L’Ospedale dei Devoti è fondato tra il 1261 e il 1266 e occupa nel corso del tempo l’area delimitata dalle vie Emilia, Vaini, S. Pier Grisologo e vicolo Giudei.
La fondazione dell’ospedale è opera della Compagnia dei Devoti che all’accoglienza di pellegrini e viaggiatori bisognosi affianca la cura degli infermi. La denominazione “S. Maria della Scaletta” compare nei documenti dalla fine del Trecento.
Nel corso del Quattrocento, attraverso fusioni e accorpamenti con altre istituzioni, diventa la principale struttura ospedaliera della città.

Risale al 1477 la prima notizia relativa all’assistenza degli esposti nell’Ospedale della Scaletta, quando il vescovo Giorgio Bucchi dispone di portarvi i bambini, maschi e femmine, trovati abbandonati nei luoghi religiosi, nelle strade e nelle piazze.

Dalla fine del Quattrocento fino al Novecento l’Ospedale degli esposti, all’interno della Scaletta, si rivolge a un ampio territorio che con il tempo arriva a coincidere con quello della Diocesi di Imola, comprendendo i comuni di Bagnara, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Castel del Rio, Conselice, Dozza, Fontanelice, Imola, Lugo, Massa Lombarda, Mordano, Riolo Terme, Borgo Tossignano.

Dall’antica sede sulla pubblica piazza, l’Ospedale della Scaletta all’inizio dell’Ottocento viene trasferito fuori porta Bologna nel nuovo edificio appositamente costruito su progetto dell’architetto imolese Cosimo Morelli (oggi il cosiddetto ospedale vecchio).

Al momento dell’Unità d’Italia l’ospedale mantiene oltre 600 bambini. Dal 1861 all’inizio del Novecento non sono promulgate leggi nazionali in materia di brefotrofi. È del 1923 il primo decreto che approva il Regolamento generale per l’assistenza agli esposti.

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