Ada, Clelia, Olga, Mario e Maria … Sono alcuni dei nomi appartenenti a questi volti rivolti all’obiettivo del fotografo Celso Grandi di Imola in un giorno di ottobre dell’anno 1915. Il gruppo si trova nel cortile interno del Brefotrofio dell’Ospedale di S. Maria della Scaletta (oggi il cosiddetto ospedale vecchio).

Ci sono bimbi di pochi mesi, bambine e bambini più grandicelli, ragazzine e giovani donne. Sono i figli e le figlie dell’ospedale non riconosciuti dai genitori e lasciati nei loro primi giorni di vita all’Ospedale degli esposti di Imola (all’interno della Scaletta). Alcune ragazze, tra i 13 e i 21 anni, sono state riconsegnate dalle famiglie affidatarie e sono rientrate in ospedale, impegnate in lavori di servizio a supporto della vita ospedaliera. Ci sono anche due donne sedute: a sinistra la balia Teresa e a destra la sorvegliante. Tutti i ritratti, eccetto la sorvegliante, hanno un numero. Sul retro della fotografia a ogni numero è abbinato un nome e un cognome. Diversi sono i percorsi vissuti che hanno portato ognuno di loro a essere fotografati insieme in quel giorno di ottobre. L’appartenenza all’Ospedale degli esposti è la condizione e il legame che li unisce tutti.


Teresa, la balia, 27 anni

Proveniente da Riolo, entra in servizio il 28 marzo 1915.

Termina il lavoro come balia l’11 novembre 1917, ma resta in ospedale come infermiera.

n. 1 della foto

Ada, 15 anni

Primo maggio 1900. Mentre gli imolesi vanno al Parco delle Acque per ascoltare Andrea Costa, Ada è portata all’Ospedale degli esposti poche ore dopo la nascita. Dopo 13 anni a balia a Casalfiumanese e Casola Valsenio, rientra in istituto. La madre naturale non può riconoscerla, ma la segue con affetto. Ada frequenta la famiglia materna, in particolare la zia Antonietta che fa l’ostessa a Imola e lo zio Stefano che abita a Bubano. A diciotto anni inizia il lavoro di cuoca. È emancipata dall’ospedale nel 1921 al raggiungimento della maggiore età.

n. 4 della foto

Clelia, 10 anni

Nasce a Imola il 12 febbraio 1905. Dopo il primo anno a balia, è affidata a Luigi che dal 1907 abita a Ponticelli alle Case Miseria. Clelia frequenta la 2a elementare con profitto. Nelle estati del 1913 e 1914 va nella Colonia marina di Rimini. Nel 1915, a malincuore, Luigi riconsegna la bambina. Le è molto affezionato, ma il figlio si sposa e in casa non c’è più posto. Clelia vive in istituto, ma per le vacanze di Natale, Pasqua e d’estate è con Luigi, deciso a tenerla come figlia. Clelia è emancipata l’11 marzo 1926; ha compiuto da poco i 21 anni.

n. 10 della foto

Olga, 7 anni

Nasce a Imola il 14 marzo 1908. Maria, la sua mamma, era stata anche lei un’esposta dell’ospedale. Segue la figlia con affetto, le fa visita e chiede spesso di poter tenere la bimba con sé. Nel settembre 1917 sono insieme a Bologna dove la madre lavora come conducente delle tramvie elettriche. Nell’agosto 1920 Olga è presso una famiglia di Rimini dove la madre lavora come cameriera al Grand Hotel. Nel 1923 Olga è a servizio in una famiglia di Lugo. Il 9 marzo 1929 è emancipata dall’ospedale e il giorno stesso raggiunge la madre a Bologna.

n. 12 della foto

Mario, 6 anni

Nasce a Lugo il 29 dicembre 1909. A 5 anni è costretto per molti mesi a letto per una malattia agli arti. Nel 1925 va all’Istituto salesiano di Ravenna per apprendere un mestiere. Nel 1929 Mario entra nei Frati minori cappuccini a Cesena, ma la vita conventuale non fa per lui. Nel 1930 rientra a Imola e lavora come operaio al Manicomio dell’Osservanza. È emancipato il 5 maggio 1931. Entra come ginnasta in un circo equestre di passaggio a Imola per una serie di spettacoli. Nel 1935 non lavora più nel circo e abita in provincia di Rovigo nella casa della futura moglie. Anche il “birichino” Mario si sposa.

n. 19 della foto

Maria, 10 mesi

Nasce a Mordano il 2 gennaio 1915. In giugno il nonno Luca di Massa Lombarda scrive all’ospedale per avere notizie della bambina. La madre naturale, sua figlia, era andata a partorire di nascosto a Mordano, ma il disagio del viaggio le aveva causato una febbre puerperale fatale. Nel dicembre 1916 Maria è affidata al nonno materno.

n. 23 della foto


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