Grazia Deledda

settembre 2021

Il 28 settembre 2021 ricorre il 150° anniversario della nascita di Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871-Roma, 15 agosto 1936).

Sarda, scrittrice prolifica fortemente legata alla sua terra ma al contempo capace di opporre una tenace resistenza a quel mondo pastorale e contadino che ben conosceva e che assegnava alle donne un ruolo marginale nella società, nelle sue opere ha saputo raccontare, con profonda aderenza al reale, le vicende umane della sua gente elevandole a emblema universale della condizione umana: così nei primi racconti come nei romanzi di età più matura, si tratti cioè di Elias Portalu (1903), Cenere (1904), L’edera (1908), Canne al vento (1913), L’incendio nell’oliveto (1918), le tante Novelle o i così detti "romanzi della vecchiaia" come Annalena Bilsini (1927), Il paese del vento (1931), La chiesa della solitudine (1936)...

È stata la prima italiana ad essere insignita del Nobel per la letteratura, premio che la giuria le conferì il 10 dicembre del 1927 “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”.

La biblioteca comunale di Imola vuole ricordarla con una vetrina delle sue opere possedute tra quelle ammesse al prestito. Al contempo segnala che molte altre risultano in catalogo ma per data di pubblicazione o stato di conservazione sono disponibili per la sola consultazione interna.

 

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Marianna Sirca, Milano, A. Mondadori, 1950

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Marianna Sirca, dopo la morte di un suo ricco zio prete, del quale aveva ereditato il patrimonio, era andata a passare alcuni giorni in campagna, in una piccola casa colonica che possedeva nella Serra di Nuoro, in mezzo a boschi di soveri. Era di giugno. Marianna, sciupata dalla fatica della lunga assistenza d'infermiera prestata allo zio, morto di una paralisi durata due anni, pareva uscita di prigione, tanto era bianca, debole, sbalordita: e per conto suo non si sarebbe mossa né avrebbe dato retta al consiglio del dottore...

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Novelle, Milano, Edizioni scolastiche Mondadori, 1961

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“È un senso profondo della vita e del destino quel che dà potenza al forte narrare della Deledda l La cui ispirazione ama soprattutto la Sardegna, ma compone un mondo suo per immagini ariose, anche in Annalena Bilsini, di ambiente padano. E chi vedrà in questa scelta di novelle la narrazione di un lieto giorno trascorso in un mulino del Po, e la pesca, la festa, sentendo il rumore monotono che echeggia nel bosco della riva e l’atmosfera della casa ove in un pulviscolo si muovono le figure bianche e nere dei mugnai, e l’asino dell’acqua e la voce lontana che risuona sul fiume come quella dell’eco […] chi questo vorrà scorgere, proverà l’emozione che danno i vivi racconti creati dal Bacchelli.
Ma più ispirata è la novella sarda, uno dei capolavori deleddiani, che s’intitola La festa del Cristo, ed è splendida nel suo svolgersi tra il reale e il favoloso. […] nei racconti da noi indicati una melodia si forma, quasi canto di cose e di passione, con note ora forti e accese, ora tenui, e con ampio commento della natura.
Tutta la pagina allora è come in ascolto […]”
(Luciano Nicastro, Introduzione, p. 28-29)

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L'incendio nell'oliveto, Milano, A. Mondadori, 1964

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L'incendio nell'oliveto, Milano, A. Mondadori, 1964
Pubblicato nel 1917, L’icendio nell’oliveto segna, insieme a Elias Portalu, a Colombi e sparvieri e a Canne al vento uno dei punti più alti toccati da Grazia Deledda nella prima metà della sua carriera. Affollato di personaggi ed episodi, il romanzo è un po' una “summa” dei motivi prediletti della scrittrice: primo fra tutti quello del fragile e febbrile amore degli adolescenti che si sgretola al contatto con la realtà, ed è qui rappresentato dai personaggi di Annarosa e Gioele. Intorno a questo nucleo ruotano poi i temi canonici delle narrazioni veriste, quali l’interesse, la roba, la lotta per il soldo e per la conservazione del prestigio […].

