In occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi (1826-1890), la Biblioteca comunale di Imola aderisce alle celebrazioni promosse dalla Fondazione Carlo Collodi con un percorso espositivo dedicato al burattino più famoso della letteratura italiana.

Negli spazi all’ingresso della biblioteca dal 19 settembre al 31 ottobre saranno esposte alcune delle più interessanti edizioni de Le avventure di Pinocchio conservate in Bim, tra cui l’originale per i tipi Paggi del 1883 corredata dalle illustrazioni di Enrico Mazzanti.


Giornalista, libraio, traduttore, narratore, uomo del Risorgimento eppure anche più avanti sul suo tempo, spirito liberale e unitario, Carlo Lorenzini (Firenze 1826-1890), in arte Collodi, fu questo e tanto altro.

Figlio di un cuoco e di una cameriera, studiò per un certo periodo presso il Seminario di Colle Val d’Elsa grazie all’aiuto della famiglia Ginori, per la quale i genitori prestavano servizio; successivamente, abbandonata la carriera ecclesiastica, col sostegno economico di uno zio frequentò il Liceo degli Scolopi a Collodi, paese di origine della madre. Racconti dello stesso Lorenzini ci trasmettono il ritratto di uno scolaro poco propenso agli studi e alla disciplina scolastica, più votato alle attività di fantasia e ricreative, agli scherzi, al gioco, al teatro e alla musica.

La vicinanza al mondo aristocratico, cui aveva per forza accesso, anche se a latere, lo scarso rendimento scolastico e la presenza di una madre dal carattere mite e dai modi gentili saranno elementi che lo accompagneranno per tutta la vita, rientrando in qualche modo anche nei suoi scritti di fantasia.

Interrotti gli studi nel 1844, a 18 anni si impiegò presso la libreria editrice Piatti come commesso e redattore del bollettino dei nuovi libri.

Fu sicuramente un’esperienza significativa che lo avvicinò al mondo delle lettere, stimolando la sua curiosità e delineando un’attitudine che si concretò prima nella traduzione dal francese delle fiabe di Perrault, poi nella stesura di racconti di sua creazione come I racconti delle fate (1876), Giannettino (1877), Minuzzolo (1878), e ovviamente Le avventure di Pinocchio (1883), romanzo cui legò per sempre il suo nome ma che rappresenta solo una parte della sua produzione narrativa e appartiene a un’età già matura.

Per molto tempo una vulgata comune ha tramandato l’immagine di un Collodi poco interessante riducendolo a “padre di Pinocchio” (Bertacchini) ed esaurendo la sua vicenda umana e culturale in questo. Riferendosi a lui, non scriveva forse Calvino di un autore “inesistente” cioè dalla biografia senza eventi di rilievo, a dispetto della gloria del suo libro (Ma Collodi non esiste, in La Repubblica, 20 aprile 1981)?

Studi più recenti restituiscono oggi una figura dell’autore maggiormente sfaccettata e complessa, impegnata su molti fronti, letterario e linguistico (nel 1868 fece parte di una commissione per la redazione di un dizionario della lingua parlata italiana), ma anche civile, politico e militare come dimostrano i contributi sulla rivista da lui stesso fondata Il Lampione, di stampo satirico e impostazione laica, e su La Lente, Lo spettatore, La Vedetta, Lo scaramuccia nonché la partecipazione, da volontario, alle guerre d’Indipendenza nel 1848 e nel 1859 sorretto, come tanti giovani della sua generazione, da un forte sentimento patriottico. Dal 12 aprile 1883 all’8 dicembre 1886 fu direttore del Giornale per i Bambini. Con una fama ormai consolidata, e il successo via via crescente de Le avventure di Pinocchio, Collodi si spense il 26 ottobre 1890 in casa sua.

Nel 1962 fu costituita la Fondazione Nazionale Carlo Collodi col preciso intento di divulgare l’opera intera di Collodi. Le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Collodi possono dunque costituire un’ulteriore occasione per riaprire studi e riflessioni sull’autore riposizionandolo nel giusto novero tra gli altri scrittori italiani della sua epoca.

Edizioni di Pinocchio presenti in Biblioteca