Racconti di viaggi

agosto 2019

Agosto, tempo di vacanze e partenze, ma anche di ozio e riposo.

La Biblioteca comunale di Imola dedica, quest’anno, un percorso di lettura ai racconti di viaggi. A metà strada tra la guida turistica e l’annotazione diaristica, questa particolare tipologia letteraria fonde alla dettagliata descrizione dei luoghi il resoconto dell’esperienza del viaggio. Condotto con uno sguardo che trascende il mero andar da villeggianti e si avvicina più a quello del documentarista e del curioso esploratore, ogni libro diventa al contempo una testimonianza importante di un pezzetto di mondo e un momento di lettura assolutamente amabile. Che si parta per l’Europa, l’America o l’estremo oriente, ci si imbatta in ghiacciai, venti o corsi d’acqua, si attraversino città o ampi spazi di natura incontaminata, a tutto il popolo lettore… buona estate!

 

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Ivo Andrić, In volo sopra il mare e altre storie di viaggio, Udine, Bottega errante edizioni, stampa 2017

Ivo Andri? fu un grande viaggiatore. Il suo vagabondare attento e curioso coprì larga parte dell'Europa e alcuni paesi dell'Estremo Oriente. Da questi scritti esce una visione profonda della sua terra, allora ancora Jugoslavia, delle nostre radici europee e del secolo da lui attraversato, il Novecento. Sono impressioni raccolte dal finestrino di un treno in corsa, da un solitario alloggio o da una passeggiata nella natura; riflessioni sui luoghi, la loro storia e i loro abitanti, dalla Spagna al Portogallo, fino all'Egitto e al lontano Nord, da Bursa a Belgrado, fino alla Bosnia e alla città di Sarajevo.

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António Lobo Antunes et al., Portogallo, Milano, Iperborea, 2019

Per raccontare il Portogallo contemporaneo bisogna sapere qualcosa della sua storia: prendiamo in prestito le parole dell'autore portoghese Nuno Artur Silva, che racconta come il suo paese stia cercando di scrollarsi di dosso un polveroso passato andando incontro a un rinnovamento la cui portata si sta solo cominciando a intravedere. Roberto Francavilla scrive del passato coloniale del Portogallo, un capitolo imprescindibile della sua storia talvolta difficile da affrontare per i portoghesi, che ha dato origine a una società multiforme e ad alcuni dei fenomeni culturali più interessanti. Uno di questi è la musica nata sotto l'influenza delle sonorità delle ex colonie: Alexandra Klobouk ci accompagna in un viaggio nella notte lisboeta, popolata da musica e danze afro-portoghesi, con un reportage affiancato dalle sue coloratissime illustrazioni. Rimanendo a Lisbona, la penna ironica di António Lobo Antunes narra in maniera tragicomica i luoghi comuni della società portoghese, facendoci sorridere e strabuzzare gli occhi. Lisbona è lo specchio del cambiamento che ha caratterizzato il Portogallo negli ultimi anni: da più grande supermercato di eroina d'Europa, a vittima della crisi, a promulgatore di una delle leggi più progressiste in materia di tossicodipendenze, descritta dalla scrittrice e giornalista Susana Ferreira. […]

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Mauro Buffa, Sotto il cielo dell'Australia: tra città e deserti del continente down under, Portogruaro, Ediciclo, 2018

L'Australia è una meta ambita, miraggio, per i giovani europei e asiatici, di una società accogliente e ricca di opportunità. Eppure questo continente è ancora poco conosciuto. Mauro Buffa intraprende un viaggio lento, condotto con mezzi semplici, per dialogare con l'ambiente e con le persone. Attraversa il Nullarbor Plain, uno dei più vasti deserti australiani, a bordo dell'Indian Pacific, il treno che va dall'oceano Indiano all'oceano Pacifico, percorrendo la seconda ferrovia più lunga del mondo dopo la Transiberiana. Approda nelle grandi città dove incontra emigranti di ieri e giovani lavoratori di oggi in cerca di un'alternativa alla crisi europea. Riparte lungo la costa sugli autobus di linea (Greyhound Australia) attraversando cittadine anonime dove si comprende il concetto di no culture land e infine arriva nel red centre del continente a Uluru, il luogo simbolo sacro agli aborigeni. Conclude il viaggio a Melbourne dove tira le somme riflettendo su quanto visto e vissuto: un continente rosso con un'anima sfaccettata, ora selvaggia, ora innovativa.

