Laura Pariani, narrare in uno spazio e in un tempo definiti

luglio 2019

Laura Pariani, nata a Busto Arsizio nel 1951, ha vissuto la sua infanzia nel milanese, a Magnago, in un ambiente ancora in gran parte contadino. Nel 1966 con la madre si reca in Argentina alla ricerca di un nonno, partito quarant’anni prima per motivi politici, e mai più tornato. La breve esperienza di emigrazione la segna profondamente.

Consegue una laurea in filosofia all'Università degli Studi di Milano.

Negli anni Settanta lavora nel campo della pittura, del fumetto e del teatro. Gli anni Ottanta e Novanta sono dedicati all'insegnamento.

Comincia a pubblicare narrativa nel 1993 con Di corno o d'oro (Sellerio). Nel 1997 cambia editore e pubblica La perfezione degli elastici (e del cinema) (Rizzoli ).

Collabora con la sceneggiatura di Così ridevano di Gianni Amelio che nel 1998 conquista il Leone d'Oro al Festival di Venezia.

Nel 1999 pubblica da Rizzoli La signora dei porci. Si dimette dalla scuola e gli anni successivi li dedica alla scrittura. Nel 2005 passa alcuni mesi alla residenza per scrittori di Saoge (Alpi Marittime francesi) dove scrive Tango per una rosa (Casagrande 2005) e altri romanzi di cui Ghiacciofuoco (con Nicola Lecca, Marsilio 2007, Premio Settembrini), Dio non ama i bambini (Einaudi 2007; Premio Rhegium Julii; Premio Anna Maria Ortese) e Milano è una selva oscura (Einaudi 2010). Da quest'ultimo romanzo è stato tratto uno spettacolo di letture, musica dal vivo del gruppo Le Malecorde e tredici brevi video con protagonisti dei burattini (a cura di Laura Pariani, Greta Rosso e Nicola Fantini).

Le opere più recenti sono i romanzi La valle delle donne lupo (Einaudi 2011), Nostra Signora degli scorpioni (con Nicola Fantini, Sellerio 2014), Questo viaggio chiamavamo amore (Einaudi 2015), Che Guevara aveva un Gallo (con Nicola Fantini, Sellerio 2016), «Domani è un altro giorno» disse Rossella O'Hara (Einaudi 2017), Di ferro e d'acciaio (NN Editore 2018). Il suo ultimo romanzo è Il gioco di Santa Oca (La nave di Teseo 2019).

La sua favola musicale Büs d'l'Orchéra Tour ha fatto da prologo, il 5 giugno 2011, all'edizione annuale del Ravenna Festival. Con quest'ultima opera Laura Pariani conferma la sua speciale predilezione per Dante Alighieri che spesso appare nelle sue opere nella figura di un “viaggiatore”: nel racconto Que viene el coco (1997) in una Milano del futuro; nel romanzo Milano è una selva oscura (2010) nella Milano del 1969; nella favola musicale Büs d'l'Orchéra Tour (2011) sul lago d'Orta ai nostri giorni.

Da anni ha posto il lago di Orta non come semplice sfondo ma come protagonista di molte sue opere: il racconto Hortus, (peQuod 2000Sehnsucht nach Orta (Beck, Munchen 2002); i racconti di I pesci nel letto (Alet 2006); l'opera musicale Bus dl'Orchéra Tour (Ravenna Festival 2011), pubblicata col titolo Per me si va nella grotta oscura. È tradotta in molte lingue.

Ha collaborato nel corso del tempo a vari giornali e riviste: La Stampa, Avvenire, Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore.

Laura Pariani fin dalle sue opere giovanili manifesta il suo impegno femminista che continua nelle sue opere più recenti degli anni Duemila. Racconta storie di donne e del passaggio di memorie da una generazione all’altra (La signora dei porci 1999, Quando Dio ballava il Tango 2002 e La valle delle donne lupo 2011). La sua prosa è arricchita da espressioni locali: il lombardo, lo spagnolo degli emigrati italiani in Sudamerica, il milanese letterario ottocentesco.

Altre tematiche ricorrenti nei suoi scritti sono l’immigrazione italiana in Sudamerica dall’Ottocento e la vita e le opere di grandi figure di scrittori.

 

Martedì 9 luglio 2019 alle ore 21, presso la Biblioteca comunale a Imola, Laura Pariani presenterà il suo ultimo romanzo Il giorno di Santa Oca. Ne parlerà con la giornalista Annarita Briganti.

