Chiara Moscardelli, amore, umorismo e un po’ di suspense

giugno 2019

Chiara Moscardelli, nata a Roma nel 1973, vive e lavora a Milano dove è responsabile editoriale della narrativa per la casa editrice Baldini e Castoldi. In passato ha lavorato per le case editrici Fanucci e Garzanti e collabora con l’inserto culturale de La Stampa Tuttolibri e le riviste Vanity Fair e Donna Moderna.

Laureata all’Università degli Studi di Roma La Sapienza, ha esordito nel 2011 con il romanzo rosa semi-autobiografico Volevo essere una gatta morta. La sua narrativa spazia tra il giallo e il genere rosa umoristico e post femminista. Le sue protagoniste, di solito nubili sfortunate e con un lavoro che non le soddisfa, rappresentano solitamente un suo un alter.

Chiara Moscardelli (come già nel 2018), sarà ospite della rassegna BIMESTATE FRESCHI DI STAMPA e martedì 18 giugno 2019, alle ore 21, presenterà presso la Biblioteca comunale di Imola il suo ultimo romanzo Volevo essere una vedova. Ne parlerà con Lidia Mastroianni

 

Di seguito i romanzi dell’autrice in catalogo Bim, in ordine di pubblicazione.

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Volevo essere una gatta morta, Torino, Einaudi, 2011

“Sono da sempre convinta di una cosa: se fossi nata gatta morta, la mia vita sarebbe stata diversa. La gatta morta è una categoria poco conosciuta, nascosta, silenziosa ma micidiale. Ha pochi pensieri, chiari, semplici. Nessuna dietrologia, nessuna complicazione. Ha una vita serena perché ha un unico scopo: il matrimonio. A diciotto anni ha le idee chiare su tutto ed è in grado di realizzare una cena completa per otto persone con sedici portate. Voi non ne siete capaci? Imparate alla svelta. A venti ha deciso quale sarà l’uomo che sposerà. Magari non è un uomo in carne e ossa ma è comunque la categoria cui appartiene che inizia a prendere di mira: l’avvocato, l’architetto, il notaio, il dottore. Nel frattempo tu stai vivendo dibattuta tra profondi pensieri e insondabili angosce. Devi trovare la tua strada nel mondo, cosa non facile. A volte incontri un uomo che ti piace e allora ce la metti tutta per cercare di conquistarlo. Ti mostri una donna completa, che sa ascoltare. Lo lasci libero di fare le sue scelte, spesso dolorose per te, cerchi di capirlo, di assecondare il suo ego. Sei una buona confidente, una complice, un’amica, stai sbagliando su tutta la linea. Infatti, all’improvviso lui si innamora, ma mai di te. Però ti ringrazia: è merito tuo se ha trovato l’amore. E tu ti arrovelli, ti domandi come abbia fatto un’altra, in cosí poco tempo, a riuscire là dove invece tu hai fallito. Io le ho studiate a fondo e me ne sono fatta un’idea ben precisa. Le gatte morte sono geniali. Dietro la loro apparente passività si nasconde una forza, un’aggressività senza pari. Sono burattinaie che muovono i fili di marionette inconsapevoli. Non c’è niente da fare! Perché gatta morta si nasce, non si diventa. […] “Ora che ho la coscienza pulita per avervi messo in guardia nei confronti della categoria, posso continuare a raccontarvi come le gatte morte hanno rovinato la mia vita. Forse saperlo aiuterà qualcuna di voi” (Chiara Moscardelli).