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Nancy Campbell, La biblioteca del ghiaccio: letture dal freddo, Milano, Bompiani Overlook, 2019

Dal museo più a nord del mondo – a Upernavik in Groenlandia – al Gabinetto Disegni e Stampe del British Museum, passando per le case del ghiaccio di Calcutta e le collezioni del Museo Archeologico dell'Alto Adige, Nancy Campbell viaggia attraverso le remote comunità artiche e gli archivi di tutta Europa per esplorare il ghiaccio in tutti i suoi aspetti. Esamina il suo impatto sulle nostre vite, sull'ambiente e sul paesaggio, la sua composizione, il suo significato per la scienza e per l'arte, il suo ruolo nel preservare la nostra storia, in un momento in cui l'esistenza stessa del ghiaccio è minacciata dal cambiamento climatico. Un'avventura personalissima nel mondo del ghiaccio alla scoperta dei suoi misteri, del suo linguaggio e delle risposte che è in grado di offrirci prima di sparire.

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Paolo Cognetti , New York è una finestra senza tende, Roma, Bari, Laterza, 2017

«La prima guglia sparata in cielo, il primo marciapiede gremito, il colore della pelle del primo incontro. Il primo odore inatteso, che per qualcuno è di oceano, o di carne arrostita, o di zucchero a velo, o di ruggine e foglie marce, anche se quello che sta marcendo è legno, cemento, ferro, mattoni, perché l’intera città sembra attaccata dalla ruggine e dalla muffa. Sono inaspettati anche i colori. Non il bagliore freddo del vetro e dell’acciaio, ma le tonalità pastello del rosso, dell’arancio, del marrone. La sorpresa di sbarcare nel Nuovo Mondo e scoprire una città vecchia: non come sono vecchie quelle europee, che sono vecchie come monumenti, ma vecchia come una fabbrica abbandonata, o una casa di famiglia, o gli edifici ferroviari che si vedono appena fuori dalle stazioni, o i luna park in disuso.» «Questo libro è frutto di diversi viaggi a New York. Il risultato è una mappa ottenuta per accumulazione di appunti – piena di buchi, libri che non ho letto, posti che non ho visitato. Del resto, se scrivere una guida sulla città più raccontata al mondo ha un senso, l’unico senso possibile è che sia incompleta, particolare e mia.»

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Don George e Janine Eberle, Come diventare scrittore di viaggio, Torino, EDT, 2018

Ricca di consigli, questa guida pratica è utile per chiunque sogni di trasformare la sua passione per il viaggio in una occupazione redditizia. Scoprite come... Confezionare un appassionante racconto di viaggio. Fare ricerche prima di partire e lungo la strada. Pubblicare articoli con la vostra firma (e farvi anche pagare). Arricchire i vostri pezzi con immagini di qualità. Utilizzare risorse online e offline e individuare aziende e organizzazioni del settore. Suggerimenti e informazioni da scrittori affermati, editor e agenti.

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Riccardo Finelli, Il cammino dell'acqua: a piedi da Milano a Roma lungo il corso dimenticato dei fiumi, Milano, Sperling & Kupfer, 2017

Cosa spinge un uomo a riempire uno zaino e percorrere a piedi quasi novecento chilometri da Milano a Roma? Sulle spalle l'essenziale, davanti nessun sentiero, nessun compagno, nessuna prenotazione, affidandosi all'antica leggerezza del viandante. Dopo anni di itinerari predefiniti, Riccardo Finelli ha deciso di uscire dalle strade battute e tracciare il proprio cammino, seguendo una via dimenticata: il corso dei fiumi, che un tempo muovevano uomini, merci e mulini, e oggi scorrono pigri e abbandonati. Dal Naviglio Pavese al Tevere, passando per il Po, il Trebbia e l'Elsa riaffiora un'Italia di piccoli centri e borghi arroccati, malinconica, generosa e accogliente. Ne fanno parte Alessio, che tiene faticosamente in piedi l'oasi di Alviano; Lino, erede di una generazione di barcaioli che parla ancora la grammatica dell'acqua; o Francesca, che ogni giorno si muove sulle sponde che uniscono Lunigiana e Garfagnana. Ma un viaggio è fatto soprattutto di osservazione lenta e minuziosa, lunghi silenzi, sospensione di giudizio. In questo spazio di solitudine e libertà, emerge la vera vocazione del camminatore: non raggiungere la meta ma esplorare la strada, riscoprire località cancellate dalle mappe, prendersi il piacere di deviare verso la bellezza insospettata dell'ordinario. In questo libro, Finelli ci invita a seguirlo e a ritrovare quell'istinto vagabondo e transumante che per millenni ha accompagnato l'umanità.