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Opere scelte, Milano, A. Mondadori, 1964

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Una ricca selezione delle Opere di Grazia Deledda in cofanetto di 2 volumi, edito da Mondadori, “che si apre con uno spartiacque del secolo, Nel regno della patria, già in volume nel 1899; la ragione sta […] in quel tanto di vagamente fiabesco che vi riverbera il titolo: nello stesso senso, più appariscente in un titolo prossimo, Il vecchio della montagna (pressappoco dello stesso periodo) […]. Il piglio disinvolto con cui sono trattati i sentimenti e fatti drammatici, contribuisce per parte sua all’effetto.
Ma l’immagine della Deledda che subito l’impose all’ammirazione degli abitanti ai modi e temi del verismo romantico, e di altrettanto restii al musicale simbolismo, il lettore l’incontrerà nei tre romanzi che seguono: Elias Portolu (1903); La via del male (1896-1906), L’edera (1908), che tutt’e tre, specie il secondo, […] sottolineano invece fin dal titolo la responsabilità dei temi sentimentali-morali, dei personaggi drammatici […].
(Eurialo De Michelis, Introduzione)

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Colombi e sparvieri, Milano, A. Mondadori, 1972

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«Dopo una settimana di vento furioso, di nevischio e di pioggia, le cime dei monti apparvero bianche tra il nero delle nuvole che si abbassavano e sparivano all'orizzonte, e il villaggio di Oronou con le sue casette rossastre fabbricate sul cocuzzolo grigio di una vetta di granito, con le sue straducole ripide e rocciose, parve emergere dalla nebbia come scampato dal diluvio. Ai suoi piedi i torrenti precipitavano rumoreggiando nella vallata, e in lontananza, nelle pianure e nell'agro di Siniscola, le paludi e i fiumicelli straripati scintillavano ai raggi del sole che sorgeva dal mare. Tutto il panorama, dai monti alla costa, dalla linea scura dell'altipiano sopra Oronou fino alle macchie in fondo alla valle, pareva stillasse acqua. Ma il paesetto era asciutto; e i vecchi e gli sfaccendati avevano già ripreso i loro posti sulle panchine davanti al Municipio, su nella piazza che sovrasta la valle come una grande terrazza.»

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L'edera, Milano, A. Mondadori, 1995

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Era un sabato sera, la vigilia della festa di San Basilio, patrono del paese di Barunèi. In lontananza risonavano confusi rumori; qualche scoppio di razzo, un rullo di tamburo, grida di fanciulli; ma nella straducola in pendio, selciata di grossi ciottoli, ancora illuminata dal crepuscolo roseo, s'udiva solo la voce nasale di don Simone Decherchi. -Intanto il fanciullo è scomparso - diceva il vecchio nobile, che stava seduto davanti alla porta della sua casa e discuteva con un altro vecchio, ziu Cosimu Damianu...

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Racconti sardi, Ed. speciale in corpo 18 per ipovedenti, Torino, M. Valerio, 2001

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C'è tutta l'essenza di Grazia Deledda in questa raccolta di otto racconti. Otto piccole gemme da assaporare a poco a poco o da mandare giù tutto di un fiato per godere della maestria stilistica dell'autrice premio Nobel per la letteratura e anche per immergersi in una coinvolgente descrizione della Sardegna dal punto di vista sociale, etnico, antropologico e anche etnologico oltre che storico. Leggerete di amori impossibili e di antiche leggende, di streghe e avventure cruenti, di sentimenti disperati e superstizione con una potenza narrativa impareggiabile, tipica di una delle firme più celebri e distinguibili nella storia della letteratura italiana. All'interno - come in tutti i volumi Fermento - gli "Indicatori" per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.

