Il percorso di mostra

La Commedia nella città «di Santerno». Testimonianze dantesche nella Biblioteca Comunale di Imola

Manoscritti e libri a stampa antichi

Nella cornice della settecentesca Libreria conventuale sono presentati i testi più antichi e significativi della Commedia di Dante conservati in Biblioteca, dal XV al XIX secolo.
Le 21 carte imolesi dell’Inferno, frammento di un codice conservato presso la Bibliothèque nationale de France, realizzato attorno agli anni ’40 del XV secolo per Filippo Maria Visconti duca di Milano, con il corredo di molte miniature attribuite al Maestro delle Vitae Imperatorum e il commento dell’umanista Guiniforte Barzizza, costituiranno il fulcro del percorso espositivo.
I visitatori possono ammirare non solo le carte imolesi, giunte in Biblioteca a metà Ottocento dopo quattro secoli di romanzesche vicissitudini, ma anche le miniature conservate a Parigi, digitalizzate ad alta risoluzione per consentire ai visitatori di scoprire questo straordinario ciclo illustrativo nella sua interezza.
Accanto all’Inferno miniato, le altre opere esposte, pochi ma significativi esemplari di edizioni fondamentali della Commedia, intendono offrire una sintetica testimonianza della sterminata fortuna dell'opera, che attraversa i secoli e accompagna l'evoluzione del libro, anche negli aspetti materiali, lasciando un segno anche nelle raccolte imolesi.
Tra le opere a stampa più antiche spicca una edizione stampata a Venezia nel 1477 da Vindelino da Spira (appena 5 anni dopo l’editio princeps della Commedia del 1472), con il commento in volgare del bolognese Iacomo della Lana, ma a lungo creduto di Benvenuto da Imola, e un secondo incunabolo stampato a Brescia nel 1487 da Bonino Bonini, illustrato da 68 xilografie.
Tra gli esemplari a stampa risalenti al Cinquecento figurano l’edizione del Vellutello (Venezia, 1544), notevole sia dal punto di vista testuale sia iconografico, la celebre del Giolito, che per prima usa l’aggettivo “Divina” (Venezia, 1555), l’edizione del Daniello (Venezia, 1568), e due delle tre edizioni stampate dai fratelli Sessa scherzosamente dette “del nasone” per via del grande ritratto xilografico di Dante sul frontespizio, risalenti al 1564 e al 1596.
Per il Settecento e l’Ottocento sono presenti in mostra alcune pregiate edizioni della Commedia, realizzate da grandi tipografi come Zatta e Bodoni, e la raccolta delle illustrazioni xilografiche che il celebre pittore e incisore francese Gustave Doré ha dedicato al Poema, di cui la Biblioteca conserva una ricercata prima edizione del 1861.
A fianco di edizioni preziose, a chiusura del percorso un ricordo delle celebrazioni imolesi del 1921 racconta la straordinaria popolarità dell'opera di Dante, che ha dato vita a una serie di riflessioni, letture e rivisitazioni locali, anche curiose.

 

Imola ai tempi di Dante

La sezione, a cura dell’Archivio storico comunale di Imola con la collaborazione del Museo e Pinacoteca Diocesani di Imola, propone un percorso documentario focalizzato in particolare sui decenni iniziali del Trecento imolese e sulla figura di Benvenuto da Imola, tra i primi e più autorevoli commentatori della Commedia.
In apertura il pannello introduttivo, a cura di Tiziana Lazzari dell’Università di Bologna, presenta Imola tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, evidenziando l’antico tracciato delle mura cittadine, le antiche contrade e alcuni dei principali edifici esistenti all’epoca di Dante.
Da qui si snoda il percorso che, prendendo spunto da alcune terzine della Commedia in cui compaiono personaggi che hanno avuto legami con il nostro territorio, racconta le vicende del Comune di Imola nei primi trent’anni del Trecento attraverso documenti originali conservati in archivio. È presente in mostra anche una copia cinquecentesca degli Statuti comunali del 1334 (l’originale è andato perduto), fonte di grande rilievo per la storia imolese.
Al terzo decennio del Trecento risale probabilmente anche la nascita a Imola di Benvenuto Rambaldi. La sua famiglia annovera notai molto attivi in città, che hanno lasciato tracce di sé in alcuni atti notarili. Nel percorso è anche esposto un documento che testimonia della partecipazione di Benvenuto a una delicata ambasceria nel 1365 ad Avignone, da papa Urbano V, con l’obiettivo di far destituire la famiglia Alidosi, in seguito alla quale l’imolese fu costretto ad allontanarsi dalla città natale.
La collaborazione del Museo e Pinacoteca Diocesani di Imola ha permesso la presenza in mostra di tre importanti oggetti, per l’occasione concessi in prestito. Si tratta di due monete, una con l’effigie di papa Bonifacio VIII (1294-1303) e una con l’effigie di papa Giovanni XXI (1316-1334) e di una campana opera del 1332 del fonditore Ugolinus Toscoli, testimonianza di rilievo di una forma di artigianato locale di grandissima qualità e al contempo oggetto evocativo della vita quotidiana del tempo, segnata dai rintocchi serali che Dante ricorda in un famoso passo dell’ottavo canto del Purgatorio.

 

Codici miniati in facsimile

Nella sezione è esposta l’intera collezione de La Biblioteca di Dante, acquisita nel 2021 dalla Biblioteca comunale di Imola e realizzata dalla casa editrice Imago di Rimini, che, in occasione del Settimo Centenario dantesco, ha pubblicato in facsimili di alcuni tra i più antichi e noti codici miniati della Commedia di Dante Alighieri, realizzati tra XIV e XV secolo.
Tra questi l’Inferno “Parigi-Imola” il cui facsimile ripropone l’unitarietà del manufatto originario che le complesse vicende del manoscritto hanno separato nelle parti oggi conservate presso due diverse sedi, effettuando una ricomposizione delle carte.
Le edizioni facsimilari, oggetti unici da collezione, riproducendo nel modo più fedele il libro manoscritto, ricreano la “sensazione” dell’originale e consentono una più ampia fruizione di capolavori altrimenti difficilmente accessibili oggi conservati tra Firenze, Padova, Venezia, Rimini, Roma e Parigi.


In occasione dell’esposizione saranno anche esposti alcuni libri della biblioteca del dantista imolese Andrea Ciotti, docente e preside nei licei della città, donata nel 2004 alla città di Imola per volontà della famiglia.