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Luigi Forte, Berlino città d'altri: il turismo intellettuale nella Repubblica di Weimar, Vicenza, Pozza, 2018

Chiunque si aggiri oggi per le strade di Berlino scorge una città cosmopolita che a ogni passo si svela come uno strabiliante laboratorio di futuro. Certo, essa è anche un sito archeologico della modernità e delle sue tragedie. I fantasmi di un tempo riemergono con i loro nomi altisonanti, dal Reichstag al Brandenburger Tor, o con le memorie inestinguibili del quartiere ebraico, lo Scheunenviertel. Tuttavia Berlino continua a essere, come diceva il critico d’arte Karl Scheffler all’inizio del Novecento, una città destinata a diventare, mai a essere. Le pagine di questo libro muovono dall’inizio di questo destino, dai primi decenni del Novecento in cui scrittori, artisti, intellettuali stranieri accorrono a Berlino e la trasformano nella metropoli weimariana che ospita e stimola grandi esperienze creative, il luogo d’incontro di sensibilità molto diverse, la scena su cui si proiettano esperienze contrastanti, un milieu di fantasie e utopie raccolte per le strade d’Europa. Attraverso una narrazione che rivisita ogni genere letterario, dai romanzi agli epistolari, dalle poesie ai racconti, dalle riflessioni teoriche e filosofiche ai reportage, dal bozzetto all’elzeviro, Luigi Forte mostra l’affascinante mescolanza di impressioni, testimonianze, immagini, sensazioni sedimentate che fanno della Berlino di quegli anni una città d’altri. Da Kafka a Robert Walser, da Roth a von Rezzori, da Crevel e Giraudoux a Auden e Isherwood, da Wolfe agli emigré russi Belyj, Šklovskij, Nabokov e Pasternak, fino a Marinetti e Pirandello, Berlino emerge in questa ricostruzione non solo come il simbolo problematico e affascinante di una modernità senza confini, ma anche e soprattutto come lo spazio di una nuova cultura a cui inconsapevolmente contribuirono le voci così eterogenee dei molti scrittori europei. Dall’immagine cangiante della metropoli tedesca traspare così il volto di quell’Europa che tentò invano di contrapporre all’apocalisse incombente la voce ormai fievole della ragione e della parola rigeneratrice.

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Marco Grippa, Pamir express: viaggio in Asia centrale, Faenza, Polaris, 2017

Oltre le sponde orientali del mar Caspio, se si prosegue verso est, si apre una steppa desertica, arida, apparentemente sconfinata. Si può pensare che quello sia l'infinito. Ma continuando a spingersi verso est quella pista nel deserto, sempre dritta e monotona, a un certo punto, quando meno te lo aspetti, inizia improvvisamente a salire. E quando decide di farlo, lo fa sul serio. E un cambiamento netto, brusco, che non lascia agli occhi il tempo di abituarsi. La pianura polverosa dissolve in fretta in un lontano ricordo. La strada s'inerpica in valli sempre più anguste, attraversa fiumi e scollina passi. Continua a salire. L'aria diventa sempre più blu e leggera. La sabbia arroventata dal sole svanisce, al suo posto appaiono lingue di ghiaccio che scendono da montagne vertiginose. I volti delle persone si fanno scuri, solcati da profonde rughe nere e incorniciati da lunghe barbe bianche. Gli occhi però sono a mandorla perché, anche se non sembra, si è già quasi alle porte dell'Oriente. Dal Tagikistan al Kirghizistan, sulle orme di Marco Polo. Uno zaino in spalla, un visto sul passaporto e nessun piano anticipato. Un viaggio di tappe senza fine su mezzi di fortuna, lungo il confine afgano e poi attraverso i monti del Pamir, inseguendo panorami selvaggi su altipiani a 4000 metri d'altitudine, tra bufere di neve e tazze di tè nelle case di fango o nelle tende nomadi. La strada del Pamir, lunga e sottile, desolata e struggente, accompagnata dal sorriso e dal calore della gente degli "stan".

