25 novembre 2020. Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

novembre 2020

Istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999, il 25 novembre ricorre la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Dall'ultimo rapporto delle Nazioni Unite per i Sustainable Development Goals (SDGs), pubblicato l’8 maggio 2019, emerge che ancora milioni di donne in tutto il mondo, di estrazione sociale e culturale diversa, soffrono, dentro e fuori le mura domestiche, sopraffazioni e maltrattamenti fisici e psicologici. Più esattamente tra il 18 e il 30% per cento delle donne in età compresa fra i 15 e i 49 anni ha subito violenze fisiche da parte del partner, mentre molte vittime di femminicidio, per oltre un terzo del totale, vengono uccise intenzionalmente da un partner attuale o un ex partner. Si tratta di una situazione drammaticamente diffusa e, in questo difficile anno flagellato dal Covid, pure in crescita visto che la violenza molto spesso avviene in famiglia e che la pandemia ha costretto a un lungo periodo di segregazione forzata. Secondo i più recenti dati pubblicati dall’Istat il 13 maggio 2020, durante il lockdow (1 marzo -16 aprile 2020), in Italia si è registrato un incremento di chiamate di richiesta di aiuto al numero verde del 73% in più rispetto al corrispondente periodo del 2019. A ciò si aggiunga che da un punto di vista economico, le donne, in generale le fasce più deboli del mercato del lavoro, sono state più pesantemente colpite e quindi ulteriormente relegate ad una situazione di vulnerabilità e sudditanza.

A fronte dunque di una situazione generale che, dati alla mano, risulta ancora tristemente in essere, con manifestazioni e iniziative organizzate in tutto il mondo Enti e Istituzioni a vario titolo si mobilitano da oltre 20’anni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza di genere.

In occasione della ricorrenza della giornata mondiale dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne, la biblioteca comunale di Imola torna, anche quest’anno, con un percorso di lettura a tema, per riflettere su stalking, disagi familiari, molestie e femmincidio ma anche assistenza alle vittime e ai minori, testimoni involontari di abusi e maltrattamenti, e programmi di emancipazione per le vittime.

Si ricorda che il materiale segnalato è come sempre disponibile per il prestito esterno e, quando presente, scaricabile anche gratuitamente dalla piattaforma digitale MLOL (media library on line), previa iscrizione al servizio.

 

Il presente percorso di lettura risponde all’obiettivo 5 (Uguaglianza di genere) dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata dall’ONU nel 2015 con l’ambizione di realizzare pace, prosperità e uguaglianza per il pianeta e l’umanità. Articolata in “17 obiettivi di sviluppo sostenibile” (SDG: Sustainable Development Goals) e 169 target, l’agenda è condivisa a livello mondiale da tutti i Governi e tutte le Associazioni che intendono operare in questa direzione. La Biblioteca Comunale di Imola, attraverso l’Ifla (International Federation of Library Association) e  l’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) supporta gli SDG.

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Lubna Ahmad al-Hussein, Quaranta frustate: la mia ribellione alla legge degli uomini, Milano, Piemme, 2011

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È un giorno di luglio quando Lubna, una giovane giornalista di Karthoum, viene arrestata dalla polizia in un ristorante. Il suo crimine è aver osato portare i pantaloni, un atto che in Sudan, terra della sharia, è considerato oltraggio alla "moralità pubblica" e come tale va punito con quaranta frustate. Lubna e altre quindici donne, colpevoli dello stesso reato, vengono caricate su una camionetta, picchiate, portate in prigione. Un castigo inflitto ogni anno a migliaia di donne, che subiscono in silenzio. Per vergogna. Ma Lubna non ha nessuna intenzione di tacere. "Possono anche darmi quarantamila frustate, ma io non starò zitta". Non ha paura di sfidare apertamente l'assurda legge degli uomini. Nata in un villaggio povero e tradizionalista, orgogliosa del suo faticoso e quotidiano percorso di emancipazione, ci conduce con il suo cuore di donna nel cuore nero di uno dei paesi più integralisti e misogini di tutto il mondo arabo-musulmano, un paese in cui basta rientrare tardi dal negozio di alimentari per essere marchiata come "prostituta", e la parola di quattro uomini per venire condannata alla lapidazione.

