I neonati abbandonati vicino alle chiese, nelle strade e nelle piazze vengono portati all’Ospedale degli esposti all’interno della Scaletta per essere nutriti e assistiti dalle balie interne. La pericolosità dell’abbandono in spazi non protetti porta a introdurre l’uso della ruota, già attiva nel 1574, come risulta dalla visita apostolica del vescovo Marchesini, delegato di papa Gregorio XIII: la ruota è una bussola cilindrica in legno, girevole e divisa in due parti. Nel “nuovo ospedale” (oggi il cosiddetto ospedale vecchio), attivo dall’inizio dell’800, la ruota con accanto una campanella è accessibile esternamente dalla piazza dell’ospedale (ora via Caterina Sforza) e internamente dalla camera della balia. In alternativa alla ruota, il neonato è consegnato al guardiano dell’ospedale dalla levatrice che ha assistito al parto o da altri incaricati.

I Capitoli della Compagnia dell’Ospitale del 1670 stabiliscono il “modo di governare i putti e putte esistenti nell’ospitale”. Ogni bambino al suo arrivo è registrato con un numero d’ingresso, progressivo per anno, nel Libro fedi, in cui sono annotati gli indumenti, i segni di riconoscimento e i documenti con cui il bambino è consegnato all’istituto.

Nei Sei-Settecento sono abbandonati circa 50 neonati all’anno; nell’Ottocento circa 80.

Nel corso dell’800 l’uso della ruota viene messo in discussione: la prima in Italia a essere abolita è quella di Ferrara nel 1867; a Imola resta in funzione fino al primo dicembre 1893. Da quel momento è consentita esclusivamente la consegna degli esposti direttamente al personale dell’ospedale.

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