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Jacek Hugo-Bader, I diari della Kolyma, Rovereto, Keller, 2018

Dall'autore di Febbre bianca (Keller) arriva I diari della Kolyma, viaggio in una delle ultime badland rimaste al mondo, un luogo pieno di fantasmi, gulag e sopravvissuti, radunatisi tutti - sembra - lungo i 2000 chilometri dell'autostrada della Kolyma. Bader ascolta e ci riporta gli incantevoli, talvolta devastanti, racconti che hanno condotto i suoi "compagni di viaggio" in questa terra "benedetta". Ne scaturisce un libro sui discendenti dei prigionieri che riescono a malapena a vivere, sui truffatori, i veterani, i commercianti di ferro, i politici corrotti e la criminalità organizzata... Le storie narrano di studiosi che ora sopravvivono andando alla ricerca di funghi e bacche, di scultori che raccolgono le teste sparse delle statue di Lenin, di minatori che scavano nelle fosse comuni cercando oro e di tutti i tossicodipendenti, i condannati, gli eroi decaduti e anche degli sportivi che, in fuga da tutto, finiscono nella regione più remota della Russia [siberiana] e forse del mondo...

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Nick Hunt, Dove soffiano i venti selvaggi: un viaggio all'inseguimento di Helm, Bora, Föhn e Mistral; Vicenza, Pozza, 2018

Il viaggio sulle tracce del vento di Nick Hunt parte dai Pennines, la colonna vertebrale dell'Inghilterra, mentre insegue l'Helm, un vento negativo che geme e ulula e che nasce in Cumbria dal Cross Fell, il monte più alto della catena. Nell'Europa meridionale segue la Bora, un amaro vento del nord che soffia da Trieste attraverso la Slovenia e lungo la costa croata. La sua caccia al Föhn che «mangia la neve» diventa un viaggio serpeggiante di euforia e disperazione attraverso le valli alpine della Svizzera, mentre il suo ultimo itinerario traccia un antico cammino di pellegrini nel sud della Francia sulle tracce del Mistral - il vento di follia che ha animato e tormentato Vincent Van Gogh. Questi sono viaggi nel vento selvaggio, ma anche nei paesaggi selvaggi e tra le persone che li abitano - un vasto gruppo di meteorologi, cacciatori di tempeste, uomini di montagna, eccentrici appassionati di vento, marinai e pastori. Presto, Nick si ritrova portato avanti dalle stesse forze che sta inseguendo, attraverso la pioggia, le bufere di neve e le tempeste ululanti. Perché, dove sono i venti selvaggi, ci sono anche miti e leggende, storia e folklore, scienza e superstizione - e occasionalmente cabine di montagna remote piene di sottaceti, salumi e alcolici fatti in casa.

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Navid Kermani, Stato di emergenza: viaggi in un mondo inquieto, Rovereto , Keller, 2019

Dal Cairo al Cairo passando per il subcontinente indiano, il Pakistan, l'Afghanistan, l'Iran, l'Iraq e il Mediterraneo orientale tra Siria, Palestina e Israele. Dieci viaggi. Kermani propone una sintesi di grande spessore culturale e umano di un mondo in tensione, sconosciuto ai più. Una ricca e complessa rete di situazioni, società, aspirazioni, movimenti, economie e relazioni che hanno segnato il passato, si proiettano nel futuro e oggi vivono sotto l'orizzonte del nostro sguardo poco attento. Eccolo raccontare il Kashmir tra bellezze naturali, guerra latente e fuga di etnie, eccolo tra i sufi del Pakistan o nell'India piena di contraddizioni con una crescita economica vertiginosa cui fanno da contraltare le richieste di giustizia dei senzaterra e il montare dell'intolleranza. Lo sguardo acuto di Kermani, la sua compassione, la grande conoscenza di mondo islamico e cultura occidentale, del misticismo e delle connessioni storiche tra popoli e civiltà solo apparentemente lontane, così come la qualità letteraria della sua scrittura lo rendono una delle voci più autorevoli e utili di questo periodo storico.