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Francesca Barra, Prova a dirmelo guardandomi negli occhi, Milano, Garzanti, 2018

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La Rete sembra esser diventata una piazza virtuale dove tutto è lecito ed è possibile esprimere le più violente ingiurie sentendosi impunibili. Quotidianamente sperimentiamo come i Social Network siano sempre più spesso - soprattutto per i più giovani - luogo di bullismo, insulti, aggressività. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di un fenomeno che colpisce solamente personaggi pubblici: e subire le conseguenze più dolorose sono spesso persone comuni che da un momento all'altro
possono ritrovarsi al centro di una tempesta mediatica da cui è impossibile difendersi, e che condiziona la vita per sempre. La Rete non dimentica, e lascia tracce impossibili da rimuovere. Francesca Barra sa cosa significa tutto questo. Giornalista e conduttrice televisiva, ha subito sulla sua pelle quest'odio cieco e morboso, e quando le minacce sono arrivate persino a toccare i suoi figli, ha deciso che era il momento di reagire. Aveva sopportato abbastanza. E ha denunciato, dando inizio sui giornali, in TV, online, a una campagna in difesa delle donne e contro l'odio gratuito e pericolosissimo di Internet. La sua voce è diventata così quella di tutti coloro sono costretti a subire in silenzio perché impauriti, per coinvolgere anche i più perplessi in una battaglia di civiltà che riguarda tutti noi, e poter insegnare ai nostri figli a dire basta alla violenza, in ogni sua forma, ed educarli all'onestà, al coraggio e al rispetto.

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Paola Di Nicola, La mia parola contro la sua, Milano, HarperCollins, 2018

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"Le donne mentono sempre". "Le donne strumentalizzano le denunce di violenza per ottenere benefici". "Se l'è cercata". "Le donne usano il sesso per fare carriera". "Ma tu com'eri vestita?". Questi sono solo alcuni dei pregiudizi che la nostra società ha interiorizzato. Pregiudizi volti a neutralizzare la donna e a perpetuare una sudditanza e una discriminazione di genere in ogni settore, soprattutto in quello giuridico, che è il settore determinante perché tutto possa rimanere come è sempre stato. Viviamo immersi in questi pregiudizi. Ogni nostro gesto, parola, azione deriva da un'impostazione acquisita per tradizione, storia, cultura, e neanche i giudici ne sono privi. Con la sua attività di magistrato, Paola Di Nicola ha deciso di affrontare il problema dalle aule del tribunale, ovvero dal luogo in cui dovrebbe regnare la verità e invece troppo spesso regna lo stereotipo. Se impariamo a guardare il mondo con lenti di genere, si apriranno nuovi spiragli, nuovi colori e nuove strade, e allora impareremo che una civiltà senza violenza può esistere, che l'armonia fa parte di noi, che uomini e donne possono stare l'uno al fianco dell'altra con amore e valore, che il nostro modo di parlare può essere più limpido, pulito e chiaro, che il silenzio dei complici si chiama omertà ed è un muro che va abbattuto.

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Eve Ensler, Chiedimi scusa, Milano, Il Saggiatore, 2019

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Eve Ensler, abusata dal padre dall'età di cinque anni, scrive per sé stessa la lettera di scuse che lui non le ha mai mandato. E firma così il suo racconto più intimo e potente, con cui riscatta tutte le donne che ancora aspettano delle scuse.

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Ronan Farrow, Predatori: da Hollywood a Washington il complotto per ridurre al silenzio le vittime di abusi, Milano, Solferino, 2019