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Cenere, Ed. speciale in corpo 18 per ipovedenti, Torino, M. Valerio, 2003

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"Deledda ha una capacità simile a quella di Delitto e castigo e de I fratelli Karamazov di ritrarre la potenza trascinante del peccato» - A. Momigliano

Ragazza madre, la giovane Olì abbandona il figlio di otto anni, Anania, alle cure del padre benestante e di sua moglie, così da garantirgli un futuro migliore. Il bambino cresce a Nuoro, nella casa paterna, studia e si fidanza con una ragazza facoltosa, prima di trasferirsi a Roma per frequentare l'università. Il ricordo della madre è vivo nella sua mente, ma la vergogna di essere nato da una relazione extraconiugale e da una donna disonorata è a lungo più forte delle sue ambizioni borghesi, che rischiano di essere minate da un legame inviso alla società. Nessuna distanza, però, né fisica né sociale, attenua l'inquietudine interiore del protagonista. Rientrato in Sardegna, Anania scopre che la madre è ancora viva. Si decide perciò a tenerla con sé, sfidando le regole non scritte di una civiltà misogina, fino alla più sorprendente delle conseguenze.

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La martora, La volpe, La cerbiatta, lettura di Maria Grazia Mandruzzato, Zovencedo, Il narratore audiolibri, 2007

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audiolibri, 2007 I tre racconti appartengono al periodo più felice della produzione di Grazia Deledda, dal primo al secondo decennio del '900. "La martora": un ragazzino libero e ribelle incontra una donna che vive reclusa in casa, ed entrambi sono conquistati dalla bellezza e dalla dolcezza del piccolo animale, metafora dell'amore perduto. "La volpe": l'animale come pretesto per dissidi, gelosie e veleni fra gli abitanti di un villaggio delle montagne sarde. "La cerbiatta": un vecchio e le sue sofferenze addolcite dal difficile rapporto con una cerva selvatica. La distanza dalla Sardegna (si stabilirà a Roma all'inizio del secolo) agisce positivamente sulla scrittrice, smussandone il regionalismo e sublimando il folklore sardo dei suoi scritti in una certa atmosfera fiabesca, adattissima ai suoi interessi psicologici e morali. La narrazione asciutta permette di tratteggiare personaggi netti, privi di sbavature, irrequieti e travagliati da dissidi interiori, tutt'uno con l'ambiente naturale in cui vivono. I sentimenti che li guidano non lasciano spazi a ipotesi positive, e i sorprendenti finali aperti sono lì a mostrare che il destino è qualcosa che non si cambia, che amore solitudine e morte si devono scontare come un debito antico. Sullo sfondo delle storie una terra che abbaglia per la sua arcaica e austera bellezza. La voce profonda e intensa della narratrice dà vita ai personaggi, ai loro sentimenti e ai meravigliosi paesaggi della terra sarda. Audio-eBook. Voce narrante: Maria Grazia Mandruzzato.

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La madre, Nuoro, Il maestrale, 2007

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Anche quella notte, dunque, Paulo si disponeva ad uscire. La madre, nella sua camera attigua a quella di lui, lo sentiva muoversi furtivo, aspettando forse, per uscire, ch'ella spegnesse il lume e si coricasse. Ella spense il lume ma non si coricò. Seduta presso l'uscio si stringeva una con l'altra le sue dure mani di serva, ancora umide della risciacquatura delle stoviglie, calcando i pollici uno sull'altro per farsi forza; ma di momento in momento la sua inquietudine cresceva, vinceva la sua ostinazione a sperare che il figlio s'acquetasse.