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Leon Ray Livingston, Coast to coast con Jack London, Milano, 1000eunanotte, 2018

"Coast to coast con Jack London" documenta il viaggio attraverso l'America del re dei vagabondi ("hobo") americani, Leon Ray Livingston, insieme all'autore di "Zanna Bianca". La strana coppia attraversa un'America in crisi economica, popolata da diseredati, ferrovieri corrotti, venditori di elisir, impavidi sceriffi, vedove dal cuore grande, banditi.

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Paolo Martini, Bambole di pietra: la leggenda delle Dolomiti, Vicenza, Pozza, 2018

Nella seconda metà del XVIII secolo Déodat de Dolomieu, geologo e viaggiatore, filosofo e pittore, valente conversatore e seduttore, si avventura nella regione delle Alpi, senza servitù e con qualche pregiata bottiglia di vino e una non modica quantità di caffè nel nécessaire. Viaggia per quasi un mese, spesso a piedi, tra montagne fatte di «pietre calcaree luminose, biancastre e grigiastre». È incantato a tal punto da quella roccia da portarsene dietro più di un frammento che, una volta tornato in Francia, spedisce all’amico Théodore-Nicolas De Saussure. Nel 1792 Saussure battezza quel tipo di roccia dolomia, in onore dell’amico. Nella prima metà del secolo successivo l’intera catena di monti fatta di quelle pietre calcaree viene chiamata Dolomiti. Così comincia la «leggenda» di quelle magnifiche montagne affiorate, come per magia, dal fondo del mare 250 milioni di anni fa. Una leggenda che risale appunto alle scoperte dei geologi viaggiatori di fine Settecento e inizio Ottocento, prosegue con le prime avventure degli alpinisti, si muta in una vera e propria «dolomitologia» a opera di numerosi scrittori e giornalisti, e vacilla inevitabilmente quando emergono gli interessi turistici, in primo luogo lo sci, l’hotellerie di lusso e i riti delle vacanze-intrattenimento. Bambole di pietra narra la storia di questa leggenda attraverso un racconto avvincente in cui sfilano in prima persona tanti protagonisti, dall’eroe italiano Cesare Battisti a quello tirolese Andreas Hofer, dallo scienziato Dolomieu al mito alpinistico di casa Reinhold Messner, dallo scrittore Dino Buzzati al cineasta Luis Trenker.

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Luca Novelli, Il ponte di Adamo: alla ricerca del paradiso perduto, Milano, Brioschi, 2018

È un diario, un'avventura della conoscenza ispirata da un racconto di Marco Polo nell'antica Ceylon, oggi Sri Lanka. Ma è anche una missione che sarebbe piaciuta a naturalisti come Charles Darwin e Alfred Russel Wallace. Percorre da sud a nord l'isola-nazione amata da scrittori come Aldous Huxley e Arthur C. Clarke, tra città strappate alla foresta, antichi templi buddisti e siti paleolitici che hanno visto nascere l'agricoltura. Sottende un'inedita ipotesi sull'origine dell'uomo moderno e sul mito del Paradiso Terrestre. Suggerisce il segreto del parto indolore, riscopre la Foresta della Felicità e attraversa il mitico Ponte di Adamo. Non manca la sorpresa finale e l'incontro con una popolazione che vive in queste regioni da 34.000 anni.

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Paolo Paci, Caporetto andata e ritorno: un viaggio sentimentale dall'Isonzo al Piave, Milano, Corbaccio, 2017

Dove si trova Caporetto? Pochi lo sanno. Il villaggio nella valle dell'Isonzo, oggi conosciuto con il nome sloveno di Kobarid, è un buco nero della geografia e della storia d'Italia. Il Piave e il Monte Grappa invece tutti sanno dove sono: sotto casa. Impressi per sempre nella toponomastica dei nostri paesi e città. Memorie censurate, nomi trasfigurati dal mito della Vittoria. Ma Caporetto, Piave, Monte Grappa sono (anche) luoghi reali. Sono il punto di partenza e il traguardo di un viaggio durato un anno, dall'ottobre 1917 al novembre 1918. Un anno di invasione, di stragi, di fame, durante il quale l'Italia ha rischiato di perdere se stessa. Per ritrovare infine, contro ogni previsione, una sua controversa identità. Paolo Paci ci conduce passo passo nell'itinerario dalle Alpi Giulie ai contrafforti delle Prealpi venete, seguendo le tracce di un esercito in rotta e di un altro in trionfale avanzata. Tra ossari e diari di guerra, canzoni e trincee, film e musei spontanei, ritroviamo la verità geografica dei luoghi. Scoprendo, nel racconto degli abitanti (nipoti e pronipoti degli antichi soldati), come la memoria della Grande Guerra sia ancora straordinariamente viva. Un po' business, un po' nostalgia. E, in fondo, frammento del nostro Dna.