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Nel 2017, durante un’indagine di routine per un programma televisivo, Ronan Farrow si imbatte in una storia di cui fino a quel momento si sussurrava soltanto: il re dei produttori di Hollywood sarebbe in realtà un «predatore» sessuale che, grazie alla paura, al potere e ai soldi, è riuscito a nascondere per anni le proprie azioni abiette dietro a un pesante muro di silenzio che nessuna delle sue vittime ha osato infrangere. Man mano che Farrow si avvicina all'incredibile verità, dall'ombra si materializzano ambigui personaggi, da avvocati-star a incallite spie da romanzo, che montano contro di lui una vera e propria campagna di intimidazione, minacciando la sua carriera, pedinando ogni sua mossa e usando contro di lui una torbida storia di famiglia. Nel corso delle indagini, Farrow e il suo produttore incontrano un livello di resistenza che non riescono a spiegarsi né a vincere. Finché una lunga scia di tracce li conduce a un allucinante complotto fatto di insabbiamenti e corruzione, che parte da Hollywood e arriva fino a Washington, e oltre. Questa è la storia, mai raccontata prima, delle tattiche ingegnose e spietate con cui uomini potentissimi, con interessi convergenti, hanno minacciato giornalisti, eluso ogni responsabilità e costretto al silenzio le vittime. Ma è soprattutto la storia di tante donne coraggiose che hanno messo in gioco tutto per portare alla luce la verità creando un movimento globale senza precedenti. Predatori è, insieme, una spy story e un capolavoro di giornalismo investigativo, che smaschera un'impressionante catena di sopraffazioni, violenze, abusi di potere, raccontando passo dopo passo l'indagine che ha scosso il mondo.

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Elisa Giomi, Sveva Magaraggia, Relazioni brutali: genere e violenza nella cultura mediale, Bologna, Il mulino, 2017

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"Perché sedurla se puoi sedarla?", oppure "perché sedurla se puoi saldarla?": solo due esempi del livello di violenza e brutalità quotidianamente veicolate dai social in pagine che mescolano misoginia, omo/transfobia, razzismo, incitamenti alla pedofilia. Al centro di questa indagine, la violenza contro le donne, ma anche la violenza che dalle donne è agita, due fenomeni speculari benché di natura e portata assai diverse, che sono analizzati nella loro copertura mediale. Dalle serie tv a circolazione globale alle cronache nazionali, dalla musica alla pubblicità, muovendosi tra "factual" e "fictional", ciascuna delle due forme di violenza è esplorata attraverso molteplici raffronti tra il piano della realtà e il piano della rappresentazione, illustrando modelli, attori, dinamiche, radici, così come retoriche, estetiche, politiche.

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Rachel Moran, Stupro a pagamento: la verità sulla prostituzione, Roma, Round Robin, 2017

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Cresciuta in una famiglia problematica, Rachel vive un'infanzia di povertà ed emarginazione: lei e i fratelli vivono di elemosine e gli abitanti del quartiere li additano come "gli zingari". Dopo il suicidio del padre, a 14 anni viene affidata ad una casa di accoglienza. La fuga per la libertà si rivela presto una trappola: diventa senzatetto, vive di espedienti, incontra il ragazzo che la spingerà a prostituirsi per sfruttarla. Un'esperienza di violenza, solitudine, sfruttamento e abusi: la sua storia svela il costo emotivo della vendita del proprio corpo, notte dopo notte, per sopravvivere alla perdita dell'innocenza, dell'autostima e del contatto con la realtà. Questo libro è il racconto emozionante e doloroso con cui Rachel ripercorre la propria esperienza, sfatando con precisione analitica i miti sulla prostituzione, mettendo in luce l'intreccio tra discriminazione sessuale e socio-economica di cui si nutre lo sfruttamento disumano dell'industria del sesso.

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Denis Mukwege con Berthil Ȧkerlund, Figlie ferite dell'Africa: la mia battaglia per salvare le donne dalla violenza, Milano, Garzanti, 2019

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Da giovane medico congolese, Denis Mukwege è testimone delle difficoltà che hanno le donne incinte del suo paese ad accedere a cure adeguate. Le loro gravidanze terminano spesso in tragedie. Nasce così la sua vocazione: si trasferisce in Francia per specializzarsi in ginecologia e ostetricia e sceglie poi di far ritorno a Lemera, tra le montagne del Congo orientale. Dieci anni dopo, in piena guerra, fonda l'ospedale Panzi per offrire cure alle donne vittime di violenze sessuali. In quella regione, infatti, stupri e mutilazioni sono armi strategiche delle milizie armate: colpiscono le donne per distruggere le famiglie e di conseguenza le strutture sociali ed economiche della regione. Sfidando le minacce di morte, Denis Mukwege decide di portare il fenomeno all'attenzione prima del suo governo - che a lungo si ostina a negare - e poi della comunità internazionale, e nel 2018 per il suo straordinario impegno a difesa dei più deboli e dei diritti delle donne riceve il premio Nobel per la pace

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Lella Palladino, Non è un destino: la violenza maschile contro le donne oltre gli stereotipi, Roma, Donzelli, 2020

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«La violenza contro le donne è l'estrema, grossolana, scalpitante, scomposta e irriducibile manifestazione del potere maschile che se ora, qui in occidente, resta fortemente limitato dalle norme, resiste in mille forme di legittimazione, si genera nella cultura e si nutre di nuove e vecchie visioni del mondo e della vita». Prefazione di Valeria Valente.