 

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Di corno o d'oro, Palermo, Sellerio, 1993

Ci sono due porte che si aprono sui nostri sogni: quella d'oro è la più splendente ma porta sogni falsi e sviati; quella di corno è più dimessa ma i suoi sogni sono veri. “Di corno o d’oro” è una raccolta di nove racconti che illuminano la vita contadina e piccolo-borghese dell'Italia tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. «Le date, per me, sono essenziali per costruire i miei personaggi, che non vivono dovunque e sempre. Come lettore, io trovo vuoto e piatto un certo modo di raccontare, i cui personaggi potrebbero esistere da qualsiasi parte, a New York come a Milano, in una condizione più teorica che reale. Per me - per me scrittore intendo - non è così. Io devo vedere i miei personaggi in uno spazio e in un tempo precisi, altrimenti non riesco a trovare il loro spessore e la loro voce - e con il termine 'voce' non voglio dire solo le loro parole o il loro fraseggiare, ma anche la loro coscienza e il suono dei loro pensieri, che vive ed è immerso in un periodo determinato (la fine dell'Ottocento) e in un ambiente specifico (la valle del Ticino a quell'epoca)…

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La spada e la luna: quattordici notturni, Palermo, Sellerio, 1995

«Garcilaso de la Vega, Miguel de Saavedra detto Cervantes e William Shakespeare, scomparvero contemporaneamente la notte tra il 22 e il 23 aprile 1616. Sulla loro tomba si legge l'identica iscrizione: “Buon amico, per amor di Dio, non frugare tra la polvere qui racchiusa”». “La spada e la luna” è il romanzo della vita di Garcilaso: o meglio, il racconto possibile dell'anima di Garcilaso, «paloma ostinata» che torna sempre da dove era partita.

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La perfezione degli elastici (e del cinema), Milano, Rizzoli, 1997

Nove memorabili racconti, suddivisi in tre blocchi, dove i personaggi, tra finzione dello schermo e finzione della pagina, danno vita a un quotidiano teatro degli eventi, che l’autrice anima impiegando il dialetto lombardo della valle del Ticino. Nella prima sezione del libro, “Trasposizioni”, si compie un'operazione inversa: dal film al racconto, trasferendo temi e personaggi, pur nello spirito del testo, in un mondo narrativo particolare, quello di un "profondo nord" selvatico e aspro. Nella seconda sezione, “Ombre”, i racconti nascono dal fascino ambiguo di certi personaggi cinematografici. In questo caso la bellezza di Louise Brooks, i toni ribelli di James Dean, il carattere beckettiano dell'ultimo Buster Keaton diventano maschere, dietro le quali la mente dello spettatore parte alla ricerca del proprio introvabile io. “Nostalgie”, la terza sezione, ricrea l'atmosfera del cinema anni Cinquanta, il piacere dell'identificazione coi gesti degli attori: gli slanci dell'acrobatico Weissmuller e i rituali dell'ordine del grasso Ollio.

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La signora dei porci, Milano, Rizzoli, 1999

A Magnàgu, paesino dell’alto milanese, coperto di neve nei lunghi mesi invernali, nella seconda metà del Cinquecento, protagonisti due dipinti con i rispettivi pittori e due modelle: la prima, una misteriosa Signora di cui non si osa parlare; la seconda, una giovane contadina annegata in un acquitrino della brughiera. La sfrenatezza della festa dei Santi innocenti, il 28 dicembre 1561, fa esplodere rancori covati per anni, riportando alla luce pratiche magiche di cui sono vittime i due pittori e che mandano tre donne della famiglia Giulàj davanti all'Inquisitore. Un romanzo, opera corale, ha al centro il potere delle parole: quelle magiche, capaci di devastare e spezzare il filo della vita, quelle della Bibbia che gli esseri umani non sanno più interpretare, quelle delle favole che consolano i bambini e permettono agli adulti di spiegarsi la propria infelicità.

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Il paese delle vocali, Bellinzona, Casagrande, 2000

Argentina, oggi. Una nonna e le sue nipoti aprono un baule in soffitta e vi trovano un vecchio libretto italiano intitolato “Abbecedario”. Contiene una storia più vera che inventata, quella di una giovanissima maestra che alla fine dell’Ottocento approda, da Milano a Malnisciola, in un paesino lombardo abbandonato da Dio e dagli uomini, abitato da contadini-servi comandati da un solo padrone. La signorina Sirena Barberis nonostante la miseria, l’ignoranza e l’ottusità religiosa, sostenuta dal desiderio di insegnare, riesce a trasmettere a quei ragazzini selvaggi il senso profondo delle parole e il suono delle vocali. Il romanzo offre un originale tessuto linguistico: nella trama di un italiano parlato s’intrecciano intarsi dialettali arcaici comprensibili a ogni lettore.