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Richard Lloyd Parry, Giappone, Milano, Iperborea, 2018

Il popolo del Sol Levante reprime le emozioni e protegge la propria cultura, la sua anima è considerata ancora oggi impenetrabile, per avervi accesso c’è bisogno della sensibilità di uno scrittore, del coraggio di un reporter, della lucidità di un giornalista. Due grandi nomi della letteratura nipponica raccontano il «loro» Giappone personale: Banana Yoshimoto ci ospita nel suo quartiere preferito, Shimokitazawa, Ryū Murakami invecchiando riflette sul senso della vita e il calo del desiderio in un paese di aspiranti suicidi. In questo viaggio nel Giappone di oggi scopriamo come la tragedia di Fukushima, rievocata dal grande corrispondente Richard Lloyd Parry, ha riacceso il culto degli antenati e la passione per il sumo – una disciplina millenaria intrisa di rituali e gerarchie – non si sia mai spenta, sebbene a vincere oggi siano ormai solo lottatori stranieri come ci spiega Brian Phillips. […]

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Martin Pollack, Galizia: viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa, Rovereto, Keller, 2017

Difficilmente etichettabile come guida di viaggio, più assimilabile al reportage, al documentario, alla cronaca ed al romanzo, questo libro di Martin Pollack ci trasporta in un mondo passato e lontano, in quella che fu la più grande e settentrionale provincia dell’ Impero Austro-Ungarico tra 1772 e 1918. Siamo nel Regno di Galizia e Lodomiria, nel centro dell’Europa, ottenuto dalla sottrazione di alcuni paesi alla Confederazione Polacco-Lituana.
“In queste pagine tutto si moltiplica quasi all'infinito assumendo però una chiara identità. Popoli, lingue e minoranze, città che hanno svariati nomi e vite a seconda dell'etnia e della lingua che le nomina, spazi ampi e smisurati, senso del confine e del confino pari a quello delle grandi terre dell'esilio... In questo cuore del nostro continente, ormai dimenticato persino nel nome, sta gran parte del Novecento e di quello che oggi siamo […]” (Claudio Magris)

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Sylvain Tesson, Sentieri neri, Palermo, Sellerio, 2018

«Se me la cavo, traverso la Francia a piedi». Tesson è ricoverato in un letto d’ospedale, il corpo in frantumi a causa di una caduta di otto metri che poteva costargli la vita. In quel letto rimarrà per mesi, ed è lì che è nata la promessa da cui è scaturito questo libro. Un anno dopo, al posto di una canonica riabilitazione in un centro specializzato, Tesson si mette in movimento nonostante i chiodi nella schiena e una paralisi facciale non ancora recuperata. La bocca gli pende da una parte e un occhio gli sporge dall’orbita, i ragazzini lo guardano con stupore mentre affronta il cammino. Si è messo in testa di seguire un precetto di Pessoa: «Della pianta dico “è una pianta”, Di me stesso dico “sono io”. E non dico nient’altro. Che altro c’è da dire?». Nel corso di questo viaggio solitario e sorprendente, compiuto tra l’agosto e il novembre del 2015 partendo dalla Provenza per arrivare in Normandia, Tesson racconta un paesaggio impervio e sconosciuto che si rivela percorrendo vie secondarie ignote ai più, sentieri neri che sembrano ingressi nascosti e segreti a un altro mondo, dove dileguarsi e scomparire. Camminando Tesson osserva la natura sottratta all’invadenza dell’urbanizzazione e all’arrivo della tecnologia, scopre il silenzio degli insetti lì dove l’agricoltura intensiva ha ridisegnato il paesaggio, ascolta gli animali nella notte, e in fondo rifugge gli uomini. Dalle sue pagine e dalla sua ispirazione la Francia di campagna, la Francia profonda – un territorio ormai a tratti abbandonato – emerge come un luogo carico di vitalità, persino tumultuoso. E in giro sbucano i segni e i messaggi di chi ha fatto scelte radicali, resistendo al tempo che fugge: «Accetto solo pane secco e libri»; «Qui non c’è il wi-fi ma abbiamo del vino». A fargli compagnia, è un suo marchio di fabbrica, sono i libri. Filosofi, poeti, studiosi, da Agamben a Jean Giono, che gli danno l’occasione di ripensare alla vita, alla propria morte, di conquistare di nuovo se stesso attraverso un farmaco faticoso ma efficace: camminare, leggere, ragionare. Aprire gli occhi.