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Mariella Pasinati, Insegnare la libertà a scuola: proposte educative per rendere impensabile la violenza maschile sulle donne, Roma Carocci, 2017

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Oggi da molte parti si riconosce la necessità che la scuola si faccia protagonista del cambiamento indispensabile per affrontare il grave problema della violenza maschile sulle donne, segno evidente dell'incapacità degli uomini di misurarsi con la libertà femminile. Perché le giovani generazioni possano cominciare a sperimentare forme di convivenza civile e non violenta fra i sessi è però essenziale un agire educativo non episodico, ma capace di modificare l'assetto su cui tale violenza trova il suo fondamento: una cultura centrata su un unico soggetto, il maschile. La prima mossa per il cambiamento culturale che renderà inviolabile il corpo femminile e impensabile la violenza degli uomini passa, infatti, per l'inviolabilità delle menti delle donne. Occorre allora scompaginare l'intero impianto pedagogico e le discipline insegnate; valorizzare la presenza femminile nella cultura e nella storia; cercare modi non neutri per interpretare saperi e società; trovare nuovi linguaggi per raccontare uomini e donne, al di là degli stereotipi; utilizzare un linguaggio sessuato, rispettoso dei due soggetti. Da tale responsabilità pedagogica è nato il corso triennale di formazione docenti promosso dall'Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia con la Biblioteca delle donne e centro di consulenza legale UDIPALERMO. Questo libro ne ricompone i contributi teorici e una selezione delle progettazioni didattiche e dei lavori svolti nelle classi, esempi originali di un agire educativo fondato sulle pratiche trasformatrici delle donne.

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Stefania Prandi, Le conseguenze : I femminicidi e lo sguardo di chi resta, Cagli, Settenove, 2020

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Un reportage lungo tre anni che racconta, attraverso le parole di chi sopravvive, gli esiti drammatici della violenza di genere. A vivere le conseguenze dei femminicidi sono madri, padri, sorelle, fratelli, figlie e figli. A loro restano i giorni del dopo, i ricordi immobili trattenuti dalle cornici, le spese legali, le umiliazioni nei tribunali, le accuse mediatiche del «se l'è cercata», «era una poco di buono». Sempre più familiari intraprendono battaglie quotidiane: c'è chi scrive libri, organizza incontri nelle scuole, lancia petizioni, raccoglie fondi. Il tutto con l'intento di dimostrare che i femminicidi non possono essere attribuiti al caso, ma sono un fenomeno con radici culturali e sociali profonde, attecchite su un senso di proprietà e di dominio degli uomini sulle donne ancora molto diffuso. Prefazione di Chiara Cretella e postfazione di Patrizia Romito.

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Patrizia Romito e Mauro Melato (a cura di), La violenza sulle donne e sui minori: una guida per chi lavora sul campo, Roma, Carocci Faber, 2013

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La violenza contro le donne e i minori, oltre a quella presente in altre relazioni interpersonali, è frequente, ha effetti devastanti sulle vittime e su tutta la comunità, ma rimane spesso invisibile. Dobbiamo constatare che ancora oggi le risposte sociali in proposito sono a volte frammentate o insufficienti. Questo testo si rivolge a tutti coloro che, nel loro lavoro, incontrano vittime di violenza e vogliono aiutarle. Per capire il fenomeno e intervenire correttamente, è essenziale un approccio di rete. Per questo, il volume ha un taglio multidisciplinare: hanno collaborato, infatti, esperti di vari ambiti - servizi sociosanitari, magistratura, forze dell'ordine, scuola, associazioni femminili, università - vincendo la sfida di realizzare un testo coerente, pur nella diversità di punti di vista e di linguaggi. Il libro, chiaro, preciso, aggiornato e ricco di indicazioni pratiche, è uno strumento indispensabile per la formazione sul tema e per tutti coloro che sono impegnati a contrastare la violenza e a sostenere le vittime.