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La vita non è un film (ma a volte ci somiglia), Torino, Einaudi, 2013

«- Questo mi vuole ammazzare! - È la cosa che mi preoccupa meno. Non ti hanno ucciso due anestesie, un'ulcera al colon, una botta in testa, gli zapatisti, e dire che ti mancano non so quanti pezzi. Anche l'alluce ti ha abbandonata. L'assassino non ce la farà mai...» Torna Chiara, la buffa e un po' impacciata protagonista di “Volevo essere una gatta morta”. E stavolta le sue catastrofiche avventure sentimentali si colorano di una tinta gialla che le rende ancora più avvincenti. Chiara ha una casa tutta per sé, e anche un lavoro, neppure troppo precario, in un'improbabile ditta di cosmetici. Non combatte più con le gatte morte, si è rassegnata a vederle prevalere sempre e comunque. Gli uomini vanno e non vengono, mentre le amiche rimangono le stesse, ingombranti quanto affettuose. Tutto (quasi) normale, insomma, finché qualcuno non comincia a perseguitarla, mandandole lettere sempre più minacciose e penetrando addirittura in casa sua. Un disastro, non fosse che a indagare sul misterioso stalker è il commissario di polizia Patrick Garano: bello e impossibile, pare appena uscito da uno dei film che Chiara guarda e riguarda, sognando a occhi aperti...

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Quando meno te lo aspetti, Firenze, Milano, Giunti, 2015

“Ero cresciuta convinta che la felicità derivasse solo dall’avere o meno un uomo accanto. Come la storia della mela. Nonna Berta la spaccava in due e mi diceva che io ero la metà a destra. «E quell’altra?» le chiedevo indicando la metà a sinistra. «La troverai. Quando meno te lo aspetti.» «E se invece non la trovassi?» a quel punto alzava le spalle e se la mangiava, l’altra metà non la mia.”
Penelope Stregatti, barese, con una nonna cartomante, ha trentasei anni, una laurea, due master in giornalismo e parla cinque lingue. Dei sogni che aveva però non ne ha realizzato neanche uno. Lavora come addetta stampa in una multinazionale di pannolini, la Pimpax Spa, e nel tempo libero scrive test e oroscopi sessuali per «Girl Power», un settimanale femminile. Sogna il grande amore, quello con la A maiuscola, ma incrocia solo uomini in cerca di sesso con la esse minuscola. Con i suoi amici Federico, lo sceneggiatore, Letizia, l’avvocato, e Bianca, l’antiquaria, trascorre le giornate sperando che prima o poi qualcosa di speciale possa accadere. E quando investe con la bicicletta Alberto Ristori, rompendogli una gamba, capisce subito che questo qualcosa è arrivato. Un mese dopo alla Pimpax Spa si presenta un consulente incaricato della ristrutturazione: Riccardo Galanti. Ma Penelope lo riconosce, è Alberto Ristori. Perché si fa chiamare in un altro modo? Perché dice di non averla mai incontrata prima? Chi è veramente quest’uomo così carismatico? Penelope ha paura di lui ma ne è attratta, e quando arriva il momento di decidere se buttarsi o no, lei non si tira indietro, perché la vita è un’avventura e tutto può succedere, quando meno te lo aspetti.

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Volevo solo andare a letto presto, Firenze, Milano, Giunti, 2016

“Dicono che la vita sia una serie di istanti, grandi e piccoli, felici e tristi, e che siano proprio questi istanti a darle forma e significato. Non ci avevo mai creduto molto, ma quel giorno dovetti cambiare idea, quel giorno un solo istante fece scartare i binari. Quel giorno decisi di correre un rischio e scoprire che cosa avrebbe comportato.” Ipocondriaca, ossessiva, maniaca del controllo e sfegatata di telenovelas brasiliane: del resto che cosa aspettarsi dopo un'infanzia trascorsa in un borgo hippy, senza tv, con una mamma fissata con la cristalloterapia, un padre non ben identificato e tanti amici che danzano in giro, spesso senza vestiti? E' comprensibile che a trentacinque anni Agata Trambusti voglia avere il pieno controllo di ogni aspetto della sua vita e detesti qualsiasi fuoriprogramma. Inclusa la pioggia, e quella mattina si è messo a piovere sul serio, mentre in tailleur e chignon Agata varca il cancello di una villa sull'Appia per valutare alcuni quadri che il proprietario vuole mettere all'asta. Ma la pioggia non è niente rispetto a quello che la aspetta: in meno di un minuto la sua tranquilla esistenza si trasforma in un rocambolesco film d'azione, a partire dall'uomo misterioso, terribilmente somigliante a Christian Bale, che le sta improvvisamente alle calcagna. Tra una fuga nei vicoli più sordidi di Barcellona, le minacce di uno strozzino di quartiere e un losco traffico di falsi d'autore, Agata dovrà per una volta dar ragione al suo psicologo e lasciarsi risucchiare dal vortice impazzito degli eventi. E delle emozioni. Perché sarà questa la partita più dura…