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Quando Dio ballava il tango, Milano, Rizzoli, 2002

Un grande affresco argentino, con due brevi episodi cileni, che attraversa il secolo scorso: gli scioperi della Patagonia negli anni Venti, la mattanza degli indios, il terrore della giunta militare, la morte di Evita, i mondiali del 1978, il tracollo economico del 2001. Al centro del racconto la memoria di grandi vecchie che ricercano qualcuno disposto a raccogliere le loro storie. Un romanzo di emigrazione, vista dalla parte delle donne. Storie di sradicamento che viene dal vivere in una terra dove non si è nati, parlando un’altra lingua con un accento mai perfetto, quasi che, invece di appartenere a due paesi, non si appartenesse a nessuno.

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L'uovo di Gertrudina, Milano, Rizzoli, 2003

“L’uovo di Gertrudina” racconta sei storie di suore, di corpi lasciati invecchiare senza il sollievo di una carezza, di filastrocche cantate come fossero litanie di un altro mondo. Storie di donne di ieri e di oggi, dei oro silenzi e delle loro grida di dolore, delle parole frenetiche e terribili, come quelle che si levano nel secentesco convento del Santo Sepolcro di Tradate dove la crudeltà di una gelosia maschile si spinge fino al delitto e dove i cuori delle consorelle di Antonia Pusterla non concedono pietà. Silenzi, prima di tutto; come nella sconcertante decisione di suor Assunta di non parlare più o quando suor Alice Domon, in una tetra cella a Buenos Aires, durante il periodo più feroce della dittatura, si trova di fronte "el Cuervo", il suo torturatore. Storie di silenzi e di voci, grida di dolore e assoluta libertà, portate come dal vento attraverso il tempo e i continenti.

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La straduzione, Milano, Rizzoli, 2004

Lo scrittore Witold Gombrowicz era arrivato a Buenos Aires, per un breve soggiorno, nei giorni prima dell'invasione della Polonia da parte di Hitler. Witold riesce a fuggire all’ultimo momento ed esule volontario cerca la propria libertà nella ricca Argentina di quegli anni. Intorno a lui l’ascesa al potere di Peron, il rifiuto del circolo intellettuale di Borges e di Bioy Casares, la diffidenza di arcigne affittacamere, la fame placata a funerali di sconosciuti ma anche l’amicizia con pizzaioli, sartine, lustrascarpe, vagabondi, ragazzi di vita e un giovane immigrato italiano, Mattia che sogna di divenire un famoso pugile. Witold e Mattia hanno dei sogni, uno ditradurre il suo "Ferdydurke" in una lingua che non padroneggia e l’altro di diventare un pugile famoso.

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Tango per una rosa, Bellinzona, Casagrande, 2005

Antoine de Saint-Exupéry si risveglia a bordo di una corriera surreale, circondato da soldati conciati piuttosto male. Non riesce a ricordare come sia finito lì. Gli gira la testa, si sente a pezzi: sono i postumi di una sbronza? Prova il desiderio di scrivere una lettera a Consuelo, la moglie rimasta in America mentre lui combatte la seconda guerra mondiale nell'aviazione francese. Laura Pariani racconta la storia d'amore tra l'autore del "Piccolo Principe" e Consuelo Suncin, lui aviatore errante nei cieli di mezzo mondo, lei sensuale, fragile e fortissima come una rosa, in un racconto che è anche un tango, con quel ritmo spezzato e quella passione e malinconia che rende irresistibile la musica argentina.

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I pesci nel letto, Padova, Alet, 2006

Quattro racconti intorno a un piccolo lago, il Cusio, nell’Alto Piemonte. Nel Racconto “I pesci nel letto”, per la piccola Laura il lago è lo specchio da attraversare il mondo pauroso delle favole e i segreti sussurrati a bassa voce dagli adulti. Ne “Il camminate”, l’acqua e l’isola sono la meta di un viaggio di espiazione che dura tutta una vita. Ne “La sorella Dindò” il lago è scelta volontaria di una vita appartata in cui far crescere dentro di sé la visione dei lati oscuri del mondo. In “Qui si dorme mica” il Cusio è visto dall’alto muretto del cimitero di Orta, in cui una donna e i suoi due gemelli, morti il giorno della loro nascita, si cercano nel buio, parlando per non dimenticare. Alle parole dell’autrice si sono accompagnati per la prima volta anche i suoi disegni.