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Elisa Rossi (a cura di), Senza di me non vali niente : la violenza verbale, emotiva e psicologica nelle relazioni intime, Canterano, Aracne, 2018

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Le violenze maschili colpiscono ogni giorno milioni di donne di tutte le età, a livello globale e con varie modalità. Nella gran parte dei casi esse avvengono tra le mura domestiche o al termine di una relazione intima, ad opera di un (ex) marito o di un (ex) partner. Il volume propone una riflessione interdisciplinare su significati, cause, manifestazioni, contrasto e prevenzione della violenza verbale, emotiva e psicologica: un fenomeno ancora poco studiato, narrato, denunciato e contrastato, difficile da riconoscere all'interno di un rapporto ritenuto "d'amore", meno visibile della violenza fisica e sessuale, meno eclatante dell'evento estremo, ma volto ugualmente a negare la persona, nella sua unicità e autonomia.

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Monica Triglia, L'altra faccia della terra : storie di donne senza diritti e di donne che lottano per ridare loro dignità, Milano, Mondadori, 2011

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Saima, torturata e uccisa dal padre per aver cercato, con il ragazzo che si era scelta, una vita diversa a Karachi. Marie, che dopo aver perso la figlia Laurette nell'epidemia di colera seguita al terremoto di Haiti, ora insegna alle altre donne in una scuola di Medici senza Frontiere come difendersi dall'infezione. Marie Lucie che ha vagato due giorni fra le macerie di Port-au-Prince stringendo a sé la piccola Marianne. Lidia, di Guatemala City, caricata a forza su un'auto e violentata tra la folla in un mercato. Anaya che ha partorito a sessanta miglia da Lampedusa su una carretta del mare in avaria. Jeany e Mercy, infettate dal virus dell'HIV in Malawi, che si curano e continuano a sperare. Sono solo alcune delle storie al femminile che Monica Triglia ha raccolto nei centri di Medici senza Frontiere, negli ospedali dove operano i suoi dottori e il suo personale. Racconti di donne senza volto, su cui i riflettori non si accendono mai, donne ferite, violate, emarginate. Ma anche di donne
che, un giorno della loro vita, hanno preso una decisione esaltante e difficile al tempo stesso, quella di entrare a far parte di MSF. A queste donne dimenticate Monica Triglia ha regalato una voce: attraverso le testimonianze raccolte in Pakistan, Haiti, Guatemala, Lampedusa, Malawi, ci fa scoprire un mondo lontano ma di grande impatto emotivo, e ci dice, una volta di più, che se si vuole dare una speranza di futuro e di sviluppo a un Paese in difficoltà, si deve partire dalla donna

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Maria Concetta Tringali, Femminicidio e violenza di genere: Appunti per donne che vogliono raccontare, EdSeb27, 2019

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In cosa consiste il femminicidio, da cosa ha origine, quale dimensione ha questa violazione dei diritti umani? Come incoraggiare le donne a denunciare, come riuscire a proteggerle da chi le vuole dominare fino ad annientarle? Troppe donne di ogni età e condizione sociale e culturale mostrano un'autolesionista abnegazione verso il proprio partner. Molte altre cercano di allontanarsi da lui ma vengono risucchiate in un vortice di prevaricazioni e violenze. L'autrice ha accolto nel suo studio di avvocata o nel centro antiviolenza di Catania molte donne che hanno cercato aiuto per scampare la violenza, e madri le cui figlie non sono riuscite a salvarsi la vita. In quel vortice finiscono spesso i minori, sia in quanto testimoni della violenza commessa dai padri, sia in quanto essi stessi vittime di quella violenza. Perché ci sono uomini che colpiscono i figli per punire le madri. A questi crimini nelle cronache viene troppo spesso viene attribuito il carattere del raptus, come se alla base del femminicidio non ci fosse premeditazione, e come se non fosse il culmine di una catena persecutoria. Quali forme di tutela offre Lo Stato per proteggere le sue cittadine? Quali ombre permangono su quello che purtroppo non è ancora un "sistema" di protezione, perché troppo disomogenei sono gli interventi e ancora inadeguati per fronteggiare quella che è tutt'altro che un'emergenza, bensì un fenomeno strutturale e ben troppo radicato?