Nel 1982 lo chef del San Domenico Valentino Marcattilii, cresciuto nel ristorante con il maestro Nino Bergese, partecipa a un festival della cucina italiana al ristorante Rainbow Room di New York di cui è socio Tony May, ambasciatore della cucina italiana negli Stati Uniti.

Quell’ambiziosa idea di aprire un gemello del San Domenico di Imola a New York che già frullava nelle menti di Gianluigi Morini e dello chef Marcattilii prende corpo nell’incontro con May. Il locale individuato è in una posizione straordinaria: di fronte a Central Park, vicino a Broadway e al Lincoln Center. Cremonini, che aveva già ideato i nuovi spazi del San Domenico di Imola, è incaricato della progettazione degli interni della sede newyorkese in collaborazione con l’architetto Franco Rosignolo.


Il San Domenico di New York nasce letteralmente a Imola in un capannone dove Cremonini crea i diversi ambienti, come ricorda Marcattilii: “Tende splendide, che attraverso finissimi fili di seta avrebbero fatto intravedere il Central Park. Sembrava un set cinematografico. Tutto era raffinatissimo: le poltrone Frau imbottite di piuma d’oca, i marmi, le luci, le poltroncine Cassina disegnate da Mario Bellini, uguali a quelle esposte al Moma. Partirono i container con l’intero ristorante imballato. Io ero ad attenderli. Avevo seguito il montaggio delle cucine e del pavimento in cotto toscano della sala. Falegnami e artigiani erano venuti da Imola.”

Il 18 giugno 1988 il ristorante con 100 coperti riceve i suoi primi clienti.