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Dio non ama i bambini, Torino, Einaudi, 2007

Buenos Aires all'inizio del Novecento è una grande città in crescita tumultuosa. Per molti immigrati “è come quando si sta in prigione e ti manca l'aria; solo che qui la gabbia è fatta di troppe strade, di case troppo affollate, di rogge puzzolenti di acque luride”. C'è un assassino che si aggira per la città, e che per anni, impunito, fa strage d’innocenti. Le vittime sono soprattutto i figli degli italiani che vivono nei conventillos in condizioni di assoluta povertà. Ragazzini abbandonati a se stessi, ninos de calle i cui sogni sono destinati a spegnersi nella rabbia giorno dopo giorno. Chi può volerli morti? La verità sta sotto gli occhi di tutti ma nessuno la sa vedere. Possono intuirla solo gli stessi bambini, perché quella verità, forse, si muove all'altezza dei loro occhi.

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Ghiacciofuoco, Venezia, Marsilio, 2007

Laura Pariani e Nicola Lecca scrivono questo romanzo inaugurando un genere di scrittura nuova e stimolante. Il termometro segna 16 gradi sotto lo zero quando Nicola Lecca scrive a Laura Pariani un'email da Reykjavik. Nicola Lecca vive in Scandinavia: ama il silenzio asettico di quei paesaggi, la calma polare del buio perenne, la timidezza infinita delle persone. Laura, invece, che abita in Argentina, preferisce i colori accesi dei mercati sudamericani, il caos felice delle capitali andine, la passionalità del Tango e quella delle menti. Nello stesso momento, molto lontani fra loro, i due scrittori si accorgono di vivere esperienze opposte e di giorno in giorno continuano a raccontarsele. Nasce così "Ghiacciofuoco" e il desiderio di ritrarre la figura della donna in contesti geografici fra loro agli antipodi: il contrasto tra il Nord e Sud del mondo. Nascono sette storie, a ognuna delle quali, contrariamente a quanto accade di solito, non lavorano insieme, ma scrivono due diversi testi.

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Milano è una selva oscura, Torino, Einaudi, 2010

Il Dante ha settant'anni ed è uno specialista nell'arte della fuga. Cresciuto a pane e classici, ha anche gestito una libreria antiquaria prima di sbandare e diventare un barbone. Adesso vagabonda per la sua Milano, in esilio come il grande poeta da cui ha preso il soprannome. Passin passetto, insieme a un cane randagio, attraversa gironi abitati da studenti in sciopero, lattai anarchici, operai disoccupati, pensionati obnubilati dalla «sgagnòsa». Alla fine, in un giorno cruciale del 1969, arriva proprio dove batte il cuore della città, nel punto in cui tutte le strade che ha percorso nella sua «vita camminante» s'incontrano.

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La valle delle donne lupo, Torino, Einaudi, 2011

Come riassumere quello che nei mondi chiusi ci si aspetta da una donna? «Vivere da morta. Patire da muta. Obbedire da cieca. Amare da vergine». E che farne allora di quelle diverse che allignano nel paese come erbe cattive: mancine, strabiche, albine, o troppo fantasiose, o semplicemente «affette dal morbo della malinconia»? Tra le storie sepolte nell'oblio, in una valle dell'Alto Piemonte, c'è quella del «prato delle Balenghe». A raccontarla è rimasta solo Fenísia C, «la stría, la pelamorti, la Lupa», vecchia di tanti inverni, che guarda il cimitero fuori dalla finestra e parla di donne e di streghe, di ribellioni e condanne, con la certezza «di essere transitata in questa lagrimarumvalle per provare che è sempre possibile andare controcorrente».

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Questo viaggio chiamavamo amore, Torino, Einaudi, 2015

Un intensissimo romanzo su Dino Campana, negli anni di reclusione nel cronicario di Castel Pulci. Al centro la follia, il genio, il viaggio (mai provato) del poeta in Argentina. Nel 1907 Dino Campana fugge da Marradi alla volta di Montevideo e poi dell’Argentina. Dato che di quel viaggio non esistono fonti certe, Laura Pariani ipotizza un percorso che dalle rive del Paraná lo porta ai bordelli di Rosario fino ai cantieri ferroviari di Bahía Blanca. Come succederà mezzo secolo dopo al giovanissimo Che Guevara partito a conquistare il mondo su una motocicletta, per il ventenne Dino il vagabondaggio attraverso il Sudamerica, a piedi o su mezzi di fortuna, sarà un’occasione per conoscersi e sentire «con delizia l’uomo nuovo nascere». Una ventina d’anni dopo, durante la reclusione a Castel Pulci, le domande dello psichiatra Carlo Pariani innescano nel poeta vivide memorie, lettere o telefonate mentali a compagni di viaggio, resoconti di ubriacature e feste selvagge nella pampa, in mezzo a una «natura ineffabilmente dolce e terribile».