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Nikos Vatopoulos, et al., Grecia, Milano, Iperborea, 2019

Se si potesse misurare l'attenzione mediatica ricevuta da una nazione nell'arco di un decennio, poniamo gli anni Dieci del Ventunesimo secolo, la sensazione è che pochi paesi vanterebbero la rassegna stampa raccolta dalla Grecia, tenuto conto delle ridotte dimensioni - geografiche, economiche e demografiche. Pochi paesi, inoltre, sono capaci di generare un ventaglio così eterogeneo di rappresentazioni a seconda del punto di vista dell'osservatore. Volendo prestarci a questo gioco, con una dose abbondante di generalizzazione, la Grecia è un nemico storico se la guardi da Est (tanto per dire: quella che i turchi chiamano «Indipendenza» è per i greci la «Catastrofe»), una meta agognata se la guardi dal Medio Oriente o dalla sponda opposta del Mare di Mezzo, un pericoloso parente da cui prendere le distanze se ti trovi a Ovest (vedi alla voce: «non siamo la Grecia»), tomba dell'Unione europea se sei del Nord e culla della civiltà occidentale se ci stai dentro. Ma anche: vittima sacrificale di interessi superiori se sei una colomba, irredimibile malata di corruzione e burocrazia se sei un falco. Sembra impossibile, per chiunque, non avere un'opinione decisa sulla Grecia. È la fregatura di finire sul palcoscenico del mondo: le notizie rimpiazzano le storie, le sensazioni si sostituiscono ai fatti, i personaggi prendono il posto delle persone. Come tutti gli altri, anche la redazione che ha curato questo volume aveva un'opinione sulla Grecia e, guarda caso, ognuno ne aveva una diversa. Ci siamo impegnati a sospenderle per cercare di restituire dignità e spazio a storie, fatti e persone. Se ci siamo riusciti lo deciderà il lettore, ma una cosa è certa: dopo questo lavoro abbiamo provato a riprenderle, quelle opinioni, e abbiamo capito che non servivano più.

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Juan Pablo Villarino, Laura Lazzarino, Vie invisibili, Milano, Sperling & Kupfer, 2019

«Mi capiterà prima o poi di incontrare una principessa vagabonda?» si chiede Juan, viaggiatore avventuroso, nel suo primo libro. Laura, che ha un lavoro stabile a Buenos Aires ma sogna di girare il mondo, legge e comincia a scrivergli. Quando le orbite dei loro zaini si incrociano nel Nord dell'Argentina, decidono che il loro primo viaggio insieme sarà attraversare l'intero Sudamerica. In diciotto mesi percorrono 36.000 chilometri in autostop lungo le strade invisibili: le vie secondarie, non segnate sulle mappe, battute solo da chi vive e conosce le vene dell'America Latina. Solo così è possibile cogliere la vera anima di un Paese, capirne usi e costumi, raccogliere storie e abbracciare le diversità di un continente che, dall'Antartide ai Caraibi, è frammentato in molteplici realtà. Consumando le scarpe, spostandosi con ogni mezzo di trasporto disposto a dare loro un passaggio, vivendo con sette dollari al giorno, Juan e Laura hanno imparato il quechua in Paraguay, percorso le strade inca del cuore andino della Bolivia e attraversato la foresta ecuadoriana
. Hanno vissuto su spiagge e isole in Venezuela e hanno esplorato Guyana e Suriname, dove sono entrati in contatto con cercatori d'oro e di extraterrestri. Ma, soprattutto, hanno raccolto le confessioni di chi ha condiviso un pezzo del loro cammino, di chi li ha aiutati o semplicemente si è trovato sulla loro strada. Un un viaggio alla ricerca delle voci meno ascoltate del Sudamerica, ma anche un percorso interiore per scoprire che vivere viaggiando è possibile. Ed è la vera chiave della felicità

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