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Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, Milano, Giunti, 2018

“Che cosa avrebbe fatto della sua vita ancora non lo sapeva, ma era certa che almeno a Strangolagalli avrebbe avuto un po’ di pace. A questo pensava mentre percorreva le viuzze di quella strana cittadina dalla forma circolare, annusando l’aria familiare, gli odori, riempiendosi gli occhi di immagini a lungo dimenticate. Non aveva idea di quanto si stesse sbagliando…” Superati i quarant’anni un uomo diventa interessante, una donna diventa zitella. Ma Teresa Papavero non se ne cruccia, ha ben altre preoccupazioni. Dopo avere perso l'ennesimo lavoro in circostanze a dir poco surreali decide di tornare a Strangolagalli, borghetto a sud di Roma nonché suo paese nativo, l'unico posto dove ricominciare in tranquillità. E invece la tanto attesa serata romantica con Paolo, conosciuto su Tinder, finisce nel peggiore dei modi: mentre Teresa è in bagno, il ragazzo si butta dal terrazzo. Suicidio? O piuttosto, omicidio? Il maresciallo Nicola Lamonica, il primo ad accorrere sul luogo, è abbastanza confuso al riguardo. Non lo è invece Teresa che, dotata di un intuito fuori del comune, capisce alla prima occhiata che qualcosa non va. Il fatto è che non le crede nessuno. Tantomeno Leonardo Serra, l'affascinante quanto arrogante poliziotto arrivato per indagare sulla morte del giovane. A peggiorare la situazione c’è anche la misteriosa scomparsa di Monica Tonelli, una delle ospiti del B&B che Teresa ha aperto nella casa paterna con la complicità di Gigia, la sua amica del cuore. Tutto il paese è in subbuglio, perché la sparizione della donna viene addirittura annunciata nel famoso programma ''Dove sei?'' e a indagare sulla Tonelli arriva proprio l'inviato di punta, Corrado Zanni. Per Teresa davvero un periodo impegnativo, coinvolta in indagini dai risvolti inaspettati e perseguitata dalle ombre del passato: la scomparsa della madre e il burrascoso rapporto col padre, il noto psichiatra Giovan Battista Papavero. E così, tra affascinanti detective, carabinieri di paese, reporter d'assalto e misteriosi sconosciuti, Teresa si trova risucchiata in una girandola d’intrighi, in un susseguirsi di imprevedibili colpi di scena. Tanto a Strangolagalli non succede mai niente!

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Volevo essere una vedova, Torino, Einaudi, 2019

Torna dopo dieci anni la protagonista di “Volevo essere una gatta morta” in un racconto tutto da ridere. Chiara adesso ha 45 anni ed è ancora single, Com’è potuto accadere? Com’è arrivata a questa età senza sposarsi, fare figli, adeguarsi alla vita che sua madre e le zie, anche quelle degli altri, prevedevano per lei? Per capirlo si racconta, ai lettori e all’analista, ripercorrendo l’ultimo decennio: il trasferimento a Milano, dove sperava di accasarsi e invece ha trovato sciami di gay, il lavoro in una città che per certi versi le è ostile, i disastri sentimentali e il fatto che tutti, ma proprio tutti, persino il dentista o l’ortopedico, continuino a chiederle perché sia sola. Cosí, pur di non essere sottoposta al solito strazio, all’ennesima visita medica decide di spacciarsi per vedova, guadagnandosi uno status finalmente accolto dalla società. Se è vedova, allora qualcuno se l’era presa, anche se poi è morto!

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