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Anna Folli (a cura di), Amore lontano: lettere al gigante biondo (1891-1909), Milano, Feltrinelli, 2010

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Un giornalista, alto, grasso, biondo, arriva a Nuoro dalla capitale per conoscere Grazia Deledda ed è una visita che non sarà mai dimenticata. Sono i primi di settembre del 1891 e Grazia non ha ancora vent'anni. Il giornalista, un poco più adulto, si chiama Stanislao Manca, Stanis per gli amici, e appartiene alla più antica aristocrazia sarda, dei Duchi dell'Asinara. A Roma cerca di farsi strada nella redazione della "Tribuna". Sta intanto preparando per l'editore Sonzogno le dispense delle "Cento città d'Italia" dedicate alla Sardegna e ha l'idea di chiedere a quella giovinetta un breve articolo su Nuoro. Alla lettera del 7 maggio 1891 Grazia risponde con una serie di fotografie e una prosa vivace, aprendo così un carteggio destinato a protrarsi, reciproco fino al primo incontro, poi tenuto in piedi solo da lei con volontà disperata. Sono lettere di grande interesse e bellezza che svelano sogni e ferite tormentose: l'Amore e la Gloria, insieme al senso vivo della propria inferiorità sociale, intellettuale, fisica soprattutto. Questo epistolario, in gran parte inedito, è nella sua drammatica tensione emotiva un grande romanzo d'amore, o meglio il martirio di un romanzo d'amore impossibile. È la storia di una donna che sta coltivando il suo enorme talento, ma viene come sorpresa dall'aggressione del desiderio, dell'attrazione, dalla lucentezza rapace di "occhi tigreschi" che tornano e ritornano anche nella sua opera.

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La via del male, Roma, BAE, 2010

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Un romanzo d'amore folle e disperato dove un ruolo principale è giocato dalle passioni primordiali tenute nascoste, ma pronte a esplodere selvaggiamente. L'autrice immerge il lettore in una Sardegna tanto vera quanto magistralmente descritta dalla sua penna, raccontando del desiderio che spinge Pietro povero servo della famiglia Noina - verso Maria - la bella figlia del padrone - e di come entrambi, accecati da un amore ardente e proibito, percorreranno inesorabilmente la via del male.

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Il Dio dei viventi, Nuoro, Il Maestrale, 2012

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«Le cose erano andate come la famiglia Barcai sperava. Il fratello maggiore, Basilio, scapolo ma padre di un figlio illegittimo, era morto senza lasciare testamento. Così i suoi beni tornavano al fratello minore Zebedeo; il patrimonio Barcai si ricomponeva come ai tempi del vecchio nonno il quale aveva costretto due suoi figliuoli a farsi preti e una figlia a non prendere marito perché i suoi beni non andassero divisi.

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Grazia Deledda, Daniele Mencarelli, Luci di Natale, Perugia, Graphe.it, 2014

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Due racconti sul diverso modo di vivere l'attesa della vigilia di Natale, introdotti da una poesia di Edmond Rostand. "Il dono di Natale" di Grazia Deledda è ambientato nella Sardegna dei primi del Novecento. Dopo la messa della Vigilia, i cinque fratelli pastori festeggiano, davanti al focolare dell'umile casa, il fidanzamento dell'unica sorella consumando carne arrosto, focacce e una torta di miele. "A.D. 2953" è un racconto distopico in cui un nuovo ordine mondiale ha preso il potere sulla Terra. La razza umana, sfidando le leggi di natura e sostituendosi a Dio, è diventata immortale. C'è ancora, però, una frangia dissidente e una luce di speranza. Seppur così apparentemente lontani, un filo rosso lega i due racconti che, nel finale, ci svelano che il dono più grande è il miracolo della vita.

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Canne al vento, Treviso, B.I.I. onlus; Roma, Centro per il libro e la lettura, stampa 2019

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Grazia Deledda è stata una delle maggiori scrittrici italiane, in grado di raccontare l'ambiente rurale della sua terra d'origine - la Sardegna più aspra e in particolare la città di Nuoro - e i drammi naturali della vita di ogni uomo. Nel descrivere la vicenda del servo Efix e delle tre sorelle Pintor, dame di nobili origini ormai decadute, le cui vite vengono sconvolte dal ritorno in seno alla famiglia del nipote Giacinto, Grazia Deledda ci consegna una piccola grande epica della fragilità umana e del dolore dell'esistenza, facendo della Sardegna una potentissima miniatura dell'Italia intera.