trincee opposte. L'asprezza dello scontro fra ricchi e poveri. Le vittime del dopoguerra che emergono dalle fosse segrete, fantasmi capaci di turbarci ancora oggi.

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Racconti della Resistenza, a cura di Gabriele Pedullà, Torino, Einaudi, 2005

“Per tutti e quindici gli autori di questa antologia la libertà di raccontare, nelle forme che ciascuno riteneva più opportune, la guerra civile è stata strettamente intrecciata con l’impossibilità di sottrarsi alla scrittura. In tutti e due i momenti, durante il conflitto e a guerra terminata, la Resistenza rappresenta una scelta che non si sceglie: proprio come non si decide dove e quando nascere, il proprio padre e la propria madre, la lingua in cui pronunciamo le nostre prime parole. Si tratta di un’idea molto esistenzialistica, certo, che ha a che fare con l’esperienza dell’essere gettati nel mondo, al tempo stesso fonte di costrizione e straordinaria opportunità…” (dall’Introduzione di Gabriele Pedullà).

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Gabriele Ranzato, La liberazione di Roma: alleati e Resistenza (8 settembre 1943-4 giugno 1944), Bari, Roma, Laterza, 2019

Sebbene Alleati e Resistenza romana avessero gli stessi nemici, combatterono due guerre quasi parallele con scarsi punti di contatto. La loro distanza è ben rappresentata dai modi diversi con cui designarono il fine immediato che volevano conseguire: la “caduta della prima capitale dell’Asse” per gli Alleati, la “liberazione di Roma” per le forze resistenziali. La presa della città per gli angloamericani fu solo un momento saliente del loro sforzo per impedire, a prezzo di altissime perdite, che si avverasse l’orrendo disegno hitleriano di un’Europa nazista, ed è in questa cornice che si può valutare il tentativo della Resistenza romana di enfatizzare, attraverso la lotta armata in città, l’esistenza di un’Italia antifascista pronta a battersi per concorrere alla propria liberazione. Questo libro, sulla base di un’ampia documentazione di fonti archivistiche, ripercorre in una visione d’insieme, con le vicende belliche, i fatti e gli episodi controversi relativi alla storia di Roma nei nove mesi dell’occupazione tedesca.

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Paola Soriga, Dove finisce Roma, Torino, Einaudi, 2012

Succede a volte che uno scrittore, una scrittrice, si allontani dalle storie della sua generazione e dal suo tempo proprio per l’urgenza di narrarlo meglio e renderlo vero, con il respiro di un vento largo che soffia con forza, da lontano. Cosí, al suo esordio narrativo, Paola Soriga si affida alla figura di una giovanissima staffetta partigiana, nella Roma che sta per essere liberata dall’occupazione tedesca, per dare nuova vita e necessità a un alfabeto di sentimenti che le parole di oggi non sanno nominare. E regala un romanzo che ha la distanza delle grandi storie e la vicinanza dell’unica, misteriosa, scintillante vita che è la nostra, in ogni tempo e in ogni luogo.

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Luisa Sturani Monti, Antologia della Resistenza: dalla marcia su Roma al 25 Aprile, Torino, Gruppo Abele, 2012

Rivolto ai giovani, e non solo. Il testo è uno strumento per non dimenticare un periodo della nostra storia recente, al fine di comprendere il coraggio, il lavoro e la sofferenza che hanno contribuito in maniera essenziale al conseguimento delle libertà di cui noi beneficiamo. L’antologia è un compendio di memorie partigiane appartenenti a due archi temporali ben distinti; il primo fa riferimento alla cosiddetta “Resistenza disarmata”, cioè il periodo storico compreso tra la marcia su Roma (28 ottobre 1922) e l’annuncio dell’armistizio con gli Alleati e la fine dell’alleanza militare con la Germania (8 settembre 1943); il secondo, definito come “Resistenza armata”, comprende il periodo immediatamente successivo e termina con il 25 aprile 1945, data della Liberazione. È un libro di storia. Per le vicende che ricostruisce, ma anche per l’epoca in cui fu realizzato per la prima volta. A idearlo fu, nel 1950, il Centro del libro popolare di Torino, presieduto da Norberto Bobbio, che aveva come scopo «la diffusione del libro per far crescere, in modo particolare tra i ceti popolari, l’amore per la lettura».

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