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Che Guevara aveva un gallo, Palermo, Sellerio, 2016

Nel romanzo di Laura Pariani e Nicola Fantini i protagonisti Beppe e Mirella Isnaghi, una collaudata coppia di sessantenni, partono alla ricerca del figlio Adriano di cui si sono perse le tracce in Paraguay. Accompagnati da Invención, un’abilissima guardia del corpo che li protegge, finiscono per introdursi nell’anima di un paese sterminato, dalla natura implacabile e dalla storia crudele. In forma di avventura sotto la minaccia di un occulto occhio scrutatore, di libro di viaggio e di romanzo che affonda nella realtà politico sociale, Che Guevara aveva un gallo è un’intensa indagine morale nella storia di un paese appartato e ignoto che offre l’immagine frantumata dei nostri tempi.

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Domani è un altro giorno disse Rossella O'Hara, Torino, Einaudi, 2017

Nei soffocanti anni Cinquanta, ribelle a ogni regola, la piccola protagonista ricrea e racconta la sua vita, la famiglia, l'epica lotta coi Tarati, le chiacchiere femminine in un cortile grandguignolesco, le fantasie sul sesso e l'amore, gli abusi dei Grandi. Uniche boccate d'aria pura, i libri e i film, ma anche i fotoromanzi, i fumetti, e il giradischi di Zia Giovane. E un giorno decide di vendicare i torti a modo suo... Pace è una parola che la Bambina non concepisce. La sente usare qualche volta a scuola «quando la Maestra ordina: “Fate la pace” […]. Macché pace. Le Bambine sono fatte per la Guerra». Con questo spirito battagliero e dissacrante, la Bambina affronta il mondo dei Grandi. Dalla sua stanno straordinari insegnanti: le scene dei baci di Via col vento le fanno intuire i misteri dell’anatomia, una pila di «Grand Hotel» le apre gli occhi sulla metafisica, I ragazzi della via Paal le rivelano i trucchi della strategia, le canzoni di Fred Buscaglione le mostrano i meccanismi sociologici degli anni Cinquanta. Alla fine, nel momento di traversare la linea d’ombra dell’infanzia, quando le si chiede di rinunciare ai sogni, la Bambina decide di disobbedire infilandosi «scarpette rosse».

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Di ferro e d'acciaio, Milano, NNE, 2018

L'operatrice h478 ha l'incarico di sorvegliare il soggetto-23.017, una donna vestita di nero che si aggira per la Città in cerca del figlio, scomparso in circostanze a lei ignote. L'operatrice sa che il ragazzo è in carcere per attività sovversive, e segue su un monitor questa madre incredula aggirarsi instancabile nonostante divieti, barriere e continui dinieghi. Piano piano, la forza di quell'amore materno smuove qualcosa nell'animo dell'operatrice, così come le parole del ragazzo hanno scosso l'animo indifferente di altre donne, che in coro raccontano questa storia ambientata in un passato prossimo venturo, dove i nomi sono stati eliminati e le parole chirurgicamente rimosse per cancellare memoria, speranza e passione.

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Il gioco di Santa Oca, Milano, La nave di Teseo, 2019

Autunno 1652. Un pugno di uomini, stanchi di subire le angherie dei nobili e dei soldati che razziano i paesi della brughiera lombarda, si raccoglie intorno a Bonaventura Mangiaterra, un capopopolo che affascina i suoi compagni con la Bella Parola, una versione personale e ribelle delle storie della Bibbia. Bonaventura diventa presto una leggenda tra i contadini e i poveri: ha carisma, saggezza e una lingua sciolta con cui predica la libertà, in breve la sua banda cresce di numero e forza, minacciando il potere costituito. Per fermare la rivolta, l’Inquisizione e i nobili della zona schierano spie e un esercito poderoso, ma quando riusciranno ad arrivare a Bonaventura, una sorpresa metterà in discussione tutte le loro certezze. Vent’anni dopo, la cantastorie Pùlvara ripercorre le stesse brughiere che hanno vissuto l’epopea di Bonaventura e della sua banda. La donna si era unita in gioventù a quegli uomini valorosi travestendosi da maschio e ora, in cambio di ospitalità, racconta ai contadini le loro imprese. Mano a mano che quelle gesta eroiche rivivono nelle sue parole, Pùlvara si avvicina sempre di più, come in un gioco che diventa reale, al mistero della vita di Bonaventura Mangiaterra. Un romanzo di ribellione e libertà, la storia di un sogno di giustizia e di una donna coraggiosa.

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